Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Articoli con tag “Analisi del Carattere

La peste emozionale

di Wilhelm Reich

Arancia_Meccanica_000

Il termine di ” peste emozionale ” non ha un significato diffamatorio. Non riguarda la malvagità conscia, la degenerazione morale o biologica, l’immoralità e così via. Un organismo a cui é stata tolta la possibilità sin dalla nascita della locomozione naturale, sviluppa forme artificiali di locomozione. Un simile organismo zoppica oppure si serve di grucce. Allo stesso modo un individuo si muove nella vita servendosi dei mezzi della peste emozionale, se sin dalla nascita sono state soppresse le naturali manifestazioni vitali dell’autoregolazione. L’appestato emozionale zoppica caratterialmente. La peste emozionale é una biopatia cronica dell’organismo. Essa fece la sua comparsa nella società umana insieme alla prima repressione a livello di massa della vita amorosa genitale; essa divenne un’endemia che flagella la popolazione della terra da migliaia di anni. Non vi sono motivi per cui si possa presumere che la peste emozionale venga trasmessa ereditariamente dalla madre al figlio. Essa viene piuttosto inculcata nel bambino nei primi giorni di vita. E’ una malattia endemica, come la schizofrenia o il cancro, con la differenza che essa si manifesta essenzialmente nella convivenza sociale. La schizofrenia e il cancro sono biopatie che possiamo considerare il risultato dell’infuriare della peste emozionale nella vita sociale. Gli effetti della peste emozionale sono riscontrabili sia nell’organismo che nella vita sociale. La peste passa periodicamente dallo stato endemico a quello epidemico, allo stesso modo di qualsiasi altra pestilenza, come per esempio la peste bubbonica o il colera. Le esplosioni epidemiche della pestilenza emozionale si manifestano in gigantesche esplosioni di sadismo e criminalità, in piccolo e grande stile. L’Inquisizione cattolica del Medioevo rappresentò una simile esplosione epidemica, il fascismo internazionale del XX secolo un’altra.
Se non consideriamo la peste emozionale come una malattia nel senso stretto della parola, rischieremmo di mobilitare contro di essa il randello della polizia anziché la medicina e l’educazione. E’ tipico della peste il fatto che essa renda necessario il randello e che in questo modo riproduca se stessa. Nonostante la minaccia della vita che essa rappresenta, non verrà mai domata dal randello della polizia.
Nessuno si sente offeso quando gli si dice che é malato di cuore o che é nervoso. Nessuno può sentirsi offeso quando si dice di lui che soffre d un ” attacco acuto di peste “. E’ diventato abituale fra i sessuo-economisti che essi dicano di se stessi. ” Oggi non riesco a combinare nulla perché sono appestato.” Nel nostro ambiente, gli attacchi di peste emozionale, se sono di natura lieve, vengono superati nel senso che l’individuo colpito si isola e attende che l’attacco di irrazionalismo scompaia. Nei casi più gravi, in cui non servono ragionamenti razionali e consigli amichevoli, si supera il problema vegetoterapeuticamente. Ci si convince che simili attacchi acuti di peste vengono regolarmente prodotti da un disturbo della vita amorosa, e che scompaiono quando si elimina il disturbo. L’attacco acuto di peste é un fenomeno tanto familiare a me e ai miei collaboratori più vicini che lo accettiamo con calma e lo risolviamo obiettivamente. Un aspetto importantissimo é che i vegetoterapeuti imparino durante il loro tirocinio a rendersi conto essi stessi degli attacchi acuti di peste, a non smarrirsi in essi, a non permettere che questi attacchi danneggino l’ambiente sociale in cui vivono e ad aspettare, distaccandosi intellettualmente, che passino. In questo modo si riescono a limitare al minimo gli effetti dannosi quando ci si trova a collaborare con altri. Naturalmente a volte capita che un simile attacco di peste non venga superato e che l’individuo colpito sia la causa di danni più o meno gravi o che addirittura si debba ritirare dal lavoro che svolgeva. Noi accettiamo questi incidenti così come si accetta una grave malattia fisica o il decesso di un caro collega di lavoro.
