Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Archivio per novembre, 2013

L’etica di Spinoza: un’analisi geometrica delle passioni

Secondo Spinoza, le passioni hanno origine dalla potenza della Natura, necessaria e geometrica. Le passioni non possono essere quindi detestate e biasimate, ma vanno capite, come tutte le altre realtà della Natura.

In Spinoza parliamo per questo di intellettualismo etico (e non del LIBERO ARBITRIO, suo opposto) : bisogna comprendere le proprie passioni, e una volta spiegate saremo in grado di vivere quelle positive ed evitare quelle negative. Il procedimento etico corrisponde così a quello conoscitivo. Tutte le passioni negative vogliono modificare la realtà che però  non è modificabile perché necessaria. Bisogna quindi abbracciare la realtà nella sua intera necessaria positività attraverso la comprensione delle passioni e la riconversione in positivo di quelle negative, nella loro vera realtà. Bisogna riconoscere la realtà e convertire le passioni negative che vanno contro essa (rifacendosi così allo Stoicismo).

Considerata la concezione delle passioni e l’istinto di autoconservazione, Spinoza conclude che quello che si può correttamente chiamare bene è solo l’utile, e male è il suo contrario. Utile diventa quindi tutto ciò che aumenta la nostra potenza d’agire, permettendo di conservare e perfezionare il nostro essere.

La passione è per Spinoza quindi una idea confusa che cessa di essere passione appena ce ne formiamo “un’idea chiara e distinta”. La vera salvezza è quindi rappresentata dalla conoscenza, che rappresenta la vera potenza liberatrice per l’uomo.

La liberazione dalle passioni negative avviene non liberandosi dalle passioni, ma attraverso le stesse passioni che vengono convertite nella loro vera realtà, positiva (positiva perché riconducibile all’ordine geometrico e necessario perfetto in sé) attraverso l’uso della ragione (una volta quindi che saremo arrivati al secondo livello della conoscenza, quella scientifica, che rende ad ogni cosa il suo posto effettivo nell’insieme generale).

Ultimo stadio della conoscenza è quello dell’intuizione mistica per cui conosciamo le cose in Dio e riusciamo a vederle tutte sotto il suo segno di necessità (sub specie aeternitatis) , accettando gioiosamente tutto ciò che accade, appunto perché tutto ciò che accade dipende dalla divina necessità.

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Platone: Simposio


Eros, Anima e Verità: la Filosofia nel “Fedro” di Platone.

Ogni essere umano è fatto di passioni, ma la più alta, secondo il grande filosofo greco, resta quella che segue sempre la Verità.

Il Fedro è annoverato come uno dei più importanti dialoghi di Platone, per alcuni addirittura il suo capolavoro. Nell’ottica dell’ermeneutica contemporanea, l’opera contiene idee di straordinaria modernità ed in qualche modo getta luce sull’intera biografia intellettuale del filosofo.

Scritto dopo la Repubblica tra il 368 e il 363 a.C., il Fedro apre la fase dei grandi dialoghi dialettici. La prima parte è centrata sulla figura di Eros, la seconda invece sulla dialettica e sull’importanza della scrittura. Platone intende, con questo dialogo, mostrare la differenza sostanziale che passa tra i discorsi orali e scritti, le loro peculiarità, e in definitiva le possibilità di ognuna, percorrendo un itinerario che inizia con degli esempi riguardanti il tema di Eros, passando poi al tentativo di fornire la metodologia adeguata per la scrittura, per giungere infine al fondamento di ogni discorso. È certamente uno dei dialoghi più letti e amati, soprattutto per la molteplicità e l’eterogeneità dei temi affrontati: l’Amore tra un uomo adulto e un giovane dello stesso sesso, il mondo delle Idee, l’immortalità dell’Anima e la reincarnazione, il rapporto tra oralità e scrittura, retorica e dialettica, quindi i fondamenti per giungere al vero e al falso attraverso il discorso. In poche parole sembra condensarsi in quest’opera l’idea compiuta e definitiva della Filosofia secondo Platone.

Passeggiando lungo le rive dell’Ilisso, Fedro racconta a Socrate di aver avuto in precedenza un confronto con Lisia, all’epoca considerato il miglior scrittore della Grecia, riguardo a Eros. Lisia infatti considera Eros un male per gli uomini. Si prosegue con Socrate che mostra al ragazzo gli errori nella tesi di Lisia, sia nel contenuto che nella forma. Poi, successivamente, Socrate si cimenta in un elogio a Eros.

