Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Articoli con tag “Orgone

Wilhelm Reich. Il pensiero funzionale.

  • L’essere umano corazzato, irrigidito dalla sua corazza che pensa in maniera meccanica, crea strumenti meccanicistici e crede che la natura funzioni in maniera meccanica.
    Ne è un esempio la medicina allopatica che considera e tratta l’uomo come una macchina.(meccanicismo)
  • Oppure, l’essere umano corazzato, che pur essendo irrigidito avverte pulsioni orgonotiche nel proprio corpo ma non le comprende, le proietta all’esterno (ad es. su Dio) e diventa mistico. Egli si forma un’immagine mistica e soprannaturale del funzionamento della natura.(misticismo)

Queste concezioni antagonistiche della natura, sono causa di enormi danni per l’uomo e per la vita in genere. Si pensi, ad esempio, alle rovinose guerre di religione fra Indù e Musulmani per la spartizione dell’India, oppure, in chiave meccanicistica, agli effetti dell’era della bomba atomica e dell’inquinamento.

reich_society

Reich oppone al pensiero mistico e al pensiero meccanicista, il pensiero funzionale che spiega nel libro Etere, Dio e Diavolo.

Il funzionalismo energetico orgonomico è la tecnica di pensiero dell’uomo non fornito di corazza. Questo suo essere non corazzato lo mette in condizione di essere in intimo “contatto” con la natura all’interno e all’esterno di se medesimo.

Egli agisce, come ogni altro animale, in modo funzionale.

L’uomo corazzato

L’uomo corazzato, invece, agisce in maniera meccanica oppure mistica.

Secondo Reich non v’è né “senso”, né “fine” o finalità alla vita: il funzionalismo vivente è l’essenza stessa della vita. Ciò che vive è privo di corazza, non ricerca un senso o un fine alla propria esistenza, funziona spontaneamente, significativamente, utilmente senza bisogno del “tu devi”.

L’essere corazzato invece, funziona esclusivamente spinto dal “tu devi”, oppure “io devo”. Reich poi si pone delle domande apparentemente ingenue: Perché l’uomo sbaglia da millenni? Ovunque l’uomo crei sistemi scientifici, filosofici o religiosi perché sbaglia in un modo tanto grave, tanto catastrofico e tanto coerente? È necessario che l’uomo sbagli?

Ecco un paio di esempi di carattere storico:

  • Errori di carattere medico prima della conoscenza dell’anatomia furono certamente inevitabili.
    Ma proviamo a chiederci se anche le “minacce di morte” ai primi studiosi di anatomia furono inevitabili.
  • La terra al centro dell’universo, un errore inevitabile basato sull’ignoranza della natura.
    Ma la morte di Giordano Bruno e l’imprigionamento e la denigrazione di Galilei furono errori inevitabili?

Reich dice che quando l’uomo sbaglia costruisce un edificio mentale errato, ma intensamente coerente, con la stessa intima logica che ritroviamo negli stati di allucinazione paranoica. Anzi, come nella paranoia, i sistemi teorici hanno una particolare relazione con la realtà.

Rivediamo le errate interpretazioni sull’Universo:

  • Errore di Tolomeo: terra al centro dell’Universo.
  • Copernico corresse l’errore ma mise il Sole al centro.
  • Keplero fece passi avanti ma solo parzialmente.

Indagando sul nocciolo di tali errori si nota la presenza di un fattore costante: I concetti di immobilità e di assoluto. È come se il pensiero umano non sapesse liberarsi dell’idea di ciò che è statico e non riuscisse a concepire il problema del flusso o movimento.

Quindi il primo sostanziale errore è il concetto di Assoluto che l’uomo attribuisce a ogni sua verità e scoperta. “Assoluto” e “statico”, cioè definitivo. Il secondo errore riguarda la colpa che si è affiancata all’assoluto.

A partire dal peccato originale, sia le scoperte scientifiche che la religione, hanno attribuito a qualcosa o a qualcuno la colpa degli errori e dell’infelicità.

  • Colpa del Peccato (Religione).
  • Colpa della vita emozionale inconscia (Psicoanalisi).
  • Colpa della Società e della Storia (Marx e Comunismo).
  • Colpa dell’ereditarietà (Medicina moderna).
  • Colpa della Natura peccaminosa (Religioni).

Ogni sistema “dottrinale” (ideologico), risulta logico ed esatto, proprio come un sistema di pazzia (paranoia). La sua inesattezza si rivela soltanto a chi ne è esterno, a chi pone domande in apparenza semplici e sciocche.

Per esempio chi non abita a New York potrebbe domandarsi come mai otto milioni di persone si sono rinserrati così strettamente su di una piccola isola, da poi dover costruire edifici di decine di piani per risparmiare spazio! È necessario considerare la vita umana dal punto di vista di ciò che vive e non da quello della:

  • Religione
  • Industria
  • Leggi Statali
  • Cultura

Le domande semplici possono apparire folli o infantili se viste da questi punti di vista. Ecco alcuni esempi di domande semplici che il Ricercatore Orgonico si pone:

  • Perché falliscono tutti i progetti sociali dei partiti politici?
  • Perché tanti propositi di amore per il prossimo, democrazia, libertà, ideali e aspirazioni che sono ovunque le stesse finiscono sempre per fallire?
  • Se la natura ha disposto la maturità sessuale nella pubertà, perché allora l’amore e il sesso a quell’età è proibito?
  • Perché i bambini sono così crudelmente maltrattati, da dove viene il diffuso odio per il bambino?
  • Perché si vota in ogni angolo del mondo per eleggere funzionari, e non si vota mai per scegliere tra la guerra o la pace?