La peste emozionale é più vicina alla nevrosi del carattere, che a una malattia cardiaca organica, ma alla lunga può generare il cancro o malattie cardiache. Essa viene alimentata, come la nevrosi del carattere, da pulsioni secondarie. Essa si distingue dai difetti fisici per il fatto che é una funzione del carattere e che come tale viene violentemente difesa. L’attacco di peste non viene percepito, come accade nell’isteria, come un attacco patologico e estraneo all’Io. Se consideriamo che già il comportamento nevrotico-caratteriale é normalmente brillantemente razionalizzato, la stessa cosa vale in misura molto maggiore per la reazione della peste emozionale: la mancanza della sua conoscenza é molto maggiore. Ci si chiederà in base a che cosa riconosciamo la reazione pestilenziale e in base a che cosa la distinguiamo da una reazione razionale? La risposta é la stessa che vale per distinguere una reazione caratteriale nevrotica da una reazione razionale: non appena si sfiorano le radici o i motivi della reazione pestilenziale, si manifesta immancabilmente angoscia o ira. Discutiamo il fenomeno più dettagliatamente.
Un individuo essenzialmente non appestato e orgasticamente potente non sviluppa angoscia, ma vivo interesse quando per esempio un medico illustra la dinamica dei processi vitali naturali. L’appestato emozionale invece diventa irrequieto o si adira quando sente parlare dei meccanismi della peste emozionale. Non tutte le impotenze orgastiche conducono alla peste emozionale, ma ogni appestato emozionale é orgasticamente impotente in modo permanente oppure lo diventa poco prima dell’attacco. In questo modo possiamo facilmente distinguere la reazione pestilenziale dalle reazioni razionali. Inoltre: un comportamento naturalmente sano non può essere disturbato o annientato da nessun intervento veramente terapeutico. Non esiste per esempio nessun mezzo di tipo razionale per “guarire”, cioè disturbare, un felice rapporto amoroso.
Ma si può eliminare un sintomo nevrotico, si riconosce inoltre una reazione pestilenziale per il fatto che essa é accessibile a una autentica terapia analitico-caratteriale e può quindi essere eliminata. Si può dunque guarire l’avidità del denaro, che é un tratto caratteriale tipico della peste emozionale, ma non si può guarire la generosità pecuniaria. Si può guarire l’astuzia subdola, ma non si può guarire la franchezza caratteriale. La reazione della peste emozionale é paragonabile, sul piano clinico, alla impotenza, difetto che si può eliminare quindi guarire. Invece la potenza genitale é “inguaribile”.
Un tratto essenziale della reazione della peste emozionale sta nel fatto che l’azione e la motivazione dell’azione non coincidono mai. Il vero motivo é nascosto, e l’azione viene giustifica con un motivo apparente. Nella reazione caratteriale naturalmente sana il motivo, l’azione e la meta coincidono organicamente; non vi é nulla di dissimilato. Essa é immediatamente comprensibile. Per esempio: l’individuo sano non ha altre motivazioni dei suoi atti sessuali se non il suo naturale bisogno di amore e come meta il suo soddisfacimento. L’appestato emozionale ascetico invece motiva la sua debolezza sessuale in modo secondario adducendo ragioni etiche. Questa motivazione non ha nulla a che fare con il modo di vivere. Il modo di vivere dell’asceta che nega la vita esiste prima della sua motivazione.
L’individuo sano non cercherà mai di imporre a nessuno il suo modo di vivere, ma egli guarirà e aiuterà se gli si chiederà aiuto e se sarà in grado di darlo. In nessun caso un individuo sano decreterà che tutti gli uomini ” devono essere sani”. In primo luogo una simile imposizione non sarebbe razionale perché non si può imporre la salute; in secondo luogo l’individuo sano non ha alcun motivo di imporre il suo modo di vivere agli altri poiché le sue ragioni riguardano il suo modo di vivere e non quello degli estranei. L’appestato emozionale si differenzia dall’individuo sano per il fatto che pretende che la realizzazione delle sue esigenze di vita non sia compiuta da lui stesso, ma soprattutto dal mondo che lo circonda. Nei casi in cui l’individuo sano consiglia e aiuta, nei casi in cui egli precede gli altri con le proprie esperienze lasciando agli altri la facoltà di decidere se lo vogliono prendere come esempio o meno, l’appestato invece