Per un’adeguata conoscenza della natura di Eros, secondo Platone, è necessario rintracciare il veicolo in cui s’insedia e attraverso il quale agisce, ovvero l’Anima. In altri termini, Eros coincide sempre con la natura stessa dell’Uomo. Platone passa alla dimostrazione dell’immortalità dell’Anima che, essendo principio di ogni movimento e vita, deve essere ingenerata, quindi increata e incorruttibile. In pagine famosissime, il filosofo rappresenta l’Anima attraverso il Mito della biga alata. Questa è trainata da due cavalli, uno bianco e l’altro nero, che rappresentano le forze irrazionali, ovvero l’ira e la concupiscenza, e da un cocchiere che è il simbolo dell’intelligenza. Le tre forze agiscono con sinergia nell’Anima con una certa complessità: il cavallo bianco è mansueto, l’altro invece tenace e testardo, rendendo la guida al cocchiere non facile.

Le anime, prima di entrare in un corpo, si muovono nell’Iperuranio, ovvero un luogo sopra-celeste, simbolo delle realtà intelligibili e non sensibili. Il fine delle anime è quello di giungere alla Pianura della Verità ove risiedono le verità eterne e il Prato della Verità. L’Anima infatti non può volare se non si nutre dell’erba di questo prato.

Quelle che hanno visto la Verità si trapiantano nei corpi di uomini dalla differente statura morale, che vanno dal Filosofo fino al grado più basso, il Tiranno, mentre l’Anima che non ha contemplato la Verità non potrà giungere alla forma di Uomo.

Ovviamente il fulcro di questa storia fervida d’immaginazione è l’essenza della Filosofia, dal quale dipende la Dialettica, ossia la scienza che ci permette di distinguere il vero dal falso attraverso i discorsi. Indispensabile, in questo caso, individuare la figura di Eros. Esso, per Platone, è il filosofo per eccellenza. La Filosofia si basa su un rapporto irriducibile tra la passione e la ragione: la prima senza la seconda cade nell’irrazionale, la seconda senza la prima giunge a mere astrazioni che non insegnano nulla. Eros costituisce, allora, una dimensione irrinunciabile per la Filosofia.

L’errore di Lisia è stato quello di presentare un discorso raffinato ma disordinato, comportandosi nei confronti di Fedro come un retore che parla solo con lo scopo di persuadere l’opinione pubblica. Invece i criteri da seguire sono soltanto quelli imposti dalla Verità. Per bocca di Socrate, Platone arriva a formulare le tre regole di base:

la prima, si deve parlare o scrivere solo se si ha una vera conoscenza di ciò che sto trattando; la seconda, poiché ogni discorso mira ad essere anche convincente, chi parla deve conoscere la natura dell’anima; l’ultima, chi parla deve tener conto dei suoi interlocutori, ovvero presentare le sue tesi in proporzione alle capacità delle anime a cui si rivolge.


Il pensiero funzionale di W. Reich

Ho il piacere di raccontarvi di Reich e di come si arriva all’analisi reichiana. La sua vita parla da sola. Era un uomo animato da una continua aspirazione alla conoscenza, un ricercatore nato, sempre teso a cogliere il significato profondo degli eventi umani, spinto dal senso di giustizia, di coerenza e di verità. Non tollerava compromessi e proprio questa caratteristica ha ancor più complicato la sua vita.

Lo immagino stretto e recalcitrante nel cenacolo di Freud, in una società ancora intrisa di perbenismo, mentre le sue scoperte lo portavano oltre il maestro, che già era stato una pietra di scandalo perché nei primi del 900 aveva osato parlare di sessualità infantile.

Reich dunque nasce come psicanalista e questo non bisogna dimenticarlo, se vogliamo comprendere il suo pensiero. Tra l’altro egli era uno dei più promettenti allievi: infatti Freud gli affidò la direzione dei seminari didattici nel 1924, a soli 27 anni.

Agli inizi degli anni ‘30 elaborò una nuova procedura che chiamò “analisi del carattere”, insoddisfatto dei metodi che allora si usavano per analizzare le resistenze (1).

