Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Wilhelm Reich. Il pensiero funzionale.

  • L’essere umano corazzato, irrigidito dalla sua corazza che pensa in maniera meccanica, crea strumenti meccanicistici e crede che la natura funzioni in maniera meccanica.
    Ne è un esempio la medicina allopatica che considera e tratta l’uomo come una macchina.(meccanicismo)
  • Oppure, l’essere umano corazzato, che pur essendo irrigidito avverte pulsioni orgonotiche nel proprio corpo ma non le comprende, le proietta all’esterno (ad es. su Dio) e diventa mistico. Egli si forma un’immagine mistica e soprannaturale del funzionamento della natura.(misticismo)

Queste concezioni antagonistiche della natura, sono causa di enormi danni per l’uomo e per la vita in genere. Si pensi, ad esempio, alle rovinose guerre di religione fra Indù e Musulmani per la spartizione dell’India, oppure, in chiave meccanicistica, agli effetti dell’era della bomba atomica e dell’inquinamento.

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Reich oppone al pensiero mistico e al pensiero meccanicista, il pensiero funzionale che spiega nel libro Etere, Dio e Diavolo.

Il funzionalismo energetico orgonomico è la tecnica di pensiero dell’uomo non fornito di corazza. Questo suo essere non corazzato lo mette in condizione di essere in intimo “contatto” con la natura all’interno e all’esterno di se medesimo.

Egli agisce, come ogni altro animale, in modo funzionale.

L’uomo corazzato

L’uomo corazzato, invece, agisce in maniera meccanica oppure mistica.

Secondo Reich non v’è né “senso”, né “fine” o finalità alla vita: il funzionalismo vivente è l’essenza stessa della vita. Ciò che vive è privo di corazza, non ricerca un senso o un fine alla propria esistenza, funziona spontaneamente, significativamente, utilmente senza bisogno del “tu devi”.

L’essere corazzato invece, funziona esclusivamente spinto dal “tu devi”, oppure “io devo”. Reich poi si pone delle domande apparentemente ingenue: Perché l’uomo sbaglia da millenni? Ovunque l’uomo crei sistemi scientifici, filosofici o religiosi perché sbaglia in un modo tanto grave, tanto catastrofico e tanto coerente? È necessario che l’uomo sbagli?

Ecco un paio di esempi di carattere storico:

  • Errori di carattere medico prima della conoscenza dell’anatomia furono certamente inevitabili.
    Ma proviamo a chiederci se anche le “minacce di morte” ai primi studiosi di anatomia furono inevitabili.
  • La terra al centro dell’universo, un errore inevitabile basato sull’ignoranza della natura.
    Ma la morte di Giordano Bruno e l’imprigionamento e la denigrazione di Galilei furono errori inevitabili?

Reich dice che quando l’uomo sbaglia costruisce un edificio mentale errato, ma intensamente coerente, con la stessa intima logica che ritroviamo negli stati di allucinazione paranoica. Anzi, come nella paranoia, i sistemi teorici hanno una particolare relazione con la realtà.

Rivediamo le errate interpretazioni sull’Universo:

  • Errore di Tolomeo: terra al centro dell’Universo.
  • Copernico corresse l’errore ma mise il Sole al centro.
  • Keplero fece passi avanti ma solo parzialmente.

Indagando sul nocciolo di tali errori si nota la presenza di un fattore costante: I concetti di immobilità e di assoluto. È come se il pensiero umano non sapesse liberarsi dell’idea di ciò che è statico e non riuscisse a concepire il problema del flusso o movimento.

Quindi il primo sostanziale errore è il concetto di Assoluto che l’uomo attribuisce a ogni sua verità e scoperta. “Assoluto” e “statico”, cioè definitivo. Il secondo errore riguarda la colpa che si è affiancata all’assoluto.

A partire dal peccato originale, sia le scoperte scientifiche che la religione, hanno attribuito a qualcosa o a qualcuno la colpa degli errori e dell’infelicità.

  • Colpa del Peccato (Religione).
  • Colpa della vita emozionale inconscia (Psicoanalisi).
  • Colpa della Società e della Storia (Marx e Comunismo).
  • Colpa dell’ereditarietà (Medicina moderna).
  • Colpa della Natura peccaminosa (Religioni).

