Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Umberto Galimberti – L’ambivalenza e la complicità della carne

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

“ La carne ha il potere di trasformare le idee in cose, la vita di relazione in rapporto sessuale, la contrazione dell’esistenza in sintomo organico. Ma per comprendere la carne nel suo significato, per dissolvere la sua opacità, a cui si arresta ad esempio la medicina organicista, ci vuole tutta la forza del ‹simbolico›, capace di scorgere nella vita corporea, che sembra defluire senza la mia complicità e senza una mia possibilità d’intervento, l’abbozzo della mia autentica presenza nel mondo, il mio primo patto con esso. Il corpo è la trama in cui i fili dell’esistenza e quelli della carne si raccolgono per esprimere quell’unico ‹senso› che poi la presenza rivela.
Il significato esistenziale del pudore, del desiderio, dell’amore non avrebbe linguaggio senza le vesti che ricoprono la carne o la lasciano trasparire; nudità, penetrazione, orgasmo non avrebbero significato umano se in essi la carne non si incaricasse di esprimere la dialettica dell’Io e del Tu, della signoria e della servitù, della dipendenza e dell’autonomia. Trattare la sessualità come una ‹dialettica› non significa ricondurre la carne a significati che la trascendono, ma riportare i significati che la nostra cultura ha collocato nella trascendenza a quella dimensione primaria che è la tensione di un corpo verso un altro corpo, e che è possibile solo grazie alla complicità della carne. La forza del simbolico che abbiamo evocato non è un espediente per superare la naturale e perciò inevitabile opacità della carne. Se la carne è complice è perché la sua opacità è carica d’‹ambivalenza›, è perché intorno a sé la carne diffonde una serie di immagini e di sensi che si con-fondono, per cui tra il bastone sognato e il pene eretto c’è quella analogia che noi sentiamo al di qua delle nostre rappresentazioni, in quella penombra crepuscolare che ci consente, ad esempio, di sentirci al mondo prima di percepirlo.
Se non è ridotta, come fa la scienza, a pura anatomia, l’ambivalenza rende la carne così coestensiva all’esistenza che è impossibile stabilire che cosa nella nostra esistenza è sessuale e che cosa non lo è, non perché, come scrive Merleau-Ponty*, «tra carne ed esistenza ci sia un’osmosi», ma perché l’esistenza è a tal punto incarnata che l’ambivalenza della carne la percorre per intero. Forse per questo la nostra vita ha sempre più di un senso.
*‹Fenomenologia della percezione› [Il Saggiatore, Milano 1972], p. 238.”
UMBERTO GALIMBERTI, “Il corpo”, Feltrinelli, Milano 2002 (XI ed. aggiornata, I ed. 1983), Parte terza ‘Psicoanalisi del corpo: la presenza’, 24. ‘Il corpo e la complicità della carne’, pp. 308 – 309.
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