L’analista di quegli anni interpretava i contenuti del paziente man mano che questi li produceva ed aspettava la comparsa del materiale rimosso con scarsa capacità di intervenire sulle resistenze. Reich invece si rese conto che il paziente manifestava la sua resistenza all’analisi mediante il suo atteggiamento. Cominciò quindi ad osservare attentamente, non soltanto cosa veniva comunicato, ma “come”. Il paziente si difende col suo comportamento: quindi il carattere funziona come resistenza. Sono resistenze il tono di voce, i gesti, il modo di sorridere, l’intercalare, etc.

La concezione del carattere come struttura difensiva consentì a Reich di elaborare in maniera sistematica l’analisi delle resistenze e del transfert. Il paziente, divenendo consapevole del suo “come”, comincia a togliersi la maschera, fa emergere le emozioni nascoste ed appare con evidenza il transfert negativo.

L’analisi del carattere segna un salto di qualità nel percorso analitico e nella concezione dell’uomo per tre motivi: perché introduce il corpo nel setting, pur se lasciato ancora sullo sfondo, perché afferma l’identità funzionale tra psiche e soma e perché getta le basi della visione sistemica dell’individuo.

Infatti Reich definiva carattere un sistema organizzato, costituito dall’insieme delle difese narcisistiche. Questo sistema comprende diversi piani continuamente integrati e correlati. Il corpo, le emozioni e le attività cognitive sono talmente interconnessi nell’ambito della struttura del carattere che una determinata caratteristica dell’individuo la si trova su tutti i piani in cui si esprime. Un esempio semplicissimo: chi ha un carattere molto rigido ha un corpo rigido, emozioni rigide, atteggiamenti rigidi e un modo di pensare rigido: ogni sfera del suo esistere è caratterizzata dalla durezza. Ogni avvenimento della vita si incide su tutte le parti che compongono il sistema uomo; non c’è esperienza che non sia contemporaneamente fisica, emotiva e mentale.

Questa visione integrale dell’uomo diverrà nei decenni successivi un’acquisizione del paradigma scientifico: Reich diede consistenza alla medicina psicosomatica, spiegando in tal modo il sintomo come linguaggio dell’intero biosistema.

Abbiamo visto che, osservando il come del paziente, si comincia a guardare il corpo: il corpo dunque entra di diritto nel setting, diventa soggetto, entra nella sfera dell’io, è linguaggio, emozione ed espressione.

Ma solo più tardi, con la Vegetoterapia, Reich interviene direttamente sul corpo per accelerare la destrutturazione delle difese per mezzo delle emozioni imprigionate inconsapevolmente e trattenute da contrazioni croniche in certi gruppi muscolari che esprimono ognuno la storia dell’individuo.

Con la Vegetoterapia, termine infelice per le assonanze con la parola vegetale anziché vegetativo, Reich getta le basi di quelle che saranno le numerose psicoterapie corporee degli ultimi anni.

L’intervento mirato sul corpo consente infatti l’abreazione di emozioni così antiche che si riferiscono persino ad esperienze avvenute in fase preverbale ed intrauterina.

Ci si può rendere conto quindi della grande capacità di trasformazione che una simile opportunità consente alla coscienza individuale.

Già negli anni ‘30 Reich diede molto risalto all’importanza della respirazione. Dobbiamo sottolineare questa fase perché oggi la respirazione come funzione che sta alla base della salute psicofisica è conosciuta ed applicata in ogni settore che ha a che fare con interventi che passano attraverso la fisicità.

Ancor prima Ferenczi aveva notato il nesso tra respirazione e contrazioni muscolari ed invitava i suoi pazienti a respirare agevolmente e tranquillamente durante le sedute. Ma Reich studiò in maniera specifica i vari modi in cui il diaframma si “congela”, riducendo il tono vitale e consentendo la repressione delle emozioni.

Sappiamo benissimo che l’arte del respiro nello yoga e in molte altre discipline antiche abbia un posto preminente tra gli strumenti di sviluppo della coscienza.

La respirazione è la funzione vitale per eccellenza ed è per questo che modificare il respiro produce modificazioni profonde nel modo di sentire se stessi e ciò che entra in relazione con sé.