Ogni sistema “dottrinale” (ideologico), risulta logico ed esatto, proprio come un sistema di pazzia (paranoia). La sua inesattezza si rivela soltanto a chi ne è esterno, a chi pone domande in apparenza semplici e sciocche.

Per esempio chi non abita a New York potrebbe domandarsi come mai otto milioni di persone si sono rinserrati così strettamente su di una piccola isola, da poi dover costruire edifici di decine di piani per risparmiare spazio! È necessario considerare la vita umana dal punto di vista di ciò che vive e non da quello della:

  • Religione
  • Industria
  • Leggi Statali
  • Cultura

Le domande semplici possono apparire folli o infantili se viste da questi punti di vista. Ecco alcuni esempi di domande semplici che il Ricercatore Orgonico si pone:

  • Perché falliscono tutti i progetti sociali dei partiti politici?
  • Perché tanti propositi di amore per il prossimo, democrazia, libertà, ideali e aspirazioni che sono ovunque le stesse finiscono sempre per fallire?
  • Se la natura ha disposto la maturità sessuale nella pubertà, perché allora l’amore e il sesso a quell’età è proibito?
  • Perché i bambini sono così crudelmente maltrattati, da dove viene il diffuso odio per il bambino?
  • Perché si vota in ogni angolo del mondo per eleggere funzionari, e non si vota mai per scegliere tra la guerra o la pace?

Ad ogni domanda c’è una risposta chiara, esauriente e assolutamente logica soltanto se si segue lo schema di chi è inserito in quella lucida follia. Ma perché gli esseri umani sbagliano in modo così evidente e poi si abbarbicano così ferocemente a tali errori? Perché l’uomo odia così fortemente chi propone nuove verità che contrastano con le vecchie ideologie? Occorre soltanto trovare la fonte dell’ostinato errore umano.

Cominciano col dire che, mentre si possono vedere e descrivere le obiettive funzioni della natura, non è possibile nessun giudizio indipendente da parte delle percezioni sensoriali. Le percezioni dei sensi, infatti, appartengono all’apparato percettivo soggettivo dello studioso.

Reich afferma che dopo aver partecipato anche lui ai vari errori della mente, ha saputo, però, ravvedersi e correggersi. Egli afferma quindi che il disastro dei continui errori umani è attribuibile alla struttura patologica, ossia al corazzamento patologico dell’essere umano.

Ma anche la corazza è un meccanismo difensivo, per cui probabilmente il problema sta nella relazione dell’essere vivente umano con l’energia cosmica che lo governa.

Tutti scaricano proiettivamente la colpa ad altri, ma non si tratta di nessuna “colpa”, dice Reich, bensì di una “catastrofe” ancora oscura, avvenuta nello svolgimento evolutivo dell’uomo. Il corazzamento biologico è il gigantesco meccanismo centrale del decorso errato.

Il corazzamento è l’unica funzione che agisce contro la mobilità della funzione vivente, è nato come azione frenante. Da qui l’idea errata dell’assoluto, dello statico ecc. L’essere umano ha sbagliato soprattutto nei concetti di Dio, etere e uomo. Per di più, Dio e etere sono talmente simili negli attributi da far ipotizzare una radice comune.

In definitiva l’essere umano ha dovuto proiettare la percezione dell’energia orgonica o misticamente su Dio, o meccanicamente nell’etere perché la corazza caratteriale non ha permesso la presa di coscienza dell’esistenza dell’energia orgonica che tutto pervade, essere umano compreso.

La corazza ha impedito la presa di coscienza e la comprensione dell’energia orgonica perché l’uomo non era ancora in grado di sentire la forma vitale dell’Orgone dentro di sé.

Le emozioni

È la funzione dell’emozione, dice Wilhelm Reich, che crea il fine di una pulsione, non viceversa. Quindi le emozioni sono sensate e “razionali” e non “irrazionali” come intendono i meccanicisti della psicologia. È la loro struttura caratteriale che li porta a queste conclusioni errate.

Essi hanno fuso in un unico calderone le emozioni primarie razionali con quelle secondarie irrazionali e perverse. Tutto ciò che vive risponde agli stimoli col “movimento” o mozione, ossia con emozione, cioè movimento del plasma. Anche il più piccolo protoplasma sente.

