Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Archivio per febbraio, 2014

La peste emozionale

di Wilhelm Reich

Arancia_Meccanica_000

Il termine di ” peste emozionale ” non ha un significato diffamatorio. Non riguarda la malvagità conscia, la degenerazione morale o biologica, l’immoralità e così via. Un organismo a cui é stata tolta la possibilità sin dalla nascita della locomozione naturale, sviluppa forme artificiali di locomozione. Un simile organismo zoppica oppure si serve di grucce. Allo stesso modo un individuo si muove nella vita servendosi dei mezzi della peste emozionale, se sin dalla nascita sono state soppresse le naturali manifestazioni vitali dell’autoregolazione. L’appestato emozionale zoppica caratterialmente. La peste emozionale é una biopatia cronica dell’organismo. Essa fece la sua comparsa nella società umana insieme alla prima repressione a livello di massa della vita amorosa genitale; essa divenne un’endemia che flagella la popolazione della terra da migliaia di anni. Non vi sono motivi per cui si possa presumere che la peste emozionale venga trasmessa ereditariamente dalla madre al figlio. Essa viene piuttosto inculcata nel bambino nei primi giorni di vita. E’ una malattia endemica, come la schizofrenia o il cancro, con la differenza che essa si manifesta essenzialmente nella convivenza sociale. La schizofrenia e il cancro sono biopatie che possiamo considerare il risultato dell’infuriare della peste emozionale nella vita sociale. Gli effetti della peste emozionale sono riscontrabili sia nell’organismo che nella vita sociale. La peste passa periodicamente dallo stato endemico a quello epidemico, allo stesso modo di qualsiasi altra pestilenza, come per esempio la peste bubbonica o il colera. Le esplosioni epidemiche della pestilenza emozionale si manifestano in gigantesche esplosioni di sadismo e criminalità, in piccolo e grande stile. L’Inquisizione cattolica del Medioevo rappresentò una simile esplosione epidemica, il fascismo internazionale del XX secolo un’altra.
Se non consideriamo la peste emozionale come una malattia nel senso stretto della parola, rischieremmo di mobilitare contro di essa il randello della polizia anziché la medicina e l’educazione. E’ tipico della peste il fatto che essa renda necessario il randello e che in questo modo riproduca se stessa. Nonostante la minaccia della vita che essa rappresenta, non verrà mai domata dal randello della polizia.
Nessuno si sente offeso quando gli si dice che é malato di cuore o che é nervoso. Nessuno può sentirsi offeso quando si dice di lui che soffre d un ” attacco acuto di peste “. E’ diventato abituale fra i sessuo-economisti che essi dicano di se stessi. ” Oggi non riesco a combinare nulla perché sono appestato.” Nel nostro ambiente, gli attacchi di peste emozionale, se sono di natura lieve, vengono superati nel senso che l’individuo colpito si isola e attende che l’attacco di irrazionalismo scompaia. Nei casi più gravi, in cui non servono ragionamenti razionali e consigli amichevoli, si supera il problema vegetoterapeuticamente. Ci si convince che simili attacchi acuti di peste vengono regolarmente prodotti da un disturbo della vita amorosa, e che scompaiono quando si elimina il disturbo. L’attacco acuto di peste é un fenomeno tanto familiare a me e ai miei collaboratori più vicini che lo accettiamo con calma e lo risolviamo obiettivamente. Un aspetto importantissimo é che i vegetoterapeuti imparino durante il loro tirocinio a rendersi conto essi stessi degli attacchi acuti di peste, a non smarrirsi in essi, a non permettere che questi attacchi danneggino l’ambiente sociale in cui vivono e ad aspettare, distaccandosi intellettualmente, che passino. In questo modo si riescono a limitare al minimo gli effetti dannosi quando ci si trova a collaborare con altri. Naturalmente a volte capita che un simile attacco di peste non venga superato e che l’individuo colpito sia la causa di danni più o meno gravi o che addirittura si debba ritirare dal lavoro che svolgeva. Noi accettiamo questi incidenti così come si accetta una grave malattia fisica o il decesso di un caro collega di lavoro.
La peste emozionale é più vicina alla nevrosi del carattere, che a una malattia cardiaca organica, ma alla lunga può generare il cancro o malattie cardiache. Essa viene alimentata, come la nevrosi del carattere, da pulsioni secondarie. Essa si distingue dai difetti fisici per il fatto che é una funzione del carattere e che come tale viene violentemente difesa. L’attacco di peste non viene percepito, come accade nell’isteria, come un attacco patologico e estraneo all’Io. Se consideriamo che già il comportamento nevrotico-caratteriale é normalmente brillantemente razionalizzato, la stessa cosa vale in misura molto maggiore per la reazione della peste emozionale: la mancanza della sua conoscenza é molto maggiore. Ci si chiederà in base a che cosa riconosciamo la reazione pestilenziale e in base a che cosa la distinguiamo da una reazione razionale? La risposta é la stessa che vale per distinguere una reazione caratteriale nevrotica da una reazione razionale: non appena si sfiorano le radici o i motivi della reazione pestilenziale, si manifesta immancabilmente angoscia o ira. Discutiamo il fenomeno più dettagliatamente.
Un individuo essenzialmente non appestato e orgasticamente potente non sviluppa angoscia, ma vivo interesse quando per esempio un medico illustra la dinamica dei processi vitali naturali. L’appestato emozionale invece diventa irrequieto o si adira quando sente parlare dei meccanismi della peste emozionale. Non tutte le impotenze orgastiche conducono alla peste emozionale, ma ogni appestato emozionale é orgasticamente impotente in modo permanente oppure lo diventa poco prima dell’attacco. In questo modo possiamo facilmente distinguere la reazione pestilenziale dalle reazioni razionali. Inoltre: un comportamento naturalmente sano non può essere disturbato o annientato da nessun intervento veramente terapeutico. Non esiste per esempio nessun mezzo di tipo razionale per “guarire”, cioè disturbare, un felice rapporto amoroso.
