Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Elogio della Follia – Erasmo da Rotterdam – Audiolibro


Sgalambro: lo scarto tra cose e idee — Sentieri erranti

Definisco il pensare come l’attenzione per tutto ciò che non è se stessi o l’attenzione per se stessi ma come se non lo si fosse. Per gli equivoci che causa, sono propenso a usare invece di “pensare”, “essere attento” e al posto di “pensiero”, “attenzione”. Uno dei benefici sarebbe quello di lasciare “pensiero” all’uso corrente. […]

via Frammenti 6. Sgalambro: lo scarto tra cose e idee — Sentieri erranti


Franco Battiato – Io chi sono


Aristotele – Misteri di Eleusi. Non imparare ma subire un’emozione

Aristotele

Aristotele

“ Come sostiene Aristotele, che gli iniziati non devono imparare qualcosa, bensì subire un’emozione ed essere in un certo stato, evidentemente dopo di essere divenuti capaci di ciò.
… ciò che appartiene all’insegnamento e ciò che appartiene all’iniziazione. La prima cosa invero giunge agli uomini attraverso l’udito, la seconda invece quando la capacità intuitiva stessa subisce la folgorazione: il che appunto fu chiamato misterico da Aristotele, e simile alle iniziazioni di Eleusi (in queste difatti l’iniziato risultava modellato rispetto alle visioni, ma non riceveva un insegnamento).”
ARISTOTELE (384 a.C. – 322 a.C.) “Sulla filosofia”, in GIORGIO COLLI (1917 – 1979), “La sapienza greca”, Adelphi, Milano 1977 – 1982, 3 voll., vol. I (1981 IIIed., I ed. 1977), ‘Eleusinia’, fr. 15, 3 [A 21] a – b, pp. 107 – 109.

“ καθάπερ Ἀριστοτέλης ἀξιοῖ τοὺς τελουμένους οὐ μαθεῖν τί δεῖν, ἀλλὰ παθεῖν καὶ διατεθῆναι, δηλονότι γενομένους ἐπιτηδείους•
… τὸ διδακτικὸν καὶ τὸ τελεστικόν. τὸ μὲν οὖν πρῶτον ἀκοῇ τοῖς ἀνθρώποις παραγίνεται, τὸ δὲ δεύτερον, αὐτοῦ παθόντος τοῦ νοῦ τὴν ἔλλαμψιν, ὃ δὴ καὶ μυστηριῶδες Ἀριστοτέλης ὠνόμασε καὶ ἐοικὸς ταῖς Ἐλευσινίαις (ἐν ἐκείναις γὰρ τυπούμενος ὁ τελούμενος τὰς θεωρίας ἦν, ἀλλ’ οὐ διδασκόμενος).”
ARISTOTELES, De phil. fr. 15 Ross (Synes. Dio 10, 48 a: Mich. Psell. Schol. Ad Joh. Climc. 6, 171 [Bidez]), in GIORGIO COLLI, op. cit., ‘Eleusinia’, 3 [A 21] a –b , pp. 106 e 108.


Platone – Iniziato a misteri perfetti

Platone

Platone

“ SOCRATE Bisogna che l’uomo comprenda in funzione di quella che viene chiamata Idea, procedendo da una molteplicità di sensazioni a un’unità colta con il pensiero. E questa è una reminiscenza delle cose che un tempo la nostra anima ha visto, quando procedeva al seguito di un dio e guardava dall’alto le cose che diciamo essere, alzando la testa verso quello che è veramente essere. Perciò, giustamente, solo l’anima del filosofo mette le ali. Con il ricordo, infatti, per quanto gli è possibile, egli è sempre in rapporto con quelle realtà, in relazione con le quali anche un dio è divino. Un uomo che si serva di tali reminiscenze in modo retto, in quanto è sempre iniziato a misteri perfetti, diventa, lui solo, veramente perfetto. Però, siccome si allontana dalle occupazioni umane e si rivolge al divino, viene accusato dai più di essere uscito di senno. Sfugge ai più che egli, invece, è invasato da un dio.”
PLATONE (428/427 – 347 a.C.), “Fedroˮ, a cura, trad. e introduzione di Giovanni Reale, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, Milano 2005 (III ed., I ed. 1998), 249 b – d, p. 77.

“ ΣΩKΡΑΤΗΣ δεῖ […] ἄνθρωπον συνιέναι κατ᾽ εἶδος λεγόμενον, ἐκ πολλῶν ἰὸν αἰσθήσεων εἰς ἓν λογισμῷ συναιρούμενον: τοῦτο δ᾽ ἐστὶν ἀνάμνησις ἐκείνων ἅ ποτ᾽ εἶδεν ἡμῶν ἡ ψυχὴ συμπορευθεῖσα θεῷ καὶ ὑπεριδοῦσα ἃ νῦν εἶναί φαμεν, καὶ ἀνακύψασα εἰς τὸ ὂν ὄντως. διὸ δὴ δικαίως μόνη πτεροῦται ἡ τοῦ φιλοσόφου διάνοια: πρὸς γὰρ ἐκείνοις ἀεί ἐστιν μνήμῃ κατὰ δύναμιν, πρὸς οἷσπερ θεὸς ὢν θεῖός ἐστιν. τοῖς δὲ δὴ τοιούτοις ἀνὴρ ὑπομνήμασιν ὀρθῶς χρώμενος, τελέους ἀεὶ τελετὰς τελούμενος, τέλεος ὄντως μόνος γίγνεται: ἐξιστάμενος δὲ τῶν ἀνθρωπίνων σπουδασμάτων καὶ πρὸς τῷ θείῳ γιγνόμενος, νουθετεῖται μὲν ὑπὸ τῶν πολλῶν ὡς παρακινῶν, ἐνθουσιάζων δὲ λέληθεν τοὺς πολλούς.ˮ
ΠΛΑΤΩΝΟΣ “Φαῖδρος”, testo critico di John Burnett, 249 b6 – d3, in op. cit., pp. 74 e 76.