Le emozioni scaturiscono da movimenti reali del plasma e quindi dell’energia. Quindi l’essere vivente si crea le proprie opinioni sul mondo circostante attraverso le sensazioni e le emozioni che riceve dagli stimoli. Anche l’organismo corazzato si crea opinioni in funzione della propria motilità ed espressività, ossia di come vive le proprie emozioni.

Ogni sensazione è soggettiva, ossia arbitraria, tuttavia un organismo sano percepisce sicuramente in modo sano, mentre uno deformato percepisce in modo altrettanto deformato. La corazza è sempre deformante, quindi un organismo sano ed uno corazzato percepiscono in modo del tutto differente. Dal modo in cui si percepisce e si sente, dipende la qualità delle valutazioni che si fanno, il tipo di reazioni basate su quelle valutazioni e quindi l’atteggiamento complessivo che comunemente chiamiamo “visione del mondo”.

Individuo corazzato e non corazzato

Il mistico o il meccanicista, che sia un educatore scolastico ad esempio, vede il bambino o come macchina meccanico-chimica, come suddito dello Stato, come oggetto di questa società, oppure come oggetto di questa religione e lo tratterà confinandolo e castrandolo. Egli lo chiamerà “adattamento”, se è di mentalità liberale, o “educazione” se è di mentalità autoritaria. Mentre ciò che vive nel bimbo ubbidisce a leggi cosmiche che non sono cambiate nei secoli.

L’adattamento alla civiltà mistico-meccanicista, invece, crea quel caos di contraddizioni entro cui si trova inserito l’essere umano. La nostra civiltà mistico-meccanicista è in rovina perché ha milioni di finissime statistiche sul modo di trattare i neonati, ma non si cura, ancora oggi, della sua bisessualità, né dell’eccessivo odio degli educatori, dei medici, dei puericultori ecc. L’organismo corazzato non percepisce correnti di plasma orgonotico, in completa opposizione all’organismo non corazzato. Ma appena appaiono sensazioni in relazione allo sciogliersi dell’armatura esse vengono percepite con paura. La reazione biopatica proviene sempre e solo da energia biologica sessuale compressa dalla stasi energetica.

Organismo corazzato e non corazzato percepiscono in modo differente.
Per esempio, prendiamo il blocco toracico. (Per quanto riguarda i blocchi vedi Federico Navarro)
Viene vissuto dal corazzato come esempio di mascolinità e di forza. L’espressione rigida, militaristica, eretta, il portamento militaresco hanno la funzione di mantenere “saldo” il suo equilibrio e di conferirgli forza nella lotta quotidiana dell’esistenza. Però il corazzato non sospetta nulla sull’indebolimento della forza vitale che ciò comporta.

Una cassa toracica libera è in grado di reagire in modo libero e vigoroso, non considera questo come essere molli e deboli che è tutt’altro. L’individuo non corazzato non riesce a tenere il torace rigido per lungo tempo, lo sentirebbe come una grande fatica e un notevole impedimento. Per un organismo sano è incomprensibile come si possa sopportare per anni lo sforzo del blocco.

L’organismo corazzato si differenzia da quello sano per il fatto che tra il suo nucleo biologico, da cui scaturiscono tutti gli impulsi naturali, e il mondo, si è inserito un muro di rigidità che frena ogni impulso naturale e trasforma ogni impulso naturale amoroso in odio. L’impulso, infatti, deve usare “violenza” per giungere alla superficie e giungere alla meta. Quindi qualunque sia la sua originaria natura si trasforma sempre in ODIO DISTRUTTIVO.

La corazza non impedisce che l’organismo possa amare o temere, ma le sue espressioni vitali saranno sempre poco vibranti e, quindi, le sue espressioni emozionali vitali sempre controllate, ben equilibrate, sensate, calcolate. Anche l’odio sarà sempre “cosciente e prudente”. Insomma il corazzato non “perde mai la testa”.

Un simile organismo non può che odiare la spontaneità e la libertà ordinata ma infinitamente varia dei processi naturali, perché li teme. Il corazzato è capace di mortificare ogni impulso vitale spontaneo in se stesso e nell’organismo altrui.

Il neonato

Il neonato nasce senza corazza. Ciò che è vitale in lui, funziona secondo le sue proprie leggi e senza riguardi per le “esigenze della cultura”. La sua prima espressione di vita consiste nella messa in funzione della bocca, ma i medici, i puericultori ecc., proibiscono di farli mangiare prima di 24 – 48 ore (oggi è meno prolungato).