Ma si può eliminare un sintomo nevrotico, si riconosce inoltre una reazione pestilenziale per il fatto che essa é accessibile a una autentica terapia analitico-caratteriale e può quindi essere eliminata. Si può dunque guarire l’avidità del denaro, che é un tratto caratteriale tipico della peste emozionale, ma non si può guarire la generosità pecuniaria. Si può guarire l’astuzia subdola, ma non si può guarire la franchezza caratteriale. La reazione della peste emozionale é paragonabile, sul piano clinico, alla impotenza, difetto che si può eliminare quindi guarire. Invece la potenza genitale é “inguaribile”.
Un tratto essenziale della reazione della peste emozionale sta nel fatto che l’azione e la motivazione dell’azione non coincidono mai. Il vero motivo é nascosto, e l’azione viene giustifica con un motivo apparente. Nella reazione caratteriale naturalmente sana il motivo, l’azione e la meta coincidono organicamente; non vi é nulla di dissimilato. Essa é immediatamente comprensibile. Per esempio: l’individuo sano non ha altre motivazioni dei suoi atti sessuali se non il suo naturale bisogno di amore e come meta il suo soddisfacimento. L’appestato emozionale ascetico invece motiva la sua debolezza sessuale in modo secondario adducendo ragioni etiche. Questa motivazione non ha nulla a che fare con il modo di vivere. Il modo di vivere dell’asceta che nega la vita esiste prima della sua motivazione.
L’individuo sano non cercherà mai di imporre a nessuno il suo modo di vivere, ma egli guarirà e aiuterà se gli si chiederà aiuto e se sarà in grado di darlo. In nessun caso un individuo sano decreterà che tutti gli uomini ” devono essere sani”. In primo luogo una simile imposizione non sarebbe razionale perché non si può imporre la salute; in secondo luogo l’individuo sano non ha alcun motivo di imporre il suo modo di vivere agli altri poiché le sue ragioni riguardano il suo modo di vivere e non quello degli estranei. L’appestato emozionale si differenzia dall’individuo sano per il fatto che pretende che la realizzazione delle sue esigenze di vita non sia compiuta da lui stesso, ma soprattutto dal mondo che lo circonda. Nei casi in cui l’individuo sano consiglia e aiuta, nei casi in cui egli precede gli altri con le proprie esperienze lasciando agli altri la facoltà di decidere se lo vogliono prendere come esempio o meno, l’appestato invece imporre agli altri il suo modo di vivere ricorrendo alla violenza. Gli appestati non sopportano i pareri altrui che minacciano le loro armature o che smascherano i loro motivi irrazionali. L’individuo sano é solo felice quando sente parlare dei motivi delle sue azioni. L’appestato invece s’infuria violentemente. L’individuo sano, in tutti quei casi in cui altre concezioni di vita disturbano la vita e il lavoro, lotta razionalmente per la conservazione del suo modo di vivere. L’appestato lotta contro gli altri modi di vivere anche quando non lo riguardano affatto. Il motivo della sua lotta é la provocazione rappresentata dagli altri modi di vivere, per il semplice fatto che esistono. L’energia che alimenta le reazioni della peste emozionale scaturisce regolarmente dalla fame di piacere non soddisfatto, sia che si tratti di fatti sadici di guerra o della diffamazione degli amici. L’energia sessuale ingorgata é ciò che l’appestato ha in comune con tutte le altre biopatie. Parleremo subito delle differenze.
Il carattere biopatico fondamentale della peste emozionale si manifesta nel fatto che essa, come ogni altra biopatia, può essere guarita con l’instaurazione della naturale capacità di amare. La tendenza alla peste emozionale é molto diffusa. Non vi sono individui non appestati da una parte e individui appestati dall’altra.
Come ogni individuo ha, da qualche parte in profondità, la propria tendenza al cancro, alla schizofrenia e all’alcolismo, così ogni individuo, anche il più sano e il più vitale, porta in sé la tendenza alle reazioni pestilenziali irrazionali. E’ più facile isolare la peste emozionale dalla struttura caratteriale genitale che da quella delle semplici nevrosi del carattere. La peste emozionale é effettivamente una nevrosi del carattere o una biopatia del carattere nel senso stretto della parola, ma é anche qualche cosa di più; e questo qualche cosa di più la distingue dalla biopatia e dalla nevrosi del carattere. Possiamo definire peste emozionale quel comportamento umano che, in base a una struttura caratteriale biopatia, si manifesta nei rapporti interumani, quindi sociali, e nelle corrispondenti istituzioni, in modo orgonizzato o tipico. Il campo d’azione della peste emozionale é tanto vasto quanto quella della biopatia del carattere. Vale a dire, ovunque esistono biopatie del carattere, esiste anche almeno la possibilità di un effetto cronico o di una esplosione epidemica acuta di peste emozionale. Descriviamo rapidamente alcuni campi tipici in cui la peste infuria in modo cronico oppure si manifesta con eruzioni acute. Vediamo subito che la peste infuria proprio nei campi vitali più importanti: il misticismo nella sua forma distruttiva; la mania passiva e attiva di autorità; il moralismo; le biopatie del sistema del nervo vitale; il politicantismo partitico; la peste familiare che ho definito con il termine di “familitis”; le misure educative sadiche, la sopportazione masochista di simili misure educative oppure la ribellione criminale contro di esse; il pettegolezzo e la diffamazione; il burocratismo autoritario; l’ideologia imperialista della guerra; tutto ciò che si intende col termine americano di ” racket”; l’asocialità criminale; la pornografia; l’usura; l’odio razziale.
Vediamo che il campo della peste emozionale coincide pressappoco con il vasto campo dei mali sociali che sono stati combattuti da tutti i movimenti per la libertà sociale. Con una leggera imprecisione si potrebbe mettere allo stesso livello la peste emozionale e la ” reazione politica” e forse addirittura il principio della politica in genere. Per fare questo in modo corretto bisogna applicare il principio fondamentale di tutte le politiche, e cioè la sete di potere e gli imbrogli, a tutti i diversi campi vitali dove non si parla di politica nel senso comune della parola. Per esempio, una madre che si serve dei metodi della politica per estraniare suo figlio dal marito, rientrerebbe in questo concetto ampliato della peste emozionale politica; lo stesso dicasi di uno scienziato ambizioso che avanza socialmente nella sua carriera non per le sue conquiste obiettive, ma ricorrendo agli intrighi, per occupare un posto sociale che non corrisponde in alcun modo alle sue realizzazioni.

