Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Jung contro Freud: i concetti fondamentali

freudLa psicanalisi si sviluppa contemporaneamente in due continenti: Europa ed America. Freud ne è il vero scopritore e fondatore. Inizialmente praticò l’ipnosi, ma poi scopri’ che con questo metodo i sintomi, pur cessando per un certo periodo di tempo, riapparivano dato che il paziente non era cosciente. Quindi Freud pensò di far ricordare davvero il momento che aveva causato il sintomo al paziente, introducendo la psicanalisi. Inizialmente Freud partì dal metodo catartico che consisteva nel provocare una scarica emotiva in grado di liberare il paziente dai suoi disturbi, ma poi arrivo’ alla scoperta che la causa della nevrosi consisteva nel conflitto tra forze psichiche inconsce e che i disturbi non derivavano dagli organi, ma dalla psiche. Fu proprio la scoperta dello inconscio che segno’ la nascita della psicanalisi. All’inizio la psicanalisi suscito’ molti pregiudizi in quanto Freud aveva sottolineato il fattore sessuale. Tra i pregiudizi più’ comuni ci furono:

· La psicanalisi aveva dato troppa importanza al sesso.

· La psicanalisi venne paragonata ad un metodo di suggestione che fornisce al paziente un sistema di teorie e che lo costringe ad accettarequalcosa che egli stesso non vede.

Molti psicanalisti in passato hanno lavorato con terapie suggestive che pero’ hanno in seguito rifiutato. La psicanalisi infatti cercava di fare uscire il paziente da un ruolo passivo e di metterlo in grado di condurre un’esistenza autonoma. Lo psicanalista non doveva imporre interpretazioni, ma doveva condurre il paziente a comprendere se stesso; doveva ascoltare i conflitti ed i problemi coscienti e tenerne conto, ma non per esaudire il desiderio del paziente dandogli consigli ed indicazioni.Infatti la Psicanalisi non doveva risolvere i problemi di un nevrotico con consigli o con il ragionamento cosciente. I pazienti desideravano un consiglio autoritario solo per poter allontanare da se stessi le responsabilità’; ma la psicanalisi cercava di controllare i disturbi della psiche partendo dallo inconscio e non dalla coscienza. Comunque, il trattamento cominciava lo stesso dai contenuti della coscienza attraverso l’anamnesi. L’analista cercava di portare alla luce l’inconscio attraverso il metodo delle associazioni libere,introdotto da Freud, che consisteva nel rilassamento del paziente in modo da renderlo in grado di abbandonarsi al corso dei propri pensieri, collegando le parole pronunciate con il materiale rimosso che si voleva riportare alla luce. Anche l’interpretazione dei sogni era importante: Freud riteneva infatti che i sogni fossero l’appagamento di un desiderio e che fossero il mezzo per accedere all’inconscio. Nel sogno distinse un CONTENUTO MANIFESTO che rappresentava la scena onirica cosi’ come era vissuta dal paziente;ed un CONTENUTO LATENTE che comprendeva l’insieme delle cause che danno luogo alla scena onirica. I sogni non manifestano direttamente i desideri, perche’ sono desideri non accettati dal paziente che passano sotto l’azione della “censura”. Quindi l’interpretazione consisteva proprio nel ripercorrere a ritroso il sogno dal contenuto manifesto a quello latente. Freud introdusse il PRINCIPIO DI CONDENSAZIONE che consisteva in una fusione di due immagini, cioè un immagine veniva sostituita ad un’altra; ed il PRINCIPIO DI SPOSTAMENTO, cioè quando veniva inserito un elemento in una scena completamente diversa. Per Jung i sogni avevano significati simbolici; ogni simbolo aveva più significati e non rappresentavano necessariamente realizzazioni infantili di desideri.Per Jung, quindi, il sogno era una rappresentazione della situazione psicologica attuale del paziente, ma anche una rappresentazione dei simboli della mitologia e delle religioni.Un altro punto di scontro tra Freud e Jung fu a proposito dell’inconscio.Infatti Freud parla di INCONSCIO PERSONALE che è identificato con il rimorso infantile.

jungPer Jung, invece, al di la’ dell’inconscio personale, esiste un INCONSCIO COLLETTIVO che unisce le immagini primordiali della psiche, frutto della ripetizione di situazioni identiche.L’inconscio collettivo è quindi la massa ereditaria spirituale che rappresenta lo sviluppo dell’umanità’, ma che rinasce ogni volta in ogni individuo.Jung inoltre afferma che la personalità dipende in buona parte dalla società e dal costume, i quali creano una vera e propria maschera, con la quale la gente rappresenta se stessa per convenienza. Dietro questa maschera si nasconde una vita privata; ma molto spesso accade che la gente creda di essere davvero ciò’ che rappresenta. Jung definisce ARCHETIPI le immagini primordiali, cioè’ forme universali, ereditarie ed uguali per tutti. Ma il mito non è l’archetipo stesso, bensì’ il prodotto del suo operare.L’archetipo è costellato da MANDALA che sono simboli del centro, della meta e del se’ come totalità’ psichica.I mandala sono rappresentati dal cerchio e dalla disposizione simmetrica del numero 4 e dei suoi multipli.I mandala non si diffusero solo in Oriente, ma anche in Europa durante il Medioevo; di solito erano rappresentati da Cristo nel centro con quattro evangelisti con i loro simboli ai quattro punti cardinali.I mandala sorgono in situazioni caratterizzate da disorientamenti e perplessità’.L’archetipo rappresenta lo schema ordinatore che si sovrappone al CAOS PSICHICO, cioè allo stato di disordine ed elevata conflittualità interiore in cui può presentarsi la personalità nevrotica.Lo scopo della psicanalisi era soprattutto superare le nevrosi e l’isteria.Inizialmente si pensava che questi sintomi derivavano da un trauma o da uno shock sessuale subito durante l’infanzia.Questa teoria fu pero’ abbandonata in quanto molti pazienti dichiaravano di aver subito un tale trauma, anche se questo non era vero.Freud allora scopri’ che la nevrosi derivava da una fissazione ad un determinato periodo dell’infanzia.Cerco’ anche di classificare le nevrosi in corrispondenza dello stadio dello sviluppo infantile in cui si era verificata la fissazione.Il nevrotico quindi dipendeva completamente dal suo passato infantile e tutte le difficoltà’ incontrate nella vita ed i conflitti morali derivavano dall’influenza di quel periodo.Secondo Freud, infatti, esistevano nell’inconscio numerose fantasie che risalivano all’infanzia e si raggruppavano intorno al COMPLESSO NUCLEARE che negli uomini prese il nome di COMPLESSO DI EDIPO e nelle donne di COMPLESSO DI ELETTRA.Il complesso di Edipo prese il nome dalla mitica vicenda del personaggio greco, destinato dal Fato a sposare la madre e ad uccidere il padre; mentre il complesso di Elettra deriva, appunto, dal mito di Elettra che si era vendicata della madre Clitennestra per l’uccisione del padre.Entrambi consistono nell’attaccamento libidico verso il genitore di sesso opposto ed in un atteggiamento ambivalente ( identificazione – gelosia ) verso il genitore dello stesso sesso. Questo complesso è proprio un insieme organizzato di ricordi, fantasie e pensieri carichi di significati emotivi di cui spesso il soggetto non è consapevole; è quindi una struttura portante della personalità, determinante per lo sviluppo dell’individuo.Ma, per Jung, Freud non era riuscito a spiegare la causa della fissazione.A volte la fissazione si genera proprio nell’ambito di questi complessi, ma altre volte derivava da un momento critico in cui nasceva l’esigenza di un nuovo atteggiamento psicologico, cioè’ di un nuovo adattamento.Quindi per Jung la nevrosi non andava attribuita solo ad una predisposizione della prima infanzia, ma anche a cause manifestatesi nel presente.Inoltre Jung voleva liberare la psicanalisi dalla concezione esclusivamente sessuale.Infatti Freud aveva cercato di conciliare il metodo delle psicanalisi con la sua teoria sessuale a cui Jung assegnò un valore dogmatico, perchè secondo lui Freud non aveva dato nessuna spiegazione o dimostrazione.Fu proprio questo che porto’ alla rottura tra Freud e Jung, perché’ per quest’ultimo dogma e scienza erano inconciliabili, in quanto il dogma aveva solo valore religioso perché’ rappresentava un punto di vista assoluto; mentre la scienza per progredire aveva bisogno del dubbio.Jung sostituì’ la concezione freudiana sessuale con una CONCEZIONE ENERGETICA- SPIRITUALE.Infatti, secondo lui, tutti i fenomeni psicologici potevano essere considerati come manifestazione di energia, percepita soggettivamente come aspirazione e desiderio.Questa energia prese il nome di LIBIDO che può’ essere paragonata allo SLANCIO VITALE di Bergson che consisteva in un’energia vitale che spinge la vita, ma che non esclude il libero arbitrio dell’uomo che può’ scegliere una strada da percorrere, lasciando pero’ dietro di se’ una scia di frammenti di vita.Infatti gli uomini sono dei dissipatori della vita, a differenza della natura che non è costretta a scegliere sviluppandosi su una linea. Lo slancio vitale è una forza inesauribile, è un’attività libera ed una forza creatrice spontanea che genera tutti i momenti del reale.Riprendendo il concetto di libido di Jung, abbiamo che la prima manifestazione di questa energia nel bambino consiste nella pulsione alla nutrizione; questo processo prosegue fino all’età adulta. Ma quando l’uomo incontra un ostacolo insormontabile che rinuncia a superare, la libido regredisce e viene meno al compito di adattamento.Quando un paziente presenta una convinzione morbosa od un atteggiamento esagerato, significa che in quel caso c’è troppa libido e che questa eccedenza è stata sottratta da qualche altro punto, dove di conseguenza c’è una carenza. Il compito della psicanalisi è proprio quello di individuare i punti in cui c’è carenza di libido ed equilibrare la sproporzione. Quando invece si riscontra in un paziente mancanza di libido, il compito della psicanalisi diventa quello di trovare il punto nascosto dove si cela la libido e che è inaccessibile fino al paziente: questo luogo è proprio l’inconscio. Per Freud la libido è un bisogno esclusivamente sessuale che si sviluppa sin dall’infanzia. Freud distingue, infatti, tre fasi:

· ORALE: che caratterizza i primi mesi di vita ed ha come zona erogena la bocca, connessa alla prima attività del bambino che consiste nel poppare.

