Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Arancia meccanica, il capolavoro di Anthony Burgess

Arancia meccanica, “A clockwork Orange”, e’ il capolavoro di Anthony Burgess conosciuto ai più grazie al rifacimento cinematografico di Stanley Kubrick.
Anthony Burgess (1917-1993) ha combattuto la guerra in Oriente. Tornato in Europa  ha vissuto a lungo a Roma e in Costa azzurra. Critico letterario, esperto conoscitore di musica, uomo di interessi molteplici e sperimentatore di linguaggi, e’ stato uno degli autori più prolifici e più tradotti. Tra le altre sue opere ricordiamo “La dolce bestia” e “trilogia malese”.
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Scrisse Arancia meccanica nel 1961. Per quanto riguarda il titolo e’ lui stesso che ci spiega la sua storia: ” nel 1945, al ritorno dal fronte, in un pub di Londra ho sentito un cockney ottantenne dire di qualcuno che era sballato come un’arancia meccanica. L’espressione m’ incuriosì per la stravagante mescolanza di linguaggio popolare e surreale”.
Come nasce l’ idea di Arancia meccanica? Siamo all’inizio degli anni 60 e la stampa britannica aveva parlato con insistenza di un incremento della criminalita’. I giovani di quegli anni erano agitati,violenti e distruttivi.  Che fare di questi ragazzi? La prigione e i riformatori finivano col peggiorarli e allora perche’ non risparmiare  il denaro dei contribuenti sottoponendoli a una sorta di terapia del disgusto, la stessa a cui verra’ sottoposto Alex, che generi in un’associazione tra l’atto di violenza e il senso di nausea, o persino evocazioni di morte?
Arancia meccanica si presenta quindi un manifesto sull’importanza di scegliere.
L’ eroe, o forse e’ meglio definirlo antieroe, Alex nella prima parte della sua storia, narrata in prima persona, sottolinea la sua scelta. Egli sceglie la violenza. La sua cattiveria non e’ pero’ il prodotto di un condizionamento teorico o sociale ma e’ una vera e propria impresa personale che Alex decide consapevolmente di compiete. Ma la sua cattiveria e’ sempre e comunque umana: negli atti aggressivi possiamo riconoscere potenzialita’ presenti in tutti noi che nel cittadino “normale” si concretizzano nella guerra, nella iniquita’ sociali, nelle cattiverie che si esercitano in famiglia,nei propri sogni.
Alex rappresenta l’ umanita’ in tre modi: e’ aggressivo, ama la bellezza, si serve del linguaggio.
Un linguaggio particolare, di gruppo, gergale, un linguaggio che condivide con i suoi compagni,i drughi. Notiamo inoltre che Alex non parla mai della realta’ che lo circonda: non spende mai neanche una parola per cio’ che riguarda la comunita’, la politica, lo stato.
Nella prima parte quindi notiamo in Alex la scelta di essere violento. Lui e i suoi compagni passano il tempo compiendo atti di violenza: rapine, stupri, pestaggi. Il capo e’ Alex che pero’ a un certo punto viene messo in discussione fino al tradimento.
I drughi tradiscono il loro capo dopo uno degli episodi a mio parere piu’ violenti dell’intero libro ovvero lo stupro e il pestaggio dello scrittore di “arancia meccanca” e di sua moglie.
Dopo questo episodio e dopo un primo tentativo di ribellione, i drughi decidono di consegnare Alex alla polizia. Inscenano un nuovo colpo presso la residenza di una donna sola con centinaia di gatti e abbandonano Alex che ha inoltre ucciso la donna.
Alex viene quindi arrestato e portato in prigione.
Da qui inizia la seconda parte del racconto in cui Alex ci racconta della violenza dilagante anche nel carcere. Il carcere non fa’ assolutamente niente di buono, non “corregge” i cattivi comportamenti, anzi li intensifica. Unica figura positiva e’ qui il salmiere della prigione che prende Alex sotto la sua ala.
Dopo un periodo in prigione Alex decide di sottoporsi alla cura Ludovico pur di poter uscire presto dal carcere. La cura Ludovico si rivela essere un vero e proprio lavaggio del cervello. Alex e’ costretto a guardare per ore e ore delle forti scene di violenza accompagnato da un sottofondo musicale, la musica classica di cui Alex e’ grande appassionato e intenditore. Guardare queste scene causa ad Alex vomito e ribrezzo e alla fine della terapia egli colleghera’ la violenza al senso di ribrezzo provato durante il trattamento e in questo modo non potra’ piu’ compiere atti di violenza. Ad Alex viene negata la possibilita’ di scegliere. E’ costretto al bene.
Uscito di prigione, verra’ cacciato dai suoi genitori che  non vogliono piu’ avere nulla a che fare con il figlio e incontrera’ alcune vecchie conoscenze tra cui un barbone che aveva picchiato con i suoi compari e alcuni dei vecchi compari. Bamba e il suo nemico di gang sono diventati poliziotti e se la prenderanno con Alex. Lo picchieranno per bene mentre Alex non potra’ far niente per proteggersi. Non e’ che non riesce, proprio non puo’. Anche solo pensare a un possibile schiaffo o calcio, prova nausea e ribrezzo.
il cerchio di violenza si chiude con Alex che verra’ riportato proprio dallo scrittore di Arancia Meccanica che vedremo essere molto attivo in politica e cerchera’ con i suoi amici di aiutarlo. O almeno cosi sembra… in realta’ il loro obiettivo era quello di far diventare ALex una vittima del sistema. Arriveranno addirittura a farlo impazzire portandolo a un tentativo di suicidio.
Alex,dopo la caduta, torna in un certo modo normale. Non prova piu’ nausea ne ribrezzo nella violenza. E’ tornato padrone delle sue azioni, puo’ tornare a scegliere.. e scegliera’ ancora la violenza.
Nella terza e ultima parte infatti ritroviamo Alex con un nuova banda di drughi. Ricominciano gli atti di violenza e Alex torna malvagio finche qualcosa cambia.  Nell’ ultimo capitolo del libro infatti notiamo che Alex sta maturando. E’ stanco della violenza, vuole cambiare vita. E’ cresciuto e vuole scegliere il bene e una vita normale.
Forse con questo ultimo capitolo Anthony Burgess ha voluto darci un po’ di speranza, ha voluto mostrarci che chiunque puo’ cambiare e anche l’ individuo peggiore, l’individuo piu’ malvagio del mondo (Alex) puo’ maturare e scegliere il bene. Ma il bene come scelta e non come qualcosa di imposto da qualcun’ altro.