imporre agli altri il suo modo di vivere ricorrendo alla violenza. Gli appestati non sopportano i pareri altrui che minacciano le loro armature o che smascherano i loro motivi irrazionali. L’individuo sano é solo felice quando sente parlare dei motivi delle sue azioni. L’appestato invece s’infuria violentemente. L’individuo sano, in tutti quei casi in cui altre concezioni di vita disturbano la vita e il lavoro, lotta razionalmente per la conservazione del suo modo di vivere. L’appestato lotta contro gli altri modi di vivere anche quando non lo riguardano affatto. Il motivo della sua lotta é la provocazione rappresentata dagli altri modi di vivere, per il semplice fatto che esistono. L’energia che alimenta le reazioni della peste emozionale scaturisce regolarmente dalla fame di piacere non soddisfatto, sia che si tratti di fatti sadici di guerra o della diffamazione degli amici. L’energia sessuale ingorgata é ciò che l’appestato ha in comune con tutte le altre biopatie. Parleremo subito delle differenze.
Il carattere biopatico fondamentale della peste emozionale si manifesta nel fatto che essa, come ogni altra biopatia, può essere guarita con l’instaurazione della naturale capacità di amare. La tendenza alla peste emozionale é molto diffusa. Non vi sono individui non appestati da una parte e individui appestati dall’altra.
Come ogni individuo ha, da qualche parte in profondità, la propria tendenza al cancro, alla schizofrenia e all’alcolismo, così ogni individuo, anche il più sano e il più vitale, porta in sé la tendenza alle reazioni pestilenziali irrazionali. E’ più facile isolare la peste emozionale dalla struttura caratteriale genitale che da quella delle semplici nevrosi del carattere. La peste emozionale é effettivamente una nevrosi del carattere o una biopatia del carattere nel senso stretto della parola, ma é anche qualche cosa di più; e questo qualche cosa di più la distingue dalla biopatia e dalla nevrosi del carattere. Possiamo definire peste emozionale quel comportamento umano che, in base a una struttura caratteriale biopatia, si manifesta nei rapporti interumani, quindi sociali, e nelle corrispondenti istituzioni, in modo orgonizzato o tipico. Il campo d’azione della peste emozionale é tanto vasto quanto quella della biopatia del carattere. Vale a dire, ovunque esistono biopatie del carattere, esiste anche almeno la possibilità di un effetto cronico o di una esplosione epidemica acuta di peste emozionale. Descriviamo rapidamente alcuni campi tipici in cui la peste infuria in modo cronico oppure si manifesta con eruzioni acute. Vediamo subito che la peste infuria proprio nei campi vitali più importanti: il misticismo nella sua forma distruttiva; la mania passiva e attiva di autorità; il moralismo; le biopatie del sistema del nervo vitale; il politicantismo partitico; la peste familiare che ho definito con il termine di “familitis”; le misure educative sadiche, la sopportazione masochista di simili misure educative oppure la ribellione criminale contro di esse; il pettegolezzo e la diffamazione; il burocratismo autoritario; l’ideologia imperialista della guerra; tutto ciò che si intende col termine americano di ” racket”; l’asocialità criminale; la pornografia; l’usura; l’odio razziale.
Vediamo che il campo della peste emozionale coincide pressappoco con il vasto campo dei mali sociali che sono stati combattuti da tutti i movimenti per la libertà sociale. Con una leggera imprecisione si potrebbe mettere allo stesso livello la peste emozionale e la ” reazione politica” e forse addirittura il principio della politica in genere. Per fare questo in modo corretto bisogna applicare il principio fondamentale di tutte le politiche, e cioè la sete di potere e gli imbrogli, a tutti i diversi campi vitali dove non si parla di politica nel senso comune della parola. Per esempio, una madre che si serve dei metodi della politica per estraniare suo figlio dal marito, rientrerebbe in questo concetto ampliato della peste emozionale politica; lo stesso dicasi di uno scienziato ambizioso che avanza socialmente nella sua carriera non per le sue conquiste obiettive, ma ricorrendo agli intrighi, per occupare un posto sociale che non corrisponde in alcun modo alle sue realizzazioni.

