Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

David Hume – Sentimento e ragione

David Hume

David Hume

“ Coloro che vorrebbero risolvere tutte le determinazioni morali nel ‹sentimento›, possono sforzarsi di mostrare che è impossibile che la ragione tragga costantemente delle conclusioni di questa natura. Essi dicono che è proprio della virtù l’essere ‹amabile› e del vizio l’essere ‹odioso›. Ciò costituisce la loro genuina natura od essenza. Ma la ragione coi suoi argomenti può distribuire questi diversi epiteti ad un soggetto qualsiasi e può dichiarare in anticipo che questo deve produrre amare e quest’altro odio? O quale altra ragione potremmo noi addurre per spiegare queste affezioni, se non la struttura e la costituzione originaria della mente umana, che risulta naturalmente adatta a riceverle? Fine di tutte le speculazioni morali è di insegnarci quello che dobbiamo fare e, mediante appropriate rappresentazioni della bruttezza del vizio e della bellezza della virtù, di produrre le abitudini corrispondenti e di costringerci ad evitare il vizio e ad abbracciare la virtù. Ma ci si può proprio sempre aspettare questo risultato da inferenze e conclusioni dell’intelletto, che da sole non hanno influsso alcuno sugli affetti e non riescono a mettere in movimento i poteri attivi dell’uomo? Inferenze e conclusioni possono scoprire delle verità; ma se le verità così scoperte sono indifferenti e non producono desiderio od avversione, non possono avere influsso alcuno sulla condotta del comportamento. Quello che reca onore, quel che è bello, conveniente, nobile, generoso si impadronisce del cuore e ci sollecita ad abbracciarlo ed a conservarlo. Ciò che è intelligibile, evidente, probabile o vero determina soltanto il freddo assenso dell’intelletto, dà soddisfazione alla curiosità speculativa e pone termine alle nostre ricerche.
Spegnete tutti i sentimenti più appassionati e le inclinazioni a favore della virtù ed ogni disgusto o avversione al vizio, rendete gli uomini del tutto indifferenti a queste distinzioni e la moralità cesserà di essere di essere un’indagine con valore pratico, né avrà tendenza alcuna a regolare la vita e le azioni.
Questi argomenti di ognuna delle due parti (e molti di più se ne potrebbero addurre) sono così plausibili che io tendo a sospettare che tanto gli uni che gli altri possano essere solidi e soddisfacenti e che tanto la ‹ragione› quanto il ‹sentimento› concorrano in quasi tutte le determinazioni e conclusioni morali.”
DAVID HUME (1711 – 1776), “Ricerca sui princìpi della morale” (1751), trad. di Mario Dal Pra (1957), introduzione di Eugenio Lecaldano, Laterza, Roma-Bari 2009 (I ed. 1997), Sezione prima ‘I princìpi generali della morale’, pp. 7 e 9.

“ Those who would resolve all moral determinations into ‹sentiment›, may endeavour to show, that it is impossible for reason ever to draw conclusions of this nature. To virtue, say they, it belongs to be ‹amiable›, and vice ‹odious›. This forms their very nature or essence. But can reason or argumentation distribute these different epithets to any subjects, and pronounce beforehand, that this must produce love, and that hatred? Or what other reason can we ever assign for these affections, but the original fabric and formation of the human mind, which is naturally adapted to receive them?
The end of all moral speculations is to teach us our duty; and, by proper representations of the deformity of vice and beauty of virtue, beget correspondent habits, and engage us to avoid the one, and embrace the other. But is this ever to be expected from inferences and conclusions of the understanding, which of themselves have no hold of the affections or set in motion the active powers of men? They discover truths: but where the truths which they discover are indifferent, and beget no desire or aversion, they can have no influence on conduct and behaviour. What is honourable, what is fair, what is becoming, what is noble, what is generous, takes possession of the heart, and animates us to embrace and maintain it. What is intelligible, what is evident, what is probable, what is true, procures only the cool assent of the understanding; and gratifying a speculative curiosity, puts an end to our researches.
Extinguish all the warm feelings and prepossessions in favour of virtue, and all disgust or aversion to vice: render men totally indifferent towards these distinctions; and morality is no longer a practical study, nor has any tendency to regulate our lives and actions.
These arguments on each side (and many more might be produced) are so plausible, that I am apt to suspect, they may, the one as well as the other, be solid and satisfactory, and that ‹reason› and ‹sentiment› concur in almost all moral determinations and conclusions.”
DAVID HUME, “An Enquiry concerning the Principles of Morals” (A. Millar, London 1751), Section I ‘Of the general Principles of Morals’, in op. cit., pp. 6 e 8.

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