Tratto dal libro di Wilhelm Reich, Analisi del carattere, Sugarco edizioni

Annunci

La psichedelia

Il fenomeno della psichedelia, di cui s’intravedono i primi segnali nel 1965 e di cui si scorge la fine negli ultimi anni del decennio, è l’evento più complesso dei ’60, tanto è fitta la ragnatela di eventi, gruppi e rimandi e tanto è vasta la sua influenza su tutti i frangenti del rock: dal folk-rock al blues-rock, dal garage-rock al pop.

Partiamo dalle definizioni che comunemente si danno al genere: una musicale, indica lo stile psichedelico come quella corrente musicale in cui le forme si dilatano in lunghe jam strumentali mutuate dal jazz e in cui le sonorità si arrochiscono di nuovi strumenti e suggestioni: da quelli orientali a quelli elettronici applicati a voci e strumenti ; un’altra, di carattere storico, spiega come la musica psichedelica sia nata come sottofondo all’esperienza lisergica o, appunto, psichedelica che deriva dall’assunzione degli acidi; un’altra ancora, filologica, spiega che esistono due ondate psichedeliche: una originale, quella americana e una derivativa, quella inglese.

Se queste definizioni ci danno una prima idea, anche se fumosa, delle caratteristiche generali del fenomeno per capire realmente di cosa si tratti occorre necessariamente scendere nel dettaglio, partendo proprio dal luogo-simbolo della psichedelia Americana: quella San Francisco che nel 1965 è meta prediletta di poeti beat e in cui Mario Savio fonda il Free Speech Movement. Il luogo in cui la controparte californiana di Dylan, Country Joe McDonald, organizza sit-in e marce e in cui comincia a svilupparsi un nuovo movimento pacifista che riprende la vena politica della controcultura newyorchese rielaborandola in chiave idealistica e utopistica: si tratta del fenomeno hippy.

psidechelia

Interessati più al lato spirituale che a quello materiale delle cose, gli hippy tentano di esaltare e sublimare l’esperienza di ricerca interiore attraverso l’assunzione di acido lisergico, LSD, durante i così detti acid tests: tra i primi ad organizzarli c’è Ken Kesey, che ingaggia per fornire un sottofondo sonoro all’esperienza allucinogena i Warlocks, futuri Grateful Dead. La musica psichedelica può dirsi nata.