Nietzsche VS “Arancia meccanica” di Kubrick

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Probabilmente a causa del suo contesto storico di provenienza, del modo in cui Nietzsche ha trascorso la sua fanciullezza e la sua adolescenza, a causa delle circostanze che si sono venute a creare intorno a lui e delle persone che lo hanno circondato e accompagnato nel suo cammino, nell’anima di Nietzsche convivono due tendenze, fra loro contraddittorie: la prima è stata chiamata dagli studiosi “Imperativo di Verità”, che si manifesta come un insopprimibile impulso alla ricerca di verità fondamentali per la vita umana. La radice di questa tendenza dell’animo di Nietzsche è, in primo luogo, la società tradizionalista e luterana, di cultura ancora feudale, con cui Nietzsche viene a contatto fin dai suoi primi anni di vita. Anche la figura del padre, così severa nei confronti delle emozioni spontanee del bambino, assume un’importanza rilevante relazionata al momento dell’Imperativo di Verità. L’altra tendenza si identifica con il nome di “Vitalismo Individualistico”, ed è un impulso spontaneo verso l’espansione individualistica di sé. Le cause che hanno portato Nietzsche a questa tendenza sono essenzialmente due: la perdita del padre all’età di cinque anni, e il trasferimento, in età ancora giovanile, all’università di Bonn, immersa in un mondo borghese utilitaristico ed edonistico. Queste due tendenze interiori, oltre che essere opposte, si trovano anche in conflitto perpetuo nell’animo di Nietzsche.

Quando, nel 1872, realizza la sua prima opera, “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”, opera di impronta schopenhaueriana, distingue nell’arte greca due momenti, quello apollineo e quello dionisiaco, che possono essere ricondotti ai due momenti coesistenti nel suo stesso animo. Quello apollineo viene descritto come il momento del dare ordine e forma ad una materia informe e caotica, quindi è il principio primo della morale e della religione del mondo occidentale, mentre quello dionisiaco scaturisce dall’inconscio più profondo dell’uomo ed è il momento in cui gli istinti vengono lasciati liberi di esprimersi, in altre parole, è il mondo istintuale dell’inconscio. Inizialmente Nietzsche vede il momento apollineo come una maschera illusoria e pacificatrice del momento dionisiaco, ma in un secondo momento relaziona il momento dionisiaco con una spontanea naturalità umana, e attribuisce all’apollineo il compito di veicolare il dionisiaco verso la coscienza.

Alex, è la rappresentazione del momento dionisiaco in tutte le sue forme più estreme, in quanto segue i propri istinti primordiali e la propria volontà, senza soffermarsi a ragionare. Lo spirito dionisiaco di Alex si esterna in tutte le sue passioni, specialmente le più violente.
Un aspetto molto particolare di questo personaggio è che tutti condannano le sue azioni, ma allo stesso tempo rimangono ammaliati dal carisma di Alex. Questo perché è probabile che ad un livello inconscio tutti noi abbiamo in comune certi aspetti della personalità di Alex.

Le considerazioni inattuali

Nella prima inattuale Nietzsche vuole mostrare che il carattere attivo della scienza è vano, relazionato agli impulsi irrazionali della natura umana che svelano l’inutilità e l’insensatezza della vita dell’uomo. L’uomo è spinto verso la scienza dall’istinto agonale, che spinge continuamente l’uomo ad imporre se stesso su gli altri e sulla natura, che porta alla così chiamata “volontà di potenza”. Ma al termine di questa considerazione, Nietzsche nota il lato positivo della scienza, che distoglie l’uomo dalla sua natura insignificante.