Ad ogni domanda c’è una risposta chiara, esauriente e assolutamente logica soltanto se si segue lo schema di chi è inserito in quella lucida follia. Ma perché gli esseri umani sbagliano in modo così evidente e poi si abbarbicano così ferocemente a tali errori? Perché l’uomo odia così fortemente chi propone nuove verità che contrastano con le vecchie ideologie? Occorre soltanto trovare la fonte dell’ostinato errore umano.

Cominciano col dire che, mentre si possono vedere e descrivere le obiettive funzioni della natura, non è possibile nessun giudizio indipendente da parte delle percezioni sensoriali. Le percezioni dei sensi, infatti, appartengono all’apparato percettivo soggettivo dello studioso.

Reich afferma che dopo aver partecipato anche lui ai vari errori della mente, ha saputo, però, ravvedersi e correggersi. Egli afferma quindi che il disastro dei continui errori umani è attribuibile alla struttura patologica, ossia al corazzamento patologico dell’essere umano.

Ma anche la corazza è un meccanismo difensivo, per cui probabilmente il problema sta nella relazione dell’essere vivente umano con l’energia cosmica che lo governa.

Tutti scaricano proiettivamente la colpa ad altri, ma non si tratta di nessuna “colpa”, dice Reich, bensì di una “catastrofe” ancora oscura, avvenuta nello svolgimento evolutivo dell’uomo. Il corazzamento biologico è il gigantesco meccanismo centrale del decorso errato.

Il corazzamento è l’unica funzione che agisce contro la mobilità della funzione vivente, è nato come azione frenante. Da qui l’idea errata dell’assoluto, dello statico ecc. L’essere umano ha sbagliato soprattutto nei concetti di Dio, etere e uomo. Per di più, Dio e etere sono talmente simili negli attributi da far ipotizzare una radice comune.

In definitiva l’essere umano ha dovuto proiettare la percezione dell’energia orgonica o misticamente su Dio, o meccanicamente nell’etere perché la corazza caratteriale non ha permesso la presa di coscienza dell’esistenza dell’energia orgonica che tutto pervade, essere umano compreso.

La corazza ha impedito la presa di coscienza e la comprensione dell’energia orgonica perché l’uomo non era ancora in grado di sentire la forma vitale dell’Orgone dentro di sé.

Le emozioni

È la funzione dell’emozione, dice Wilhelm Reich, che crea il fine di una pulsione, non viceversa. Quindi le emozioni sono sensate e “razionali” e non “irrazionali” come intendono i meccanicisti della psicologia. È la loro struttura caratteriale che li porta a queste conclusioni errate.

Essi hanno fuso in un unico calderone le emozioni primarie razionali con quelle secondarie irrazionali e perverse. Tutto ciò che vive risponde agli stimoli col “movimento” o mozione, ossia con emozione, cioè movimento del plasma. Anche il più piccolo protoplasma sente.

Le emozioni scaturiscono da movimenti reali del plasma e quindi dell’energia. Quindi l’essere vivente si crea le proprie opinioni sul mondo circostante attraverso le sensazioni e le emozioni che riceve dagli stimoli. Anche l’organismo corazzato si crea opinioni in funzione della propria motilità ed espressività, ossia di come vive le proprie emozioni.

Ogni sensazione è soggettiva, ossia arbitraria, tuttavia un organismo sano percepisce sicuramente in modo sano, mentre uno deformato percepisce in modo altrettanto deformato. La corazza è sempre deformante, quindi un organismo sano ed uno corazzato percepiscono in modo del tutto differente. Dal modo in cui si percepisce e si sente, dipende la qualità delle valutazioni che si fanno, il tipo di reazioni basate su quelle valutazioni e quindi l’atteggiamento complessivo che comunemente chiamiamo “visione del mondo”.

Individuo corazzato e non corazzato

Il mistico o il meccanicista, che sia un educatore scolastico ad esempio, vede il bambino o come macchina meccanico-chimica, come suddito dello Stato, come oggetto di questa società, oppure come oggetto di questa religione e lo tratterà confinandolo e castrandolo. Egli lo chiamerà “adattamento”, se è di mentalità liberale, o “educazione” se è di mentalità autoritaria. Mentre ciò che vive nel bimbo ubbidisce a leggi cosmiche che non sono cambiate nei secoli.

L’adattamento alla civiltà mistico-meccanicista, invece, crea quel caos di contraddizioni entro cui si trova inserito l’essere umano. La nostra civiltà mistico-meccanicista è in rovina perché ha milioni di finissime statistiche sul modo di trattare i neonati, ma non si cura, ancora oggi, della sua bisessualità, né dell’eccessivo odio degli educatori, dei medici, dei puericultori ecc. L’organismo corazzato non percepisce correnti di plasma orgonotico, in completa opposizione all’organismo non corazzato. Ma appena appaiono sensazioni in relazione allo sciogliersi dell’armatura esse vengono percepite con paura. La reazione biopatica proviene sempre e solo da energia biologica sessuale compressa dalla stasi energetica.

Organismo corazzato e non corazzato percepiscono in modo differente.
Per esempio, prendiamo il blocco toracico. (Per quanto riguarda i blocchi vedi Federico Navarro)
Viene vissuto dal corazzato come esempio di mascolinità e di forza. L’espressione rigida, militaristica, eretta, il portamento militaresco hanno la funzione di mantenere “saldo” il suo equilibrio e di conferirgli forza nella lotta quotidiana dell’esistenza. Però il corazzato non sospetta nulla sull’indebolimento della forza vitale che ciò comporta.