Manlio Sgalambro e la potenza vitale

Manlio Sgalambro

Manlio Sgalambro

“Io appartengo al sistema solare. Il resto non mi dice niente. Le stelle che vedo a occhio nudo, la luna che percepisco quasi con tenerezza, insomma quello che fa parte di questo sistema mi commuove e ne ho un senso vivissimo di partecipazione. Mi sento intimo a una stella più che a qualcuno con cui ho spartito il mio vivere quotidiano. […] Quel che esso può, ci dà. In questa immagine è compresa la sua morte stessa. […] Si morirà del tutto quando morirà il sistema solare, e anche i morti morranno nuovamente. Ma esso ci ha portato, ci ha fatto da padre e da madre. Il sentimento di appartenenza a questo sistema ci ritaglia uno spazio nel vagare cosmico. Qui sono le radici, questa è la nostra ‘cara patria’ cercata invano nella fallacia e nelle lusinghe. Ma il sentimento di contemporaneità a quel momento in cui il ‘FIAT’ si disgrega – It’s all in pieces – ci dà la misura e ci impone una norma. A partire da esso si svegliano le sopite energie morali, e guardiamo in faccia ciò che vi è di comune. E la prima umanità si ricongiunge all’ultima. E, ciò che non è possibile al genere umano mentre è in balìa delle potenze vitali, la sospensione della vita nella bellezza o nella contemplazione e, nell’istante, una forte commossa immaginazione ci indicano entrambe quel che avrebbe potuto essere, e ciò che è si impregna del nostro rimpianto”.
Manlio Sgalambro


Herbert Spencer – Il mondo è un mistero che domanda un’interpretazione

Herbert Spencer

Herbert Spencer

“ Sia nella primitiva teoria degli spiriti, che suppone una personalità umana dietro ogni insolito fenomeno; sia nel Politeismo, in cui tali personalità sono parzialmente generalizzate; sia nel Monoteismo in cui esse sono generalizzate interamente; o sia ne Panteismo, in cui la personalità generalizzata diventa una cosa sola con i fenomeni: noi troviamo egualmente un’ipotesi che si suppone deva rendere comprensibile l’Universo. Di più, anche quel sistema che è considerato come la negazione di ogni religione – anche l’Ateismo positivo – rientra nella definizione; poiché esso pure, affermando l’auto-esistenza dello Spazio, della Materia, e del Moto, propone una teoria di cui ritiene sarebbero deducibili i fatti. Ora ogni teoria afferma tacitamente due cose: in primo luogo, che c’è qualche cosa da essere spiegato; in secondo luogo, che la spiegazione è questa o quella. Quindi, per quanto i diversi pensatori possano ampiamente discordare nelle soluzioni che danno allo stesso problema, pure implicitamente convengono che c’è un problema da risolvere. Ecco dunque un elemento comune a tutte le credenze. Religioni diametralmente opposte nei loro dogmi palesi sono perfettamente d’accordo nel riconoscere tacitamente che l’esistenza del mondo, con tutto ciò che esso contiene e tutto ciò che lo circonda, è un mistero che domanda un’interpretazione.”
HERBERT SPENCER (1820 – 1903), “I primi principii”, a cura di Guglielmo Salvadori, Bocca, Torino 1921 (III ed. it. sulla VI ed. inglese, I ed. it. Dumolard, Milano 1888), Parte prima ‘L’inconoscibile’, Capitolo II ‘Idee ultime della religione’, § 14., pp. 30 – 31.

“ Be it in the primitive Ghost-theory, which assumes a human personality behind each unusual phenomenon; be it in Polytheism, in which such personalities are partially generalized; be it in Monotheism, in which they are wholly generalized; or be it in Pantheism, in which the generalized personality becomes one with the phenomena; we equally find an hypothesis which is supposed to render the Universe comprehensible. Nay, even that which is regarded as the negation of all Religion even positive Atheisms – comes within the definition; for it, too, in asserting the self-existence of Space, Matter, and Motion, propounds a theory from; which it holds the facts to be deducible. Now every theory tacitly asserts two things: first, that there is something to be explained; second, that such and such is the explanation. Hence, however widely different speculators disagree in the solutions they give of the same problem, yet by implication they agree that there is a problem to be solved. Here then is an element which all creeds have in common. Religions diametrically opposed in their overt dogmas, are perfectly at one in the tacit conviction that the existence of the world with all it contains and all which surrounds it, is a mystery calling for interpretation.”
HERBERT SPENCER, “First Principles” (sixth and final revised by the author, I ed. Williams and Norgate, London 1862), introduction by T. W. Hill, Watts & Co., London 1946 (third impression), Part 1. ‘The unknowable’, II. ‘Ultimate religious ideas’, § 14., pp. 35 – 36.