Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Giorgio Colli. – La memoria e il νόημα –

giorgio colli

Giorgio Colli.
– La memoria e il νόημα –
“ Il contatto (il πάθος) che l’organismo umano sperimenta nel suo interno viene espresso anzitutto in un νόημα, che pur verificandosi sempre all’interno dell’organismo stesso, è qualcosa di distinto da certe sue facoltà, cioè appunto qualcosa di ‘espresso’, una prima oggettivazione interiore. Il νόημα a sua volta, viene espresso, ora per la prima volta all’esterno dell’organismo, in un suono della voce, e qui compare l’essere (θιγεῖν καὶ φάναι), e si ha un’espressione compiuta.
Nella memoria si ha il riconoscimento, quando più sensazioni vengono accostate come ‘simili’, cioè più νοήματα vengono espressi con un solo nome («Socrate» – costituzione dell’oggetto).
Il nesso che da una pluralità di sensazioni converge su un nome (il nome nella sua fisicità vocale naturalmente è una convenzione, ma il fatto che l’espressione sia un nome non lo è) è di necessità. <La mancanza di una tale convergenza significa per tali sensazioni la conservazione indistinta nella memoria, come materiale possibile di conoscenze future, ma in se stesse non appartenenti alla sfera della conoscenza, bensì dell’ ‘inconscio’>
Ogni singola sensazione è da noi conosciuta come causa del nome. Questo nome ha tante cause quante sono le sensazioni che in esso si esprimono (distinzione aristotelica tra οὐσία individuale e τόδε τι).
Al nome corrisponde un νόημα differente dai primitivi νοήματα, ossia la generica nozione di Socrate (quindi anche le nozioni singolari sono delle classi che comprendono una pluralità) <anche i giudizi singolari possono entrare nella sillogistica quantitativa>.
Un νόημα individuale, sempre attraverso la memoria, determina (è conosciuto come determinante), mediante il processo ‘induttivo’ (che del resto caratterizza già la fase descritta prima), un νόημα collettivo, una specie, che si esprimerà del pari in un suono della voce, in un nome («uomo»).
[173] 24.5.65”
GIORGIO COLLI (1917 – 1979), “La ragione errabonda. Quaderni postumi”, a cura di Enrico Colli, Adelphi, Milano 1982, E3 (parte prima): [167] – [215a] 30 aprile 1965 – 27 febbraio 1966, pp. 222 – 223.

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