Una cassa toracica libera è in grado di reagire in modo libero e vigoroso, non considera questo come essere molli e deboli che è tutt’altro. L’individuo non corazzato non riesce a tenere il torace rigido per lungo tempo, lo sentirebbe come una grande fatica e un notevole impedimento. Per un organismo sano è incomprensibile come si possa sopportare per anni lo sforzo del blocco.

L’organismo corazzato si differenzia da quello sano per il fatto che tra il suo nucleo biologico, da cui scaturiscono tutti gli impulsi naturali, e il mondo, si è inserito un muro di rigidità che frena ogni impulso naturale e trasforma ogni impulso naturale amoroso in odio. L’impulso, infatti, deve usare “violenza” per giungere alla superficie e giungere alla meta. Quindi qualunque sia la sua originaria natura si trasforma sempre in ODIO DISTRUTTIVO.

La corazza non impedisce che l’organismo possa amare o temere, ma le sue espressioni vitali saranno sempre poco vibranti e, quindi, le sue espressioni emozionali vitali sempre controllate, ben equilibrate, sensate, calcolate. Anche l’odio sarà sempre “cosciente e prudente”. Insomma il corazzato non “perde mai la testa”.

Un simile organismo non può che odiare la spontaneità e la libertà ordinata ma infinitamente varia dei processi naturali, perché li teme. Il corazzato è capace di mortificare ogni impulso vitale spontaneo in se stesso e nell’organismo altrui.

Il neonato

Il neonato nasce senza corazza. Ciò che è vitale in lui, funziona secondo le sue proprie leggi e senza riguardi per le “esigenze della cultura”. La sua prima espressione di vita consiste nella messa in funzione della bocca, ma i medici, i puericultori ecc., proibiscono di farli mangiare prima di 24 – 48 ore (oggi è meno prolungato).

Non esiste una risposta sensata per tale comportamento. Inoltre i neonati possono vedere la madre per pochi momenti al giorno sotto le scuse di motivi “igienici”. Wilhelm Reich dice che è in questi comportamenti che vengono poste, nel neonato, le basi dell’odio e delle prossime guerre. Il neonato, isolato dalla madre, in un contesto per lui assolutamente nuovo e più freddo di 10-15 gradi rispetto all’utero materno, dapprima reagisce con grida e urla disperate ed infine con la prima vera contrazione difensiva del suo sistema orgonotico.

Questi massacri di neonati, dice Reich, chiaramente udibili nelle urla che offendono l’orecchio e il cuore, non hanno nulla a che vedere con le precauzioni igieniche. Infatti sono solo reazioni adottate da organismi corazzati contro la vita che si manifesta. Reich afferma che la medicina non comprende ciò che è vivente.

L’organismo è in grado di percepire solo ciò che esso stesso esprime. Il medico corazzato non avverte gli strilli disperati dei neonati, oppure li considera utili per la respirazione o decretati da Dio perché egli stesso ha soffocato in sé quelle urla. Per questo il suo organismo non è più capace di percepire le grida di un altro organismo e le interpreta in un modo razionale assolutamente errato. Reich non dubita della buona fede degli educatori, medici ecc., ma afferma che il loro amore per il neonato non riesce a trasporsi nel fatto pratico. La vita corazzata va incontro al vivente non corazzato con paura e odio. L’organismo corazzato non riesce a sopportare i movimenti morbidamente arrendevoli di un neonato. Per avere un idea, pensate a quando avete avuto il corpicino di un uccellino nelle mani, è una sensazione particolarissima.

L’educazione, allora, prende la via delle punizioni e minacce che quasi sempre sono improntate all’umiliazione del bimbo e quindi alla formazione di ODIO REATTIVO. L’organismo corazzato odia quello sano. Ma ciò non avviene immediatamente. All’inizio ne è positivamente colpito e tenta di rispondere con autentico amore. Ma nello sviluppo della relazione la corazza riassorbe necessariamente l’impulso amoroso e pian, piano l’organismo corazzato si sente frustrato e comincia a sentirsi rifiutato dall’organismo sano.

A ciò si aggiunge che gli organismi sani tendono ad allontanarsi da quelli corazzati contratti e perversi (sadismo), e quindi questo senso di rifiuto viene apparentemente accentuato.
La mancanza di contatto del corazzato viene vissuta da quest’ultimo come rifiuto.

La modalità semplice e diretta dell’organismo sano risulta incomprensibile per il corazzato e cioè contrasta con la complessità, le distorsioni, le contorsioni, della mente corazzata. Il corazzato ha un terrore mortale di tutto ciò che è semplice e diretto. Infatti ciò che è semplice e diretto conduce sempre a palpiti orgastici del plasma, ossia a EMOZIONI. Il corazzato quindi non può esprimere direttamente le proprie emozioni che invece sono frenate, distanti, perverse, trasformate nella intricata rete della CORAZZA CARATTERIALE.

Questa rete di odio e perversione, di impulsi sadici, Reich la definisce PESTE EMOZIONALE dell’animale uomo ed è ciò che noi chiamiamo ODIO.

Sensazione e eccitazione

Per Reich tutto ha inizio dal problema di come la materia possa percepire se stessa. In altre parole il problema della sensazione.

La sensazione è il punto di collegamento tra l’Io e il mondo esterno. Le scoperte dell’analisi del carattere hanno dimostrato come la sensazione sia una funzione dell’eccitazione e che vi è dunque IDENTITÀ FUNZIONALE tra la quantità di eccitazione e l’intensità della sensazione.