· ANALE: che va da un anno e mezzo a tre anni ed ha come zona erogena l’ano; il bambino prova piacere nell’emettere le feci.

· GENITALE: ha come zona erogena l’apparato genitale e si articola in due sottofasi: quella “fallica” e quella “genitale in senso stretto”.

– Fase Fallica: la scoperta del pene costituisce oggetto di attrazione sia per il bambino sia per la bambina, entrambi i quali soffrono di un complesso di castrazione ( il primo perchè teme di essere evirato; la seconda perchè prova invidia).

– Fase Genitale in senso stretto: dove cominciano le vere e proprie pulsioni sessuali.

Anche Jung crede in una sessualità infantile, ma critica Freud perchè definisce sessuali anche fenomeni della prima infanzia, come il poppare. Infatti, secondo Jung, questi fenomeni hanno una natura biologica e funzione nutritiva. Jung distingue la vita umana in tre fasi:

· PRIMA FASE: che comprende i primi anni di vita e che viene definita “stadio presessuale” che corrisponde allo stadio di larva della farfalla ed è caratterizzato quasi esclusivamente dalla funzione della nutrizione e della crescita.

· SECONDA FASE: che comprende gli anni successivi all’infanzia fino alla pubertà e viene definita ” prepubertà”. Consiste nello sviluppo della sessualità.

· TERZA FASE: che comprende l’età adulta dalla pubertà in avanti e viene definita ” maturità”.

Il problema è definire il limite cronologico della prima fase. Si può dire che cade tra il terzoe il quinto anno di vita, ma è comunque soggetto a variazioni. In queste età il bambino raggiunge una certa indipendenza in quanto smette di poppare; inoltre comincia a definire la propria personalità e cominciano a svilupparsi i primi segni che possono essere definiti sessuali, anche se sono ancora caratterizzati dall’ingenuità e dall’innocenza infantile. Secondo Freud la sessualità si sviluppa nel bambino con minore intensità e quindi anche la libido è meno forte. Ma per Jung la libido è costituita da diverse energie che si manifestano con la stessa intensità sia nel bambino che nell’adulto, in quanto quello che cambia tra l’infanzia e la maturità non è l’intensità, ma la localizzazione della libido.La libido, quindi, nel bambino non provvede a funzioni sessuali, ma a funzioni di natura fisica come la nutrizione. Proprio per questo motivo non bisogna più definire la libido in senso sessuale, ma considerarla come “concezione energetica spirituale”. Lo stesso Freud si rese conto di aver dato una concezione troppo ristretta della libido quando si occupò del caso Schreber, un caso di “demenza precoce” (l’attuale schizofrenia) che consiste in un distacco sempre più marcato dalla realtà e nella comparsa di atteggiamenti imprevedibili ed eccentrici. Lo schizofrenico si rinchiude completamente in se stesso, costruendosi un mondo di allucinazioni e compromettendo ogni rapporto sociale. Proprio per questo il mondo onirico assume per il malato un valore di realtà maggiore della realtà esterna. Schreber, per esempio, aveva creato la rappresentazione di “fine del mondo”. La libido si è quindi ritirata dal mondo esterno per entrare nel mondo interiore dove deve creare una situazione equivalente alla realtà stessa. E la demenza precoce è proprio determinata dal ritiro della libido. Freud si chiese se questa schizofrenia derivasse solo dal ritiro dell’interesse erotico o dal ritiro dell’interesse in generale.Jung arriva alla conclusione che in questi malati non c’è traccia di adattamento psicologico e quindi non manca solo l’interesse erotico, ma l’interesse in generale, cioè l’adattamento alla realtà. Proprio per questo Jung parla di un’evoluzione della libido che dalla concezione sessuale passa ad essere definita come energia psichica. Questo si può notare dalla storia dell’evoluzione. Infatti il numero degli elementi produttivi che prima si basavano sulla casualità della fecondazione, si è andato riducendo a favore di una fecondazione e di una protezione della prole. Quindi l’energia destinata all’istinto di produzione si è trasformata in energia destinata all’attrazione e alla protezione della prole e quindi, all’amore stesso. Si è passati così da un’energia più caotica e casuale ad un’energia più organizzata, regolata e più selettiva. Nonostante questo, la libido non è concreta e conosciuta, ma può essere addirittura definita un’incognita, una pura ipotesi, un ‘entità convenzionale.La libido è quindi un’energia che si manifesta nel processo vitale e che viene percepita soggettivamente come aspirazione e desiderio. Nei molteplici fenomeni naturali, la libido si manifesta in diverse forme ed applicazioni. Nell’infanzia si sviluppa sotto forma di istinto di nutrizione che provvede alla crescita del corpo. Ed è proprio con la crescita del corpo che si aprono alla libido nuovi campi di applicazione. Tra questi abbiamo il campo della sessualità dove inizialmente si sviluppa sotto forma di istinto di procreazione e quindi come una libido “indifferenziata”. In seguito, però, si sviluppa una libido “differenziata” basata, come ho detto prima sull’attrazione e protezione della prole. Quindi la trasformazione della libido dalla forma originaria in attività secondaria avviene sotto forma di supplemento libidico, cioè la sessualità viene privata della sua determinazione originaria ed impiegata in nuova attività come il corteggiamento.Lo spostamento della libido dal campo sessuale a funzioni secondarie prende il nome di SUBLIMAZIONE. Per mezzo di questo fenomeno l’istinto viene appagato conservando intatta la propria energia. Sicuramente una parte della “libido di fame” si deve trasformare in “libido sessuale”. Questo trasferimento non avviene all’improvviso nella pubertà, ma si sviluppa gradualmente nell’infanzia.In questo stadio di transizione Jung distingue due epoche: l’epoca del succhiare e l’epoca dell’attività ritmica spostata.

· L’EPOCA DEL SUCCHIARE: rientra nell’ambito della funzione nutritiva, ma poi supera questa situazione perchè diventa un’attività ritmica con l’obiettivo finale del piacere e dell’appagamento senza l’assunzione del nutrimento.

· L’EPOCA DELL’ATTIVITA’ RITMICA SPOSTATA: prendono importanza nuovi organi, inizialmente la mano, poi la cute, fino ad arrivare alle zone sessuali.

Ogni volta che la libido incontra un ostacolo lungo il processo di adattamento alla realtà, si verifica un accumulo che provoca un maggiore sforzo per superare l’ostacolo. Ma se l’ostacolo sembra insormontabile e l’uomo rinuncia a superarlo, la libido regredisce e ricade in uno stadio antecedente e quindi più primitivo. Esempi di regressione si ritrovano nei casi di nevrosi.La libido, in questi casi, essendo distorta dal compito di adattamento, ritorna a controllare la funzione nutritiva, provocando disturbi digestivi.Oppure cerca di riattivare ricordi del lontano passato, tra i quali l’immagine dei genitori e lo stesso complesso edipico di cui ho parlato prima. La nevrosi quindi deriva dal fallimento della libido, cioè dal fallito tentativo di adattamento. Però, mentre una parte della libido rimane a uno stato preliminare, lo sviluppo dell’individuo prosegue; proprio per questo aumentano le discordanze tra una continua attività infantile e le esigenze dell’età più avanzata. Questo processo provoca la “dissociazione della personalità”, cioè il conflitto che è il vero e proprio fondamento della nevrosi.Maggiore è la libido impiegata in modo regressivo, maggiore è il conflitto. Tra le cose che avevano grande importanza nell’età infantile ci sono i genitori, ma Jung preferisce parlare di IMAGO del padre e della madre perchè nelle fantasie dei malati non compaiono più i veri genitori, ma immagini soggettive e spesso deformate.Se e quando l’ostacolo viene superato tutte queste fantasie infantili crollano.Comunque, sia per Freud che per Jung, la libido è ENERGIA, che può assumere diverse forme e può subire trasformazioni. La libido per Freud è energia sessuale , mentre per Jung, è energia spirituale. Secondo Fechner, uno psicologo e naturalista, un sistema continua a mutare finchè non raggiunge la stabilità. Inoltre afferma che una qualsiasi eccitazione psicofisica che supera la soglia della coscienza è investita dal piacere quando si avvicina alla stabilità, mentre è investita dal dolore quando se ne allontana. A questo psicologo si rifece lo stesso Freud che annunciò che lo scopo di un esistenza psicofisica e quindi dell’organismo consiste nel mantenere ad un basso livello la tensione, ed anche nell’eliminarla del tutto.Per Freud la libido può essere sublimata, cioè quando l’energia sessuale viene trasformata in altri tipi di energia, oppure può essere mantenuta ordinata secondo il principio di realtà cioè quando le pulsioni psichiche imparano a sostituire il principio di piacere con una sua modificazione, perchè il compito di evitare dispiacere si pone quasi nello stesso piano di quello del conseguimento del piacere. Quindi rinunciano al soddisfacimento immediato e , così “educate”, non si lasciano più dominare dal principio del piacere, ma dalla realtà circostante.La libido però, sempre secondo Freud, può anche realizzarsi assecondando disordinatamente e spontaneamente il “principio del piacere”, in quanto secondo lui lo scopo dell’uomo è il conseguimento del piacere e l’intera attività psichica è regolata da questo principio. Il piacere è legato alla diminuzione ed all’estinzione delle quantità di stimoli che operano nell’apparato psichico, mentre il dispiacere è legato ad un suo aumento, per quanto riguarda le pulsioni sessuali, queste operano per raggiungere il piacere. Anche le altre funzioni mirano allo stesso scopo, ma sono anche condizionate dalla necessità. Invece per Jung la libido può subire trasformazione ed elaborazioni simboliche disordinate attraverso le associazioni verbali che consistono nel far riferire tutti i pensieri che vengono in mente al paziente, senza discriminazioni o riserve, oppure attraverso i conflitti inconsci.La libido può subire anche trasformazioni ordinate attraverso gli archetipi dell’inconscio collettivo, che sono immagini primordiali appartenenti alla struttura ereditaria della psiche contenuta proprio nell’inconscio collettivo, che è formato da contenuti che rappresentano il deposito dei tipici modi di reagire dell’umanità, che non derivano da acquisizioni personali, ma dalla struttura ereditaria del cervello; oppure attraverso i Mandala, simboli del centro e del sè come totalità psichica.

