Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Simone De Beauvoir su Sade

Simone de Beauvior

Simone de Beauvior

Attribuire a Sade una troppo facile simpatia significa tradirlo; infatti, ciò che lui vuole è la mia infelicità, la mia soggezione e la mia morte; e ogniqualvolta prendiamo partito per il bambino scannato da un satiro, ci erigiamo contro di lui. Così pure, egli non mi vieta di difendermi, ammette che un padre di famiglia vendichi o prevenga, magari con l’omicidio, che il proprio figlio venga violentato. Quello che reclama è che, nella lotta che contrappone tra loro esistenze inconciliabili, ognuno si impegni concretamente nel nome della propria esistenza. Approva la vendetta, e non i tribunali: si può uccidere, ma non giudicare. Le pretese del giudice sono più arroganti di quelle del tiranno, poiché questi si limita a coincidere con se stesso, mentre il primo cerca di erigere le proprie opinioni a legge universale; il suo tentativo poggia su una menzogna: ognuno infatti è racchiuso nella propria pelle, non può diventare mediocre fra individui separati, nel cui ambito è anch’egli separato. Il fatto poi che molti individui si coalizzino, che si alienino insieme in istituzioni di cui nessuno è più il padrone, non conferisce loro nessun diritto nuovo: la quantità numerica non prova nulla. Non c’è nessun modo di misurare quello che è incommensurabile. Per sfuggire ai conflitti dell’esistenza, ci rifugiamo in un universo di apparenze e l’esistenza stessa si sottrae; credendo di difenderci, ci annientiamo. L’immenso merito di Sade consiste nel suo rivendicare, contro le astrazioni e le alienazioni che sono solo una fuga, la verità dell’uomo. Nessuno più di lui si è appassionatamente legato al concreto. Egli non ha mai attribuito credito alcuno ai «si dice» di cui i mediocri si rimpinzano pigramente; non aderisce se non alle verità che gli sono offerte nell’evidenza della sua esperienza vissuta; in tal modo, ha superato il sensualismo della sua epoca per trasformarlo in una morale dell’autenticità.

Questo non significa che la soluzione da lui proposta ci possa soddisfare. Se infatti la grandezza di Sade dipende dal suo aver voluto cogliere nella propria singolare situazione l’essenza medesima della condizione umana, da ciò derivano anche i suoi limiti. La via d’uscita che si è scelta, egli l’ha considerata valida per tutti, e a esclusione di ogni altra: in questo si è doppiamente ingannato. Nonostante tutto il suo pessimismo, è socialmente dalla parte dei privilegiati e non ha capito che l’iniquità sociale intacca l’individuo persino nelle sue possibilità etiche; persino la rivolta è un lusso che necessita di cultura, di tempo libero, di tranquillità nei confronti dei bisogni dell’esistenza; quando gli eroi di Sade pagano la rivolta con la vita, per lo meno sanno di dare, a questa loro vita, un senso valido in seguito; mentre per l’immensa maggioranza degli uomini, la rivolta coinciderebbe con uno stupido suicidio. Contrariamente ai suoi desideri, è la fortuna, non il merito ciò che potrebbe operare la selezione di una élite criminale. Se si obietta che egli non ha mai ambito all’universalità, che gli bastava garantire la propria salvezza, non gli si rende giustizia; egli si è proposto come esempio, dal momento che ha scritto e con quanta passione – la propria esperienza; e probabilmente non dava per scontato che il suo appello fosse inteso da tutti; ma non pensava neppure di rivolgerlo esclusivamente ai membri delle classi privilegiate, delle quali detestava l’arroganza; questa specie di predestinazione a cui credeva, la concepiva democraticamente e non avrebbe voluto scoprire che potesse dipendere dalle circostanze economiche: a esse, anzi, dal suo punto di vista, doveva permettere di sfuggire.

D’altra parte Sade non ha supposto che potesse. esistere una via diversa da quella della ribellione individuale; egli conosce una sola alternativa: o la morale astratta o il delitto; ignora l’azione. Che una comunicazione concreta fra i soggetti sia consentita attraverso un’impresa che integri tutti gli uomini al progetto generale di essere uomini, egli l’ha forse intuito, ma senza soffermarcisi; rifiutando all’individuo la sua trascendenza, lo condanna a un’insignificanza che autorizza a violentarlo; ma tale violenza, esercitandosi a vuoto, diventa derisoria, e il tiranno che cerca per suo tramite di affermarsi non scopre altro, allora, che il proprio nulla.

A questa contraddizione, tuttavia, Sade può opporne un’altra. Il sogno accarezzato dal XVIII secolo, infatti, quello di conciliare gli individui sul terreno della loro immanenza, è comunque impraticabile: la smentita che doveva infliggergii il Terrore, Sade l’ha incarnata alla sua maniera, pateticamente; l’individuo che non consente a rinnegare la propria singolarità, viene ripudiato dal concerto sociale. Ma se scegliamo di riconoscere in ogni soggetto solo la trascendenza che in concreto lo unisce ai suoi simili, siamo indotti ad alienarli tutti a nuovi idoli, e la loro singola insignificanza apparirà tanto più evidente; sacrificheremo l’oggi al domani, la minoranza alla maggioranza, la libertà di ognuno alle realizzazioni collettive. La prigione, la ghigliottina saranno le logiche conseguenze di questo rinnegamento. La menzognera fratellanza si conclude con delitti nei quali la virtù riconosce il proprio volto astratto. «Nulla assomiglia più alla virtù d’un grande delitto», ha detto Saint-Just. Non è meglio assumere il male piuttosto che accettare quel bene che implica, dopo di sé, astratte ecatombi? Probabilmente è impossibile eludere questo dilemma. Se la totalità degli uomini che popolano la terra fosse presente a tutti, in tutta la sua realtà, nessuna azione collettiva sarebbe permessa e per ognuno l’aria diverrebbe irrespirabile. A ogni istante, migliaia di individui soffrono e muoiono, invano, ingiustamente, e la cosa non ci tocca; solo a questo prezzo la nostra esistenza è possibile. Il merito di Sade non sta solo nel fatto che abbia gridato ad alta voce ciò che ciascuno si confessa vergognosamente: sta nel non averne tratto vantaggio. Contro l’indifferenza, ha scelto la crudeltà. Ecco perché, mi sembra, trova tante eco oggi, che l’individuo si sa vittima, non tanto délla malvagità degli uomini, quanto della loro buona coscienza; scuotere questo terrificante ottimismo significa accorrere in suo aiuto. Nella solitudine delle celle, Sade ha realizzato una notte etica analoga alla notte intellettuale di cui si, e avvolto Cartesio; non ne ha fatto scaturire un’evidenza: ma per lo meno ha contestato tutte le risposte troppo facili. Se si può sperare di superare un giorno la separazione tra gli individui, sarà solo a condizione di non misconoscerla; altrimenti le promesse di felicità e di giustizia nascondono le peggiori minacce. Sade ha vissuto fino alla feccia il momento dell’egoismo, dell’ingiustizia, dell’infelicità, e ne rivendica la verità. Ecco ciò che costituisce il supremo valore della sua -testimonianza e che, nel contempo, ci inquieta. Egli ci obbliga a rimettere in causa il problema essenziale che, in altre forme, assilla il nostro tempo: il vero rapporto fra uomo e uomo.

[Dobbiamo bruciare Sade?]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...