Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Erasmo da Rotterdam

Erasmo da Rotterdam

Erasmo da Rotterdam

Erasmo esprime la cultura di quell’alta società del suo tempo che ha i mezzi tecnici (denaro e tipografia) per dar corpo al suo sogno di umanista: diffondere le Scritture tra il popolo. La trasformazione, tuttavia, della realtà, avviene solo quando l’alta società è conquistata veramente dalla cultura: così è stato nel Rinascimento e così è stato nel Settecento con gli illuministi. Senza cultura non c’è rivoluzione, ma solo sommossa ed inconsulta violenza. Ma, quando ciò avviene, scoppia la Riforma, cioè la rivoluzione, che cambierà il volto a quella stessa società che aveva reso possibile il sogno erasmiano. Erasmo provoca un movimento di cui gli sfuggono le conseguenze. A poco a poco (se guardiamo la storia per grandi tratti e non per brevi) vince l’ideale erasmiano, vince cioè la tolleranza, la pace, l’umanesimo. Il cristianesimo primitivo, le eresie medioevali, la Riforma, l’Illuminismo, il Marxismo si giustificano solo se presi come diversi momenti di una azione rivoluzionaria che, comunque, è tesa sempre al medesimo e unico fine: l’instaurazione di un paradiso in cui pace, libertà e giustizia regnino sovrani; e questo fu, appunto, il regno sognato e sperato sempre da Erasmo (cfr. R. Jouvenal, Introduzione a Erasmo-Lutero, Il libero arbitrio. Il servo arbitrio, Claudiana, Torino, 1984).

Vita e opere

GEER GERRITS – che solo a 30 anni comincerà a firmarsi DESIDERIUS, oltre che ERASMUS ROTERODAMUS – nacque nella notte dal 27 al 28 ottobre 1469 a Rotterdam, ad una ventina di chilometri a sud dell’Aja. Sua madre, Margherita, era figlia di un medico; suo padre, invece, di nome Gerardo, era di Gouda, ed era un prete, vincolato dal voto di celibato. La nascita di Erasmo è pertanto illegittima. Tra il sacerdote di Gouda, raffinato umanista, sapiente di greco e di latino, che aveva compiuto anche un viaggio d’istruzione in Italia, e la figlia del medico di Zevenbergen non dovette trattarsi d’una semplice avventura ma di una stabile relazione. Erasmo, infatti, non fu il solo frutto della loro unione: tre anni prima era già nato Pietro Gerardo, il fratello che Erasmo, all’età di 4 anni, raggiunse a Gouda per frequentare con lui le scuole. Erasmo fu quindi corista ad Utrecht e infine il padre lo mandò alla scuola del capitolo di San Lebuino a Deventer. Qui conosce l’umanista Rodolfo Agricola. A quindici anni, nel giro di breve tempo, morirono ad Erasmo entrambi i genitori di peste. La morte dei suoi genitori lascerà in Erasmo un orrore per le malattie in genere e la peste in particolare, orrore testimoniatoci dalla insistenza con cui, nei suoi scritti, parla delle malattie e testimoniatoci altresì dalla vita errabonda che egli condusse, non solo per necessità di studio o gusto di vedere cose nuove, ma anche spinto dalla preoccupazione di allontanarsi dai luoghi che via via erano raggiunti dalla pestilenza, vero flagello di quei tempi.