La sensazione diventa, quindi, oggetto d’indagine scientifica-naturale.

La sensazione è una funzione della membrana di demarcazione che delimita un sistema vivente dal mare orgonico circostante ed è attraverso la membrana che il vivente comunica con tutti gli altri sistemi orgonotici.

Il meccanicismo

Proseguiamo il nostro discorso sul sistema meccanicista e mistico.
Il pensiero meccanicista ha come sua caratteristica essenziale il perfezionismo. Non sono ammessi errori, incertezze e le situazioni fluttuanti sono indesiderate.

Il meccanicista tenta di spiegare la realtà con modelli matematici esatti, mentre la natura è “inesatta”, e non opera in modo meccanico ma FUNZIONALE, quindi il meccanicista tradisce la natura e si tira fuori da essa in modo assolutamente irreale.

Nella natura vi è un’armonia costituzionale che domina e permea tutto ciò che esiste. La civiltà meccanicista è il risultato di una perversione imposta alla natura dal carattere corazzato degli individui meccanicisti e dalla tecnica applicata da costoro. I processi naturali si distinguono, invece, per l’assoluta mancanza d’ogni specie di perfezionismo mantenendo, però, la regolarità delle loro funzioni. Infatti in una foresta cresciuta in modo naturale, funziona un principio di crescita omogeneo, tuttavia non vi sono due alberi, anzi non vi sono due foglie che sono fotograficamente identiche.

L’ambito della variazione (creativa) è infinitamente più vasto del campo dell’uniformità, nulla in natura può riportarsi al concetto di perfezionismo. Se riportiamo questo al problema della globalizzazione si può comprendere quanto esso è grave, profondo e può divenire devastante.

La libertà della natura intimorisce e terrorizza il meccanicista, che la vive come insicurezza profonda. Nelle sensazioni orgastiche l’uomo esprime la natura che è dentro di sé, entro il proprio corpo. Nel meccanicista corazzato essa si deve esprimere al minimo vitale possibile ed anche in modo ormai distorto. Quando il meccanicista lavora, lo fa con questa distorsione altrimenti rischia di entrare in contatto col terrore che le naturale sensazione produrrebbe nel suo biosistema.

Il misticismo

Differente è la posizione del misticista. Essa è simile alla posizione dell’animista, dice sempre Reich, la posizione di chi anima sempre la natura e gli oggetti che non conosce: Sole, Luna, Terra. Ma mentre l’animista proietta le proprie sensazioni orgonotiche all’esterno senza deformazioni (primarie), il mistico le proietta all’esterno innaturali e pervertite (secondarie).
Pensiamo ad esempio a Dio e al diavolo dei cattolici.

Il meccanicista non capisce in alcun modo i processi emozionali, sono a lui estranei; per il medico meccanicista, per esempio, le malattie funzionali non esistono. Il mistico, invece, attribuisce le emozioni all’anima ma costruisce un muro insuperabile fra corpo e anima, quindi perde il contatto con tutto ciò che provoca in lui eccitazione interna poiché entra nel panico. È quindi costretto a proiettare tali sensazioni come espressioni soprannaturali o bestiali da attribuire a Dio o al diavolo.

Sia il mistico sia il meccanicista quindi, per motivazioni differenti possono utilizzare le sensazioni come mezzo per saggiare la realtà.
Per esempio:
La luce per il meccanicista è la combinazione di sette colori.
Per il pensiero funzionale la luce è un fenomeno uniforme che solo DOPO l’intervento di un prisma o di un reticolo di pioggia (arcobaleno) si scinde nei sette colori.
La scienza usata in modo meccanicista deforma le funzioni della natura.

Altro esempio: gli esperimenti con i bambini.
Essi vengono collocati in situazioni artificiali, inoltre la loro personalità e capacità cognitiva è analizzata con l’ausilio di quadrati, triangoli, cerchi colorati. Questo tipo di osservazioni e le conclusioni che ne vengono tratte hanno la pretesa di essere “oggettive”, ma in effetti sono ottenute con modificazioni artificiali della realtà.

È invece necessario studiare il bambino nel proprio ambiente.
È fondamentale studiare il corpo umano attraverso cellule vive e non morte.
Quando si modifica artificialmente la realtà, si manipola la natura e poi s’interpreta secondo le INCLINAZIONI CARATTERIALI di chi osserva. Si potrebbero ottenere risultati utili, inutili, ma anche assai dannosi.

L’individuo corazzato

Altro aspetto fondamentale riguarda l’affinità o la contrapposizione. Il pensiero funzionale predilige le affinità; il meccanicista invece le contrapposizioni. Per il meccanicista animale e uomo sono contrapposti e differenti, per il funzionalismo sono molto affini. L’organismo corazzato poi, sente il proprio organismo come costituito da singole parti, perché non sente ne percepisce l’unità organica.

Ogni impulso è costretto a penetrare attraverso la corazza e così instaura il TU DEVI.
Da ciò deriva la prevalenza e il comando del cervello sul corpo e ne consegue una gerarchia tra cervello e organi dove il cervello è il centro di comando. Ma ancor peggio, ogni impulso che deve superare la corazza, fa sorgere il bisogno di spezzare, rompere, distruggere, per raggiungere la scarica dell’impulso ed è così che ogni impulso si carica di distruttività.

È nella corazza che si cela la risposta al perché dell’odio e della distruttività dell’uomo. È nella corazza che troviamo il diavolo e l’inferno.