Non esiste una risposta sensata per tale comportamento. Inoltre i neonati possono vedere la madre per pochi momenti al giorno sotto le scuse di motivi “igienici”. Wilhelm Reich dice che è in questi comportamenti che vengono poste, nel neonato, le basi dell’odio e delle prossime guerre. Il neonato, isolato dalla madre, in un contesto per lui assolutamente nuovo e più freddo di 10-15 gradi rispetto all’utero materno, dapprima reagisce con grida e urla disperate ed infine con la prima vera contrazione difensiva del suo sistema orgonotico.

Questi massacri di neonati, dice Reich, chiaramente udibili nelle urla che offendono l’orecchio e il cuore, non hanno nulla a che vedere con le precauzioni igieniche. Infatti sono solo reazioni adottate da organismi corazzati contro la vita che si manifesta. Reich afferma che la medicina non comprende ciò che è vivente.

L’organismo è in grado di percepire solo ciò che esso stesso esprime. Il medico corazzato non avverte gli strilli disperati dei neonati, oppure li considera utili per la respirazione o decretati da Dio perché egli stesso ha soffocato in sé quelle urla. Per questo il suo organismo non è più capace di percepire le grida di un altro organismo e le interpreta in un modo razionale assolutamente errato. Reich non dubita della buona fede degli educatori, medici ecc., ma afferma che il loro amore per il neonato non riesce a trasporsi nel fatto pratico. La vita corazzata va incontro al vivente non corazzato con paura e odio. L’organismo corazzato non riesce a sopportare i movimenti morbidamente arrendevoli di un neonato. Per avere un idea, pensate a quando avete avuto il corpicino di un uccellino nelle mani, è una sensazione particolarissima.

L’educazione, allora, prende la via delle punizioni e minacce che quasi sempre sono improntate all’umiliazione del bimbo e quindi alla formazione di ODIO REATTIVO. L’organismo corazzato odia quello sano. Ma ciò non avviene immediatamente. All’inizio ne è positivamente colpito e tenta di rispondere con autentico amore. Ma nello sviluppo della relazione la corazza riassorbe necessariamente l’impulso amoroso e pian, piano l’organismo corazzato si sente frustrato e comincia a sentirsi rifiutato dall’organismo sano.

A ciò si aggiunge che gli organismi sani tendono ad allontanarsi da quelli corazzati contratti e perversi (sadismo), e quindi questo senso di rifiuto viene apparentemente accentuato.
La mancanza di contatto del corazzato viene vissuta da quest’ultimo come rifiuto.

La modalità semplice e diretta dell’organismo sano risulta incomprensibile per il corazzato e cioè contrasta con la complessità, le distorsioni, le contorsioni, della mente corazzata. Il corazzato ha un terrore mortale di tutto ciò che è semplice e diretto. Infatti ciò che è semplice e diretto conduce sempre a palpiti orgastici del plasma, ossia a EMOZIONI. Il corazzato quindi non può esprimere direttamente le proprie emozioni che invece sono frenate, distanti, perverse, trasformate nella intricata rete della CORAZZA CARATTERIALE.

Questa rete di odio e perversione, di impulsi sadici, Reich la definisce PESTE EMOZIONALE dell’animale uomo ed è ciò che noi chiamiamo ODIO.

Sensazione e eccitazione

Per Reich tutto ha inizio dal problema di come la materia possa percepire se stessa. In altre parole il problema della sensazione.

La sensazione è il punto di collegamento tra l’Io e il mondo esterno. Le scoperte dell’analisi del carattere hanno dimostrato come la sensazione sia una funzione dell’eccitazione e che vi è dunque IDENTITÀ FUNZIONALE tra la quantità di eccitazione e l’intensità della sensazione.

La sensazione diventa, quindi, oggetto d’indagine scientifica-naturale.

La sensazione è una funzione della membrana di demarcazione che delimita un sistema vivente dal mare orgonico circostante ed è attraverso la membrana che il vivente comunica con tutti gli altri sistemi orgonotici.

Il meccanicismo

Proseguiamo il nostro discorso sul sistema meccanicista e mistico.
Il pensiero meccanicista ha come sua caratteristica essenziale il perfezionismo. Non sono ammessi errori, incertezze e le situazioni fluttuanti sono indesiderate.