Reich faceva fare per vari minuti delle respirazioni profonde, anche forzate, che producevano abreazioni molto potenti. E’ interessante notare che successivamente Groff, psichiatra transpersonale che studia in particolar modo gli effetti dei traumi intrauterini e neonatali nello sviluppo, ha ripreso questa tecnica, facendone il perno del suo metodo terapeutico, chiamandola respirazione olotrofica.

Le tecniche corporee si sono andate sempre più sviluppando nella prassi terapeutica di Reich, diventando dei veri e propri actings che riproponevano le espressioni fondamentali dell’individuo. Federico Navarro ha successivamente sistematizzato gli actings di Reich, creando una metodologia completa nella psicoterapia reichiana.

Man mano che procedeva nella sua ricerca, dedicava sempre più tempo allo studio dei processi energetici che stanno alla base del fenomeno vita ed i suoi esperimenti lo conducevano a dare consistenza alla teoria freudiana della libido. Egli già nella Funzione dell’Orgasmo del 1927 formulò la teoria secondo la quale “l’orgasmo ha la funzione di scaricare l’energia in eccesso dell’organismo. Se tale energia non può scaricarsi affatto o non sufficientemente, si sviluppa l’angoscia”(2).

Negli anni ‘40 abbandona il termine Vegetoterapia e definisce Orgonoterapia la sua metodologia terapeutica ed Orgonomia il corpus di tutta la sua teoria sull’energia orgonica o energia dell’organismo. Reich definì Orgone una particella di tale energia.

Questa fase del pensiero reichiano è senz’altro la più controversa, ma a mio avviso anche la più geniale ed intuitiva.

Abbiamo visto che Reich fin dal 1927 si applica allo studio dell’energia sessuale e dell’energia vitale nell’organismo. La chiama anche bioenergia, termine che poi fu usato da Alexander Lowen per indicare il suo metodo terapeutico.

Ritengo che il periodo di ricerca orgonomico sancisca l’inizio del paradigma olistico e sistemico della scienza dell’ultimo decennio. Reich introduce il pensiero funzionale che è un modo di pensare olistico, a tutto campo, in cui il soggetto e l’oggetto non sono più considerati separati. Il pensiero funzionale appartiene all’uomo cosciente di sé e della sua identità con il cosmo.

Reich diceva che l’individuo è espressione dell’energia orgonica cosmica e che quindi s’inserisce come sottosistema nel più vasto sistema della Terra e dell’universo. L’uomo non è quindi separato dai fenomeni che studia, perché le stesse leggi che ritrova nell’universo agiscono in lui.

Così si esprime in Superimposizione Cosmica: “Poiché l’io è un frammento di energia orgonica cosmica organizzata, la piena consapevolezza è…un passo avanti della stessa energia orgonica cosmica”(3).

In queste parole Reich è in accordo con le tradizioni sapienziali che inseriscono il prodigio della coscienza in un più vasto sistema di riferimento e in accordo con il pensiero sistemico che vede esponenti di spicco in Bateson, Capra, Prigogine e Wilber, per citare i più conosciuti, che vedono nella complessità dell’organizzazione un elemento chiave della vita della mente.

Trent’anni prima delle loro affermazioni già Reich si esprimeva nella stessa ottica e ciò che diceva lo colloca tra i più grandi pensatori del nostro secolo: “Nell’autoconsapevolezza e nell’anelito alla perfezione della conoscenza e della piena integrazione delle proprie biofunzioni, l’energia cosmica diviene consapevole di sé. In questo divenire consapevole di sé, ciò che si chiama destino umano è tolto dal campo del misticismo. Esso diviene una realtà di dimensioni cosmiche che si fonde comprensibilmente con tutte le grandi filosofie e tutte le grandi religioni dell’uomo e intorno all’uomo.”(4).-

Qui Reich è all’apice della sua intuizione. Ma come prosegue la storia? Reich muore da martire come la maggior parte di coloro che hanno osato sfidare il sistema con la forza delle idee.

 Bibliografia

W.Reich, Analisi del carattere, Sugarco, 1973.
La funzione dell’orgasmo, Sugarco, 1969.
Superimposizione cosmica, Sugarco, 1988.
W.Reich, Ibid.