L’uomo corazzato è isolato dal contatto immediato con la natura, le persone e i processi naturali. Sviluppa perciò un contatto sostitutivo che è fondamentalmente caratterizzato dalla mancanza di autenticità. Ogni impulso d’amore si trasforma quindi, in crudeltà e odio che poi viene camuffato e nascosto.

Il senso del proprio corpo è diminuito e con esso è perduta la fiducia in se stessi, sostituita dall’inganno, le ostentazioni di apparenza, il falso orgoglio. L’autopercezione originaria e autentica è perduta. L’autopercezione cerca costantemente di infrangere la rigida barriera della corazza e genera a lungo andare brutalità da un lato e terrore profondo sperimentato come paura ogni volta che ci si rammenta del “Paradiso perduto”.

Se si cerca, come sempre succede, di aumentare la moralità, le perversioni e la brutalità s’incrementano. Se si usa la brutalità per spezzare la moralità si otterrà una moralità ancor più severa (come nella Russia Imperialista del ventesimo secolo).

Per risolvere tale circolo vizioso è necessario fare molto, usando le parole di Reich:

“È ormai tempo di smetterla di addossare la colpa agli altri. È tempo di cercare il denominatore comune di quest’olocausto di pensiero confuso.”

Il denominatore comune è che l’uomo si è separato dalla propria natura. Soprattutto dalla funzione biosessuale incentrata sullo sviluppo genitale. Bisogna smettere di fuggire da se stessi. La gente parla troppo, scrive troppo, sofistica troppo (RAZIONALIZZA TROPPO) allo scopo di coprire la propria vacuità interiore, allo scopo di chiudere il nocciolo della questione.

Le forze che si oppongono al decorazzamento

L’ultimo punto che affronteremo è la risposta al problema di cosa si oppone e rende così difficile il processo di decorazzamento e cosa lo rende anche così pericoloso.

La risposta risiede nel terrore che s’impadronisce dell’individuo allorché viene a contatto col suo nucleo biologico, con ciò che noi chiamiamo correnti plasmatiche. Questa reazione è chiamata ansietà orgastica, la quale non ha nulla a che vedere con la semplice fobia o ansietà nevrotica.

È come paragonare una inondazione che allaga milioni d’acri di terreno con la rottura di un tubo di una conduttura dell’acqua di casa nostra. L’ansietà orgastica è un’esperienza totalmente biologica da cui non è possibile nessuna ritirata. È sempre accompagnata dall’esperienza di una perdita totale della personalità e della sua capacità d’orientamento nella vita. È sempre accompagnata dal pericolo di un crollo completo.

L’individuo cade nel più completo disorientamento e nella più nera disperazione quando deve improvvisamente affrontare tutto il massimo vigore della propria bioenergia. Quindi il pericolo è costituito dall’incapacità del biosistema, rivestito di corazza, di far fronte alla forte bioenergia, sia quantitativamente, sia per la sua natura, completamente diversa come funzionamento del biosistema. L’incapacità genera quelle che noi chiamiamo “vertigini da libertà”.

Il diavolo, per Reich, è l’insieme delle pulsioni secondarie dell’uomo, ossia è l’odio, la peste emozionale, le perversioni, la brutalità che la corazza lentamente, ma inesorabilmente, sviluppa nell’essere umano. Tutto ciò è mantenuto sempre in vita dal terrore quasi insopportabile che si sviluppa nell’instaurarsi della naturale armonia, un terrore che nel processo di eliminazione della corazza si manifesta nelle innumerevoli e fortissime resistenze che vi si oppongono.

Annunci

Lo strano caso di Wilhelm Reich

reich

“Lo strano caso di Wilhelm Reich” – Regista Antonin Svoboda. L’Attore che impersona Reich. Klaus Maria Brandauer. Con grande acclamazione e approvazione è stato proiettato in anteprima il 28 ottobre 2012 nell’ambito della mostra Viennale del film Austriaco. La sala Viennese, era affollata per l’ultimo spettacolo, e gli spettatori hanno fatto un quasi esaurito, nonostante fosse la proiezione del terzo film e l’argomento fosse abbastanza complesso. Il film diretto dal regista Antonin Svoboda tratta degli ultimi anni della vita dello psicanalista Austrico Wilhelm Reich, nel periodo in cui era emigrato negli Stati Uniti, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. In quegli anni, negli U.S.A., Reich aveva approfondito gli studi dell’Energia Orgonica, che lui aveva scoperto precedentemente. Una forma di energia, che avrebbe dovuto aiutare le persone a guarire se stessi. Egli costruì gli Accumulatori di Energia Orgonica (dei Box in legno rivestiti di materiale organico ed inorganico), all’interno dei quali egli curava alcuni suoi pazienti (ad esempio, donne, che non erano in grado di avere bambini). Persino l’illustre Einstein all’inizio manifestò un certo interesse per le “scatole”, termine dispregiativo con cui vengono definiti nel film, gli accumulatori Orgonici dai servizi segreti americani.Pochi conoscono le differenze esistenti fra i diversi indirizzi psicologici e psicoterapeutici. La divulgazione dei modelli e delle tecniche psicologiche è ancora agli inizi. Inoltre, siamo ancora troppo ancorati al concetto di “efficacia” tipico di una scienza che deve ancora dimostrare di aver diritto di esistere. Al momento, la possibilità di sviluppare una ricerca pura e non riduzionista in psicologia è più un obiettivo che una realtà.