Il meccanicista tenta di spiegare la realtà con modelli matematici esatti, mentre la natura è “inesatta”, e non opera in modo meccanico ma FUNZIONALE, quindi il meccanicista tradisce la natura e si tira fuori da essa in modo assolutamente irreale.

Nella natura vi è un’armonia costituzionale che domina e permea tutto ciò che esiste. La civiltà meccanicista è il risultato di una perversione imposta alla natura dal carattere corazzato degli individui meccanicisti e dalla tecnica applicata da costoro. I processi naturali si distinguono, invece, per l’assoluta mancanza d’ogni specie di perfezionismo mantenendo, però, la regolarità delle loro funzioni. Infatti in una foresta cresciuta in modo naturale, funziona un principio di crescita omogeneo, tuttavia non vi sono due alberi, anzi non vi sono due foglie che sono fotograficamente identiche.

L’ambito della variazione (creativa) è infinitamente più vasto del campo dell’uniformità, nulla in natura può riportarsi al concetto di perfezionismo. Se riportiamo questo al problema della globalizzazione si può comprendere quanto esso è grave, profondo e può divenire devastante.

La libertà della natura intimorisce e terrorizza il meccanicista, che la vive come insicurezza profonda. Nelle sensazioni orgastiche l’uomo esprime la natura che è dentro di sé, entro il proprio corpo. Nel meccanicista corazzato essa si deve esprimere al minimo vitale possibile ed anche in modo ormai distorto. Quando il meccanicista lavora, lo fa con questa distorsione altrimenti rischia di entrare in contatto col terrore che le naturale sensazione produrrebbe nel suo biosistema.

Il misticismo

Differente è la posizione del misticista. Essa è simile alla posizione dell’animista, dice sempre Reich, la posizione di chi anima sempre la natura e gli oggetti che non conosce: Sole, Luna, Terra. Ma mentre l’animista proietta le proprie sensazioni orgonotiche all’esterno senza deformazioni (primarie), il mistico le proietta all’esterno innaturali e pervertite (secondarie).
Pensiamo ad esempio a Dio e al diavolo dei cattolici.

Il meccanicista non capisce in alcun modo i processi emozionali, sono a lui estranei; per il medico meccanicista, per esempio, le malattie funzionali non esistono. Il mistico, invece, attribuisce le emozioni all’anima ma costruisce un muro insuperabile fra corpo e anima, quindi perde il contatto con tutto ciò che provoca in lui eccitazione interna poiché entra nel panico. È quindi costretto a proiettare tali sensazioni come espressioni soprannaturali o bestiali da attribuire a Dio o al diavolo.

Sia il mistico sia il meccanicista quindi, per motivazioni differenti possono utilizzare le sensazioni come mezzo per saggiare la realtà.
Per esempio:
La luce per il meccanicista è la combinazione di sette colori.
Per il pensiero funzionale la luce è un fenomeno uniforme che solo DOPO l’intervento di un prisma o di un reticolo di pioggia (arcobaleno) si scinde nei sette colori.
La scienza usata in modo meccanicista deforma le funzioni della natura.

Altro esempio: gli esperimenti con i bambini.
Essi vengono collocati in situazioni artificiali, inoltre la loro personalità e capacità cognitiva è analizzata con l’ausilio di quadrati, triangoli, cerchi colorati. Questo tipo di osservazioni e le conclusioni che ne vengono tratte hanno la pretesa di essere “oggettive”, ma in effetti sono ottenute con modificazioni artificiali della realtà.

È invece necessario studiare il bambino nel proprio ambiente.
È fondamentale studiare il corpo umano attraverso cellule vive e non morte.
Quando si modifica artificialmente la realtà, si manipola la natura e poi s’interpreta secondo le INCLINAZIONI CARATTERIALI di chi osserva. Si potrebbero ottenere risultati utili, inutili, ma anche assai dannosi.

L’individuo corazzato

Altro aspetto fondamentale riguarda l’affinità o la contrapposizione. Il pensiero funzionale predilige le affinità; il meccanicista invece le contrapposizioni. Per il meccanicista animale e uomo sono contrapposti e differenti, per il funzionalismo sono molto affini. L’organismo corazzato poi, sente il proprio organismo come costituito da singole parti, perché non sente ne percepisce l’unità organica.