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Il linguaggio del corpo: Ferenczi e Reich

Nel 1958 Lowen pubblica Il linguaggio del corpo. Il testo consente di ritagliare nell’impossibile, meandrica storia della psicoanalisi un nesso fin qui poco indagato, il nesso “Ferenczi-Reich”. Ferenczi è presentato da Lowen come il più importante tra gli innovatori della psicoanalisi, uno che si trovava spesso in conflitto con Freud, “il quale si opponeva a qualsiasi mutamento del metodo psicoanalitico tradizionale” (una visione alquanto rigida direi quella qui espressa da Lowen). Lowen considera il nesso Ferenczi-Reich nel segno di una continuità e arriva persino a considerare l’uno (Reich) allievo dell’altro (Ferenczi). Il nesso viene preso in considerazione alla luce del significato, direi, “somatico” della tecnica attiva e del concetto freudiano di trasferibilità della libido. Se è vero che la libido è “energia trasferibile”, non c’è analista più attento di Ferenczi ai trasferimenti di libido, alla danza delle sue metonimie e anche alla fulmineità delle sue metafore (si pensi, a tale riguardo, a tutta quella ricca fenomenologia dei sintomi transitori che attraversa l’opus ferencziano, oltre che alla sua pratica del simbolo). Il concetto della trasferibilità della libido pone Ferenczi in particolare sintonia con Reich. Una relazione forte tra Ferenczi e il primo Reich e, comunque, una forte presenza di Ferenczi nell’opus reichiano può essere ravvisata nelle numerose citazioni che quest’ultimo fa dello psicoanalista ungherese.

Cominciamo da Il carattere pulsionale pubblicato nel 1925. Reich ha da ridire circa il primato assegnato da Ferenczi e Rank all’agire (ripetere) piuttosto che al ricordare. Tuttavia non mi sembra interpreti fino in fondo il significato dello scritto dei due psicoanalisti. È d’accordo con loro relativamente alla pars destruens, è avverso cioè all’analisi dei sintomi e dei complessi; è d’accordo anche nel ritenere che risiede nell’analisi delle azioni nevrotiche (ovvero nel ripetere) “il punto d’attacco principale dell’analisi del carattere”. Con ciò Reich ammette che il punto di vista di Ferenczi e Rank è molto vicino a quello proprio, riconosce cioè che una reale guarigione non si ottiene eliminando il sintomo ma “la base nevrotica reattiva”. Secondo Reich, insomma, all’analisi sintomatica deve subentrare l’analisi caratteriale. Egli ritiene comunque che l’agire (il ripetere) senza il ricordare, “cioè senza una ricostruzione analitica delle origini dell’azione” non possa fornire “una comprensione genetico-analitica”. Tale critica non tiene conto del fatto che, nelle intenzioni di Ferenczi e Rank, non si tratta del sostituire il ripetere al ricordare, ma di trasformare il ripetere in ricordo. In ciò Ferenczi e Rank tengono in debita considerazione anche il punto di vista topico, nel senso che assumono il concetto di “inconscio” nella sua letteralità. Se d’inconscio si tratta, ciò significa una impossibilità di ricordare. Tale impossibilità, tuttavia, non toglie la realtà, l’effettività della coazione a ripetere. È dunque attraverso il ripetere e anche l’incoraggiamento del ripetere (mossa questa in linea con la tecnica attiva) che si perviene al ricordo. Reich, comunque, mostra di essere in particolare sintonia con le concezioni di Ferenczi e Rank là dove afferma che sono appunto i pazienti che non agiscono (ad onta del profondo lavoro che con essi si fa sul piano del ricordo) quelli meno influenzabili terapeuticamente. Affermazione che mi sembra perfettamente in linea con il punto di vista espresso da Ferenczi e Rank nel loro scritto, in sintonia con la tecnica attiva e con la necessità di forzare quei punti morti con i quali Ferenczi si era dovuto più di una volta confrontare. Ora, tali punti morti sono traducibili come una virtuale impasse, ovvero una impossibilità di passare al ricordo dovuta alla circolazione bloccata di libido, al momentaneo stallo della sua trasferibilità.

È comunque in Analisi del carattere che Reich precisa le sue critiche al testo congiunto di Ferenczi e Rank. Reich cerca d’individuare i motivi che mettono in impasse la “inesauribile” teoria della libido di Freud e lo fa a partire dai tre punti di vista che governano la teoria e la pratica psicoanalitica: i punti di vista topico, dinamico ed economico. Ora, il punto di vista topico (che considera i “luoghi” della psiche: inconscio, preconscio, conscio, ovvero le istanze Es, Super-Io, Io) è inadeguato. Reich sostiene infatti che ai fini della guarigione non basta che una rappresentazione da inconscia diventi conscia. Migliore, ma ancora non sufficiente, è la soluzione dinamica (col che Reich intende in particolare la “abreazione di un affetto collegato a un ricordo”). La soluzione dinamica, che è quella perseguita da Ferenczi e Rank, è inficiata dalla provvisorietà dei suoi esiti. Rimane il punto di vista economico, che prende in considerazione il fattore quantitativo della vita psichica, ovvero la “quantità di libido che viene ingorgata o scaricata”. Il nevrotico, secondo Reich, soffre di una inadeguata economia della libido.

Sandor Ferenczi (foto)

Sandor Ferenczi (foto)

È a partire dal punto di vista economico, insomma, che Reich, pur riconoscendo a Ferenczi indubbi meriti nell’aver smosso le acque non fluide della terapia psicoanalitica così come era stata fino ad allora praticata, muove le sue critiche maggiori all’indirizzo dello psicoanalista ungherese. Tali critiche appaiono sinteticamente espresse nello scritto del 1942 La funzione dell’orgasmo. Ferenczi fu uno dei pochi (insieme a Rank) a rendersi conto di quella che Reich (mediando da Marx) chiama la “miseria terapeutica”. Molti invece erano naufragati a causa di essa e Reich ne redige un elenco nel quale figurano Stekel, che puntava esclusivamente all’interpretazione dell’inconscio negando il lavoro sulla resistenza, Adler, che era diventato un “filosofo finalista e un moralista sociale” e aveva negato “che si potesse venire a capo del senso di colpa e dell’aggressività con la teoria sessuale”, Jung, che aveva a tal punto generalizzato il concetto di libido da sottrargli il suo significato di “energia sessuale”. Ferenczi aveva capito dove risiedeva la soluzione: nella sfera somatica. La soluzione stava dalla parte del corpo. Non per niente, come s’è visto, Béla Grunberger avrebbe parlato di Ferenczi come del “clinico geniale del corpo”. Se i primi psicoanalisti hanno meritato l’epiteto di “segugi dell’inconscio”, a Ferenczi potrebbe a buon diritto spettare quello, supplementare ma non meno impegnativo, di “segugio del corpo”, ovvero del corpo attraversato dalla libido e segnato dalle sue metafore e dalle sue metonimie. La tecnica attiva va intesa, secondo Reich, appunto in questa direzione: essa concerne “gli stati di tensione somatica”. I punti morti dell’analisi, in altri termini, quelli che s’annunciano nell’assenza di associazione libera, nella parola che non sa più fluire, ovvero in un’associazione sterile (la parola vuota dell’ossessivo ad esempio), coincidono con la tensione muscolare. A tale riguardo Reich ha buon gioco a sostenere che le tensioni muscolari legano la libido e ne impediscono la libera espressione. Analogamente Ferenczi aveva compreso la relazione tra la capacità di rilassare i muscoli e la capacità di libera associazione. La trasferibilità della libido, insomma, quello che con altro vocabolario gli stoici antichi greci chiamavano il “libero fluire della vita” ha la sua radice, la sua analogia o, se si vuole, il suo specchio nella rilassatezza muscolare.

Il testo di Ferenczi nel quale si fa questione del parallelismo tra innervazioni motorie e atti psichici è del 1919 ed è intitolato “Pensiero e innervazione muscolare”. In un articolo apparso su The Psychoanalytic Quarterly nel 1947 Felix Deutsch cita il testo di Ferenczi sintetizzando nella formula “dimostrabile reciprocità quantitativa” il nesso che lo psicoanalista ungherese aveva rinvenuto tra atti motori e funzionamento psichico. Ferenczi, scrive Deutsch, aveva notato la profonda relazione tra stati resistenziali e rigidità delle parti del corpo. Ciò significa che la risoluzione delle tensioni psichiche può anche essere risolta quando si dissolvono le tensioni del corpo. Molto ferenczianamente, direi, Felix conclude sull’importanza degli indizi offerti all’analista dagli atteggiamenti posturali che il paziente assume in analisi. Si tratta, qui, di un modulo analitico fortemente presente nell’attività clinica e teorica di Ferenczi. Il quale avrebbe senz’altro approvato l’affermazione di Deutsch secondo la quale “il progresso di un’analisi può spesse volte essere giudicato dall’apparire di movimenti minori che possono essere analizzati in relazione a quello che il paziente sta dicendo.”. Sappiamo, a questo riguardo, quanto Ferenczi fosse presente ai movimenti minori dei suoi pazienti e a quelli che egli chiamava i “sintomi transitori”.

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Ma è soprattutto una nota a pié di pagina al testo del 1925 “Psicoanalisi delle abitudini sessuali” che Lowen pone in, giusto direi, risalto nella sua disamina del rapporto Ferenczi-Reich. Si tratta della frase che suona: “Es scheint eine gewisse Beziehung zwischen der Fähigkeit allgemeiner Entspannung der Muskulatur und der Fähigkeit zum freien Assoziieren zu bestehen” che Lowen traduce: “Sembra esistere una certa relazione tra la capacità generale di rilassare la muscolatura e la libera associazione”. Lowen non cita, però, tutta la nota la quale, invece, merita un certo approfondimento. In effetti, dopo aver stabilito che esiste una relazione tra rilassamento muscolare e associazione libera, è legittimo attenderci che Ferenczi traduca quanto scoperto nei termini della tecnica analitica. Il che egli fa con riferimento tra l’altro al suo scritto “Pensiero e innervazione muscolare”. Scrive dunque Ferenczi che in certe occasioni egli cerca di costringere i pazienti alla distensione. Affermazione interessante anche alla luce della ricostruzione storica dei suoi passaggi tecnici. Mi sembra infatti che, in questa nota a piè di pagina di un testo pubblicato nel 1925, il terreno sia adeguatamente preparato per la metamorfosi neocatartica.