Rimasti orfani, i due fratelli furono dai tutori messi a scuola a Hertogenbosch. A 18 anni poi, cedendo alle interessate insistenze dei tutori che non vedevano l’ora di liberarsi di loro due per mettere, probabilmente, le mani con più facilità  sulle sostanze lasciate dal padre, pronunzia nel 1488 i voti solenni presso il convento degli agostiniani a Steyn e il 25 aprile 1492 è ordinato sacerdote. Nel 1493 Erasmo entra al servizio di Enrico di Bergen, vescovo di Cambrai e, al suo seguito, soggiorna a Bergen, a Bruxelles, a Mechelen, finché riesce ad ottenere il permesso di andare a studiare all’università di Parigi dove dimora al Collegio Montaigu. Qui consegue nel 1497 consegue il baccellierato in teologia. Nel 1499, su invito di lord Montjoy, conosciuto a Parigi, si reca in Inghilterra, dove conosce tra gli altri Tommaso Moro. Nel 1500 uscì la prima edizione degli Adagia, una scelta di proverbi e massime di scrittori latini che Erasmo commenta ad uso di coloro che vogliono avere un elegante stile latino. Ritornato in Francia, a causa della peste trova rifugio a Lovanio, dove rimarrà circa due anni e dove finirà di comporre l’Enchiridion militis cristiani, (Manuale del soldato cristiano),per affermare che la religione non è solo ritualismo. L’arma principale del milite cristiano è la lettura e l’interpretazione della Bibbia. Erasmo consiglia di scegliere  come guida quegli interpreti che più si allontanano dalla lettera dei libri sacri; al di là della lettura bisogna raggiungere lo spirito giacché solo nello spirito è la verità. Egli ritiene inoltre che la vitalità futura del cristianesimo dipenda dai laici e non dal clero. In secondo luogo, l’accento posto da Erasmo sulla “religiosità interiore” genera una concezione del cristianesimo che non fa nessun riferimento alla chiesa, ai suoi riti, al suo clero o alle sue istituzioni. Erasmo esprime la necessità che tutti leggano la Bibbia. “Desidererei che tutte le donnicciole potessero leggere l’Evangelo e le lettere di San Paolo” (cfr. Paraclesis in Nov. Test., 142-145). Proprio da questo ritorno alla lettura e all’intendimento della Scrittura, Erasmo si attende il rinnovamento dell’uomo, quella riforma o rinascita che è la restaurazione dell’autentica natura umana. Con ciò egli aveva stabilito i presupposti teorici della Riforma e, quel che più conta, ne aveva chiarito il concetto fondamentale: quello di un rinnovamento radicale della coscienza cristiana mediante il ritorno alle fonti del cristianesimo. Nel 1504, sempre a Lovanio, scopre un manoscritto del Valla che lo induce a riscontrare la Vulgata(=la traduzione in latino della Bibbia fatta da San Girolamo e considerata dalla Chiesa cattolica la traduzione ufficiale della Scrittura) sul testo greco: sarà l’inizio della ricerca che lo porterà a pubblicare l’edizione critica del Nuovo Testamento. La prima edizione del Nuovo Testamento in greco uscì nel 1516 a Basilea. Il testo di Erasmo fu una pietra miliare nella storia! Per la prima volta gli studiosi ebbero la possibilità di paragonare il testo greco originale con la tardiva traduzione latina della Vulgata. Erasmo dimostrò che la Vulgata era molto imprecisa nella traduzione di diversi passi del Nuovo Testamento greco. Ma molte pratiche della chiesa medioevale si fondavano appunto su quei testi perciò le osservazioni di Erasmo furono accolte con costernazione da molti cattolici conservatori, mentre produssero un’uguale e contraria soddisfazione nei Riformatori. Si veda la questione dei sacramenti: la chiesa primitiva aveva riconosciuto che due sacramenti, il battesimo e l’eucarestia, risalivano a Cristo stesso. Ma alla fine del sec. XII i sacramenti erano saliti a sette. Normalmente si giustificava ad es. l’inclusione del matrimonio tra i sacramenti sulla base di un testo neotestamentario che nella traduzione della Vulgata parlava del matrimonio come di un sacramentum (cfr. Efesini, 5, 31-32). Ma Erasmo segnalò che il testo greco parlava semplicemente di un “mistero”. Analogamente, la presunta espressione “fate penitenza perché il Regno di Dio è vicino” (Matteo, 4,17), che alludeva al sacramento della penitenza o confessione, in realtà, per Erasmo, doveva essere tradotta correttamente dal greco con “ravvedetevi, convertitevi, perché il regno di Dio è vicino”. Diventato precettore dei figli del genovese G. B. Boerio, medico di Enrico III, nel 1506 li accompagna in Italia e a Torino, il 4 settembre, ottiene il grado di dottore in teologia. Nel 1507-8 soggiorna a Venezia, ospite di Aldo Manuzio: qui divide la camera degli ospiti con Gerolamo Aleandro, destinato a giocare un ruolo molto importante nella condanna di Lutero, come legato pontificio alla Dieta di Worms. Questo Gerolamo Aleandro rappresenterà, agli occhi di Erasmo, l’esatta antitesi dell’ideale che egli perseguiva, perché mentre Erasmo era gelosissimo della sua libertà e, pur di non perderla, rinunzierà ad incarichi universitari e di corte, l’Aleandro diventerà un ossequiente servitore della Curia romana e diventerà un personaggio influente e potente, fino al punto di costituire un vero incubo per Erasmo che soffrirà, nei suoi confronti, di una specie di mania di persecuzione. Col viaggio in Italia, si chiude un periodo della vita di Erasmo e si apre quello della sua più completa maturità, destinato a durare una ventina d’anni, fino alla crisi di rottura con la Riforma e con Lutero. Nel primo periodo aveva, fra le altre opere, composto l’Enchiridion militis cristiani; questo secondo periodo si apre con l’Elogio della follia (Morias egkomion id est Stulticiae Laus),e si concluderà con la De libero arbitrio diatribé sive collatio. L’elogio della follia fu il più grande successo letterario del secolo ed ebbe numerosissime edizioni, traduzioni e imitazioni. Fu messa nell’Indice dei libri proibiti dal Concilio di Trento nel 1546.