O meglio, la versione più libera e senza compromessi di quel calderone di stili che si trovano riuniti sotto tale definizione: la psichedelia delle lunghe jam sessions, spesso frutto di improvvisazioni, è quella che meglio incarna lo spirito del movimento ma anche la meno rappresentato su disco, in quanto legata ovviamente ad una dimensione live che trova la sua massima espressione nelle registrazioni dei concerti dei Grateful Dead, in particolare nel celebre “Live Dead” (1969).

All’altro capo dello spettro musicale psichedelico si collocano i pastiches sonori della psichedelia inglese, i quadretti stralunati e sghembi del Barrett solista e i gioiellini pop visionari beatlesiani di Sgt. Pepper, tra cieli di diamante e campi di fragole.

Tra i due estremi infinite varianti e sfumature, che trovano spesso un minimo comun denominatore nella voce pastosa e alienata, nella contaminazione con le sonorità orientali ( l’India è in quel periodo una meta frequentatissima nei viaggi alla ricerca di sé stessi), la dilatazione più o meno spinta delle strutture, le sperimentazioni negli arrangiamenti e nella produzione. In questi anni sembra naturale filtrare attraverso uno spirito nuovo, visionario e contaminatore, i generi che già esistevano.

C’è una psichedelia che deriva e si evolve dal folk-rock, scardinandone in parte la struttura tradizionale e la forma canzone, ma mantenendo comunque al centro dell’attenzione la melodia: è la psichedelia dei Byrds di “Fifth Dimension”(1966) e di “Younger Than Yesterday”(1967), quella dei Jefferson Airplane ( il primo gruppo psichedelico di San Francisco ad ottenere fama nazionale) di “Surrealistic Pillow” (1967), dei Love di “Forever Changes” (1967) e “Da Capo”(1967), formazione guidata dal genio musicale di Arthur Lee, con cui il folk acido più pop tocca i suoi vertici assoluti.

Si può parlare di psichedelia folk anche per gruppi come Pearls Before Swine e Kaleidoscope in cui la contaminazione riguarda non solo e non tanto le sonorità orientali ( quasi un topos musicale nell’era psichedelica), quanto piuttosto la musica medievale in un tentativo di risalire alla fonte delle tradizioni musicali.

Esiste poi una psichedelia garage-rock in cui i tre accordi del genere risplendono di profumi nuovi: tra tutti i texani 13th Floor Elevator di Roky Erickson, allucinati ed incubanti, e i Seeds.

AcidTrip

La matricerock-blues risalta invece inconfondibile nei dischi di band minori come Chocolate Watchband, Blues Magoos e di giganti del rock anni ’60 come The Doors e Jimi Hendrix.

La formazione di Jim Morrison esordisce nel 1967 con un disco (omonimo) stupefacente, serie perfetta di pezzi al confine tra blues-rock e canzone Brechtiana, classica e musica orientale, incarnazione dei lati più oscuri del sogno psichedelico con Morrison che da cantante si trasfigura in sciamano ed attore, il concerto che si fa rito catartico e tragedia.

Un rito consumato in altre forme ed altri modi durante i concerti di Jimi Hendrix, durante i quali la chitarra viene violentata ed utilizzata come vittima sacrificale, suonata coi denti e dietro la schiena, il suono trafitto da fuzz, feedback, e wah wah;non solo, Hendrix riesce anche nel miracolo di riprodurre nelle registrazioni di studio i cicloni sonici che generava su palco, uno su tutti “Electric Ladyland “(1968), capolavoro assoluto a metà strada tra blues e psichedelia.

Il suono blues viene ulteriormente indurito nei dischi di gruppi come Blue Cheer, Steppenwolf e IronButterfly, che lo traghettano verso l’hard rock: in particolare i Blue Cheer, con “VincebusEruptum” (1968) forgiano un suono, fuzz assordante alla chitarra e basso amplificato a livelli inumani, che anticipa di oltre 20 anni lo stonerrock.

Casi assolutamente a parte sono costituiti dai Red Krayola di Mayo Thompson, dagli United States Of America e dai Silver Apples. Se i primi sono autori di un rock che strizza l’occhio al free jazz e alla musica concreta, gli U.S.A. ,influenzati tanto dall’avanguardia di Riley e Reich quanto dal contemporaneo rock psichedelico, abbandonano le chitarre e le sostituiscono con archi e tastiere creando scenari sonori futuristici e visionari e coniando una sorta di ambient pop ante-litteram. Ancor più pionieristici i Silver Apples, gruppo ispirato dalle sperimentazioni con l’elettronica di Morton Subotnick, dalla trance dei Velvet Underground e dal free jazz, e che mette a frutto le sue influenze fin dall’esordio omonimo del 1968, in cui i tre sperimentano con i synth ricreando scenari futuribili e spaziali che influenzeranno eroi del kraut rock come Tangerine Dream e Faust e gruppi new wave come Suicide e Chrome.