Ferenczi appare nella circostanza veramente vicino a Reich. Lowen cita il caso di un omosessuale trattato da Reich, quando questi si trovava a Copenaghen nel 1933. Il paziente, racconta Reich, resisteva ad associare liberamente sulle sue fantasie omosessuali passive. Ora, tale resistenza trovava il suo corrispettivo corporeo nell’estrema rigidità del collo e della nuca. Ciò significa, in generale, che le armature caratteriali si dimostrano essere identiche da un punto di vista funzionale all’ipertonia muscolare. Tale identità funzionale implica che un’azione condotta sull’ipertonia muscolare ha una diretta rilevanza sulla resistenza “psichica”, l’atteggiamento caratteriale del paziente e viceversa. Nel corso della sua analisi Reich ebbe in effetti modo di rilevare che, quando il paziente aveva ceduto sul proprio atteggiamento difensivo, erano subito emersi certi prepotenti effetti somatici. Ciò era dovuto al fatto che alla continua azione frenante della muscolatura del paziente era corrisposta nel tempo una continua accumulazione di energia biologica. Reich ne dedusse che le continue tensioni muscolari possono legare non soltanto l’energia vitale sessuale ma anche l’ira e l’angoscia. Lowen rileva che Ferenczi aveva fatto osservazioni simili sulla tensione dei muscoli sfinterici, dell’ano, dell’uretra, della glottide. Nello stesso quadro di riferimento sono da includere inoltre gli studi condotti da Ferenczi sullo spostamento di libido relativamente alla questione dei tic (tanto dibattuta dagli psicoanalisti delle prime generazioni). Tuttavia, conclude Lowen, egli non era riuscito a sintetizzare teoricamente le proprie osservazioni. Detto altrimenti non arrivò al concetto, formulato da Reich, di “identità funzionale”.

Riguardo ai rapporti tra Ferenczi e Reich c’è da segnalare l’esistenza di un frammento di lettera che quest’ultimo scrisse ma non spedì allo psicoanalista ungherese. La lettera reca la data dell’11 febbraio 1925 ed è immediatamente precedente alla pubblicazione dello scritto reichiano Il carattere pulsionale. Nel testo della lettera Reich rivendica ad Adler il merito di una scoperta (pulsione d’aggressione), la cui portata era stata tuttavia alquanto esagerata, e denuncia l’ingiustizia da quello a suo tempo subita. Il punto in questione è l’analisi caratteriale e il fatto che Ferenczi citi l’affermazione adleriana secondo la quale non ci si deve più occupare dell’analisi della libido, ma del carattere nervoso. La frase compare nel testo ferencziano Ulteriore estensione della “tecnica attiva” in psicoanalisi del 1921. È intanto interessante osservare che la lettura del testo era stata affrontata da Reich proprio in occasione della stesura del capitolo di un libro sulla tecnica e sulla terapia psicoanalitica che egli afferma di scrivere “con il consenso del Professore” (Freud). Il capitolo riguarda i “procedimenti abbreviati” e, insomma, la “tecnica attiva”. Come dire che, nel contesto psicoanalitico dell’epoca, l’innovazione (relativa) di Ferenczi era considerata in ordine alla possibilità dell’abbreviamento dell’analisi. L’affermazione di Reich secondo cui sarebbe in corso uno sviluppo (e qui viene indirettamente citato il testo di Ferenczi e Rank) “dall’analisi del sintomo alla terapia del fondamento caratteriologico della nevrosi da sintomo” (il che comporta che una guarigione duratura implica non la modificazione del sintomo, ma quella della sua base corrispondente, ovvero il “carattere nevrotico”) sposta il focus dell’attenzione sulla questione delle relazioni Ferenczi-Reich appunto in ordine all’analisi del carattere.

Il discorso potrebbe a questo punto farsi molto lungo, anche in ragione del fatto che a tale questione Ferenczi ha dedicato più di una pagina. Si pensi, soltanto per fare un esempio, allo scritto del 1928 (ma pubblicato postumo) “La terapia analitica del carattere”, derivato da una conferenza madrilena di Ferenczi, ma anche a scritti come, per citarne uno, “Psicoanalisi delle abitudini sessuali”, del 1925, nel quale Ferenczi stabilisce con nettezza la necessità di procedere con la tecnica attiva alle analisi del carattere. “Le cosiddette analisi del carattere” scrive nella circostanza Ferenczi “dovrebbero esigere in modo specifico la suddetta riduzione agli interessi anali, uretrali e orali, e servirsi a tale scopo dell’adozione di misure conformi alla tecnica attiva. In queste analisi, infatti, parrebbe importante risalire alle sorgenti pulsionali per utilizzare in modo diverso l’energia pulsionale che ne deriva.” (1925a, 306). È qui in gioco, come si può comprendere, la teoria anfimissica della genitalità. Ad essa, come era prevedibile, Reich dedica un certo spazio e riserva un commento critico.

Intanto Reich approva, da un punto di vista metodologico, che l’interpretazione psicologico-individuale del coito, come la chiama, sia sostituita da quella bioanalitica. Contesta tuttavia l’equivalenza stabilita tra eiaculazione e castrazione. Tale equivalenza vige soltanto per quegli uomini che non sanno amare, come anche avrebbe detto Balint, liberi dall’angoscia. Solo nel caso dei nevrotici, sostiene Reich, l’orgasmo vale il pericolo della castrazione. Ma la concezione ferencziana con cui Reich si trova maggiormente in disaccordo è quella dell’anfimissi. Tale disaccordo è esplicitamente dichiarato in opere distanti nel tempo e diverse come Genitalità e La funzione dell’orgasmo. Secondo Reich, Ferenczi avrebbe cercato di dimostrare che i processi della frizione e dell’eiaculazione sono il risultato di un’anfimissi, ovvero di una mescolanza di pulsioni orali, anali e uretrali. Anale sarebbe, ad esempio, il prolungamento della frizione, ovvero il trattenimento del seme. La tendenza uretrale spiegherebbe l’eiaculazione precoce, mentre quella anale spiegherebbe l’impotenza a eiaculare. Tirate le debite somme, dunque, la potenza eiaculativa è data dalla somma, dall’anfimissi appunto, delle tendenze pregenitali. Reich ritiene però che la funzione genitale sia specifica, non suscettibile di essere spiegata come risultante o somma. L’oralità, l’analità e l’uretralità, ovvero le tendenze non genitali, non si sommano per comporre la genitalità, semmai disturbano la genitalità. La tesi di Reich, ribadita ne La funzione dell’orgasmo, è che, se eccitazioni pregenitali si aggiungono nell’atto sessuale o nella masturbazione, esse possono indebolire la potenza orgastica. In altri termini il pregenitale contribuisce all’aumento di tensione vegetativa, mentre soltanto l’apparato genitale può scaricare del tutto l’energia biologica procurando l’orgasmo. In sintesi Ferenczi, secondo Reich, non avrebbe riconosciuto che proprio nella funzione dell’orgasmo esiste una “fondamentale differenza qualitativa” tra pregenitalità e genitalità. Si tratta qui di una lezione, quella di una specificità genitale, che comunque Ferenczi avrebbe recuperato in seguito, presumibilmente influenzato dallo stesso Reich. Come infatti scriverà nel Diario, la genitalità “si costituisce loco proprio come una tendenza specifica, già pronta, degli organi a funzionare”. Non sono più l’uretralità e l’’analità a condurre alla genitalità, ma è “la scissione della genitalità in uretralità e analità che costituisce il vero processo”.

A fronte di tali e tante critiche va osservato che Reich si trova invece d’accordo con Ferenczi su questioni fondanti di tecnica, come s’è già visto in parte. C’è un passo, sempre ne “La funzione dell’orgasmo”, che mi sembra molto esplicito a riguardo. In esso Reich stila una sorta di lista di concordanze tecniche con Ferenczi. In primo luogo la questione dell’analista. “Era proibito” osserva Reich “considerare l’analista come un essere sessuale”. Ciò significa ad esempio che era interdetto al paziente di muovere all’analista delle critiche. Tuttavia i pazienti ne sapevano (e ne sanno) comunque molto sul conto del loro analista, anche se “con questo tipo di tecnica” (Reich intende la tecnica tradizionale, quella che in gergo freudiano chiameremmo della “Indifferenz”) si esprimevano con sincerità soltanto raramente. “Con me” spiega Reich “impararono prima di tutto a superare il timore di fare delle critiche nei miei confronti”. Tematica, questa delle critiche nei confronti dell’analista, abbondantemente affrontata da Ferenczi.

Una seconda questione è quella concernente cosa debba fare il paziente. Conformemente alla prassi riconosciuta il paziente non doveva fare, ma solo ricordare. “Ero d’accordo con Ferenczi “spiega espressamente Reich “nel rifiutare questo metodo”. È chiaro a Reich (come era chiaro a Ferenczi al tempo della sperimentazione della tecnica attiva) che il paziente debba fare qualcosa. Segue a questo punto un passo molto interessante nel quale Reich associa alla propria pratica analitica la giocoanalisi di Ferenczi. “Ferenczi” scrive Reich “ebbe delle difficoltà con l’Associazione psicoanalitica perché egli, seguendo una giusta intuizione, lasciava giocare i pazienti come bambini. Da parte mia tentavo in tutti i modi di liberare i malati dalla loro rigidezza caratteriale.” Come si vede nella breve disamina di Reich sono presenti almeno due delle metamorfosi ferencziane, la tecnica attiva e la neocatarsi (con la variante giocoanalitica). Manca all’appello l’analisi reciproca, ma su questo punto non esiste forse analista che si possa comparare a Ferenczi.

Diversamente da quello che faranno gli psicoanalisti posteriori, diversamente da Winnicott, Reich cita, quando è il caso, il proprio debito nei confronti di Ferenczi e mostra una certa lungimiranza a collocarlo nel contesto storico-concettuale della psicoanalisi. In ambito psicoanalitico ciò costituisce inizialmente, e non solo inizialmente, più l’eccezione che la regola. Non penso che il motivo sia dovuto al fatto che per Reich, essendo un contemporaneo di Ferenczi, procedere in tal modo fosse più facile. Si prenda ad esempio il saggio reichiano del 1925 Il tic come equivalente della masturbazione. In esso Reich afferma che “Ferenczi per primo ha riconosciuto nel tic un equivalente della masturbazione”. In un altro lavoro pubblicata nello stesso anno, Una psicosi isterica in statu nascendi, Reich riconduce a Ferenczi e Rank (più al secondo in verità) l’aver sottolineato con forza “la necessità di analizzare costantemente la situazione trasferenziale” “anche quando non è diventata una resistenza” (come accadeva in quella che Reich, al modo di Ferenczi, chiama “l’analisi passiva classica”). In un articolo del 1922 Sulla specificità delle forme onanistiche Reich riconduce il proprio concetto di “forma onanistica” (il fatto che certi moti pulsionali inconsci trovino espressione e scarica “in un dettaglio apparentemente secondario nel modo di masturbarsi”) al saggio ferencziano che inaugura la tecnica attiva “Difficoltà tecniche nell’analisi di un caso d’isteria”, pubblicato nel 1919. Si tratta allora non di consigliare al paziente di reprimere la masturbazione, bensì “questo o quel dettaglio della sua esecuzione”. Né è da poco conto il fatto di aver riconosciuto come anche ferencziana la cosiddetta “psicologia dell’Io”. Nel citato Il carattere pulsionale Reich parla infatti della “psicologia dell’Io inaugurata da Freud e Ferenczi” e fa riferimento, per quanto riguarda quest’ultimo, all’importante scritto “Fasi evolutive del senso di realtà”. E, infine, con riferimento allo scritto ferencziano “Psicoanalisi delle abitudini sessuali” Reich è pronto a riconoscere che lo psicoanalista ungherese è stato il primo a trattare i pericoli della consuetudine sessuale nel matrimonio.