ELOGIO DELLA PAZZIA.

L’opera fu dedicata a Tommaso Moro e fu pubblicata prima a Parigi nel 1511 e poi a Basilea nel 1515. Si tratta di un elogio che la Pazzia fa di se stessa. Figlia di Pluto, dio del denaro e della ricchezza, e della ninfa Neotete, ha avuto come nutrici l’Ebbrezza, figlia di Bacco, e l’Ignoranza, figlia di Pan. Essa è fonte di vita, balsamo della vecchiaia, dà sapore all’esistenza portando all’accettazione di sé e degli altri, e per questo dà origine ai matrimoni e alle amicizie, armonizza la società umana e domina persino sugli dèi. E’ lei che, con le sue illusioni, impedisce di vedere i dolori e le bruttezze del mondo, e dà inizio alle grandi imprese. La vita è quindi un gioco di finzioni, di cui la Pazzia è suprema consapevolezza, e perciò è lei l’unica e vera saggezza. Anzi, tale pazzia è l’unica desiderabile finché si mantenga in una innocua illusione e non diventi furiosa; essa è l’evangelico candore dell’animo, opposto ad ogni spirito farisaico e ad ogni intolleranza religiosa; si identifica con la stessa religiosità, se si intende con essa la pazzia della croce di Cristo, la promessa della felicità celeste e lo stesso amore di Dio. Bersaglio della satira sono quindi la superstizione, le pedanterie dei grammatici e dei giureconsulti, i poeti vanesi e adulatori, i presuntuosi teologi con i loro dannosi arzigogoli, i monaci e i religiosi furbastri e ciarlatani, a cui si oppone la semplicità del Vangelo. Alla fine del libro, la Pazzia però si scusa, anche se “spesso anche un matto parla da savio”, quindi invita tutti a bere allegramente perché … ha già dimenticato tutto quello che ha detto.

Dopo Venezia Erasmo soggiorna a Padova, Siena e anche a Roma. L’impressione che Roma fa su di lui è fortissima, ma ben diversa da quella che farà, l’anno seguente, su Lutero. Il fatto è che Erasmo scopre soprattutto la Roma classica, mentre Lutero scopre la Roma papale. Erasmo lascerà Roma con gli occhi e la mente pieni di quella religione dell’umanità non scevra di arguto spirito critico (come l’Elogio della follia ci attesta) che segnerà definitivamente la sua maturità conquistata.

Attraversate di nuovo le Alpi, verso la fine del 1509 è di nuovo n Inghilterra, dove rimarrà fino al 1514, intento a numerose opere quali varie edizioni critiche del Nuovo Testamento e di Girolamo. Nel 1516 fu nominato consigliere di Carlo re di Spagna (che sarà il futuro imperatore Carlo V) e, in ringraziamento della nomina, compose per lui L’Institutio principis cristiani. Durante l’estate del 1516 attese alla pubblicazione del suo Nuovo Testamento greco-latino, edizione che ebbe risonanza veramente mondiale.

