Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Jean-Jacque Rousseau. – L’unione dei sessi –

Jean-Jacque Rousseau.

Jean-Jacque Rousseau.

Jean-Jacque Rousseau.
– L’unione dei sessi –
“ Nell’unione dei sessi ciascuno concorre egualmente all’oggetto comune, ma non nella medesima maniera. Da codesta diversità nasce la prima differenza determinabile fra i rapporti morali dell’uno e dell’altro. L’uno deve essere attivo e forte, l’altro passivo e debole: bisogna necessariamente che l’uno voglia e possa, basta che l’altro resista poco.
Stabilito questo principio, ne segue che la donna è fatta specialmente per piacere all’uomo. Se l’uomo deve piacere a sua volta, ciò è di una necessità meno diretta: il suo merito è nella sua potenza; egli piace per il solo fatto di essere forte. Non sta in ciò la legge dell’amore, ne convengo; ma c’è quella della natura, anteriore all’amore medesimo.
Se la donna è fatta per piacere e per essere soggiogata, ella deve rendersi gradita all’uomo, invece di provocarlo: la sua propria violenza è nei suoi vezzi; è per mezzo di questi che ella deve costringerlo a ritrovare la sua forza e ad usarne. L’arte più sicura di animare questa forza è di renderla necessaria con la resistenza. Allora l’amor proprio si unisce al desiderio, e l’uno trionfa della vittoria che l’altro gli fa riportare. Da ciò nascono l’assalto e la difesa, l’audacia di un sesso e la timidezza dell’altro, infine la modestia e la vergogna, di cui la natura armò il debole per assoggettare il forte.
Chi può pensare ch’essa abbia prescritto indifferentemente i medesi primi passi agli uni e agli altri, e che il primo a formulare dei desideri debba essere anche il primo a manifestarli? Quale starna depravazione di giudizio! Avendo l’impresa della conseguenze così diverse per i due sessi, è forse naturale ch’essi abbiano la medesima audacia nell’abbandonarvisi? Come non si vede che una così grande ineguaglianza nel comun modo di vestire, se la riservatezza non imponesse all’uno la moderazione che la natura impone all’altro, ne risulterebbe ben presto la rovina di tutti e due, e il genere umano perirebbe per causa di quei mezzi stabiliti per conservarlo? Con la facilità che hanno le donne di eccitare i sensi degli uomini, e di andare a risvegliare in fondo ai loro cuori i resti di un temperamento quasi estinto, se fosse qualche disgraziato clima sulla terra in cui la filosofia avesse introdotto questo uso, soprattutto nei paesi caldi, ove nascono più donne che uomini, tiranneggiati da esse, sarebbero infine le loro vittime, e si vedrebbero tutti trascinati alla morte, senza che potessero mai difendersene.”
JEAN-JACQUES ROUSSEAU, “Emilio o dell’educazione”, trad. di Luigi De Anna, in ID., “Opere”, a cura, introd., nota su testi e sulla biografia di Paolo Rossi, Sansoni, Firenze 1972, Libro quinto ‘Sofia o la donna’, p. 612.

“ Dans l’union des sexes chacun concourt également à l’objet commun, mais non pas de la même manière. De cette diversité naît la première différence assignable entre les rapports moraux de l’un & de l’autre. L’un doit être actif & fort, l’autre passif & foible; il faut nécessairement que l’un veuille & puisse, il suffit que l’autre resiste peu.
Ce principe établi, il s’ensuit que la femme est faite spécialement pour plaire à l’homme. Si l’homme doit lui plaire à son tour, c’est d’une nécessité moins directe: son mérite est dans sa puissance; il plaît par cela seul qu’il est fort. Ce n’est pas ici la loi de l’amour, j’en conviens; mais c’est celle de la nature, antérieure à l’amour même.
Si la femme est faite pour plaire & pour être subjuguée, elle doit se rendre agréable à l’homme au lieu de le provoquer; sa violence à elle est dans ses charmes; c’est par eux qu’elle doit le contraindre à trouver sa force & à en user. L’art le plus sûr d’animer cette force est de la rendre nécessaire par la résistance. Alors l’amour-propre se joint au désir, & l’un triomphe de la victoire que l’autre lui fait remporter. De-là naissent l’attaque & la défense, l’audace d’un sexe & la timidité de l’autre, enfin la modestie & la honte dont la nature arma le faible pour asservir le fort.
Qui est-ce qui peut penser qu’elle ait prescrit indifféremment les mêmes avances aux uns et aux autres, et que le premier à former des désirs doive être aussi le premier à les témoigner? Quelle étrange dépravation de jugement! L’entreprise ayant des conséquences si différentes pour les deux sexes, est-il naturel qu’ils aient la même audace à s’y livrer? Comment ne voit-on pas qu’avec une si grande inégalité dans la mise commune, si la réserve n’imposoit à l’un la modération que la nature impose à l’autre, il en résulterait bientôt la ruine de tous deux, et que le genre humain périrait par les moyens établis pour le conserver? Avec la facilité qu’ont les femmes d’émou-voir les sens des hommes, et d’aller réveiller au fond de leurs cœurs les restes d’un tempérament presque éteint, s’il était quelque malheureux climat sur la terre où la Philosophie eût introduit cet usage, sur-tout dans les pays chauds, où il naît plus de femmes que d’hommes, tyrannisés par elles, ils seraient enfin leurs victimes, & se verraient tous traîner à la mort sans qu’ils pussent jamais s’en défendre.”
JEAN-JACQUES ROUSSEAU, “Émile ou de l’éducation”, Jean Néaulme Amsterdam M. DCC. LXII, Tome quatrieme, Livre cinquiéme ‘Sophie ou la femme’, pp. 5 – 7.

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