Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Temi del pensiero libertino

Ubriachi e libertini in una taverna di Londra, William Hogarth, 1733

Ubriachi e libertini in una taverna di Londra, William Hogarth, 1733

Opera più diffusa e conosciuta: Theofrastus redivivus, 1659, anonimo.

Alcuni degli autori più noti: Gabriel Naudè, François de La Motte Le Voyer, Theophile de Vieu; anche Jean Bodin è stato considerato un libertino, o particolarmente vicino al movimento libertino.

1) Relativismo dei costumi e dell’etica umana; scetticismo verso ogni verità  dogmatica.

 

Secondo i libertini l’umanità è un insieme di situazioni relative, determinate dai diversi ambienti geografici, storici, sociali. Quindi esiste nel mondo una grande disparità di fedi e di culture: la scoperta del nuovo Mondo e di antiche civiltà prima sconosciute all’uomo europeo costituisce, secondo i libertini, una conferma del relativismo dei costumi e dei valori morali.

1.1) Critica della morale cristiana.

I valori cristiani non possono abbracciare e comprendere tutta la complessità dei valori umani. Secondo i libertini l’impossibilità di una sola morale (cristiana) valida  per tutti gli uomini è una conseguenza della nuova concezione dell’universo teorizzata dalla Rivoluzione astronomica e scientifica.

L’universo cristiano si esprime nel concetto di cosmo, ovvero ordine finito di elementi in gerarchia: geocentrismo, primato dell’uomo, finalismo.

L’universo della Rivoluzione astronomica e scientifica è meccanicistico e infinito.

Da queste premesse bisogna dedurre, secondo i libertini, che non esiste un solo mondo, ma esistono infiniti mondi non più finalizzati all’uomo. (Idea peraltro già presente nel pensiero di Giordano Bruno.) Questo tipo di universo meccanicistico e popolato da infiniti mondi è la negazione della Provvidenza cristiana.

2) Natura come suprema realtà e critica delle religioni trascendenti.

In genere il movimento libertino interpreta la natura secondo criteri simili a quelli del naturalismo rinascimentale, giungendo spesso al panteismo o a forme di ateismo.

In conseguenza dell’interpretazione naturalistica della realtà i libertini propongono, in alternativa e in antitesi alla morale cristiana, una morale naturale. Morale è il comportamento che meglio si conforma alla natura. Gli uomini allo stato naturale, in assenza di costrizioni e leggi sociali, sono esseri naturalmente buoni dotati di una bontà e pietà naturali, ovvero di rispetto e compassione per il proprio prossimo.  [1]

L’honneté naturale (l’onestà naturale) di cui trattano molti libertini è l’insieme delle qualità proprie dell’uomo che segue la sua natura di essere razionale e al tempo stesso sensibile e corporeo. La bontà naturale è inoltre correlata all’istintiva pietà verso le sofferenze altrui, alla pietà naturale.

Proprio il primato della natura umana e corporea come unica dimensione di valore conduce i libertini ad una serrata critica delle religioni trascendenti. I vari autori si dividono tra chi contrappone una religione-morale naturale alle religioni rivelate e tra chi opta per forme di ateismo materialistico, come ad es. La Motte Le Vayer.

Il Theofrastus redivivus, in particolare, propone una visione atea del mondo, inteso come meccanismo naturale e necessario che ha nei meccanismi causa-effetto le leggi del suo funzionamento, e non in cause esterne e trascendenti.

Le religioni in generale  e quelle trascendenti in particolare sono la degenerazione superstiziosa degli originari valori naturali dell’uomo. Le fedi religiose sono un prodotto della storia e hanno origine nel timore di fronte agli eventi naturali superiori all’uomo o per lui inspiegabili: l’invenzione degli dei come protettori dell’uomo dalle calamità naturali, o la divinità e il Paradiso come consolazione della morte.

Inoltre, secondo una teoria già proposta dai Sofisti e che avrà fortuna nella filosofia moderna e contemporanea la religione è un’invenzione dei potenti per governare i sudditi.

3) La verità per i saggi e la verità per il volgo: l’uso politico della religione.

 

A sommesso avviso di chi scrive i temi della honneté naturale (l’onestà naturale), e della pietà naturale avrebbero potuto condurre il movimento libertino ad un ripensamento, o ridimensionamento, del relativismo. Se la natura umana è un valore da rispettare e che si esprime in comportamenti istintivi come la pietà naturale, allora esistono parametri etici di riferimento comuni a tutti gli uomini (seppur generalissimi) determinanti quali comportamenti sono più consoni al rispetto dell’umanità e quali no. In altre parole vi sono nella storia della filosofia forme di naturalismo e di ateismo che hanno teorizzato valori morali accomunanti tutti gli uomini, forme di etica alternative alla etiche religiose, ma pur sempre etiche portatrici di valori universali: penso alla antropologia di Feuerbach, all’etica umanistica presente in Marx,[2] ai valori civici e civili presenti nell’ateismo materialistico di Foscolo.