Risulta evidente anche da questa breve carrellata come la psichedelia Americana sia un fenomeno assolutamente eterogeneo e difficilmente catalogabile: non è un caso, perché nell’inclassificabilità ma anche nello spirito pionieristico e curioso che l’anima il fenomeno stesso trova il suo significato più profondo, accanto ad uno spirito antagonista (erede del movimento di Greenwich) per cui si tende a far coincidere la fine della fase cruciale del fenomeno col festival di Monterey del 1967 che lo legittima e lo rende riconoscibile presso il grande pubblico; l’utopia del flower power viene spazzata via un anno dopo, quando le masse dei pacifisti vengono sostituite da movimenti più politicizzati e alla protesta pacifica si sostituisce quella violenta.

A questo potrebbe venire spontaneo chiedersi che cosa abbia a che fare l’Inghilterra con questo fenomeno, che è si musicale, ma allo stesso legato ad un movimento sociale prevalentemente americano: per molti versi la psichedelia inglese, svincolata da qualsiasi retroscena sociale, è un fenomeno puramente musicale, cominciato nell’estate del 1966, quando Joel e Tony Brown, che avevano lavorato col guru dell’LSD Timothy Leary negli Stati Uniti, esporta a Londra il Light Show, che diviene immediatamente un successo di massa; il celebre DJ John Peel contribuisce a diffonderne i suoni con la trasmissione radiofonica Perfumed Garden e di lì a poco si inaugura il celebre Ufo Club dove ben presto cominciano ad esibirsi i Pink Floyd.

Nell’esordio del gruppo, “The Piper At The Gates Of Dawn” (1967),si ritrovano tanti elementi distintivi della psichedelia inglese: la tendenza a ricondurre la divagazione allucinogena psichedelica dentro i recinti pop, coniugando cioè la visionarietà dei testi e la creazione di un suono alieno ( attraverso un massiccio utilizzo di riverberi ) con l’innato senso melodico dei britannici.

Nel momento in cui, però, a causa dei problemi mentali che si fanno sempre più gravi, Barrett viene allontanato dal gruppo e sostituito con Dave Gilmour. Il primo inciderà due album splendidamente bizzarri, “The Madcap Laughs”(1967) e “Barrett”(1970), che proseguono il percorso cominciato con l’esordio dei Pink Floyd, prima che l’aggravarsi del suo stato mentale lo spingano verso un allontanamento definitivo dalle scene musicali.

Il gruppo di Gilmour dopo un album interlocutorio del 1968 (“A Saurceful of Secrets”) che in qualche modo tenta invano di proseguire sulla falsariga dell’esordio, intraprendono altre strade esasperando l’aspetto atmosferico del proprio suono e creando un suono epico che tende a spostare il baricentro musicale verso il progressive arrivando nel 1973 al capolavoro di “Dark Side Of The Moon”, art rock dilatato e contaminato di blues e fusion che segnerà anche il trionfo commerciale del gruppo.

Se i Pink Floyd sono il gruppo psichedelico Inglese per eccellenza, riflessi variopinti e lisergici attraversano tante produzioni inglesi dei tardi anni ’60: dai Cream di DisraeliGears (1967), ai Beatles di SgtPepper’s…(1967) e del WhiteAlbum(1968), dai RollingStones di TheirSatanicMajestiesRequest(1967) agli Who di MagicBus (1968), rendendo evidente ancora una volta come il movimento psichedelico sia, specie a livello musicale, fenomeno trasversale in grado di toccare le frange più diverse della scena musicale, dal blues al folk, passando per il pop-rock.