Così come accade per i manuali di psicoterapia breve, anche quando si tratta di scritti di analisi bioenergetica il nome di Ferenczi figura nella ristretta cerchia dei precursori. Significativa appare in tale contesto la relazione tra tecnica attiva e disturbi caratteriali, il nesso tra rilassamento e libera associazione, l’attenzione al linguaggio corporeo dell’inconscio. Le intriganti fila della relazione Ferenczi-Reich sono per la prima volta riprese da Lowen nel suo testo del 1958 con piena legittimità storico-concettuale.

Adattato da:

Giorgio Antonelli, Il mare di Ferenczi. La storia, il pensiero, la vita di un maestro della psicoanalisi, Roma, Di Renzo Editore, 1996


La vegetoterapia carattero-analitica

La vegetoterapia carattero-analitica e l’analisi del carattere hanno gettato le basi per le future psicoterapie corporee. La vegetoterapia agisce su vari sistemi, permette di assottigliare la corazza muscolare e caratteriale, liberare le emozioni e di ripristinare la fluidità dell’energia libidica

La vegetoterapia carattero-analitica parte dall’assunto che soma e psiche non siano due entità differenti che hanno la necessità di essere riunite, ma un’unità funzionale in cui le parti devono ritrovarsi in equilibrio energetico per assicurare all’individuo la vita, il piacere, il vero benessere.

La vegetoterapia carattero-analitica: la vegetoterapia, l’analisi del carattere e l’energia

Dopo diversi anni di lavoro sia sul piano caratteriale sia sul piano somatico, Wilhelm Reich mise a punto la tecnica della vegetoterapia carattero-analitica, chiamata così perché andava ad agire direttamente sul sistema nervoso vegetativo, muscolare, neuroendocrino e sulla pulsazione energetica, ovvero sulle funzioni vitali dell’essere umano. Associando la tecnica della vegetoterapia con l’analisi del carattere, con le associazioni, le emozioni e le sensazioni verbalizzate dal paziente dopo gli actings, Reich cercava di ripristinare nell’organismo l’energia libidica bloccata. L’energia libidica di cui parla Reich è l’energia vitale di ogni essere umano: un organismo è vivo perché è un organismo pulsante:tensione → carica → scarica → distensione sono le sue fasi e nell’essere umano trovano la loro massima espressione nel riflesso dell’orgasmo.

La vegetoterapia carattero-analitica: il respiro

Nel mettere a punto la metodologia della vegetoterapia, Reich si rese conto dell’importanza dellarespirazione profonda che quasi sempre risultava bloccata al livello superiore toracico e/o al centro dell’addome: quasi sempre il diaframma è bloccato, congelato, con il conseguente congelamento dell’energia vitale e delle emozioni dolorose che così riesce a bloccare. La respirazione, secondo Reich, era la chiave per consentire l’abreazione di emozioni profonde e antiche, fino  ad arrivare alle esperienze avvenute in fase intrauterina e preverbale.

La respirazione è la funzione vitale per eccellenza: non si può non respirare, non possiamo fermare il respiro a lungo perché ad un certo punto il diaframma sobbalza e inevitabilmente dobbiamo riprendere aria. Ma anche se non possiamo trattenerlo a lungo possiamo, con il tempo, imparare a mantenerlo superficiale, leggero, imbrigliando i muscoli in una corazza, in modo da far entrare solo quel poco di aria che serve a restare vivi. Modificare il respiro significa modificare il modo di vivere la vita: il respiro è potente e riattiva tutte le funzioni vitali dell’essere umano, per questo la vegetoterapia carattero-analitica ne ha fatto un elemento fondamentale da riconquistare.

La vegetoterapia carattero-analitica: gli actings

Con la vegetoterapia, Reich interviene direttamente sul corpo del paziente per permettere un assottigliamento dell’armatura muscolare (quindi, caratteriale) e uno scioglimento dei blocchi più duraturo ed efficace: Reich, attraverso la vegetoterapia, cercava di dare al corpo una nuovamemoria che non fosse contrazione ma libero fluire energetico, quindi, piacere. Gli actings sono la riproduzione di movimenti prototipici che l’essere umano vive nel suo percorso evolutivo: ognuno di questi esprime la storia del singolo individuo. Reich proponeva ai suoi pazienti actings specifici e, contemporaneamente, toccandoli o esercitando delle pressioni mirate, li aiutava a sentire le loro tensioni muscolari e a sbloccarle. Il lavoro di sistematizzazione di questi acting fu effettuato in seguito da Elswort F.BakerOla Raknes e nella sua forma più attuale da Federico Navarro, dando vita a una metodologia completa nella psicoterapia reichiana.

La vegetoterapia carattero-analitica: i blocchi e i distretti corporei

Nella vegetoterapia carattero-analitica gli actings sono specifici per ogni distretto corporeo: ogni acting è funzionale a sciogliere un irrigidimento muscolare specifico relativo ad una specifica fase evolutiva. Reich divide il corpo in sette livelli e i blocchi hanno una distribuzione metamerica rispetto all’asse centrale del corpo: I livello: occhi, orecchie e naso – II livello: bocca – III livello: collo –IV livello: torace – V livello: diaframma – VI livello: addome – VII livello: bacino.

Ogni blocco non si distribuisce casualmente nell’organismo, ma si relaziona in maniera significativa con il vissuto emotivo dell’individuo, diventando, così, espressione di un tratto caratteriale della personalità del soggetto. Tutti gli stress che un individuo vive, compresi quelli accaduti quando era un piccolo embrione o, ancor prima, quelli avvenuti durante il concepimento e che hanno interessato un ovulo e uno spermatozoo, si iscrivono nei geni di quella vita, non ancora diventata matura, ma che è pur sempre vita. L’embrione, il feto, e poi il bambino e l’adolescente, è sempre esposto a fattori stressogeni che vanno in qualche modo ad intaccare il buon funzionamento dell’organismo. Ogni blocco che si inscrive in un organismo diventa il modo migliore che quel dato sistema ha di funzionare.

La vegetoterapia carattero-analitica: la vegetoterapia e le nuove frontiere scientifiche

Oggi le conoscenze mediche e scientifiche sono da supporto a tutta l’analisi reichiana e alla vegetoterapia: la teoria dei neuroni specchio, la fisica quantica, l’elaborazione dei tre cervelli di Mc Lean e il mondo della psiconeuroendocrinoimmunilogia (PNEI), sono solo alcune delle discipline che possono spiegare perché la vegetoterapia carattero-analitica funziona e perché un’analisi, una psicoterapia, non può prescindere dal corpo. L’uomo è fatto di corpo, di mente, di emozioni, che non sono cose diverse ma parti della stessa unità: l’uomo e la vita stessa. Le nuove conoscenze possono solo arricchire e specializzare il modello analitico messo a punto da Reich: noi post-reichiani abbiamo ricevuto una eredità importantissima da sviluppare e valorizzare nel nostro modo di vivere la vita, di amare e lavorare. Reich, infatti, diceva: “Il lavoro, l’amore e la conoscenza sono le fonti della nostra vita. Dovrebbero anche governarla”.


Il primo Freud

Nel 1886 Freud, neurologo, apre uno studio per malattie nervose.

Lo attende subito un problema: la maggior parte dei pazienti sono i cosiddetti nevrastenici ed isterici. Essi presentano sintomi che non possono essere fatti risalire ad una lesione organica del sistema nervoso.

La scienza dell’epoca non guardava con molto favore a questo tipo di malati. La maggior parte delle volte erano accusati di essere dei simulatori; oppure, specie nel caso dei pazienti ricchi, si metteva in atto una sequenza di tecniche terapeutiche che non avevano esiti molto brillanti.

Posto di fronte a questa situazione, Freud dapprima ricorre all’armamentario dell’epoca: riposo,  tranquillità, docce, terapie ingrassanti, bagni termali e, come ultimo tentativo, l’elettroterapia. Il termine non inganni, non si tratta dell’elettroshock scoperto molto più tardi, ma di una stimolazione elettrica locale della pelle e dei muscoli, a bassissimo voltaggio.

Ben presto Freud deve arrendersi all’evidenza che questi metodi o non hanno alcun effetto o, se ne hanno qualcuno, esso è dovuto ad un effetto suggestivo esercitato dal medico.
A questo punto il problema diventa: trovare una terapia adatta a questo tipo speciale di pazienti. Per far questo è necessario formulare un’ipotesi esplicativa più idonea di quella della simulazione.
Per fortuna qualcosa si sta muovendo. Un primo passo in questa direzione è il lavoro in Germania dello psichiatra Kraepelin che fa una prima classificazione delle malattie mentali.

Per prima cosa Kraepelin costruisce delle sindromi precise collegando i sintomi tra di loro, inoltre differenzia i quadri clinici l’uno dall’altro.
Dietro questo lavoro c’è la convinzione che ogni sindrome ha un significato univoco e che la malattia mentale deve avere un senso e quindi sia comprensibile.
Ma tutto questo non è ancora sufficiente, e Freud si rivolge alla psichiatria francese.

Qualche tempo prima di aprire il suo studio Freud, tramite una borsa di studio, ha trascorso circa quattro mesi a Parigi nella famosa clinica per malattie nervose Salpetrière, guidata da Charcot, l’illustre erede della psichiatria dinamica francese del ‘700 e ‘800.