Alexander Lowen – Bioenergetica

L’analisi bioenergetica è un metodo, unico nel suo genere, che combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un’unità. Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.
Essa affonda le sue radici nell’opera di Sigmund Freud che fu il fondatore della psicoanalisi. Egli nacque nel 1856 a Vienna, dove studiò medicina e neurologia e sperimentò nuovi modi di porsi in relazione con i pazienti.
All’epoca di Freud le persone soffrivano di un gran numero di malattie per le quali la scienza non aveva rimedi: paralisi, cecità, attacchi epilettici, perdita della memoria e perdita di sensibilità in varie parti del corpo. Freud scoprì che tali sintomi altro non erano che l’espressione corporea di esperienze infantili di dolore e di paura, che la mente aveva rimosso. Aiutando questi pazienti a ricordare e rivivere tali esperienze negative, Freud riuscì a curare i loro sintomi corporei e chiamò questo metodo psicoanalisi. Una volta che il paziente era diventato consapevole di quello che gli era accaduto da bambino, non aveva più bisogno di esprimere questi ricordi mediante sintomi corporei. Per far emergere tali ricordi dalla loro repressione Freud utilizzava i sogni dei pazienti, gli errori verbali (lapsus), le associazioni libere, il transfert.
Il transfert rappresenta una condizione nella quale una persona vede alcune delle sue relazioni interpersonali attraverso le lenti delle sue esperienze infantili. In altre parole, gli individui vedono i loro amici, i loro bambini, i loro superiori sul lavoro o il loro terapeuta non come questi sono realmente, bensì come se questi fossero il genitore che li ha, ad esempio, rifiutati, ignorati, criticati o umiliati. Essi trasferiscono i ricordi repressi di quello che è stato loro fatto nel passato sulle persone che fanno parte della loro vita presente.
Wilhelm Reich, vissuto dal 1897 al 1957, fu paziente ed allievo di Freud. Mentre Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l’osservazione del corpo, come l’espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensioni muscolari. Descrisse per primo quello che noi oggi chiamiamo linguaggio del corpo. Nello stesso modo in cui Freud notò una spaccatura fra memoria conscia ed inconscia, Reich notò una scissione fra le varie espressioni del corpo. Per esempio, una persona può ridere ma non essere consapevole che l’espressione del suo viso è triste. Può dire parole gentili, ma non rendersi conto che i suoi occhi sono pieni di risentimento o che la sua bocca ha una espressione negativa.
Reich osservò che, appena questi pazienti iniziavano la terapia, le tensioni muscolari cambiavano. Le spalle e le braccia della persona depressa si rilassavano, le mascelle diventavano meno contratte e i denti meno serrati. La ragione per cui il paziente frenava gli impulsi e reprimeva i ricordi dolorosi era, in primo luogo, per evitare di mostrarsi vulnerabile. Quindi, allentando le tensioni muscolari croniche, il paziente sperimentava la propria vulnerabilità. Serrando la bocca e i denti egli assumeva un’espressione corporea che diceva: “Non voglio aprirmi per non essere ferito di nuovo”.
Reich sperimentò come rilassare i muscoli cronicamente tesi mediante la pressione diretta su di loro e scoprì che funzionava. In questo modo il paziente poteva entrare in contatto con emozioni forti e a lungo dimenticate e con ricordi dolorosi. L’unità di mente, corpo ed emozioni divenne più chiara.
Egli notò anche che, a questo punto, il paziente cominciava a sembrare più vivo, la sua pelle più rosea, i movimenti più spontanei, gli occhi più luminosi. Era come se avesse più energia. Era proprio così e Reich la chiamo energia “organismica” o “orgone”.

Alexander Lowen e l’Analisi Bioenergetica

Alexander Lowen, paziente ed allievo di Reich, coniò per essa il termine di “bioenergia“, allargò gli scopi del lavoro sul corpo ed introdusse il lavoro bioenergetico a casa. Anziché limitarsi alla sola pressione e manipolazione delle tensioni muscolari croniche, egli fece uso di alcune posizioni di stress che potevano aiutare queste tensioni a rilasciarsi. La prova evidente di questo ammorbidimento delle tensioni era l’insorgere, nei muscoli, di una fine vibrazione. Lowen poté quindi osservare come i blocchi muscolari impedivano il libero scorrere dell’energia. Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, come una strettoia, interrompeva l’onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale. Come risultato diminuiva l’apporto di ossigeno ed il livello energetico calava. Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi che noi usiamo per controllare le nostre emozioni. Per aiutare i pazienti a respirare meglio Lowen inventò il cavalletto bioenergetico.
E’ di grande importanza la sua osservazione che una persona il cui flusso energetico è bloccato, ha perso una parte della sua vitalità e della sua personalità. Questa perdita fa sì che questa persona si senta depressa, sia sempre il lotta e usi costantemente la forza di volontà per eseguire i compiti quotidiani. Diventa difficile mettersi in relazione con gli altri o provare piacere. La vita perde i suoi colori e diventa grigia, tetra.