Max Scheler – La sperimentazione interiore della realtà

Max Scheler
‟ Noi non giungiamo a porre la realtà del mondo esteriore (la cui sfera persiste, per esempio, anche nel sogno), in base a un ragionamento; ciò che ci dà l’esperienza interna della realtà non è né il contenuto intuitivo della percezione («forma», «figura» ecc.), né l’oggettività (che è anche il prodotto della fantasia), né un posto fisso nello spazio nei confronti dello spostarsi della nostra attenzione, e così via; ma è l’ ‘impressione interiore di una resistenza, sperimentata’ da quel grado elementare e primitivo della vita psichica (che, appartiene anche alle piante), dall’«impulso affettivo», da quel centro di tendenze, che agisce in tutte le direzioni e sussiste persino nel sonno e negli ultimi gradi di incoscienza.
Nell’ordine rigoroso di elementi (colore, figura, estensione, ecc.), che forma, sia obiettivamente sia solo relativamente alla nostra percezione, un qualsiasi soggetto corporeo – ordine che possiamo studiare, per esempio, nel disgregamento patologico delle facoltà percettive – il momento in cui sperimentiamo interiormente la realtà, è quello che ne costituisce l’elemento originario. Se svaniscono e anche se spariscono per la coscienza i colori, gli elementi sensibili, le figure, i rapporti, la forma unitaria di cosa, rimarrà, spoglia da ogni modalità, una radicale impressione di realtà, di ‘verità effettiva’ del mondo.
L’originaria esperienza interiore della realtà, quale esperienza interiore della resistenza del mondo, ‘precede’ qualsiasi coscienza, rappresentazione, percezione. Anche la più modesta percezione sensibile non è mai condizionata esclusivamente dallo stimolo e dalle consuete reazioni del sistema nervoso: la semplice sensazione è necessariamente preceduta da un orientamento tendenziale, sia esso di attrazione o di repulsione. E poiché la spinta del nostro impulso vitale è la condizione indispensabile di ogni possibile sensazione e percezione, le resistenze che i centri e i campi di forza sottostanti alle immagini dei corpi dell’ambiente oppongono alla spinta vitale – le «immagini sensoriali» ‘non sono’ per sé agenti – possono di già essere interiormente sperimentate, allorché il corso temporale di una possibile percezione in divenire non ha ancora raggiunto lo stadio di una percezione cosciente dell’«immagine». Di modo che l’esperienza interiore della realtà è data ‘prima’ e non dopo ogni nostra «rappresentazione» del mondo.”
MAX SCHELER (1874 – 1928), “La posizione dell’uomo nel cosmo ed altri saggi”, a cura e trad. di Rosa Padellaro, Fratelli Fabbri, Milano 1970, pp. 193 – 194.

‟ Nicht ein Schluß führt etwa zur Realsetzung der Außenwelt (die als Sphäre z. .B. auch im Traume besteht), nicht der anschauliche Gehalt der Wahrnehmung (wie die «Formen», «Gestalten») gibt uns das Realitätserlebnis, nicht der Gegenständlichkeit (die ja auch Phantasiertes hat), nicht die fixe Stelle im Raume in der Bewegung der Aufmerksamkeit usw., – sondern der ʻerlebte Widerstandseindruckʼ gegen die unterste, primitivste, wie wir sahen, selbst der Pflanze noch zukommende Stufe des seelischen Lebens, den «Gefühlsdrang», gegen unser nach allen Richtungen ausgreifendes, immer, auch im Schlafe und in den letzten Stufen der Bewußtlosigkeit noch tätiges Triebzentrum. In der streng geregelten Ordnung seiner Bestandteile (Farbe, Gestalt, Ausdehnung etc.), in der sich, sowohl objektiv wie bei seiner Wahrnehmung für uns, irgendein körperliches Ding aufbaut – eine Ordnung, die wir z. B. beim pathologischen Abbau der Wahrnehmungsfähigkeit studieren können -, ist keines ursprünglicher als die Realität bzw. das erlebte Realitätsmoment. Lasset für ein Bewußtsein alle Farben und sinnlichen Materien verbleichen, alle Gestalten und Beziehungen zergehen, alle dinglichen Einheitsformen verbschweben – das, was schließlich gleichsam nackt und von jeder Art der Beschaffenheit frei und ledig noch bleiben wird, das ist der machtvolle Eindruck der Realität, der ʻWirklichkeitsʼeindruck der Welt.
Das ursprüngliche Wirklichkeitserlebnis als Erlebnis des Widerstandes der Welt geht also allem Be-wußtsein, geht aller Vor-stellung, aller Wahr-nehmung ʻvorherʼ. Auch die aufdringlichste sinnliche Wahrnehmung ist niemals bloß bedingt durch den’ Reiz und den normalen Vorgang im Nervensystem: eine triebhafte Zuwendung, sei es Verlangen oder Abscheu, muß gleichfalls vorhanden sein, wenn es auch nur zur einfachsten Empfindung kommen soll. Da also ein Impuls unseres Lebens dranges die unumgängliche Mitbedingung ist für alle möglichen Empfindungen und Wahrnehmungen, können die Widerstände, welche die den Körperbildern der Umwelt zugrundeliegenden Kraftzentren und -felder – die «Sinnesbilder» selbst sind ja gänzlich ʻunʼwirksam – auf unseren Lebensdrang ausüben, bereits an einer Stelle des zeitlichen Prozesses einer urerdenden möglichen Wahrnehmung erlebt werden, wo es zu einer bewußten «Bild»wahrnehmung noch nicht gekommen ist. Das Realitätserlebnis ist also all unserer «Vorstellung» der Welt nicht nach-, sondern ʻvorʼgegeben.”
MAX SCHELER, ‟Die Stellung des Menschen im Kosmos”, Bouvier, Bonn 1991 (12. Auflage, I., Otto Reichl, Darmstadt 1928), S. 53 – 54.


