Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Il Banchetto di Platone

Il Banchetto di Platone

platone ferreri

Alla fine della sua carriera Marco Ferreri gira alcuni film “strani”. Anzi non tanto. Uno è Nitrato d’argento (1996) e riguarda in modo netto, chiaro e doloroso, il ruolo dello spettatore cinematografico ridotto per involuzione della capacità di pensare a pura marionetta. Un altro film, prodotto dalla Francia per la televisione, è Il banchetto di Platone (1992). Ed ancora un altro banchetto, quello di Pantagruele e Gargantua di Rabelais in Faictz ce que vouldras (1994). A ben vedere questo testamento spirituale può senz’altro bastare. Non c’è la cupa osservazione della morte, quanto quella del creato e del corpo umano che infine è guidato in modo prepotente dai suoi istinti. Ed in questa visione aperta, cruda non edulcorata, l’amore può essere considerato innanzitutto, in modo socratico, orientamento verso il Bene. Nella trascrizione cinematografica del Simposio di Platone, Ferreri ne coglie il senso più profondo, ovvero la posizione umile dell’uomo di fronte al mistero della sessualità. Nei vari discorsi che si succedono: Fedro che parla del sacrificio di Alcesti per il marito Admeto, ma anche di quello di Achille per l’amante Patroclo. E poi il discorso di Pausania che cita il particolare rapporto educativo tra un maschio adulto ed un fanciullo. Ed il discorso di Erissimaco secondo cui il buon Eros è quello che permette di unire le parti e raggiungere l’armonia di tutte le cose. E poi Aristofane che parla di tre generi: maschile, femminile ed androgino e le metà originali dei corpi che cercano l’altra metà nel doppio orientamento etero ed omosessuale. Ed infine quelli di Agatone e Socrate. Il primo dà una raffigurazione estetica del Dio Eros. Socrate conclude con la questione più importante che riguarda la poetica ferreriana. Ovvero il desiderio di qualcosa che non può essere mai saziato. Quindi la grande bouffe, la grande abbuffata che conduce solo alla morte. Ma nel messaggio di Socrate c’è invece un percorso più impegnativo: la ricerca della Bellezza che passa attraverso l’amore del bello in ogni corpo e in ogni anima. Fino ad una pura astrazione intellettuale della Verità. Quindi Ferreri negli ultimi suoi film è meno pessimista di quanto possa sembrare. Ma quello che a noi importa è sottolineare quanto sia importante che in questo film la discussione sull’Eros di migliaia di anni fa sia per così dire rimessa in scena con l’obiettivo di suggerirne l’importanza nel mondo contemporaneo, negli anni novanta e crediamo anche oggi, per ribadire quanto la percezione dell’Erotismo sia fondamentale per costruire una società umana e soprattutto quanto sia deprecabile una percezione chiusa dell’amore, poiché è il presupposto per una società corrotta. Ora non crediamo che Ferreri abbia ripreso Platone per una discussione sul corpo, sulle pulsioni umane, con la constatazione rassegnata che esse alla fine rendono l’uomo schiavo delle passioni, né tanto meno la femminilità è odiata, anche se Ferreri non rinuncia alla misoginia verso le prostitute e al suo sgomento nei confronti delle parti anatomiche femminili con uteri contenenti misteriosi embrioni. Al contrario, è ripartendo dalla percezione che deriva da questa grande opera antica che bisogna rivoluzionare il pensiero (una volta per tutte, chissà!). Gli orientamenti sessuali devono essere liberi, esprimibili come lo sono nel Banchetto di Platone, laddove Alcibiade parla della sua gelosia nei confronti di Socrate e del suo atteggiamento verso i fanciulli, e dove si parla della bellezza di Agatone e dove Ferreri esalta la raffigurazione del corpo maschile e dell’omosessualità nella muscolarità scolpita di Achille e nella bellezza diretta, tradotta nel primo piano di Fedro oltre al gioco di sovraimpressioni. Il banchetto di Platone è un trattato di autentici orientamenti sessuali che sono il cammino aperto verso la Verità ed una sorta di buona novella evangelica in cui si agita la speranza di una nuova umanità emozionata dalla Bellezza Erotica del Bene.

Ferreri poeta al banchetto di Platone

Il dissacratore entra in punta di piedi in un testo di 2500 anni fa . abbandonati sarcasmo e paradossi, in questo racconto, con stile discreto e limpido, Agatone, Aristofane e Socrate elogiano Amore, demone benefico che solo manda avanti il mondo. nel cast, Philippe Leotard e Irene Papas

Per il ciclo dedicato al regista milanese stasera su Raitre un suo film francese in prima visione tv TITOLO: Ferreri poeta al banchetto di Platone Il dissacratore entra in punta di piedi in un testo di 2.500 anni fa Abbandonati sarcasmo e paradossi, in questo racconto, con stile discreto e limpido, Agatone, Aristofane e Socrate elogiano Amore, demone benefico che solo manda avanti il mondo Nel cast, Philippe Leotard e Irene Papas.