Questa dimensione morale accomunante tutti gli uomini è invece del tutto assente nei pensatori più noti del movimento libertino che dividono l’umanità tra un’elite di saggi e una massa di popolo ignorante: per loro  la ragione filosofica, che coglie la vera natura delle cose e dell’uomo, è riservata ad un’élite di sapienti che si sanno elevare sopra le opinioni del volgo. La vera natura delle religioni rivelate, il fatto che sono finzione e invenzione, non deve essere divulgata al popolo, poiché le religioni sono utili per governare il popolo. La religione è indispensabile per creare un ordine sociale gerarchico e un sostegno nel popolo all’autorità dello Stato, soprattutto il cristianesimo cattolico  perchè a loro parere, insegna il rispetto della gerarchia sociale.[3] Bisogna quindi punire gli eretici protestanti, non per un presunto motivo di verità teologica, (la verità, appunto, non esiste) ma per ragioni di utilità politica. I libertini quindi in politica sono spesso tra i più accesi sostenitori delle monarchie assolute.

Il sovrano deve fare pubblica professione di fede, ma nella reale azione di governo non deve ispirarsi ali valori cristiani, che non sono adatti alla complessità dell’azione politica e sociale. Il mondo politico è forza,  astuzia, e il principe deve badare ad un’efficace, e spregiudicata, azione terrena per consolidare il suo potere e il potere dello Stato. Il re assoluto è tale perché assomma in sé tutti i poteri e soprattutto perché svincolato (ab-solutus, sciolto da) da ogni norma etica nella considerazione dei sudditi, dei nemici e oppositori politici, in genere di ogni uomo; nell’azione del sovrano su ogni eventuale scrupolo o indecisione verso l’altro uomo deve prevalere il fine del potere dello Stato, e non importa quale mezzo si usa. (Vedi le giustificazioni libertine del massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo). Eventuali scrupoli morali non hanno senso se non esistono, e quindi non hanno senso, principi morali comuni, seppur generalissimi.

Naturalmente, in nome della doppia morale prima delineata, questa libertà d’azione nei confronti degli altri uomini vale solo per i potenti e per i pochi saggi al loro servizio, non per la massa del popolo. Questa sì che deve credere in valori morali e religiosi, così può accettare meglio la sua condizione subordinata.

4) Il movimento libertino, Cartesio e la nuova scienza.

Il movimento libertino costituisce una scuola di pensiero peculiare che riprende antichi motivi, come il relativismo sofistico, li inserisce nel contesto della cultura filosofica e scientifica del ‘600 e li articola in una critica radicale all’immagine tradizionale dell’uomo cristiano.

Non a caso tale movimento preoccupa le autorità ufficiali religiose e i pensatori vicini alla Riforma Cattolica. Tra questi, secondo Del Noce, rientra anche Cartesio, il quale tenta di conciliare scienza e fede rifondando il sapere con un sistema filosofico e scientifico alternativo all’aristotelismo e alla scolastica medievale, e alternativo anche agli esiti atei dei libertini.

Il mondo inteso come res extensa è coerente con la nuova visione scientifica del mondo ed è il mondo della materia estesa meccanica (da qui nasce la teoria dell’animale macchina contrapposta alle teorie libertine dell’animale animato, espressione della natura come l’uomo); il mondo della res cogitans spirituale ed inestesa, l’anima dell’uomo e Dio, salvano l’esistenza di una dimensione spirituale nell’uomo e sovrannaturale nell’universo. Anche l’anistorismo cartesiano, l’avversione per la storia considerata disciplina di sterile erudizione, acquisisce un senso di polemica contro i libertini che vedevano nella storia dell’umanità una conferma del relativismo etico e dei costumi, nonchè della storicità delle religioni.

In questo senso è possibile una lettura di Cartesio come fondatore di una nuova metafisica, entro cui trovasse collocazione la nuova scienza meccanicistica (è l’interpretazione proposta da Ludovico Geymonat) sia una lettura di Cartesio come fautore di una nuova apologetica cristiana nei confronti del naturalismo ed ateismo libertino (è l’interpretazione di Augusto Del Noce).

Fonti:

Leonardo Verga, “Libertini e giansenisti” in Sofia Vanni Rovighi, Storia della filosofia moderna, cap. V, Brescia, la Scuola, 1981

Domenico Bosco, Metamorfosi del ‘libertinage’: la ragione esigente e le sue ragioni,

 Milano, Vita e Pensiero, 1981

 Ludovico Geymonat, “Cartesio”, in Storia del pensiero filosofico e scientifico,vol.II, cap.II,  Milano, Garzanti 1977

 Augusto del Noce, Riforma cattolica e filosofia moderna: vol.1, Cartesio,

 Bologna, Il Mulino,  1965


[1]  I temi della bontà naturale e il mito del buon selvaggio saranno ripresi nel ‘700 e nel pensiero di Jean-Jacques Rousseau.

[2] Mi rendo conto che parlare di etica umanistica in Marx farà impallidire o inorridire buona parte della critica marxista; si tratta solo di una interpretazione strettamente personale di un vecchio liberal-marxista-revisionista, o in altre parole di un socialdemocratico liberale.

[3] Per i libertini alcuni gruppi protestanti come i puritani e calvinisti  con il loro appello alla libertà di coscienza sono pericolosi per l’autorità politica. Lutero che subordina le chiese alla tutela e al controllo del principe è un protestante meno pericoloso.

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