Se poi ci si aspetta che la psicologia sia conosciuta anche nelle sue componenti storiche, si può essere considerati degli illusi! In particolare, per quella che è chiamata  ”psicoterapia corporea”, la conoscenza della sua storia e dei suoi modelli teorici è scarsa anche fra gli stessi professionisti che da essa potrebbero trarre vantaggio.

Ad esempio, da diversi anni esistono indirizzi psicoterapeutici fondati sull’idea che le psicopatologie possono trovare sollievo e cura solo dall’integrazione di più modelli e tecniche. Seguendo questo principio ma volendo al contempo evitare confusione teorica (e operativa), è nata la Psicoterapia Funzionale, una psicoterapia che va ai livelli dei “funzionamenti di fondo” che sono alla base del nostro agire, alla radice dei comportamenti e dei modi di relazionarsi e affrontare la vita.

A monte di queste e altre teorizzazioni, vi è il capostipite della psicoterapia corporea, noto psicoanalista, il quale progressivamente lasciò le teorie di Freud proponendo una visione rivoluzionaria e molto discussa. Denunciato da chi avversava le sue ipotesi scientifiche in una sede al quanto insolita: la Food and Drug Administration, Wilhelm Reich si difese da solo, proponendo in tribunale tutte le proprie pubblicazioni con il risultato che, nell’America del 1956 (!!!) fu condannato a 2 anni di reclusione e i suoi appunti furono in parte bruciati dalla FDA. Reich morì in prigione un anno dopo per un attacco cardiaco, il giorno prima del suo rilascio.

Forse, anche per questo la psicoterapia corporea ha fatto fatica a farsi “vedere” anche dagli stessi professionisti della salute, almeno fino al moderno sviluppo delle neuroscienze… ma questa è un’altra storia.


Wilhelm Reich. Il diritto di ognuno di sapere – Man’s Right To Know


Wilhelm Reich e l’analisi caratteriale

Negli anni ’30 un poco più che trentenne Wilhelm Reich, l’allievo brillante di “Mastro Freud”, elaborò l’analisi del carattere, una chiave di volta per il mondo psicoanalitico, o almeno per quella parte che ne comprese il senso e ne seguì il modello.

L’analisi del carattere: come nasce

L’analisi del carattere nasce in grembo a tutta una serie di considerazioni sull’analisi delle resistenze.Wilhelm Reich, come Freud, si rese conto che i sintomi delle nevrosi trattate persistevano nonostante l’analisi e che le resistenze erano difficili da sciogliere, se non cambiando la visione delle cose. La resistenza non era pulsione di morte, come diceva Freud: era il paziente stesso e si manifestava con il suo atteggiamento caratteriale. La sua attenzione si spostò dal “cosa” il paziente comunicava al “come” lo comunicava: modo di muoversi, mimica, gestualità, espressioni del volto, modo di esprimersi col linguaggio, tono e ritmo della voce, erano alcuni degli elementi che Reich cominciò a osservare e valutare, per poi elaborare la sua teoria sull’analisi del carattere.

L’analisi del carattere: carattere e corazza caratteriale

Attraverso l’analisi del carattere, il paziente prende consapevolezza del proprio atteggiamento che è, allo stesso tempo, rappresentativo del sintomo nevrotico e della modalità che lo rende persistente, con lo scopo di poter modificare e ripristinare un equilibrio più funzionale del carattere stesso. Per Reich le resistenze caratteriali, nel loro insieme, davano vita alla corazza o armatura caratteriale. La corazza caratteriale esprime il modo di funzionare della persona: è muscolare, è energetica, è caratteriale. La corazza, se da un lato serve all’individuo per fronteggiare le esperienze frustranti e dolorose della vita, dall’altro lo blocca nel suo movimento pulsativo vitale, ingabbiandolo in un rigido modo di vivere la vita. La corazza caratterialeapparentemente salva dall’angoscia e impedisce il piacere: il piacere è possibile solo attraverso il libero fluire di energia e questo non è possibile in uno stato di contrazione.

L’analisi del carattere: l’uomo è uno

L’analisi del carattere permette di definire le combinazioni caratteriali che formano la persona:all’interno di una linea che parte dall’intrauterino per attraversare le varie fasi dello sviluppo, possiamo trovare una serie di segni incisi che, sommandosi e interagendo tra loro, determinano il modo di funzionare della persona, quindi il suo carattereL’analisi del carattere ha permesso di integrare corpo, pensiero ed emozioni che sono l’espressione della struttura caratteriale dell’individuo. La struttura caratteriale è il modo di funzionare della singola persona e si rispecchia sui vari livelli nel medesimo modo; per esempio: se io ho un carattere rigido, avrò inevitabilmente un corpo rigido, un modo di pensare e di parlare rigido, un rigido modo di relazionarmi e di emozionarmi, questo perché noi esseri umani siamo “uno”. Ogni cosa che viene esperita, ogni elemento della nostra vita, diventa nello stesso istante esperienza dei nostri muscoli, esperienza delle nostre emozioni, esperienza del nostro pensiero.

L’analisi del carattere: l’identità funzionale mente-corpo

L’analisi del carattere sancisce l’entrata nel mondo psicoanalitico del corpo, perché il corpo viene visto come elemento primario che racconta e racchiude una storia di vita. L’analisi del carattere, ancora, permette di superare il dualismo cartesiano di una mente e di un corpo come elementi distinti che costituiscono l’individuo, per concepire l’uomo come una identità funzionale mente-corpo. L’analisi del carattere ha recuperato la visione sistemica di un individuo, in cui tutto è parte di un tutto più grande.