Concetti di base
Il radicamento (grounding), altro concetto introdotto da Lowen, descrive il contatto energetico con la realtà. Allo scopo di avere un buon contatto energetico, è indispensabile che l’energia scorra liberamente verso quelle parti del corpo che sono a contatto diretto con il mondo esterno: organi di senso, braccia e mani, gambe e piedi, pelle e organi sessuali. Guardiamo un bambino quando piange, quando è arrabbiato o felice, oppure quando vuole qualcosa. Tutto il corpo partecipa in modo armonioso. Di una persona ben radicata si dice che “ha i piedi per terra”. Questa persona sente la connessione fra i suoi piedi ed il terreno sul quale appoggiano.
Appena cominciamo a crescere, di solito facciamo esperienza di come la libera espressione delle nostre emozioni si scontra con il rifiuto, la disapprovazione, l’umiliazione, la punizione. Impariamo presto, perciò, a controllare le nostre emozioni, e questo ha delle conseguenze. Blocchiamo permanentemente i muscoli coinvolti in queste espressioni medianti tensioni croniche, che sono inconsce.
blocchi nella gola e nelle mascelle ci impediscono di piangere o di gridare; ma ci impediscono anche di cantare o di gridare di gioia. Iblocchi nelle spalle e nelle braccia frenano non soltanto il nostro desiderio di aggredire e di colpire, ma anche il nostro desiderio di abbracciare. I blocchi nella vita ci impediscono di piangere e gridare, altrettanto bene di quanto ci limitano il respirare e il sospirare. Lacontrattura dei muscoli delle gambe e dei piedi blocca la spinta alla ribellione, ma diminuisce anche la nostra capacità di stare in piedi e di essere indipendenti.
Ci sono molti muscoli che uniscono il bacino al tronco e alle gambe, come quelli della parte bassa della schiena, delle natiche, delle cosce, del pavimento pelvico. Tutti questi muscoli sono coinvolti nel controllo della sessualità e delle funzioni escretorie. Le loro tensioni cronicheintorpidiscono la nostra sessualità e spesso sono causa di dolori lombari e di stimolo ad urinare frequentemente.
Lowen ha fatto ancora un’altra scoperta, forse la più importante: fintanto che abbiamo l’illusione di poter ottenere, da adulti, quello che ci è mancato da bambini, e che questo ci farà uscire dalla depressione, siamo predestinati a fallire. Nessun amore, nessuna accettazione da parte del terapeuta, o del compagno, ci potrà restituire l’esperienza perduta di essere accettati e amati per quello che eravamo da bambini. Poiché abbiamo permanentemente bloccato alcune inaccettabili autoespressioni non potremo mai fare l’esperienza di essere accettati per quello che siamo. Perché i nostri genitori ci hanno negato il sentirci accettati quando noi eravamo pieni di amore per loro? Questo ci procura una rabbia profonda ed inconscia. Ma è anche una rabbia giustificata.
Allentare questi blocchi non è mai facile. Noi crediamo che essi ci salvino dall’essere abbandonati e dalla terribile solitudine che ne conseguirebbe. Attraverso il lavoro con il corpo possiamo ammorbidire le tensioni e rivivere il desiderio di essere accettati e amati e la tremenda tristezza di aver desiderato invano. Essendo ben radicati ed avendo un corpo pieno di energia possiamo vivere nella nostra realtà adulta e perciò sentire che la ricerca tesa a recuperare quanto perduto da bambini è un’illusione. In terapia questo viene spesso percepito come una scelta fra essere sé stessi – liberi e soli – e tenersi stretti al terapeuta e al suo amore.