Tratto dal libro di Wilhelm Reich, Analisi del carattere, Sugarco edizioni

Annunci

La vegetoterapia carattero-analitica

La vegetoterapia carattero-analitica e l’analisi del carattere hanno gettato le basi per le future psicoterapie corporee. La vegetoterapia agisce su vari sistemi, permette di assottigliare la corazza muscolare e caratteriale, liberare le emozioni e di ripristinare la fluidità dell’energia libidica

La vegetoterapia carattero-analitica parte dall’assunto che soma e psiche non siano due entità differenti che hanno la necessità di essere riunite, ma un’unità funzionale in cui le parti devono ritrovarsi in equilibrio energetico per assicurare all’individuo la vita, il piacere, il vero benessere.

La vegetoterapia carattero-analitica: la vegetoterapia, l’analisi del carattere e l’energia

Dopo diversi anni di lavoro sia sul piano caratteriale sia sul piano somatico, Wilhelm Reich mise a punto la tecnica della vegetoterapia carattero-analitica, chiamata così perché andava ad agire direttamente sul sistema nervoso vegetativo, muscolare, neuroendocrino e sulla pulsazione energetica, ovvero sulle funzioni vitali dell’essere umano. Associando la tecnica della vegetoterapia con l’analisi del carattere, con le associazioni, le emozioni e le sensazioni verbalizzate dal paziente dopo gli actings, Reich cercava di ripristinare nell’organismo l’energia libidica bloccata. L’energia libidica di cui parla Reich è l’energia vitale di ogni essere umano: un organismo è vivo perché è un organismo pulsante:tensione → carica → scarica → distensione sono le sue fasi e nell’essere umano trovano la loro massima espressione nel riflesso dell’orgasmo.

La vegetoterapia carattero-analitica: il respiro

Nel mettere a punto la metodologia della vegetoterapia, Reich si rese conto dell’importanza dellarespirazione profonda che quasi sempre risultava bloccata al livello superiore toracico e/o al centro dell’addome: quasi sempre il diaframma è bloccato, congelato, con il conseguente congelamento dell’energia vitale e delle emozioni dolorose che così riesce a bloccare. La respirazione, secondo Reich, era la chiave per consentire l’abreazione di emozioni profonde e antiche, fino  ad arrivare alle esperienze avvenute in fase intrauterina e preverbale.

La respirazione è la funzione vitale per eccellenza: non si può non respirare, non possiamo fermare il respiro a lungo perché ad un certo punto il diaframma sobbalza e inevitabilmente dobbiamo riprendere aria. Ma anche se non possiamo trattenerlo a lungo possiamo, con il tempo, imparare a mantenerlo superficiale, leggero, imbrigliando i muscoli in una corazza, in modo da far entrare solo quel poco di aria che serve a restare vivi. Modificare il respiro significa modificare il modo di vivere la vita: il respiro è potente e riattiva tutte le funzioni vitali dell’essere umano, per questo la vegetoterapia carattero-analitica ne ha fatto un elemento fondamentale da riconquistare.

La vegetoterapia carattero-analitica: gli actings

Con la vegetoterapia, Reich interviene direttamente sul corpo del paziente per permettere un assottigliamento dell’armatura muscolare (quindi, caratteriale) e uno scioglimento dei blocchi più duraturo ed efficace: Reich, attraverso la vegetoterapia, cercava di dare al corpo una nuovamemoria che non fosse contrazione ma libero fluire energetico, quindi, piacere. Gli actings sono la riproduzione di movimenti prototipici che l’essere umano vive nel suo percorso evolutivo: ognuno di questi esprime la storia del singolo individuo. Reich proponeva ai suoi pazienti actings specifici e, contemporaneamente, toccandoli o esercitando delle pressioni mirate, li aiutava a sentire le loro tensioni muscolari e a sbloccarle. Il lavoro di sistematizzazione di questi acting fu effettuato in seguito da Elswort F.BakerOla Raknes e nella sua forma più attuale da Federico Navarro, dando vita a una metodologia completa nella psicoterapia reichiana.

