Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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L’etica di Spinoza: un’analisi geometrica delle passioni

Secondo Spinoza, le passioni hanno origine dalla potenza della Natura, necessaria e geometrica. Le passioni non possono essere quindi detestate e biasimate, ma vanno capite, come tutte le altre realtà della Natura.

In Spinoza parliamo per questo di intellettualismo etico (e non del LIBERO ARBITRIO, suo opposto) : bisogna comprendere le proprie passioni, e una volta spiegate saremo in grado di vivere quelle positive ed evitare quelle negative. Il procedimento etico corrisponde così a quello conoscitivo. Tutte le passioni negative vogliono modificare la realtà che però  non è modificabile perché necessaria. Bisogna quindi abbracciare la realtà nella sua intera necessaria positività attraverso la comprensione delle passioni e la riconversione in positivo di quelle negative, nella loro vera realtà. Bisogna riconoscere la realtà e convertire le passioni negative che vanno contro essa (rifacendosi così allo Stoicismo).

Considerata la concezione delle passioni e l’istinto di autoconservazione, Spinoza conclude che quello che si può correttamente chiamare bene è solo l’utile, e male è il suo contrario. Utile diventa quindi tutto ciò che aumenta la nostra potenza d’agire, permettendo di conservare e perfezionare il nostro essere.

La passione è per Spinoza quindi una idea confusa che cessa di essere passione appena ce ne formiamo “un’idea chiara e distinta”. La vera salvezza è quindi rappresentata dalla conoscenza, che rappresenta la vera potenza liberatrice per l’uomo.

La liberazione dalle passioni negative avviene non liberandosi dalle passioni, ma attraverso le stesse passioni che vengono convertite nella loro vera realtà, positiva (positiva perché riconducibile all’ordine geometrico e necessario perfetto in sé) attraverso l’uso della ragione (una volta quindi che saremo arrivati al secondo livello della conoscenza, quella scientifica, che rende ad ogni cosa il suo posto effettivo nell’insieme generale).

Ultimo stadio della conoscenza è quello dell’intuizione mistica per cui conosciamo le cose in Dio e riusciamo a vederle tutte sotto il suo segno di necessità (sub specie aeternitatis) , accettando gioiosamente tutto ciò che accade, appunto perché tutto ciò che accade dipende dalla divina necessità.