Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Thomas Hobbes. – La felicità di questa vita –

Hobbes Thomas Hobbes. – La felicità di questa vita –

“ Dobbiamo tener presente che la felicità di questa vita non consiste nel riposo di una mente soddisfatta. Non si dà infatti in questa vita né un ‹finis ultimus› (scopo ultimo) né il ‹summum bonum› (il massimo bene) di cui si parla nei libri degli antichi filosofi morali. Un uomo, i cui desideri abbiano raggiunto un termine, non può vivere più di un altro in cui si siano fermate le sensazioni e l’immaginazione. La felicità è un continuo progresso del desiderio da un oggetto ad un altro, dove il raggiungimento del primo non è altro che la via per il conseguimento del secondo. La causa di questo è che l’oggetto del desiderio umano non consiste nel goderne una sola volta e per un singolo istante, ma nell’assicurarsi per sempre l’accesso al desiderio futuro. Perciò le azioni volontarie e le inclinazioni di tutti gli uomini non tendono soltanto a procurarsi ma anche assicurarsi una vita ricca di soddisfazioni e differiscono soltanto nella strada che viene scelta. Questa deriva in parte dalla diversità delle passioni nei diversi uomini, e in parte dalla differenza di conoscenza o di opinione posseduta da ciascuno intorno alle cause che producono gli effetti desiderati.” THOMAS HOBBES (1588 – 1679), “Leviatano o la materia, la forma e il potere di uno Stato ecclesiastico e civile” (1651), a cura e introd. di Arrigo Pacchi con la collaborazione di Agostino Luppoli, trad. di Agostino Luppoli, Maria Vittoria Predeval, Riccarda Rebecchi, appendice di Francesca Izzo, Mondadori, Milano 2008 (su licenza di Laterza, Roma-Bari 1989, Appendice 2005), Prima parte ‘L’uomo’, Capitolo undicesimo ‘La differenza dei «costumi», p. 120. “ We are to consider that the Felicity of this life consisteth not in the repose of a mind satisfied. For there is no such ‹Finis ultimus› (utmost aim) nor ‹Summum Bonum› (greatest good) as is spoken of in the Books of the old Moral Philosophers. Nor can a man any more live whose Desires are at an end than he whose Senses and Imaginations are at a stand. Felicity is a continual progress of the desire from one object to another, the attaining of the former being still but the way to the latter. The cause whereof is That the object of man’s desire is not to enjoy once only, and for one instant of time, but to assure forever the way of his future desire. And therefore the voluntary actions and inclinations of all men tend not only to the procuring, but also to the assuring of a contented life, and differ only in the way, which ariseth partly from the diversity of passions in diverse men, and partly from the difference of the knowledge or opinion each one has of the causes which produce the effect desired.” THOMAS HOBBES, “Leviathan or The Matter, Forme, & Power of a Commmon-Wealth ecclesiasticall and Civil” (Andrew Crooke, London 1651), Oxford University Press, 1929 (First edition 1909), The first Part ‘Of Man’, Chapter XI. ‘On difference of MANNERS’, pp. 74 – 75.

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