Il metodo
Il metodo operativo su cui si basa l’Analisi Bioenergetica comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio non solo sistematico e coerente, ma anche più profondo e completo, alla persona e a i suoi problemi.
Gli interventi in Analisi Bioenergetica sono infatti definibili come interventi complessi, nel senso che prevedono l’analisi del profondo secondo un approccio che procede partendo sia dal versante psichicosia da quello corporeo: i temi emergenti, infatti, vengono affrontati ed evocati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia il canale opposto: ovvero quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall’espressione corporea permette l’emergere di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l’elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi, comunque, il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono fortemente stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell’organismo, ovvero a livello sia psichico che somatico.
Rispetto alla metodologia dell’intervento bisogna sottolineare che l’obiettivo primario è quello di ristabilire il libero movimento dell’energia del corpo, intervenendo in modo mirato sui blocchi energetico / emozionali presenti nel paziente riscontrabili a tre livelli: a livello psichico, a livello emozionale e a livello fisico.
A livello psichico, infatti, l’Io funge da mediatore tra il mondo interno e quello esterno, fra se stessi e gli altri: in questa mediazione è proprio l’Io che controlla l’immagine di se da offrire al mondo esterno, e quali sentimenti e impulsi possono essere espressi. L’interazione tra l’Io e il corpo si attua in un processo dialettico, in cui l’Io plasma il corpo attraverso il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria. Come già accennato quando l’espressione di un sentimento non è accettata nel mondo del bambino, questo è costretto ad inibire l’emozione mediante, ad esempio, la contrazione dei muscoli atti all’espressione dell’emozione stessa. Quando tale inibizione è lungamente protratta nel tempo l’Io abbandona il controllo sull’azione proibita e ritira l’energia dall’impulso. Il controllo dell’impulso diventa allora inconscio e il muscolo rimane in questo caso contratto.
In tali casi l’intervento psicoterapeutico mira proprio a risolvere tale tematica inconscia, a livello sia psichico che corporeo: 
questa complessa combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico costituisce l’essenza dell’Analisi Bioenergetica.


Freud, Jung e la psicoanalisi — Umberto Galimberti

Il 1900 è l’anno della morte di Nietzsche, filosofo destinato a scuotere il pensiero di un’intera epoca. Sigmund Freud, nello stesso anno pubblica L’interpretazione dei sogni, testo che segna, con le sue rivoluzionarie tesi, l’inizio della psicoanalisi. Nato a Freiberg in Moravia nel 1856, Freud consegue la laurea in Medicina nel 1881, in seguito lavora presso una clinica psichiatrica, si sposta a Parigi e frequenta la scuola diretta dal famoso neurologo Jean-Martin Charcot. Il concetto più innovativo di Freud, la cui portata influenza tutto il pensiero filosofico successivo, è quello di “inconscio”.
Nonostante la tradizione romantica avesse già introdotto questo termine associandolo alla dimensione dell’irrazionale, Freud ne fornisce un’interpretazione originale, sostenendo la possibilità di rintracciare una certa regolarità e schemati- cità nel suo funzionamento. La scoperta dell'”inconscio” è una delle principali rivelazioni del XX secolo, poichè, come scriverà Freud, porta a sapere di non essere più “padroni in casa propria”; un’altra realtà si apre all’interno dell’uomo e, fatto sorprendente, al suo interno si giocano le partite più importanti che determinano il comportamento umano. In altri termini, l’individuo scopre che la sua esistenza non si decide all’interno della coscienza e della volontà, ma si articola ad un livello sotterraneo sul quale non ha totale controllo.


C.G. Jung: Dal profondo dell’anima

Nel marzo del 1959, lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung fece questa intervista con John Freeman per il programma televisivo della BBC “Face to Face”. L’intervista avvenne a Kusnacht, in Svizzera, e nell’incontro Jung affronta con umiltà ed onestà molti argomenti, quali ad esempio la sua famiglia, la sua infanzia, la scuola, l’incontro con Sigmund Freud, il rapporto con i suoi genitori, la religione, il futuro del mondo. L’intervista fu successivamente trasmessa in Gran Bretagna il 22 ottobre dello stesso anno e in seguito all’enorme successo ottenuto, un anno dopo la BBC propose a Carl Gustav Jung un’altra conversazione; ma oramai ottantacinquenne, egli non potè accettare. Questa, dunque, è tra le ultime, splendide testimonianze dello psicoanalista zurighese.

« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente…Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma , nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo »

(C.G.Jung)