Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Lo strano caso di Wilhelm Reich

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“Lo strano caso di Wilhelm Reich” – Regista Antonin Svoboda. L’Attore che impersona Reich. Klaus Maria Brandauer. Con grande acclamazione e approvazione è stato proiettato in anteprima il 28 ottobre 2012 nell’ambito della mostra Viennale del film Austriaco. La sala Viennese, era affollata per l’ultimo spettacolo, e gli spettatori hanno fatto un quasi esaurito, nonostante fosse la proiezione del terzo film e l’argomento fosse abbastanza complesso. Il film diretto dal regista Antonin Svoboda tratta degli ultimi anni della vita dello psicanalista Austrico Wilhelm Reich, nel periodo in cui era emigrato negli Stati Uniti, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. In quegli anni, negli U.S.A., Reich aveva approfondito gli studi dell’Energia Orgonica, che lui aveva scoperto precedentemente. Una forma di energia, che avrebbe dovuto aiutare le persone a guarire se stessi. Egli costruì gli Accumulatori di Energia Orgonica (dei Box in legno rivestiti di materiale organico ed inorganico), all’interno dei quali egli curava alcuni suoi pazienti (ad esempio, donne, che non erano in grado di avere bambini). Persino l’illustre Einstein all’inizio manifestò un certo interesse per le “scatole”, termine dispregiativo con cui vengono definiti nel film, gli accumulatori Orgonici dai servizi segreti americani.Pochi conoscono le differenze esistenti fra i diversi indirizzi psicologici e psicoterapeutici. La divulgazione dei modelli e delle tecniche psicologiche è ancora agli inizi. Inoltre, siamo ancora troppo ancorati al concetto di “efficacia” tipico di una scienza che deve ancora dimostrare di aver diritto di esistere. Al momento, la possibilità di sviluppare una ricerca pura e non riduzionista in psicologia è più un obiettivo che una realtà.

Se poi ci si aspetta che la psicologia sia conosciuta anche nelle sue componenti storiche, si può essere considerati degli illusi! In particolare, per quella che è chiamata  ”psicoterapia corporea”, la conoscenza della sua storia e dei suoi modelli teorici è scarsa anche fra gli stessi professionisti che da essa potrebbero trarre vantaggio.

Ad esempio, da diversi anni esistono indirizzi psicoterapeutici fondati sull’idea che le psicopatologie possono trovare sollievo e cura solo dall’integrazione di più modelli e tecniche. Seguendo questo principio ma volendo al contempo evitare confusione teorica (e operativa), è nata la Psicoterapia Funzionale, una psicoterapia che va ai livelli dei “funzionamenti di fondo” che sono alla base del nostro agire, alla radice dei comportamenti e dei modi di relazionarsi e affrontare la vita.

A monte di queste e altre teorizzazioni, vi è il capostipite della psicoterapia corporea, noto psicoanalista, il quale progressivamente lasciò le teorie di Freud proponendo una visione rivoluzionaria e molto discussa. Denunciato da chi avversava le sue ipotesi scientifiche in una sede al quanto insolita: la Food and Drug Administration, Wilhelm Reich si difese da solo, proponendo in tribunale tutte le proprie pubblicazioni con il risultato che, nell’America del 1956 (!!!) fu condannato a 2 anni di reclusione e i suoi appunti furono in parte bruciati dalla FDA. Reich morì in prigione un anno dopo per un attacco cardiaco, il giorno prima del suo rilascio.

Forse, anche per questo la psicoterapia corporea ha fatto fatica a farsi “vedere” anche dagli stessi professionisti della salute, almeno fino al moderno sviluppo delle neuroscienze… ma questa è un’altra storia.

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