Lo sport preferito di Marco Ferreri e’ quello di spiazzare l’ interlocutore: osservatelo nelle conversazioni con Vieri Razzini che accompagnano gli appuntamenti Tv domenicali con i suoi film. Spesso, alle domande dell’ intervistatore il regista risponde con delle enormita’ che pero’ in bocca sua diventano immediatamente le affermazioni piu’ normali del mondo. Come quando ripete che lui i soldi non li vuole proprio, non vuole fare i film dei “boioni”. In questo spirito, accettando una modesta committenza televisiva francese, ha girato qualche anno fa “Il banchetto di Platone” (in onda stasera alle 22.50 su Raitre: un inedito da non mancare). Dall’ autore di “La grande abbuffata” c’ era magari da aspettarsi che sottolineasse in forma sarcastica la crapula dei commensali all’ immortale convitto filosofico, l’ omosessualita’ spudorata di Socrate, l’ ubriachezza di Alcibiade; e invece tutto in questo film, che si direbbe ispirato alla lezio ne sapiente e poverista dell’ ultimo Rossellini, si svolge in maniera sommessa, rispettosa e coinvolgente. Al banchetto di Agatone (Farid Chopel), che festeggia la corona ottenuta per la tragedia, il medico Erissimaco (Jean Pierre Kalfon) propone agli amici di fare a turno l’ elogio di Eros: sicche’ ascoltiamo succedersi i discorsi di alcuni fra i presenti, fra i quali il pungente Aristofane, fino al sublime intervento di Socrate (Philippe Leotard). Nel riferire cio’ che gli partecipo’ la veggente Diotima (Irene Papas), il maestro spiega che Amore non e’ ne’ buono ne’ cattivo, ne’ brutto ne’ bello, ne’ uomo ne’ Dio; solo un potente demone benefico, tramite fra l’ Olimpo e gli uomini, condannato a cercare quello che non ha, a dormire davanti agli usci e a farsi filosofo. Per ora e’ proprio l’ amore, impellente smania di procreazione fisica e intellettuale, che manda avanti il mondo. Non c’ e’ altro: mentre il gallo canta, Socrate lascia all’ alba la casa di Agatone e sosta pensoso davanti al mare come tanti altri personaggi di Ferreri. Nel magico perimetro di un testo che ha quasi 2.500 anni, Marco il dissacratore si muove in punta di piedi, insolitamente discreto, rispettando financo la cornice: il dialogo fra Glaucone e Apollodoro, sollecitato a rievocare durante una passeggiata verso l’ Acropoli gli eventi di quel remoto simposio. Ambientazione e immagini sono di una nitida semplicita’ , tanto che il ricorso a sovrimpressioni e truche a commento di alcune tirate sembra superfluo. L’ iconografia niente concede alla tradizione: la bellezza di Socrate, di cui si parla in senso metaforico, risulta quasi tangibile nella trasognata incarnazione di Leotard, anche se lo spettatore italiano puo’ rimpiangere di sentire solo la voce e non vedere il volto dell’ eccellente doppiatore Paolo Bonacelli. Curiosamente, Ferreri aggiunge all’ apologia dell’ amore fatta dai personaggi il suo elogio particolare, che palpita nei tempi, nelle misure, nella commossa intensita’ dello svolgimento narrativo. In modo che “Il banchetto di Platone” aggiunge un imprevisto quarto di nobilta’ all’ immagine di un regista tante volte accusato di misoginia, masochismo e insistite morbosita’ . Chissa’ come sbufferebbe e divagherebbe Ferreri se Razzini gli chiedesse all’ improvviso di ammettere che, illuminati da Socrate sulla potenza di Eros, demone benefico dell’ esistenza umana, tanti meschini eroi delle sue buffonesche minitragedie si sarebbero salvati in extremis evadendo nel mondo delle idee.

Kezich Tullio (26 settembre 1993) – Corriere della Sera.

Titolo originale: Il banchetto di Platone

Nazionalità: Italia,Francia

Anno: 1988

Genere: filosofia

Regia: Marco Ferreri

Sceneggiatura:Marco Ferreri,Monique Canto,Radu Mihăileanu

Produzione: Italia/Francia

Distribuzione: film TV

Data di uscita: 1988

Cast: Interpreti e personaggi

•            Irene Papas: Diotima

•            Philippe Léotard: Socrate

•            Jean Pierre Kalfon: Erissimaco

•            Farid Chopel: Agatone

Doppiatori e personaggi

•            Paolo Bonacelli: Socrate

•            Massimo Foschi :Agatone

Costumi : Nicoletta Ercole

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