Per capire Charcot dobbiamo risalire a Mesmer, l’inventore del magnetismo animale.
Secondo Mesmer esiste un fluido fisico nell’universo e nell’uomo, la cui distribuzione disarmonica provoca malattie. La cura doveva consistere  nell’applicazione di magneti.
Il fenomeno del mesmerismo assume vaste proporzioni, si verificano  fenomeni da baraccone, c’è un’inchiesta pubblica, e le guarigioni vengono definite frutto di immaginazione.

A questo punto  Puységur rifiuta la teoria del fluido e comincia a parlare di  suggestione.
Braid
  definisce tali fenomeni ipnotici,interpretandoli in chiave fisiologica.

Nel secondo ‘800 Liébault, un medico di campagna, cura gratis mediante la suggestione.
Poco dopo Bernheim, ne riprende le idee inserendole nella cultura medica ufficiale e sancisce la spiegazione  dei fenomeni ipnotici come effetto della suggestione. Stavolta però in chiave esclusivamente psicologica.
Ma torniamo finalmente a Charcot.
Ricordiamo brevemente le concezioni dell’epoca sull’isteria: a) l’isteria è un’irritazione degli organi sessuali femminili da curarsi con pressione delle ovaie, impacchi di ghiaccio e interventi chirurgici sulla clitoride;
b) l’isteria è immaginaria, è una finzione delle donne.
Charcot respinge la concezione tradizionale ed eleva a dignità di oggetto scientifico sia l’isteria che l’ipnosi. Egli  è l’inventore del concetto di isteria traumatica.

Erano relativamente frequenti all’epoca gli incidenti ferroviari, in seguito ai quali si verificavano delle paralisi, ossia delle lesioni organiche del sistema nervoso.
A volte però accadeva che, in seguito all’incidente,pur in assenza di un  trauma organico il paziente presentasse la paralisi di un arto.

Charcot dimostra che le paralisi isteriche post-traumatiche sono dovute ad uno shock psichico.
In altri termini: è un’idea che provoca i sintomi della nevrosi.
Per provarlo egli scatena con la suggestione, in stato d’ipnosi o di veglia, delle paralisi artificiali che fa poi regredire.

In sintesi come spiega Charcot l’isteria?
1) il trauma induce uno stato ipnotico durante il quale opera l’autosuggestione;
2) lesione funzionale (non organica) del sistema nervoso, che si sviluppa su una base ereditaria.

La concezione di Charcot è molto avanzata per i tempi, Freud tuttavia la corregge riducendo progressivamente il ruolo dell’ereditarietà, e parlando esclusivamente di trauma psichico, che poi specifica essere di natura sessuale.

Qualcun altro intanto a Vienna ha fatto esperimenti con l’ipnotismo: Joseph Breuer, uno stimato medico e vecchio amico di Freud, che nel 1882 gli aveva parlato di un interessante caso di isteria.

Il caso di Anna O.
Un’intelligente e colta giovane donna dell’alta borghesia viennese ha assistito giorno e notte il padre ammalato.
Alla fine  crolla, presentando vari sintomi: tosse nervosa, disturbi della vista e del linguaggio, paralisi e contratture varie, anoressia, allucinazioni e stati alternati di coscienza.
La sera cade in una specie di torpore e mormora delle parole tra sé.

Breuer convince la paziente a narrargli il contenuto delle sue allucinazioni. Da allora ogni volta che la paziente riesce a risalire in questo modo all’evento che ha scatenato il sintomo, esce dal torpore e il sintomo si risolve.
La paziente battezza questo metodo cura parlata o pulitura del camino.
Questa tecnica, chiamata da Breuer metodo catartico, permette al medico, nei mesi seguenti, di far sparire i sintomi di Anna , finché una notte Breuer è chiamato al letto dell’ammalata che è in preda alle allucinazioni di un parto isterico.

Breuer interrompe bruscamente la cura, e parte da Vienna il giorno dopo per una seconda luna di miele con la moglie.

Durante il suo soggiorno a Parigi, Freud racconta il caso a Charcot che non si mostra interessato.
Per questo Freud non pensa di usare il metodo catartico fino al 1889.
Seguono alcuni anni di collaborazione tra Breuer e Freud, durante i quali vengono fatte molte importanti scoperte, riportate nel libro Studi sull’isteria (1892-95) scritto in collaborazione.

Freud e Breuer arrivano alla conclusione che l’isterico soffre di reminiscenze, ossia di ricordi dolorosi e spiacevoli di natura traumatica.
I ricordi traumatici sono patogeni: si ha qui la rivoluzionaria nozione che un agente esclusivamente psichico influisca sui processi fisici del corpo.
E’ vero che i ricordi traumatici sono sepolti nell’inconscio, ma di là rimangono una forza attiva che motiva il comportamento.

Poiché i ricordi inconsci non possono essere espressi, l’affetto che vi è connesso viene convertito nel sintomo dell’isteria attraverso un’operazione simbolica e un’innervazione somatica.
I sintomi spariscono se si verifica l’abreazione, ossia se il ricordo è non solo riportato alla coscienza, ma viene espresso insieme all’emozione che lo accompagnava quando si verificò un tempo l’originario avvenimento traumatico.

Ben presto Breuer e Freud cominciano ad essere in disaccordo su alcuni punti.
Uno di questi è costituito dal fatto che i ricordi rimossi sono principalmente di natura sessuale, e Breuer non ha voglia di seguire Freud su questa strada.
L’altro punto riguarda il meccanismo che rende inconsci i ricordi.
Secondo Breuer gli avvenimenti traumatici si verificano durante uno stato di coscienza alterato, che lui chiama ipnoide (di cui per Freud non c’era alcuna evidenza clinica).
In conseguenza di ciò i ricordi traumatici si dissociano dal resto della personalità.
Freud invece pensa che è proprio questa dissociazione dei ricordi dal resto della personalità a dover essere spiegata.

Si arriva così al concetto di difesa.
Durante i suoi tentativi di far parlare le pazienti per indurle a ricordare l’evento traumatico, Freud s’imbatte sistematicamente nel fenomeno della resistenza: era come se ci fosse una forza che impediva il riemergere di qualcosa che era stato una volta cosciente e poi allontanato.

Freud dunque arriva  all’ipotesi di un conflitto tra forze opposte (v. il futuro punto di vista dinamico): da un lato i ricordi traumatici di natura sessuale, e dall’altro l’Io o il resto della personalità, che per motivi morali o altro sente questi ricordi e sentimenti come estranei e ripugnanti.
C’è  quindi uno sforzo attivo per allontanare dalla coscienza questi ricordi (rimozione).
I ricordi però, lo abbiamo già visto, continuano ad agire nell’inconscio, producendo i sintomi.
Era necessario riportare a galla i ricordi, suscitando di nuovo anche le emozioni connesse, e dare una diversa soluzione al conflitto, questa volta in maniera cosciente.

L’accostamento delle due nozioni di sessualità e difesa costituisce la base per l’elaborazione di una psicopatologia generale (1894).
Punto di partenza è lo schema del funzionamento sessuale:
eccitamento somatico->soglia->traduzione psichica in desiderio sessuale->scarica ossia azione sessuale.

In questo ciclo vi sono varie possibilità d’intoppo.
Uno è costituito proprio dalla difesa psichica contro la sessualità: l’eccitamento sessuale si è tradotto in desiderio, ma è proprio questo desiderio a venir censurato dalla coscienza.

Le varie nevrosi sono l’esito di una specifica modalità di difesa (v. schema seguente).
Il sintomo è  il risultato di un compromesso tra due forze in lotta, da notare che lo stesso schema esplicativo sarà applicato anche al sogno.

Un altro intoppo può avvenire prima della soglia e impedendo all’eccitamento sessuale di diventare desiderio psichico (v.teoria delle nevrosi attuali oggi abbandonata).

SCHEMA DELLE NEVROSI:

1- NEVROSI ATTUALI o disturbi somatici della funzione sessuale, da reperire in non idonee pratiche sessuali:

a) nevrastenia in cui il mancato accumulo di sessualità somatica, per masturbazione frequente, porta a carenza di libido psichica

b) nevrosi d’angoscia in cui l’eccessivo accumulo di sessualità somatica, per coito interrotto o simili, non permette una scarica adeguata; da ciò deriva un ingorgo libidico  che impedisce l’elaborazione psichica della tensione sessuale.

L’angoscia appare per trasformazione dell’eccitamento sessuale somatico.
L’angoscia può subire un’elaborazione psichica spuria (razionalizzazione) diventando fobia (paura di qualcosa).

2-PSICONEVROSI o disturbi psichici della sessualità (da reperire nel passato del paziente) = difesa.
La funzione della difesa è di evitare il dispiacere, il meccanismo si compie in due fasi:
a) separazione dell’affetto dalla rappresentazione o idea (v. futuro schema della pulsione = affetto + rappresentazione)
b) meccanismi specifici – verso la rappresentazione:
rimozione (della rappresentazione indebolita ossia privata dell’affetto o energia) – verso l’affetto:
conversione (v. isteria ossia libido ritrasformata in innervazioni somatiche)

spostamento(nevrosi ossessiva)

Riguardo poi alla natura più specifica dei ricordi traumatici sessuali, Freud dal 1893 al 1897 propone la famosa teoria della seduzione: i ricordi rimossi quasi sempre rivelano seduzione o molestie sessuali da parte di un genitore o di un adulto.
Questo evento opera in modo ritardato, ossia diviene attivo producendo sintomi al momento della maturazione puberale, in conseguenza di un trauma accidentale che si ricollega a quello primitivo.

Nel frattempo Freud ha quasi rinunciato all’ipnosi e opera attraverso la suggestione e la pressione delle mani sulla fronte.

La tecnica di Freud merita una piccola digressione.
Freud comincia usando l’ipnosi. All’inizio per inibire direttamente i sintomi. Poi, vistane l’insufficienza terapeutica dal momento che i sintomi si ripresentavano, la usa a scopo conoscitivo per risalire ai ricordi.
Passa poi alla suggestione, e poi le abbandona entrambe in quanto celavano la resistenza, passando alla definitiva tecnica delle associazioni libere.
Questi passaggi sono favoriti dai suggerimenti e dalle osservazioni degli stessi pazienti.

Freud diviene sempre più consapevole del ruolo suggestivo esercitato dal medico riguardo alla produzione dei ricordi e delle associazioni nei pazienti, e comincia a nutrire seri dubbi sull’ipotesi della seduzione. Anche perché era veramente difficile credere ad una tale diffusione delle perversioni verso i bambini.