La vegetoterapia carattero-analitica: i blocchi e i distretti corporei

Nella vegetoterapia carattero-analitica gli actings sono specifici per ogni distretto corporeo: ogni acting è funzionale a sciogliere un irrigidimento muscolare specifico relativo ad una specifica fase evolutiva. Reich divide il corpo in sette livelli e i blocchi hanno una distribuzione metamerica rispetto all’asse centrale del corpo: I livello: occhi, orecchie e naso – II livello: bocca – III livello: collo –IV livello: torace – V livello: diaframma – VI livello: addome – VII livello: bacino.

Ogni blocco non si distribuisce casualmente nell’organismo, ma si relaziona in maniera significativa con il vissuto emotivo dell’individuo, diventando, così, espressione di un tratto caratteriale della personalità del soggetto. Tutti gli stress che un individuo vive, compresi quelli accaduti quando era un piccolo embrione o, ancor prima, quelli avvenuti durante il concepimento e che hanno interessato un ovulo e uno spermatozoo, si iscrivono nei geni di quella vita, non ancora diventata matura, ma che è pur sempre vita. L’embrione, il feto, e poi il bambino e l’adolescente, è sempre esposto a fattori stressogeni che vanno in qualche modo ad intaccare il buon funzionamento dell’organismo. Ogni blocco che si inscrive in un organismo diventa il modo migliore che quel dato sistema ha di funzionare.

La vegetoterapia carattero-analitica: la vegetoterapia e le nuove frontiere scientifiche

Oggi le conoscenze mediche e scientifiche sono da supporto a tutta l’analisi reichiana e alla vegetoterapia: la teoria dei neuroni specchio, la fisica quantica, l’elaborazione dei tre cervelli di Mc Lean e il mondo della psiconeuroendocrinoimmunilogia (PNEI), sono solo alcune delle discipline che possono spiegare perché la vegetoterapia carattero-analitica funziona e perché un’analisi, una psicoterapia, non può prescindere dal corpo. L’uomo è fatto di corpo, di mente, di emozioni, che non sono cose diverse ma parti della stessa unità: l’uomo e la vita stessa. Le nuove conoscenze possono solo arricchire e specializzare il modello analitico messo a punto da Reich: noi post-reichiani abbiamo ricevuto una eredità importantissima da sviluppare e valorizzare nel nostro modo di vivere la vita, di amare e lavorare. Reich, infatti, diceva: “Il lavoro, l’amore e la conoscenza sono le fonti della nostra vita. Dovrebbero anche governarla”.


La psicoanalisi del corpo

La_psicoanalisi_del_corpo_Reich

testo in PDF

L’Analisi del Carattere di W. Reich

W. Reich pubblicava nel 1933 l’Analisi del Carattere, la matrice del nostro movimento, il segno inciso della nostra identità reichiana, il primum movens del divenire della nostra Scuola nel tempo di quattro generazioni. Consideriamo l’Analisi del Carattere il frattale guida per l’approdo al setting complesso. Essa rappresenta il punto di biforcazione da Freud a Reich, da un pensiero lineare a un pensiero complesso, il gene neghentropico sistemico di Reich:

  • individuare un tratto della personalità ed esplorarne l’origine
  • collocare il tratto nel tempo e nel corpo
  • mostrare le connessioni tra sintomi, tratto, storia e corpo.

Ma l’Analisi del Carattere rappresenta anche il valutare la sostenibilità relazionale ed energetica del tratto di personalità, l’articolare significante e significato. È il punto di svolta che affianca all’analisi dei contenuti l’analisi del contenente, un salto di paradigma e di architettura visivo-mentale, l’ingresso nella complessità di W. Reich (che non ne era probabilmente consapevole).

L’Analisi del Carattere rappresenta inoltre una visione olistica, sistemica e sottosistemica, un’analisi dei segni incisi dalle relazioni oggettuali storiche, un’analisi del come espressivo di una persona, l’allargamento dell’analisi alla corporeità “segnata”, l’allargamento dell’analisi all’oggetto-relazione nel setting.