L’analisi del carattere: i post-reichiani e la vegetoterapia carattero-analitica

Con l’analisi del carattere Wilhelm Reich mise a punto un nuovo modo di fare diagnosi: individuò una serie di caratteri nevrotici e un carattere sano, il genitale. Nel mondo post-reichiano l’analisi del carattere si è arricchita in seguito a tutte le conoscenze sul mondo intrauterino che Reich conosceva come idea e non con rigore scientifico perché non aveva a disposizione tutti gli strumenti tecnici di oggi. L’analisi del carattere di oggi parte dai tipi caratteriali individuati da Reich, modificandone e ampliandone lo spettro in base a nuove considerazioni, rendendola meno rigida e più flessibile, nel senso che ogni individuo non è espressione di un singolo carattere, ma è la somma più qualcos’altro di vari tratti caratteriali.

L’analisi del carattere è uno strumento importantissimo che si arricchisce e completa con lavegetoterapia carattero-analitica, un modello analitico basato sul lavoro corporeo che, attraverso una serie di acting specifici e utilizzando la respirazione come filo conduttore, tende a ristabilire la funzione pulsativa e vitale dell’essere umano liberandolo dalla rigidità della sua armatura caratteriale. Reich non aveva sistematizzato gli acting della vegetoterapia: ci hanno pensato Federico Navarro e Ola Rackness a farlo. Federico Navarro è stato il fautore della diffusione del pensiero reichiano in Italia.


Il pensiero funzionale di W. Reich

Ho il piacere di raccontarvi di Reich e di come si arriva all’analisi reichiana. La sua vita parla da sola. Era un uomo animato da una continua aspirazione alla conoscenza, un ricercatore nato, sempre teso a cogliere il significato profondo degli eventi umani, spinto dal senso di giustizia, di coerenza e di verità. Non tollerava compromessi e proprio questa caratteristica ha ancor più complicato la sua vita.

Lo immagino stretto e recalcitrante nel cenacolo di Freud, in una società ancora intrisa di perbenismo, mentre le sue scoperte lo portavano oltre il maestro, che già era stato una pietra di scandalo perché nei primi del 900 aveva osato parlare di sessualità infantile.

Reich dunque nasce come psicanalista e questo non bisogna dimenticarlo, se vogliamo comprendere il suo pensiero. Tra l’altro egli era uno dei più promettenti allievi: infatti Freud gli affidò la direzione dei seminari didattici nel 1924, a soli 27 anni.

Agli inizi degli anni ‘30 elaborò una nuova procedura che chiamò “analisi del carattere”, insoddisfatto dei metodi che allora si usavano per analizzare le resistenze (1).

L’analista di quegli anni interpretava i contenuti del paziente man mano che questi li produceva ed aspettava la comparsa del materiale rimosso con scarsa capacità di intervenire sulle resistenze. Reich invece si rese conto che il paziente manifestava la sua resistenza all’analisi mediante il suo atteggiamento. Cominciò quindi ad osservare attentamente, non soltanto cosa veniva comunicato, ma “come”. Il paziente si difende col suo comportamento: quindi il carattere funziona come resistenza. Sono resistenze il tono di voce, i gesti, il modo di sorridere, l’intercalare, etc.

La concezione del carattere come struttura difensiva consentì a Reich di elaborare in maniera sistematica l’analisi delle resistenze e del transfert. Il paziente, divenendo consapevole del suo “come”, comincia a togliersi la maschera, fa emergere le emozioni nascoste ed appare con evidenza il transfert negativo.

L’analisi del carattere segna un salto di qualità nel percorso analitico e nella concezione dell’uomo per tre motivi: perché introduce il corpo nel setting, pur se lasciato ancora sullo sfondo, perché afferma l’identità funzionale tra psiche e soma e perché getta le basi della visione sistemica dell’individuo.

Infatti Reich definiva carattere un sistema organizzato, costituito dall’insieme delle difese narcisistiche. Questo sistema comprende diversi piani continuamente integrati e correlati. Il corpo, le emozioni e le attività cognitive sono talmente interconnessi nell’ambito della struttura del carattere che una determinata caratteristica dell’individuo la si trova su tutti i piani in cui si esprime. Un esempio semplicissimo: chi ha un carattere molto rigido ha un corpo rigido, emozioni rigide, atteggiamenti rigidi e un modo di pensare rigido: ogni sfera del suo esistere è caratterizzata dalla durezza. Ogni avvenimento della vita si incide su tutte le parti che compongono il sistema uomo; non c’è esperienza che non sia contemporaneamente fisica, emotiva e mentale.

Questa visione integrale dell’uomo diverrà nei decenni successivi un’acquisizione del paradigma scientifico: Reich diede consistenza alla medicina psicosomatica, spiegando in tal modo il sintomo come linguaggio dell’intero biosistema.

Abbiamo visto che, osservando il come del paziente, si comincia a guardare il corpo: il corpo dunque entra di diritto nel setting, diventa soggetto, entra nella sfera dell’io, è linguaggio, emozione ed espressione.

Ma solo più tardi, con la Vegetoterapia, Reich interviene direttamente sul corpo per accelerare la destrutturazione delle difese per mezzo delle emozioni imprigionate inconsapevolmente e trattenute da contrazioni croniche in certi gruppi muscolari che esprimono ognuno la storia dell’individuo.

Con la Vegetoterapia, termine infelice per le assonanze con la parola vegetale anziché vegetativo, Reich getta le basi di quelle che saranno le numerose psicoterapie corporee degli ultimi anni.