Il 28 marzo 1519 Lutero scrive per la prima volta ad Erasmo invitandolo ad essere “attore” nel grande dramma che sta per iniziare e lo chiama “nostro ornamento e nostra speranza”, riconoscendo in lui la paternità della Riforma, almeno per quanto riguarda la lotta contro le superstizioni e il rinnovamento degli studi filologici ed esegetici. La risposta di Erasmo è un appello alla non violenza: “A me sembra più proficua la modestia civile che l’impeto. Così Cristo vinse il mondo; così San Paolo abrogò la legge giudaica” (egli si definì sempre un uomo di pace, al di là delle dispute; ricordiamo il suo Lamento della pace, 1517). Comunque Erasmo scriverà a Ecolampadio in Inghilterra spiegandogli perché, se egli non può essere definito luterano, non può né vuole essere catalogato tra gli antiluterani. Erasmo ebbe certo in comune con Lutero molte convinzioni, tra cui la critica alle esteriorità ecclesiastiche e la necessità di un ritorno al senso originario della Scrittura, ma ne ebbe anche molte altre in contrasto col padre della Riforma protestante, e qui ne ricordo soprattutto due. Erasmo continuerà ad usare il latino, per altro stilisticamente perfetto, mentre i Riformatori tradussero nelle varie lingue nazionali i testi sacri. Egli si riteneva “cittadino del mondo” e quindi riteneva che il latino ciceroniano fosse il linguaggio universale. Gli idiomi nazionali costituivano un ostacolo alla sua visione di un’Europa cosmopolita, unificata dalla lingua latina. Erasmo criticò i costumi corrotti del clero ma senza mai pretendere di rovesciare le istituzioni e le gerarchie della Chiesa, senza mai porre in dubbio la sua appartenenza alla Chiesa stessa. E ciò lo esporrà alle critiche di entrambe le parti, che si aspettavano da lui un atteggiamento più “eroico” e “combattivo”.

I tempi diventarono roventi. Lutero pubblica nel 1520 le tre opere fondamentali della Riforma: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, La cattività babilonese della chiesa e La libertà del cristiano. Lutero viene scomunicato l’anno successivo, il re Enrico VIII pubblica la sua Assertio septem sacramentorum contro Lutero e Erasmo capisce che non può più rimanere su posizioni di benevolo neutralismo. Si trasferisce a Basilea e qui, cedendo anche alle insistenze dei papi (dapprima Leone X, poi Adriano VI e quindi Clemente VII), si decide a dare alle stampe, nel 1524, la De libero arbitrio diatribé sive collatio.

LA POLEMICA TRA ERASMO E LUTERO SUL LIBERO ARBITRIO

Erasmo ha colto nel segno indicando nel libero arbitrio  (e nel servo arbitrio luterano) il fulcro del problema, la pietra angolare sulla quale s’innalza l’edificio dell’Umanesimo e della Riforma. L’opera di Erasmo è un elenco di passi coi quali ci si richiama all’autorità della Scrittura, della Chiesa e della Tradizione in difesa del libero arbitrio. La libertà umana è libertà di salvarsi. Non avrebbero senso le prescrizioni, le minacce, le promesse divine, se l’uomo non fosse libero. Il succo del ragionamento di Erasmo è il seguente: col peccato originale la libertà del volere umano non è stata distrutta ma solo viziata. Pur dopo il peccato rimane all’individuo la libertà (o grazia, dice Erasmo) naturale di alzarsi, sedersi, andare, venire, parlare, tacere e fare tutte quelle attività che, comunque, non riguardano il problema della sua personale salvezza. C’è poi la grazia preveniente od operante che è la capacità di disprezzare se stessi e la propria condotta: siamo perciò in grado di avere resipiscenze (=consapevolezza dell’errore), di pentirci e di decidere una nuova linea di condotta. A questo punto interviene la grazia cooperante, la quale, secondo Erasmo, ci fa fare ciò che abbiamo deciso di fare, ed infine che la grazia che conduce a buon fine le nostre determinazioni e ci sorregge per tutto il cammino del ravvedimento fino alla compiuta santificazione. Questa grazia sollecita, trascina e conclude e proprio per questo presuppone una decisione dell’uomo che, liberamente, risponda alle sollecitazioni, cooperi con Dio e, sia pure con l’aiuto di Dio, concluda ciò che ha deciso ed iniziato. Emerge costante, da tutta l’opera, la preoccupazione dell’umanesimo evangelico che, di fronte allo scatenarsi delle passioni, vuole salvaguardare l’autonomia della ragione, la libertà e la dignità dell’uomo.

