Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Giuseppe Rensi. – Insufficienza dell’istituto matrimoniale –

Giuseppe Rensi

Giuseppe Rensi.
– Insufficienza dell’istituto matrimoniale –
“ Da qui l’insufficienza dell’istituto matrimoniale, appunto perché esso vuole e deve servire a due scopi: la soddisfazione della passionalità e la formazione, solida, sistemata, regolare, del nucleo basilare della società, la famiglia; e i due scopi – passione sensuale e creazione di un’istituzione sociale – sono inconciliabili. Di qui anche il già accennato equivoco – spesso grave nella realtà di dolorosissime conseguenze – che possano bastare i rapporti spirituali a fondare il matrimonio, mentre poi colui (e molto speso colei, essendo da parte della donno, per la sua maggior ingenuità in questa materia, proveniente dalla sua maggiore castità, tale equivoco assai più frequente) che ha contratto il matrimonio su questa base s’accorge che esso deve servire anche alla soddisfazione dei rapporti sensuali, i quali, una volta che esso fu stretto solo in base ai primi, restano insoddisfatti o malamente soddisfatti. O, per converso, il risultato che, essendo stato il matrimonio diretto e contratto solo in vista della soddisfazione dei rapporti sensuali, resta senza appagamento il bisogno il bisogno dei rapporti sensuali, e il matrimonio diventa un fatto materiale e bruto, in cui qualsiasi elevata comunità di anime è impossibile. Bisognerebbe, insomma, che la stessa persona, che si apprezza intellettualmente e spiritualmente, a cui si è perciò profondamente attaccati e che si ama in tal senso, fosse quella medesima che avesse una bellezza incendiante e sferzante i sensi nel massimo grado e che con la voluttà da lei eccitata e condivisa desse anche il massimo appagamento alla sensualità. Ma è questa forse la regola? O ciò non costituisce piuttosto un’incompatibilità?
Da ciò altresì il fatto che la monogamia, questo istituto apparentemente consacrato presso di noi in modo così solido e indiscutibile dalla legge, dalla morale, dal costume, dall’opinione pubblica, in realtà non esiste, e che tale universalità e uniformità di consacrazione è uno dei più curiosi e singolari esempi di quel vedere invece delle cose i fantasmi della mente e prendere questi per quelle, a cui così spesso cadiamo in preda. Una prova luminoso di quanto i filosofi, i sociologi, i giuristi (e l’uomo comune che s’induce a guardare attraverso le lenti delle loro «costruzioni») vivano nelle nuvole e si appaghino di mere parole, è il vederli tranquillamente, non diciamo tanto affermare, quanto dare come pacifico e sottinteso, che la nostra società si regge sul sistema monogamico, il quale invece non esiste se non sulla carta e non ha affatto vita nella realtà; e aggiungere per di più la dotta dimostrazione che questo ordinamento – inesistente di fatto – è il migliore e il più progredito di tutti, è quello a cui lo spirito del mondo ha messo capo nella fase più alta raggiunta proprio da noi occidentali di questi ultimi secoli. La deformazione e la cecità mentale di cui tale predica, che si trasmette ormai da gran tempo dall’una all’altra generazione di filosofi e giuristi, è l’attestazione, sono veramente impressionanti e dimostrano fino a qual punto di offuscamento o sogno o incosciente menzogna arriviamo nell’erigere le nostre costruzioni ideali in perfetta contraddizione coi fatti che pure ci stanno dinanzi.”

GIUSEPPE RENSI (1871 – 1941), “Critica dell’amore. Breve saggio sulle disarmonie naturali”, pref. di Filippo Facci, Biblioteca di via Senato Edizioni, Milano 2004 (I ed. in ID., “Critica dell’amore e del lavoro”, Etna, Catania 1935, I parte pp. 16 – 105), ‘I troppi scopi della famiglia monogamica’, pp. 87 – 88.

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