Le relazioni oggettuali

J. Pollock, Male and female

a)   La relazione oggettuale è un’espressione psicoanalitica per definire il ‘come’ della relazione di un soggetto con il suo mondo, esito complesso di una specifica organizzazione della personalità.

b)   La relazione va intesa nel senso forte, nel senso di una interrelazione, di una reciprocità e quindi non solo del modo in cui il soggetto costituisce i suoi oggetti, ma anche del come gli oggetti restituiscono azioni sul soggetto (persecutorie, accettanti, includenti, escludenti, ecc.)

c)    La relazione oggettuale si definisce o con il momento di fissazione sulla freccia del tempo evolutivo (per esempio relazione oggettuale orale) o con la diagnosi psicopatologica (per esempio relazione oggettuale melanconica).

d)   La relazione oggettuale si è fatta spazio nella letteratura psicoanalitica in coevoluzione con un movimento degli anni trenta, che portava a considerare l’organismo in interazione con l’ambiente. Quindi il termine relazione oggettuale non è esattamente di Freud, compare raramente nelle sue opere e non appartiene significativamente al suo apparato concettuale.

e)   Freud distingue la fonte, la meta (scopo), l’oggetto delle pulsioni. La pulsione è una spinta, una carica energetica, un fattore di motricità. La fonte è la zona-apparato somatico sede dell’eccitazione-tensione. La meta (scopo) è definita dalla pulsione parziale e quindi dalla fonte somatica. Infine l’oggetto è il mezzo per realizzare il soddisfacimento della pulsione. Freud riconosce che in un determinato stadio evolutivo la fonte determina il come della relazione con l’oggetto e svolge un ruolo di prototipo: tutte le altre attività del soggetto, e non solo le somatiche, potranno allora essere impregnate da tale funzionamento di stato.

Nel tempo post freudiano si sviluppano molte concezioni che un po’ arbitrariamente riassumiamo in questi termini:

  • La fonte somatica va nettamente in secondo ordine ed accentua il suo significato di semplice prototipo.
  • La meta (scopo) scema d’importanza rispetto a quella di relazione.
  • L’oggetto diventa un oggetto tipico per ciascun modo di relazione (oggetto orale, anale, ecc.). Esso perde sia la sua relativa interscambiabilità rispetto al soddisfacimento cercato, che la sua unicità da trovare nella storia propria del soggetto.
  • Il termine fase tende a scomparire e la relazione oggettuale viene esaminata quasi esclusivamente a livello fantasmatico. In altri termini in un soggetto possono combinarsi vari tipi di relazione oggettuale e le reali relazioni con l’ambiente non sono da considerare.

f)     Gli oggetti, in parallelo con gli aspetti che compongono le pulsioni, compaiono inizialmente come oggetti parziali (capezzolo, seno, feci, pene), ma quando le pulsioni diventano, nel progredire dello sviluppo, più unificate, anche gli oggetti divengono più totali ed interi (figure genitoriali). In altri termini costruire con i propri oggetti parziali una relazione con un intero oggetto è uno degli obiettivi fondamentali nell’infanzia, precondizione per poter accedere allo stadio dell’amore oggettuale che suppone il raggiungimento della fase genitale e il superamento del complesso di Edipo.

a1) Ma cos’è il ‘come’? Il come porta a comunicazione e la comunicazione è una condicio sine qua non della vita. Etimologicamente è un cum munis, scambiare insieme. Le comunicazioni sono interazioni e nutrono le relazioni nel tempo. Non è possibile non comunicare e non avere un comportamento. Il semplice fatto che non si parli, non si senta, o non ci si presti attenzione reciproca, non costituisce eccezione a ciò che sto affermando. L’uomo ha due modi per comunicare: uno numerico ed uno analogico. Quello numerico ha un aspetto di contenuto e serve per l’informazione sugli oggetti e a trasmettere la conoscenza. Quello analogico ha un aspetto di relazione, origina in un periodo molto arcaico dell’evoluzione umana, ed è praticamente ogni comunicazione non verbale (lo sguardo degli occhi, la mimica del viso, le vocalizzazioni, il loro tono, il loro ritmo, i movimenti della testa e quelli del tronco, i gesti delle braccia e delle mani), in una parola il linguaggio del corpo. Il linguaggio del corpo, cioè, ordina e classifica quello che diciamo, di fatto comunica sulla comunicazione, cioè meta comunica, dirigendo i binari della relazione: nel ‘come’ della relazione la corporeità c’è tutta.

b1) Il termine di relazione va inteso nel senso forte di reciprocità. E allora se carattere letteralmente significa segno inciso, ci chiediamo: segno inciso da chi? Dalle relazioni oggettuali avute lungo tutta la freccia del tempo della nostra storia, attraverso comunicazioni logiche e soprattutto analogiche che nutrono e costruiscono la forma-relazione nella sua realtà.