La volontà di potenza di cui abbiamo parlato è un altro tratto saliente della personalità di Alex. La volontà di potenza non è la semplice affermazione sugli altri, ma è la volontà di affermare se stessi e la propria natura, quindi anche la propria prospettiva sul mondo.

La seconda inattuale discute sul ruolo e sull’importanza della cultura storica. Nietzsche propone la sua idea, cioè che l’eccesso di sapere storico distolga dalla realtà e spinga ad identificarsi solo con il passato. Così afferma che “ad ogni azione occorre l’oblio” e suggerisce come soluzioni alla verità storica l’arte e la religione, viste come forze eternizzanti, portatrici dell’eterno fluire della vita.

Nella terza inattuale Nietzsche pone il problema di trovare un modello di educatore per i giovani tedeschi. Dall’epoca moderna sono nate tre immagini dell’uomo: l’uomo attivo, identificabile in Rousseau, l’uomo contemplativo, riscontrabile in Goethe, e infine l’uomo eroico, che penetra, vincendo ogni paura, nelle verità fondamentali dell’uomo. L’uomo eroico è, per Nietzsche, Schopenhauer, colui che dovrà essere preso dagli educatori come modello. In questo periodo Nietzsche sta seguendo il suo Imperativo di Verità.

Umano troppo umano

La fervida ammirazione che fino ad adesso Nietzsche aveva sempre provato nei confronti di Schopenhauer, intorno al 1876 va in crisi, e viene meno la sua fiducia nei confronti della metafisica schopenhaueriana. Così, nella sua nuova opera “Umano, troppo umano”, apre una nuova idea della verità e della vita. Adesso Nietzsche sostiene che l’arte non sia più portatrice di verità, e nega qualsiasi valore oggettivo alla metafisica. Seguendo il suo Imperativo di Verità, Nietzsche fa una distinzione fra “scienza della scienza” e “scienza delle cose”, la prima vista come conoscenza applicata al modo in cui cerchiamo di conoscere gli oggetti, quindi intesa come psicologia, la seconda intesa invece come conoscenza utilitaristica e manipolatrice.

Aurora

Nietzsche, seguendo fedelmente il suo imperativo di verità, non riesce a fare a meno, di li a pochi anni, di cadere in depressione. Proprio in questo periodo pubblica la sua opera “Aurora”. L’uomo deve percorrere per intero il cammino della scienza delle cose fino ad arrivare alla psicologia, la scienza della scienze. Con Aurora, intraprende per la prima volta la lotta contro la morale. Per lui la morale toglie la libertà perché obbliga ad adeguarsi a norme esterne rispetto alla propria individualità. Infatti, provando a riflettere sulle motivazioni psicologiche dell’agire dell’uomo, comprende che ogni fine psicologico ha la sua origine nelle tenebre dell’inconscio.

Anche in Arancia Meccanica, la società ci viene presentata come antagonista. Alex identifica la sua società principalmente con la polizia ed il carcere, che cercano di reprimere il suo essere dionisiaco. Anche per Nietzsche la società è una gabbia, che limita gli istinti primordiali dell’uomo, omologandolo, diffondendo una morale comune da seguire. Nietzsche afferma che la società è sostanzialmente errata perché nell’uguaglianza forzata si reprime la vera natura umana e quindi si blocca, con la morale e con la religione, l’avvento dell’”oltreuomo”.

La gaia scienza

Nietzsche riesce ad uscire dal periodo di depressione appena trascorso grazie all’incontro con una giovane ragazza russa, Lou Von Salomé, che gli da un nuovo vigore intellettuale e lo riconduce a seguire il suo vitalismo individualistico. Dopo aver conosciuto questa ragazza, Nietzsche scrive “La gaia scienza”. In questo trattato mostra come le verità che derivano dalla scienza delle cose non possono essere mai considerate definitive, perché si fondano sulla base di una condizione: il “controllo di polizia”. Così le nostre certezze si dimostrano infondate ma a questo punto Nietzsche si chiede se porti veramente alla felicità andare incontro alla verità, quindi uccidere Dio, la società che l’uomo ha creato, con le sue illusioni ed i suoi appigli, necessari per non sprofondare nella depressione a cui porta inevitabilmente la verità ultima dell’uomo.

Così parlò Zarathustra

In questa opera che Nietzsche stende nel 1883, riassume tutto il suo cammino interiore che ha percorso da qui a dieci anni, personificandosi nel protagonista della vicenda: Zarathrusta. Con questa opera si delinea bene il concetto nietzschiano di “oltreuomo”. L’oltreuomo sarà colui che avrà coltivato dentro di se la dote dell’oblio, che si sarà scrollato di dosso tutto il passato e che non si attaccherà più a nessun Dio, ma sarà Dio di se stesso e avrà fede nella propria individualità. Inoltre, l’oltreuomo deve vivere ciò che gli è accaduto come se l’avesse scelto proprio lui. L’unico problema che rimane è che qualsiasi impresa umana è destinata ad esaurirsi nel presente. Quest’ultimo problema Nietzsche lo risolve con la dottrina dell’eterno ritorno, che presenta la natura di un tempo circolare.