Freud scrive all’amico Fliess di non credere più ai suoi nevrotici.
Si è reso conto che i racconti dei suoi pazienti non sono fatti realmente accaduti e indesiderati, anche se non sono vere e proprie bugie.
Sono invece fantasie connesse con qualcosa che il paziente aveva desiderato ma che non era in realtà avvenuto. Si tratta di desideri che il soggetto non può accettare coscientemente e che quindi vengono rimossi, tranne poi ad essere parzialmente gratificati attraverso il sintomo.

Tuttavia lo scossone finale alla teoria della seduzione viene a Freud dall’ autoanalisi che egli porta avanti insieme al lavoro sui pazienti.
Nella stessa lettera a Fliess Freud scrive: Ho trovato amore per la madre e odio per il padre anche nel mio caso, ed ora ritengo che questo sia un fenomeno generale della prima infanzia.

L’abbandono della teoria della seduzione, con il passaggio dalla realtà alla fantasia nei racconti dei nevrotici, permette a Freud di formulare il concetto di sessualità infantile e di complesso di Edipo (ma di questo parleremo meglio quando affronteremo i Tre Saggi).
La domanda diventava allora: cos’è che produce le fantasie?

Riepilogo

– problema di partenza = spiegare l’origine dell’isteria:

1) causa ideogena (Charcot) = un’idea traumatica mantenuta in uno stato alterato di coscienza produce i sintomi isterici;

2) dopo il 1890 = Freud precisa che le idee traumatiche si riferiscono ad eventi sessuali;

3) concetto di difesa: il paziente rifiuta le idee sessuali, e questo rifiuto le rende  patogene;

4) i ricordi sessuali risalgono all’infanzia (seduzione che opera in due fasi);

5) l’abbandono della teoria della seduzione lo porta a valorizzare il ruolo dei desideri e delle fantasie sessuali (create dallo stesso soggetto e non subite passivamente com’era per il trauma).

– Gli ultimi due punti confluiranno nella futura teoria della libido.

Le due teorie

Dopo il piano clinico (studio delle motivazioni, intenzioni) che si riferisce alla ricostruzione della storia della nevrosi del paziente, Freud si pone un altro tipo di problema, ossia quello di spiegare il meccanismo che all’interno del paziente produce il comportamento nevrotico.
Qui Freud non è più il clinico, ma lo scienziato che vuol vedere dentro quello che lui chiama apparato psichico (studio delle cause).

Si tratta sia del cervello che della mente.

Come arriva a questo punto?

Già in Charcot c’erano i due piani: la lesione funzionale del sistema nervoso, e la patologia della rappresentazione traumatica, come spiegazione del meccanismo dei sintomi.

In riferimento a ciò Freud propone la sua formula fisiopatologica generale, secondo la quale la nevrosi è prodotta non da lesioni anatomiche ma da una disfunzione fisiologica interessante la distribuzione dell’energia nel sistema nervoso.

Quindi dal punto di vista di quella che lui considerava la spiegazione scientifica della nevrosi, Freud correla la patologia della rappresentazione con la patologia del sistema nervoso, ossia si propone di costruire una teoria neurofisiologica dei fenomeni psichici.

Ciò è in linea con le correnti scientifiche e filosofiche dominanti nella seconda metà dell’800.
Vedi la reazione della scuola fisicalista di Berlino (Helmholtz-Brucke, Du Boi-Reymond) al vitalismo filosofico e biologico, e il tentativo di unificare tutte le scienze sulla base del principio fisico di conservazione dell’energia. Quindi anche la fisiologia doveva essere spiegata in base ad una struttura fisica e ad un concetto di energia nervosa.

E’ esattamente quello che fa Freud nel Progetto (1895) che è il primo testo di metapsicologia.
Qui Freud per spiegare il meccanismo dell’isteria  propone una teoria del sistema nervoso come apparato energetico i cui elementi sono i neuroni e l’energia, e il cui principio di funzionamento è lo stesso dei sistemi fisici, in cui valgono le leggi di conservazione dell’energia.
Su queste basi Freud produce una teoria del funzionamento normale e patologico.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

SIGMUND FREUD, Introduzione alla psicoanalisi, Boringhieri

”            ”       Caso clinico del piccolo Hans, Boringhieri (il primo caso di psicoterapia infantile).

ELLENBERGER, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri

MARTHE ROBERT,La rivoluzione psicoanalitica, Boringhieri

E.ZETZEL e W.W.MEISSNER, Psichiatria psicoanalitica, Boringhieri

CHARLES BRENNER, Breve corso di psicoanalisi, Martinelli.


Freud: la teoria della libido

Sessualità infantile

“Tre saggi sulla teoria della sessualità” (1905)
L’abbandono della teoria della seduzione rese possibile la scoperta clinica della sessualità infantile.

La teoria ipotizzava il ruolo patogeno di esperienze sessuali infantili traumatiche nell’eziologia delle successive nevrosi.
Contro questa ipotesi potevano essere opposti i dati che
– non tutti i nevrotici hanno subito traumi sessuali infantili
– in alcuni soggetti normali c’è il ricordo di traumi, quindi non rimossi e pertanto non patogeni.

Arrivato a questo punto, Freud scoprì che non di avvenimenti reali si trattava, ma di fantasie sessuali.

La nuova ipotesi sosteneva dunque che le cause della nevrosi non si trovassero in traumi subiti, ma in desideri e attività del soggetto relativi alla pulsione sessuale.
Venne dunque escluso il trauma come evento reale, ma conservata l’ipotesi sul ruolo della sessualità, e precisato il nesso sessualità-fantasia-nevrosi.
La nuova ipotesi era appunto quella della sessualità infantile.

Le indagini dei sessuologi sulla sessualità infantile.
 Già H.Ellis e Moll avevano sostenuto, prima di Freud, che sentimenti e comportamenti sessuali erano normali nell’infanzia, contro l’idea vittoriana del bambino innocente.

I concetti fondamentali della teoria psicoanalitica della sessualità.
La causa dell’indignazione suscitata dal libro non fu quindi il soggetto in sé, quanto il fatto che Freud abolisse le frontiere tra normalità e perversione, e soprattutto tra la sessualità dell’adulto e la pretesa innocenza del fanciullo.
All’idea convenzionale di una sessualità che appare in un determinato periodo della vita umana, ossia la pubertà, Freud oppose il concetto di un istinto sessuale originario tendente a soddisfarsi dai primi anni di vita, e destinato a passare attraverso una serie di stadi intermedi prima di servire alla riproduzione.

Freud considerava la pulsione una spinta biologica che impone un lavoro psichico, e le attribuiva queste caratteristiche:
– una fonte ossia un eccitamento proveniente da una parte del corpo, detta zona erogena;
– una quantità o tensione, in altre parole la libido o energia della pulsione sessuale;
– una meta consistente nel raggiungere una sensazione di piacere liberandosi della tensione;
– un oggetto, ossia la cosa o la persona necessaria a soddisfare lo scopo.

Per Freud la storia sessuale dell’individuo comincia dalla nascita.
La sessualità del neonato era definita perverso-polimorfa.
Il termine indicava sia il fatto che la sessualità trae piacere dalla stimolazione di qualsiasi parte del corpo, sia il fatto che non è necessariamente finalizzata alla riproduzione. L’acquisizione di uno scopo e di un oggetto specifici si ottiene tramite l’apprendimento e l’esperienza, attraverso un lungo cammino che può facilmente deviare.


Le fasi psicosessuali e la nozione di appoggio

La ricerca del piacere nasce come attività connessa al soddisfacimento dei bisogni vitali, per appoggio alle funzioni vitali.

– fase orale
è relativa al primo anno di vita; la zona erogena dominante è la bocca.
L’alimentazione, succhiare il latte, è un bisogno fisiologico necessario per la sopravvivenza, ma succhiare-ciucciare diviene anche un piacere di per sé, che si rende a poco a poco indipendente dalla funzione organica vitale.

– fase sadico-anale
è relativa al secondo anno di vita, la zona erogena dominante è l’ano.
All’evacuazione come funzione fisiologica, si abbina il piacere di trattenere-rilasciare.

– fase fallico-edipica
è relativa al periodo fra i tre e i cinque anni, la zona erogena dominante sono i genitali.
In questo periodo il bambino acquista consapevolezza dei propri genitali, scopre le differenze sessuali, si pone domande sull’origine dei bambini.
Sia i maschietti che le bambine credono in un primo tempo di avere un qualche potere fallico, e la madre è il loro oggetto d’amore incestuoso.
Contemporaneamente il desiderio per la madre suscita la paura del padre.
Come nel caso di Hans (Il caso del piccolo Hans del 1909 è il primo trattamento di un bambino basato sulla teoria psicoanalitica della sessualità infantile), questo porta i maschi all’angoscia di castrazione.
Nelle bambine invece non si svilupperebbe un timore di castrazione, in quanto la loro castrazione è, in un senso molto particolare, reale. Nascerebbe invece un’ostilità per la madre per averla messa al mondo deprivata dell’organo sessuale maschile; e questa sarebbe l’origine dell’invidia del pene.
Lo sviluppo sessuale delle femmine seguirebbe dunque un cammino più complesso.

– periodo di latenza
relativo all’intervallo dai cinque agli undici anni circa.
In questo periodo la pulsione sessuale subisce un’attenuazione. Avviene la rimozione del complesso di Edipo. Nascono le formazioni reattive per effetto delle potenze psichiche superiori, ossia delle difese (vedi il futuro Super-Io) e dellesublimazioni, grazie alle quali gli istinti deviati dalla meta vengono messi al servizio di attività adattative, socialmente approvate.

– Dopo la pubertà, in cui si ha un periodo difficile di reviviscenza della sessualità infantile, le pulsioni parziali (orale, anale, ecc.) vengono integrate e subordinate all’erotismo genitale maturo, come piacere preliminare che concorre all’orgasmo genitale.

* Ricapitolando, i concetti fondamentali della teoria psicoanalitica della sessualità, oltre a quello di zona erogena, sono quelli di fase di sviluppo sessuale organizzazione sessuale orale, anale,ecc.
Ognuna di queste fasi costituisce una modalità, tipica di una fase di sviluppo, secondo cui il soggetto consegue piacere, mediante forme di comportamento relative alla stimolazione delle zone erogene specifiche.
Queste attività, per spostamento e simbolizzazione successive, divengono modalità generali di interazione (tratti del carattere).
Rimando qui alla lettura del libro di Erikson, Infanzia e società in cui è messa in luce l’interazione tra l’aspetto maturativo innato pulsionale, peraltro debole negli esseri umani a differenza degli animali, e l’ambiente con le sue richieste e aspettative.
Entrambi gli aspetti concorrono alla formazione del carattere.