Ma ci chiediamo ancora: segno inciso dove? In analisi reichiana le relazioni si incidono ai vari livelli corporei dominanti in quel tempo specifico di scambi di linguaggi, e le azioni (persecutorie, escludenti, accettanti, includenti) sono intese anche come momenti espressivi corporei con carica energetica correlata (come si potrebbero altrimenti incidere segni sul soggetto?).

c1In analisi reichiana, i sintomi, le sindromi, gli stati di crisi indicano un tempo analitico ed un senso storico intelligente, oltre che rappresentare un oltre soglia clinico di un tratto di carattere incapace di sostenibilità economico-energetica e relazionale nel qui ed ora. Ricordiamo, infatti, con W. Reich che “la differenza tra le nevrosi del carattere e le nevrosi sintomatiche consiste solo nel fatto che in queste ultime il carattere nevrotico produce anche sintomi”. (Reich, 1994).

d1) Il terreno culturale era ben rappresentato dai temi dell’interazione organismo-ambiente. Tale atmosfera, secondo noi, portò all’emersione, anche nel mondo analitico, di due fenotipi, entrambi polarizzati sul ‘come’ dell’interazione: da un lato la relazione oggettuale post-freudiana, e dall’altro, l’analisi del carattere di W. Reich.

e1) Ci poniamo di fronte a questi punti nella loro complessità, quindi come di fronte ad un oggetto intero ben visibile nelle sue parzialità. Così in analisi reichiana la pulsione, la fonte, la meta, l’oggetto e la relazione oggettuale sono tutti parametri importanti.

La pulsione è una spinta, una carica energetica del sistema vivente Sé che ha una sua direzione e una sua meta-scopo: la realizzazione del proprio progetto neghentropico attuabile solo con il cum munis.

Le fonti somatiche hanno una loro espressività corporeo-energetica. Puntuali e successive nella loro dominanza nel divenire del tempo, svolgono un ruolo di prototipo e costituiscono un substrato concreto su cui poggiano le architetture mentali e il fantasmatico, con la loro variabilità di posizione. Esse sono indicatori di fase evolutiva, di tratto di personalità e di livelli corporei realmente scambiati con l’oggetto.

L’oggetto è anch’esso specifico, reale e vero per il soggetto nella sua storia biologica-biografica, nella sua parzialità e nella sua interezza.

C’è una figura cui ricorriamo per collegare il carattere-segno inciso al fantasma e la corporeità alla cognizione:è la figura frattalica. Nella teoria della complessità è una figura caratterizzata da schemi che si ritrovano su ordini di grandezza diversi, schemi ma anche funzioni, che si replicano simili a se stessi in ogni ordine di grandezza. Il continuum è possibile proprio per il frattale, che consideriamo un ascensore del tempo interno evolutivo, dal big bang all’oggi, dall’intrauterino al cognitivo-oculare, dalla corporeità al fantasma.

In analisi reichiana, poi, la relazione oggettuale è definibile come un terzo tra i due: tra il Sé e l’oggetto parziale dell’altro da Sé e può essere a bassissima, bassa, media, alta interscambiabilità. Lo spessore di relazione energetica (accostabile al nutrimento emozionale di Kohut, o anche all’affettività di Kernberg) va a segnare il come prototipico della relazione di un soggetto con il suo mondo in quel tratto di tempo.

f1) In analisi reichiana la vita di un individuo inizia con il big bang della fecondazione, non con la nascita-parto. Tutto questo sposta le lancette del tempo evolutivo all’indietro e porta ad una rivisitazione-classificazione di stadi anche nel periodo intrauterino, nonché della nosografia psicologica. Ne consegue un attento focus sull’oggetto parziale utero che insieme agli oggetti parziali successivi concorrerà all’organizzazione-embricatura dell’oggetto intero fino allo stadio dell’amore oggettuale genitale, (per noi appartenente, in linea con Freud e Abraham, alla fase che chiamiamo genito oculare seconda).