Ogni impulso è costretto a penetrare attraverso la corazza e così instaura il TU DEVI.
Da ciò deriva la prevalenza e il comando del cervello sul corpo e ne consegue una gerarchia tra cervello e organi dove il cervello è il centro di comando. Ma ancor peggio, ogni impulso che deve superare la corazza, fa sorgere il bisogno di spezzare, rompere, distruggere, per raggiungere la scarica dell’impulso ed è così che ogni impulso si carica di distruttività.

È nella corazza che si cela la risposta al perché dell’odio e della distruttività dell’uomo. È nella corazza che troviamo il diavolo e l’inferno.

L’uomo corazzato è isolato dal contatto immediato con la natura, le persone e i processi naturali. Sviluppa perciò un contatto sostitutivo che è fondamentalmente caratterizzato dalla mancanza di autenticità. Ogni impulso d’amore si trasforma quindi, in crudeltà e odio che poi viene camuffato e nascosto.

Il senso del proprio corpo è diminuito e con esso è perduta la fiducia in se stessi, sostituita dall’inganno, le ostentazioni di apparenza, il falso orgoglio. L’autopercezione originaria e autentica è perduta. L’autopercezione cerca costantemente di infrangere la rigida barriera della corazza e genera a lungo andare brutalità da un lato e terrore profondo sperimentato come paura ogni volta che ci si rammenta del “Paradiso perduto”.

Se si cerca, come sempre succede, di aumentare la moralità, le perversioni e la brutalità s’incrementano. Se si usa la brutalità per spezzare la moralità si otterrà una moralità ancor più severa (come nella Russia Imperialista del ventesimo secolo).

Per risolvere tale circolo vizioso è necessario fare molto, usando le parole di Reich:

“È ormai tempo di smetterla di addossare la colpa agli altri. È tempo di cercare il denominatore comune di quest’olocausto di pensiero confuso.”

Il denominatore comune è che l’uomo si è separato dalla propria natura. Soprattutto dalla funzione biosessuale incentrata sullo sviluppo genitale. Bisogna smettere di fuggire da se stessi. La gente parla troppo, scrive troppo, sofistica troppo (RAZIONALIZZA TROPPO) allo scopo di coprire la propria vacuità interiore, allo scopo di chiudere il nocciolo della questione.

Le forze che si oppongono al decorazzamento

L’ultimo punto che affronteremo è la risposta al problema di cosa si oppone e rende così difficile il processo di decorazzamento e cosa lo rende anche così pericoloso.

La risposta risiede nel terrore che s’impadronisce dell’individuo allorché viene a contatto col suo nucleo biologico, con ciò che noi chiamiamo correnti plasmatiche. Questa reazione è chiamata ansietà orgastica, la quale non ha nulla a che vedere con la semplice fobia o ansietà nevrotica.

È come paragonare una inondazione che allaga milioni d’acri di terreno con la rottura di un tubo di una conduttura dell’acqua di casa nostra. L’ansietà orgastica è un’esperienza totalmente biologica da cui non è possibile nessuna ritirata. È sempre accompagnata dall’esperienza di una perdita totale della personalità e della sua capacità d’orientamento nella vita. È sempre accompagnata dal pericolo di un crollo completo.

L’individuo cade nel più completo disorientamento e nella più nera disperazione quando deve improvvisamente affrontare tutto il massimo vigore della propria bioenergia. Quindi il pericolo è costituito dall’incapacità del biosistema, rivestito di corazza, di far fronte alla forte bioenergia, sia quantitativamente, sia per la sua natura, completamente diversa come funzionamento del biosistema. L’incapacità genera quelle che noi chiamiamo “vertigini da libertà”.

Il diavolo, per Reich, è l’insieme delle pulsioni secondarie dell’uomo, ossia è l’odio, la peste emozionale, le perversioni, la brutalità che la corazza lentamente, ma inesorabilmente, sviluppa nell’essere umano. Tutto ciò è mantenuto sempre in vita dal terrore quasi insopportabile che si sviluppa nell’instaurarsi della naturale armonia, un terrore che nel processo di eliminazione della corazza si manifesta nelle innumerevoli e fortissime resistenze che vi si oppongono.

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