Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

André Breton su De Sade

 Alla disposizione di spirito che chiamiamo surrealista e che vediamo così attenta a se stessa, ci pare sempre meno necessario cercare degli antecedenti […]. Niente è più sterile, in definitiva, di quel perpetuo interrogare i morti: […]. Sade in piena Convenzione ha agito in senso controrivoluzionario? Basta lasciar formulare queste domande per sentire tutta la fragilità della testimonianza di quelli che non sono più. Troppe canaglie hanno interesse al successo di quest’impresa di grassazione spirituale perché io le segua su questo terreno. In materia di rivolta, nessuno di noi deve aver bisogno di antenati. Tengo a precisare che, secondo me, bisogna diffidare del culto degli uomini, per quanto grandi possano apparire. A parte uno solo: Lautréamont, non ne vedo alcuno che non abbia lasciato qualche traccia equivoca sul suo cammino.

 [Secondo manifesto, 1929, in Breton e il surrealismo, ed. cit., p. 428]

Se poi mi si oppone ancora «il gesto conturbante del marchese de Sade rinchiuso tra i pazzi, che si fa portare le rose più belle per sfogliarne i petali nella melma di una latrina» [Questo aneddoto, riferito da Victorien Sardou in La Chronique médicale (15 dic. 1902, p. 808), è ripreso da Bataille nel suo pezzo Le language des fleurs, uscito sul n. 3, giugno 1929, della rivista «Documents». Il «basso materialismo» di Bataille, «svelando le radici oscene della civiltà che “fiorisce” sul “maiheur” delle vittime, conferisce una portata sconvolgente al gesto di Sade che, imprigionato tra i pazzi, sfoglia i petali delle più belle rose sul putridume di un rigagnolo di fogna.» (S. Finzi, La dialettica delle forme visibili, introduzione a G. Bataille, Documents, trad. di S. Finzi, Bari, Dedalo, 1974, p. 9). Nelle ultime pagine del Secondo Manifesto Breton attacca il materialismo di Bataille come «vecchio materialismo antidialettico» (Secondo Manifesto, ed. cit., p. 4.66). «Bataille passa allora al contrattacco e si sforza di dimostrare che se lui non è un materialista dialettico, Breton è in compenso un perfetto idealista, e, politicamente, un borghese scalmanato, ambiguo e velleitario» (I. Margoni, op. cit., p. 100)], risponderò che quell’atto di protesta perderebbe la sua straordinaria portata, se venisse non da parte di un uomo che ha trascorso per le sue idee ventisette anni della sua vita in prigione, ma da un assis di biblioteca [Si allude a Bataille]. Tutto porta a credere, infatti, che Sade, la cui volontà di affrancamento morale e sociale, contrariamente a quella di Bataille, è fuori questione, per obbligare io spirito umano a scrollare le sue catene, abbia semplicemente inteso offendere attraverso quel gesto l’idolo poetico, e con esso quella «virtù» di convenzione, che, si voglia o no, fa di un fiore, nella misura stessa in cui ciascuno può offrirlo, il veicolo brillante dei sentimenti più nobili come dei più bassi. Conviene, del resto, sospendere la valutazione di un fatto simile che, posto che non risultasse puramente leggendario, non potrebbe infirmare minimamente la perfetta integrità del pensiero e della vita di Sade, e quel suo bisogno eroico di creare un ordine di cose che non dipendesse, per così dire, da tutto ciò che aveva avuto luogo prima.

[Secondo Manifesto, 1929, in op. cit., p. 468]

André Breton

André Breton

Sade è tornato all’interno dei vulcano in eruzione

Dal quale era venuto

Con le sue belle mani ancora frangiate

I suoi occhi da giovinetta

E quella ragione da fiore di si-salvi-chi-può che fu

Solo sua

Ma dal salotto fosforescente a lampade di viscere

Non ha cessato di lanciare ordini misteriosi

Che aprono una breccia nella notte morale

Attraverso questa breccia vedo

Le grandi ombre vacillanti la vecchia scorza minata

Dissolversi

Per permettermi d’amarti

Come il primo uomo amò la prima donna

In tutta libertà

La libertà

Per la quale il fuoco stesso s’è fatto uomo

Per la quale Sade sfidò i secoli con i suoi grandi alberi astratti

D’acrobati tragici

Aggrappati alla fibrilla del desiderio.

 [Da L’air de l’eau (1934), in A. Breton, Poesie, trad. di G. Neri, Torino, Einaudi, 1977, p. 101]

C’è voluta tutta l’intuizione dei poeti per salvare dalla notte senza fine cui l’ipocrisia la votava, l’espressione di un pensiero considerato fra tutti sovversivo, il pensiero del marchese de Sade […] E per porre in evidenza le aspirazioni fondamentali di questo pensiero, c’è voluta tutta la volontà che anima i veri analisti di estendere, al di là di tutti i pregiudizi, il dominio della conoscenza umana […]. Grazie a Maurice Heine la vera portata dell’opera sadiana è oggi fuori discussione: dal punto di vista della psicologia, può considerarsi come la più autentica anticipazione dell’opera di Freud e di tutta la psicopatologia moderna; dal punto di vista sociale tende addirittura a un risultato sempre differito di rivoluzione in rivoluzione, cioè a fondare una vera e propria scienza morale.

 [Antologia dell’humor nero (1940; nuova ed. riveduta e corretta 1966), a cura di M. Rossetti e I. Simonis, Torino, Einaudi, 1970, p. 35]

Se il surrealismo ha portato allo zenith il senso di quell’amor «cortese» da cui si fa in genere partire la tradizione dei Càtari, si è spesso anche chinato con angoscia sul suo nadir, ed è questo moto dialettico che gli ha fatto risplendere innanzi, come un sole nero, il genio di Sade […]. La magnifica, l’abbagliante luce della fiamma non deve nasconderci di che cosa sia fatta, né celarci le sue profonde gallerie sotterranee, spesso percorse da soffi mefitici, che tuttavia hanno permesso l’estrazione della sua sostanza, una sostanza che deve continuare ad alimentare quella fiamma se non vuole che si spenga. Partendo da questo punto di vista il surrealismo ha fatto di tutto per abolire i tabù che impediscono di parlare liberamente del mondo sessuale, di tutto il mondo sessuale, comprese le perversioni – mondo del quale ebbi a dire più tardi che, «malgrado i tanto memorabili sondaggi compiuti da Sade e da Freud, non ha cessato, per quanto io ne sappia, di opporre alla nostra volontà di penetrazione dell’universo il suo infrangibile nucleo di notte».

 [Entretiens (1952), Paris, Galliinard, 1969, pp. 144-5, trad. di E. D’Ambrosio]

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