La reazione di Lutero non si fece attendere: alla fine del 1525 appare a Wittenberg il De servo arbitrio.

Lutero concede ad Erasmo che l’uomo peccatore è capace di scelte ma il suo giudizio è, per Lutero, messo in schiavitù, vista la corruzione totale della natura umana. Il libero arbitrio è nulla, è un nome vano; la prescienza e l’onnipotenza divina lo escludono. Esse implicano che nulla accade che Dio non voglia, e ciò esclude che nell’uomo vi sia un libero arbitrio. All’ovvia obiezione che in tal caso Dio è l’autore del male, Lutero risponde riprendendo la dottrina di Ockham, per cui Dio non è tenuto a nessuna regola o norma: egli non deve volere una cosa o l’altra perché è giusta, ma quello che egli vuole per ciò stesso è giusto. Ma questa così assoluta e appassionata negazione della libertà umana ha in Lutero un movente religioso. Infatti Lutero intende difendere la sua concezione della fede come abbandono totale a Dio. Questo atteggiamento esclude che l’uomo possa rivendicare per sé libertà, merito, iniziativa. Tutto deve essere attribuito a Dio. L’unica libertà umana non può essere che l’asservimento a Dio e l’unica iniziativa, come l’unico merito, sono la rinuncia ad ogni iniziativa e ad ogni merito. L’uomo è totalmente peccatore, il che comunque non implica che egli diventi una sorta di automa. Pensare altrimenti, secondo Lutero, violerebbe la sovranità assoluta di Dio. La fede è così per Lutero un abbandono totale a Dio, per cui all’uomo non spetta alcun merito né iniziativa di salvezza (se noi siamo giusti, Dio è ingiusto; se l’uomo non dispera di se stesso non può attendere ogni cosa da Dio).

Erasmo ribadì con un ultimo scritto, Hyperaspistes adversus Servum arbitrium Lutheri (1526).

Egli si trasferì quindi a Friburgo e poi a Basilea, dove morì nel 1536.

Conclusione

Erasmo fu e resta ancora oggi il simbolo di un tempo che tutti gli uomini non possono non augurarsi che venga: il tempo in cui, finalmente, l’umanità, uscita dal suo travaglio di maturazione, vivrà nella sola pienezza della ragione, della pace, della giustizia raggiunta e del reciproco rispetto integrale. Perciò Erasmo fu un profeta del futuro perché il profeta della maturità dell’intelligenza umana. Questa è la ragione per cui egli è una figura ricca di fascino, pur con tutte le sue sfumature e perplessità. È la grande maturità della sua intelligenza che non può lasciare insensibile colui che lo studia. Erasmo visse in un secolo pieno di trasformazioni. Nello scontro delle parti, nel fervore delle lotte, nel consumarsi delle passioni, egli ha saputo mantenere una sua dignità e una sua pace interiore. Egli fu il profeta di un paese che l’umanità, ancora oggi, continua a sognare mentre perdura il suo pellegrinaggio terreno (Roberto Jouvenal).

Bibliografia

Erasmo-Lutero, Il libero arbitrio. Il servo arbitrio, Claudiana

Erasmo, Elogio della follia, in varie edizioni (Einaudi, BUR, Newton Compton, TEA ecc.)

Erasmo, Il lamento della pace, TEA

Alister E. McGrath, Il pensiero della Riforma, Claudiana

Zweig, Erasmo da Rotterdam, Rusconi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...