L’intervento mirato sul corpo consente infatti l’abreazione di emozioni così antiche che si riferiscono persino ad esperienze avvenute in fase preverbale ed intrauterina.

Ci si può rendere conto quindi della grande capacità di trasformazione che una simile opportunità consente alla coscienza individuale.

Già negli anni ‘30 Reich diede molto risalto all’importanza della respirazione. Dobbiamo sottolineare questa fase perché oggi la respirazione come funzione che sta alla base della salute psicofisica è conosciuta ed applicata in ogni settore che ha a che fare con interventi che passano attraverso la fisicità.

Ancor prima Ferenczi aveva notato il nesso tra respirazione e contrazioni muscolari ed invitava i suoi pazienti a respirare agevolmente e tranquillamente durante le sedute. Ma Reich studiò in maniera specifica i vari modi in cui il diaframma si “congela”, riducendo il tono vitale e consentendo la repressione delle emozioni.

Sappiamo benissimo che l’arte del respiro nello yoga e in molte altre discipline antiche abbia un posto preminente tra gli strumenti di sviluppo della coscienza.

La respirazione è la funzione vitale per eccellenza ed è per questo che modificare il respiro produce modificazioni profonde nel modo di sentire se stessi e ciò che entra in relazione con sé.

Reich faceva fare per vari minuti delle respirazioni profonde, anche forzate, che producevano abreazioni molto potenti. E’ interessante notare che successivamente Groff, psichiatra transpersonale che studia in particolar modo gli effetti dei traumi intrauterini e neonatali nello sviluppo, ha ripreso questa tecnica, facendone il perno del suo metodo terapeutico, chiamandola respirazione olotrofica.

Le tecniche corporee si sono andate sempre più sviluppando nella prassi terapeutica di Reich, diventando dei veri e propri actings che riproponevano le espressioni fondamentali dell’individuo. Federico Navarro ha successivamente sistematizzato gli actings di Reich, creando una metodologia completa nella psicoterapia reichiana.

Man mano che procedeva nella sua ricerca, dedicava sempre più tempo allo studio dei processi energetici che stanno alla base del fenomeno vita ed i suoi esperimenti lo conducevano a dare consistenza alla teoria freudiana della libido. Egli già nella Funzione dell’Orgasmo del 1927 formulò la teoria secondo la quale “l’orgasmo ha la funzione di scaricare l’energia in eccesso dell’organismo. Se tale energia non può scaricarsi affatto o non sufficientemente, si sviluppa l’angoscia”(2).

Negli anni ‘40 abbandona il termine Vegetoterapia e definisce Orgonoterapia la sua metodologia terapeutica ed Orgonomia il corpus di tutta la sua teoria sull’energia orgonica o energia dell’organismo. Reich definì Orgone una particella di tale energia.

Questa fase del pensiero reichiano è senz’altro la più controversa, ma a mio avviso anche la più geniale ed intuitiva.

Abbiamo visto che Reich fin dal 1927 si applica allo studio dell’energia sessuale e dell’energia vitale nell’organismo. La chiama anche bioenergia, termine che poi fu usato da Alexander Lowen per indicare il suo metodo terapeutico.

Ritengo che il periodo di ricerca orgonomico sancisca l’inizio del paradigma olistico e sistemico della scienza dell’ultimo decennio. Reich introduce il pensiero funzionale che è un modo di pensare olistico, a tutto campo, in cui il soggetto e l’oggetto non sono più considerati separati. Il pensiero funzionale appartiene all’uomo cosciente di sé e della sua identità con il cosmo.

Reich diceva che l’individuo è espressione dell’energia orgonica cosmica e che quindi s’inserisce come sottosistema nel più vasto sistema della Terra e dell’universo. L’uomo non è quindi separato dai fenomeni che studia, perché le stesse leggi che ritrova nell’universo agiscono in lui.

Così si esprime in Superimposizione Cosmica: “Poiché l’io è un frammento di energia orgonica cosmica organizzata, la piena consapevolezza è…un passo avanti della stessa energia orgonica cosmica”(3).

In queste parole Reich è in accordo con le tradizioni sapienziali che inseriscono il prodigio della coscienza in un più vasto sistema di riferimento e in accordo con il pensiero sistemico che vede esponenti di spicco in Bateson, Capra, Prigogine e Wilber, per citare i più conosciuti, che vedono nella complessità dell’organizzazione un elemento chiave della vita della mente.

Trent’anni prima delle loro affermazioni già Reich si esprimeva nella stessa ottica e ciò che diceva lo colloca tra i più grandi pensatori del nostro secolo: “Nell’autoconsapevolezza e nell’anelito alla perfezione della conoscenza e della piena integrazione delle proprie biofunzioni, l’energia cosmica diviene consapevole di sé. In questo divenire consapevole di sé, ciò che si chiama destino umano è tolto dal campo del misticismo. Esso diviene una realtà di dimensioni cosmiche che si fonde comprensibilmente con tutte le grandi filosofie e tutte le grandi religioni dell’uomo e intorno all’uomo.”(4).-

Qui Reich è all’apice della sua intuizione. Ma come prosegue la storia? Reich muore da martire come la maggior parte di coloro che hanno osato sfidare il sistema con la forza delle idee.

 Bibliografia

W.Reich, Analisi del carattere, Sugarco, 1973.
La funzione dell’orgasmo, Sugarco, 1969.
Superimposizione cosmica, Sugarco, 1988.
W.Reich, Ibid.