Carmelo Bene. E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera

Carmelo Bene (1937 – 2002), “La chimera” (1913) di Dino Campana (1885 – 1932), da “Canti orfici – Die Tragödie des letzten Germanen in Italien” (I ed. Tipografia Ravagli, Marradi 1914).

“ Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.”

DINO CAMPANA, “La chimera”, da “Canti Orfici”, introduzione e note di Neuro Bonifazi, Garzanti, Milano 2009 (VII ed., I ed. 1989), ‘Notturni’, pp. 23 – 24.
Estratto del programma televisivo “Canti orfici” 1966. Regia: Carmelo Bene. Assistente alla regia: M. Lamagna. Montaggio: P. Centomani. Montaggio audio: E. Savinelli. Tecnico video: P. Murolo. Mixer video: C. Ciampa. Ottimizzazione: A. Loreto. Direttore di produzione: G. Pagano. Produzione: Nostra Signora S.r.l. e RAI – RAI 2. Centro di Produzione Tv, Napoli. Durata 62’33”.


Novalis – Fare del nostro corpo un organo capace di tutto

Novalis (il cui vero nome era Friedrich von Hardenberg)

Novalis (il cui vero nome era Friedrich von Hardenberg)

“ 182. Che si debba imparare a conoscere soltanto la materia dello spirito e lo spirito della materia?
183. Il criterio trascendente per questa vita ci attende. Allora la vita ci diventerà tanto più importante.
184. Intelligenza e sensibilità – ciò che là è semplice, qui è molteplice, ‹et vice versa›. Così libertà e costrizione, generalità e particolarità, qualità, quantità, relazione, modalità, passivo e attivo, posizione, negazione.
185. Alla fine arriviamo sempre alla volontà, alla determinazione arbitraria, come se ciò fosse dovunque il vero e proprio e necessario inizio.
Tesi: ogni determinazione artificiale, arbitraria, deve poter diventare necessaria, naturale e viceversa.
186. L’arte di realizzare totalmente la nostra volontà. Noi dobbiamo impadronirci del corpo come dell’anima. Il corpo è lo strumento di formazione e modificazione del mondo. Perciò dobbiamo cercare di sviluppare il nostro corpo in modo da farne un organo capace di tutto. Modificazione del nostro strumento è modificazione del mondo.”
NOVALIS (Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, 1772 – 1801), “Frammenti” (“Fragmente”, trad. di Ervino Pocar), in ID., “Opere”, a cura, itrod. e note ai testi di Giorgio Cusatelli, Guanda, Milano 1982, ‘Frammenti filosofici’ – ‹Filosofia› -, 182., 183., 184., 185., 186., pp. 306 – 307.


La poesia che inventò la psichedelia: Humphry Osmond

la-poesia-che-invento-la-psichedelia-humphry-osmond-570x300

Rintracciare i legami tra psichedelici e letteratura porta a strane scoperte. Il nome stesso psichedelia ha origine da una piccola poesia dello psichiatra inglese Humphry Osmond, datata 1957. Osmond era convinto che sperimentazioni con vari allucinogeni – ed in particolare con la sostanza sintetizzata da Albert Hoffman nel 1938 e conosciuta con il nome di LSD25 – fosse in grado di riprodurre gli effetti della schizofrenia sul cervello umano: “Gli schizofrenici sono soli perchè non possono far conoscere ai loro compagni cosa gli sta succedendo e quindi vengono isolati. Sono convinto che l’LSD-25, usata come psico-mimetico, ci permetta di studiare questi problemi comunicativi dall’interno e sviluppare nuove teorie sul funzionamento della nostra psiche”.

Osmond era anche convinto che l’uso di sostanze psicoattive potesse essere utile a svelare il modo in cui la mente si relaziona al mondo circostante, aprendo anche alla possibilità di inventare nuovi modelli relazionali, nuove forme di percezione e, quindi, una nuova arte ed una nuova poesia. Osmond era alla ricerca di un nome in grado di evocare gli effetti dell’acido lisergico, per questo si mise in contatto con lo scrittore americano Aldous Huxley, tramite un amico commune. Così nel 1953 Osmond fece visita a Huxley, convincendolo a sottoporsi all’acido. Qualche settimana più tardi Huxley mandò una lettera all’amico in cui proponeva il termine “phanerothyme”, dal Greco “mostrare” e “spirito”, includendo una rima:  “To make this mundane world sublime/Take half a gram of phanerothyme”. [Per rendere sublime questo banale mondo, prendi mezzo grammo di fanerotima]. In tutta risposta, Osmond propose il termine “psychedelic”, letteralmente “che mette a nudo la psiche”, offrendo anche la prima poesiola psichedelica in cui appare il neologismo: “To fathom Hell or soar angelic/Just take a pinch of psychedelic”. La lesse per la prima volta di fronte al dotto pubblico della  New York Academy of Sciences nel 1957, con un discreto successo.