Domande di semiologia corporea elementare

Quanti occhi non vedono più, sono vuoti, distanti, altrove, e quanti altri attoniti e atterriti dal panico?

Quanti evitanti rivolti all’infinito, incapaci di convergere su un punto?

Quanti sguardi sono richiedenti, quanti altri sospettosi, quanti furtivi, altri di ghiaccio, altri umidi, altri luminosi ed entusiasti?

Quante bocche sono piene di rabbia, quante dolci e suadenti?

Quante parole non sono dette e stanno ferme sulle labbra serrate?

Quante altre non raggiungono il cuore, fermandosi nel petto o più su in gola?

Quante parole sono ingoiate dalla paura di essere autentici o per non affacciarsi in una relazione da posizione down?

Quante bocche sono chiuse, ma quante altre sono mordaci?

Quanti masseteri ipertonici e quanto pianto rimosso sotto?

Quanta dissociazione c’è nelle parole non sentite e quanta vibrazione in quelle profonde?

Quante sono povere e strillate, quante sono intense e sussurrate a fil di voce?

Quante ‘con’ e quante ‘contro’, al di là dei contenuti?

Quale meta-scopo emozionale sottendono? Su quale fonte-livello corporeo sono sulla freccia del tempo interno? Che storia di relazioni oggettuali raccontano?

Quale architettura di pensiero-fantasma traducono? Quale carica energetica hanno scambiato e strutturato?

Quanti colli sono dritti nella sfida alle maggiori altezze?

Quanti imprigionati nella proposizione narcisistica di sé?

Quanti bloccati sull’atlante-epistrofeo incapaci di guardare lateralmente?

Quanti così rigidi da separare testa e cuore, sapere e sentire, razionalità e ragionevolezza, altezza e profondità?

Quanti gioghi superegoici sul collo?

Quanti colli piegati in adesione al progetto dell’altro?

Quanti distanti all’indietro ‘da puzza sotto il naso’?

Quanti incassati tra le spalle dalla minaccia castrante ricevuta?

Quanto pianto c’è nell’oppressione di un torace e quanto desiderio di affetto da mancati abbracci in esso?

Quante spalle curvate da carichi insostenibili e quanta aggressività costretta nelle scapole?

Quanto affanno nell’insostenibilità e quanta apnea per non sentire?

Quanti toraci in atteggiamento inspiratorio ed ansioso?

Quanti altri in atteggiamento espiatorio e depresso?

Quanta forza nel petto per affrontare la realtà delle cose e quanto angor nel suo sudore?

Quanta forza nelle mani calde, quanta fragilità nelle mani fredde, per prendere, per dare, per accarezzare, per sostenere, per creare, per abbracciare?

Quale meta-scopo emozionale sottendono? Su quale fonte-livello corporeo sono sulla freccia del tempo interno? Che storia di relazioni oggettuali raccontano? Quale architettura di pensiero-fantasma traducono? Quale carica energetica hanno scambiato e strutturato?

Quanti no rimangono nello stomaco non espressi?

Quanta luce nella solarità diaframmatica di un innamoramento?

Quanta angoscia di separazione nella zona ombelicale?

Quanto furore nel ventre da non accettazione antica?

Quanta angoscia di castrazione nel bacino e quanta potenza nei genitali in amore?

Quanto contatto sulla pelle?

Quanto panico nella pancia da minacciosità profonda?

Quante gambe paralizzate dalla paura e quante altre agilissime per la fuga?

E quante saldamente radicate a terra?

Bibliografia
  • Reich, W. (1994), Analisi del carattere. Milano: SugarCo.
  • Freud, S. (1985), L’Io e l’Es. Torino: Bollati Bordigheri.
  • Kohut, H. (1986), La cura psicoanalitica. Torino: Bollati Bordigheri.
  • Kernberg, O. (2006), Narcisismo, aggressività e auto distruttività nella relazione psicoterapeutica. Milano: Cortina Raffaello.

Psichiatra, Analista S.I.A.R., Direttore della Scuola Italiana di Analisi Reichiana, Membro dell’Accademia delle Scienze di New York, Membro del Comitato Scientifico Internazionale di Psicoterapia Corporea.

** Psichiatra, Psicoterapeuta