L’attività sessuale è  sottoposta ad una duplice linea di sviluppo:
– riguardo alle zone erogene, che abbiamo già visto, e
– riguardo all’oggetto (sequenza autoerotismo-narcisismo-relazione oggettuale).

Concetti di fissazione e regressione
 Freud suggerì che la predisposizione alla futura nevrosi fosse connessa alle difficoltà di sviluppo nel progredire da un livello di organizzazione pulsionale ad un altro.
In tale contesto propose il concetto di fissazione della pulsione. Egli riteneva che le aberrazioni e le perversioni sessuali potessero essere intese come arresti di sviluppo in cui persistevano fasi più infantili di crescita sessuale e che tali fasi invece di integrarsi in un modello globale di funzionamento eterossessuale e genitale persistevano come maniera dominante di espressione sessuale.
Ciò implicava anche che una notevole quantità di libido sessuale fosse mantenuta a livelli precedenti di sviluppo.

Freud indicava nella regressione il secondo pericolo di tale sviluppo per stadi, ossia nella tendenza a tornare a precedenti modi di soddisfacimento, qualora modi più evoluti avessero incontrato ostacoli.
Quanto più forti saranno le fissazioni, lungo il cammino evolutivo, tanto più forte sarà la tendenza a schivare le difficoltà esterne regredendo alle fissazioni.
La duplice nozione di fissazione-regressione diveniva centrale per Freud per spiegare l’etiologia delle nevrosi.

La teoria della sessualità è inquadrata nello schema generale dell’apparato psichico, mediante la nozione di pulsione come stimolo endogeno, e di libido come energia della pulsione sessuale.
L’attività sessuale era dunque interpretata come scarica di energia; molto stretto  il nesso  tra processi fisiologici e desideri psichici.
Una nozione più elaborata di appoggio potrebbe diventare la base di un discorso complesso circa l’origine del soggetto psichico: dell’Io e della pulsione insieme, come strutture psichiche per la mediazione tra biologia e cultura.

 Introduzione al narcisismo (1914)
Parlando dei Tre Saggi avevamo osservato che l’attività sessuale era  considerata da Freud sottoposta a due linee di sviluppo:

– riguardo alle zone erogene
– riguardo all’oggetto (autoerotismo-narcisismo-amore oggettuale).

Riguardo alla linea di sviluppo che riguarda il rapporto con l’oggetto, il bambino va incontro ad una prima fase diautoerotismo in cui le pulsioni parziali si soddisfano indipendentemente le une dalle altre, come piacere d’organo.
Si passa poi al narcisismo primario in cui le pulsioni parziali si raccolgono intorno ad un unico oggetto, che in questo caso è l’Io.
Il passo seguente è quello dell’amore oggettuale ossia dell’amore adulto maturo.
Si parla inoltre di narcisismo secondario, in riferimento ad un ritorno del narcisismo nella vita adulta. Il narcisismo secondario caratterizzerebbe sia fenomeni normali (regressione propria dell’innamoramento, dei bambini, di una malattia fisica), sia fenomeni anormali (malattia mentale). Intendendo con questo termine  il ritiro dell’investimento dal mondo esterno, ed un rifluire di queste cariche sull’Io.

Il narcisismo o amore di sé sorge quindi al momento in cui il soggetto si dà una coscienza di sé, in quanto separata dal mondo esterno.
La concezione del narcisismo primario come fase distinta e successiva all’autoerotismo fu da Freud abbandonata un anno dopo, e venne chiamata narcisismo la fase iniziale autoerotica.
Autoerotismo e narcisismo  sono considerate organizzazioni psicologiche, ma probabilmente non è giusto considerarle fasi iniziali assolute contemporanee alla formazione biologica dell’organismo.
Occorre differenziare, almeno in linea di principio, le funzioni biologiche come dato primario, dalle funzioni psichiche, che non si evolvono per maturazione, ma per l’interazione complessa tra bisogni, apparati biologici, risposte culturali.

Il narcisismo primario è un rigonfiamento illusorio dell’immagine di sé, che il bambino si dà come difesa contro l’esperienza di dipendenza e di frammentazione;  ben lungi dall’essere uno stato paradisiaco originario, è un’organizzazione a funzione difensiva.

Ne periodo 1905-1914, Freud contrappone due gruppi di pulsioni:

pulsioni sessuali la cui energia viene chiamata libido; e pulsioni dell’Io o di autoconservazione, funzioni dell’Io la cui carica d’investimento viene chiamata interesse.
Questa teoria delle pulsioni rappresenta in sostanza lo schema interpretativo del conflitto nevrotico Io-difesa//sessualità-libido.


Il problema
Come Jung fece notare a Freud, le psicosi non si potevano spiegare come disturbi nell’attività della libido, in quanto nelle psicosi era disturbata la relazione globale del soggetto con il mondo. La psicosi è il ritiro di tutta l’energia psichica che regola le funzioni vitali. Inoltre, secondo Jung, tale energia era di tipo indifferenziato, non libidica.
Naturalmente tale teoria non poteva essere accettata da Freud, sia perché contraria alla teoria della libido, sia perché aboliva il conflitto.

Il problema di Freud era quello di trovare uno schema esplicativo delle psicosi, senza per questo dover abbandonare la teoria della libido.
La teoria della libido era stata finora a base della spiegazione della nevrosi come conflitto tra funzioni sessuali (libido) e funzioni di autoconservazione.
Il problema era provocato dal fatto che le pulsioni di autoconservazione  si sviluppano in modo diverso dalle pulsioni sessuali, vengono assoggettate prima di queste ultime al principio di realtà, al contrario delle pulsioni sessuali che restano più a lungo sotto la prevalenza del principio di piacere.

Chiaramente, se le psicosi non potevano essere spiegate con la stessa teoria delle nevrosi, la teoria stessa avrebbe subito una riduzione di rango. Ma il problema era che nelle psicosi non era presente solo un disturbo nei rapporti affettivi, ma anche nelle funzioni di contatto realistico col mondo esterno (percezione, azione, ecc.).
Freud, per salvare la teoria e insieme spiegare le psicosi, ricorse ad un parziale compromesso, integrando la teoria con un capitolo speciale riguardante il narcisismo.
Bisogna ricordare che già Abraham aveva spiegato la schizofrenia con la teoria della libido: regressione all’autoerotismo, con disturbi funzionali indiretti sulle pulsioni di autoconservazione.
Freud così parlò di conflitto sia tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io, che tra libido dell’Io e libido oggettuale.
In questo modo la prima opposizione serviva come sempre a spiegare le nevrosi, la seconda a spiegare le psicosi, in cui la relazione libidica con l’oggetto esterno è contrastata dall’amore di sé (teoria dei vasi comunicanti).
Il ritiro della libido dagli oggetti esterni coinvolgeva anche le altre funzioni di contatto col mondo esterno, per il quale si tendeva a perdere ogni interesse.

Sia Freud che Jung fondavano il loro discorso su spiegazioni economiche fondate sul concetto di energia psichica.
La soluzione freudiana, benché enunciata in un quadro altrettanto naturalistico (fisicalismo) lasciava aperto il campo ad una rilettura che poteva andare oltre le considerazioni biologico-economiche, in quanto poneva una discriminante tra funzioni biologiche e funzioni psichiche (vedi la distinzione tra bisogno e desiderio, la nozione di appoggio ecc.) ed intendeva queste ultime come attività emergenti dal contrasto tra bisogni biologici ed esigenze culturali.

Determinante per la spiegazione psicoanalitica non è il funzionamento biologico in quanto tale, ma il piano delle relazioni intersoggettive che dà luogo al costituirsi del soggetto stesso in quanto soggetto umano. (vedi differenza tra mangiare una caramella e desiderare una caramella dalla madre, solo quest’ultima è oggetto dell’interesse della psicoanalisi.
Freud a ragione sosteneva che anche per le psicosi il conflitto fosse di natura affettiva, ossia un disturbo nelle relazioni oggettuali, ma aveva torto nel ridurre queste a vicende dell’energia libidica pensata in un modello di funzioni biologiche (tensione-riduzione della tensione).

La nozione di Ideale dell’Io
Bisogna distinguere tra Ideale, ossia immagine di come si vuole-deve essere (Super-Io), pur con la consapevolezza di non esserlo ancora, e idealizzazione ossia immagine di sé distorta ossia illusione.
Freud sviluppò il primo punto con la nozione di Ideale dell’Io, e la pose come successiva al narcisismo: il bambino rinunciava alla posizione narcisistica, e sostituiva all’amore di sé il rapporto con un ideale da raggiungere.
Il discorso sull’ideale come illusione è tuttavia centrale nel fondo del discorso freudiano sul narcisismo, e conduce alla considerazione del narcisismo come condizione esistenziale di ogni soggetto e non solo come particolare fase libidica o stato psicopatologico.
Forse questo è uno degli apporti più validi della psicoanalisi come demistificazione delle logiche del soggetto.

Alcune riflessioni
Il prevalere del modello energetico (affetto-energia-libido) condusse la teoria dinamica del conflitto psichico a porre in termini energetici anche il secondo polo del conflitto o censura, che si oppone alla libido, ma a causa dell’equivalenza di fatto tra energia psichica e libido, anche l’istanza difensiva risultava libidinizzata: concetto di libido dell’Io = narcisismo.

L’Io libidico aveva le sue premesse nella teoria dell’Io-piacere del 1911, in cui Freud parlava di una prima fase dello sviluppo psicologico in cui anche le funzioni di autoconservazione obbedivano al principio di piacere e contribuivano al perdurare dello stato autoerotico = indipendenza illusoria dall’oggetto esterno sia per le funzioni libidiche che per quelle vitali (il bambino confonde sé stesso con l’oggetto che lo accudisce). Questo Io-piacere venne allora precisato come io-libidico, non solo nel senso dell’amore di sé in cui l’Io (la rappresentazione di sé) è l’oggetto dell’amore narcisistico, ma nel senso che l’Io = funzione dell’Io (nozione strutturale) è il soggetto libidico sia delle funzioni di autoconservazione che della ricerca del piacere.

Bibliografia

Sigmund FreudTre Saggi sulla teoria sessuale, Boringhieri

Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, Boringhieri

E. Erikson, Infanzia e società, Armando.