Fonte: Finzioni Magazine


Storia della controcultura Psichedelica

Mucche psichedeliche, un'opera dell'artista francese Frédéric Leleu

Mucche psichedeliche, un’opera dell’artista francese Frédéric Leleu

Fin dall’antichità più remota l’uomo ha usato strumenti per trascendere la propria dimensione terrena ed unirsi totalmente all’universo. Quale tramite tra il mondo terreno e l’inesplicabilità di ciò che trascende l’umano, la flora e la fauna del pianeta Terra hanno accompagnato l’uomo in questo incredibile percorso interiore, sia come farmaci attinenti alla dimensione terrena che come rituali afferenti alla dimensione spirituale dell’esistenza.

Ma se l’espansione della coscienza è quindi una cosa così storicamente radicata nell’animo umano perché, all’alba di un nuovo millennio, qualcuno dovrebbe sentire la necessità di stendere una cronologia di tali esperienze?

Ebbene, l’evidenza dei fatti odierni dimostra senza ombra di dubbio che non tutti sono a conoscenza di questa particolarità della storia e della mente umana;

Evidentemente nel corso dei tempi qualcosa è andato storto, ed alcune nozioni si sono inevitabilmente perdute per strada. Moltissime persone infatti hanno opinioni diverse nei confronti di quello che state per leggere: si passa da chi non conosce assolutamente nulla su questi argomenti, a chi invece ne conosce solo alcune parti; alcuni invece vorrebbero che certe cose non fossero mai accadute, altri passano il loro tempo a censurare le opinioni di chi la pensa diversamente;

Più che un racconto generale sui fatti accaduti (già disponibili in innumerevoli libri) la disposizione cronologica di fatti e personaggi permette di vedere l’evolversi delle diverse situazioni in modo più fluido, senza le restrizioni dettate dalle categorie e dagli usuali schemi mentali (che verranno sviscerati a loro volta in altre parti di questo stesso sito). Considerando che per quanto tu possa dividere e sezionare la storia, questa ultima per fortuna non accade autodividendosi in “decenni”, “secoli” e altre categorie logiche appartenenti esclusivamente al genere umano, ma si dipana in una continua ed incessante processione di …. vita.

Purtroppo, nel corso dell’ultimo secolo la cultura psichedelica è stata osteggiata e combattuta in molti paesi con leggi repressive fortemente lesive delle libertà personali per il puro mantenimento dello “status quo” da parte dei migliori/peggiori rappresentanti della classe politica alternatasi al potere;

Come se non bastasse, uno dei più grandi crimini subdolamente messi in atto dalla cosiddetta società civile nei confronti dei liberi pensatori psichedelici è stato quello di inculcare nelle menti di chi non poteva (per ragioni anagrafiche, ma non solo) aver visto il bagliore dell’espansione della coscienza il concetto che la psichedelia fosse un movimento legato al passato (per la precisione: agli anni Sessanta per quasi tutti i paesi, o agli anni Settanta per quelli meno evoluti o costantemente indietro nei tempi) senza alcun collegamento al presente (discorso che vale per ogni epoca, dagli anni ottanta ad oggi).

Riteniamo che, al fine di coadiuvare lo sviluppo di una rinascita interiore, sia fondamentale provvedere a fare chiarezza circa le dimensioni epiche ormai assunte dalla battaglia per la libertà dell’universo psichico umano.

La “rivoluzione psichedelica”, come molti amano definirla, è uno strano tipo di fermento: è una rivoluzione che prima che nelle strade e nelle piazze è stata combattuta negli auditorium e nello spazio cerebrale di tanti esseri umani.

Nella nostra Storia della Controcultura Psichedelica sono raccontate tante vittorie, così come molte sconfitte, gioie cosmiche, cocenti delusioni e veri e propri drammi.

Assisterete ad una incredibile carrellata di variopinte creature, un affascinante circo cerebrale multietnico composto da forme di vita quanto più disparate e diverse fra loro; ricercatori, scienziati, scrittori, filosofi, psichiatri, studenti, politici, agenti segreti, mistici, poeti, pittori, grafici, musicisti, impresari, attori, registi, garzoni, antiquari, architetti, farmacisti, spacciatori, commercianti, nomadi, miliardari e senzatetto, fini affabulatori e ciarlatani assoluti. Tutti appassionatamente attivi nel rivendicare con orgoglio il diritto ad abbracciare la vita nella sua infinita totalità.

La battaglia per la liberazione della mente ha radici profonde, dalle quali trae incessantemente e gioiosamente linfa per crescere ed andare avanti ancora oggi, giorno dopo giorno….

Non potrebbe essere altrimenti, considerando l’alta posta in gioco: dalla rinascita di una rinnovata consapevolezza può derivare la sopravvivenza del genere umano sul pianeta terra!