Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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“Ragione e Passione in Spinoza” – Paolo Cristofolini

Secondo Spinoza, le passioni hanno origine dalla potenza della Natura, necessaria e geometrica. Le passioni non possono essere quindi detestate e biasimate, ma vanno capite, come tutte le altre realtà della Natura.

In Spinoza parliamo per questo di intellettualismo etico (e non del LIBERO ARBITRIO, suo opposto) : bisogna comprendere le proprie passioni, e una volta spiegate saremo in grado di vivere quelle positive ed evitare quelle negative. Il procedimento etico corrisponde così a quello conoscitivo. Tutte le passioni negative vogliono modificare la realtà che però  non è modificabile perché necessaria. Bisogna quindi abbracciare la realtà nella sua intera necessaria positività attraverso la comprensione delle passioni e la riconversione in positivo di quelle negative, nella loro vera realtà. Bisogna riconoscere la realtà e convertire le passioni negative che vanno contro essa (rifacendosi così allo Stoicismo).

Considerata la concezione delle passioni e l’istinto di autoconservazione, Spinoza conclude che quello che si può correttamente chiamare bene è solo l’utile, e male è il suo contrario. Utile diventa quindi tutto ciò che aumenta la nostra potenza d’agire, permettendo di conservare e perfezionare il nostro essere.

La passione è per Spinoza quindi una idea confusa che cessa di essere passione appena ce ne formiamo “un’idea chiara e distinta”. La vera salvezza è quindi rappresentata dalla conoscenza, che rappresenta la vera potenza liberatrice per l’uomo.

La liberazione dalle passioni negative avviene non liberandosi dalle passioni, ma attraverso le stesse passioni che vengono convertite nella loro vera realtà, positiva (positiva perché riconducibile all’ordine geometrico e necessario perfetto in sé) attraverso l’uso della ragione (una volta quindi che saremo arrivati al secondo livello della conoscenza, quella scientifica, che rende ad ogni cosa il suo posto effettivo nell’insieme generale).

Ultimo stadio della conoscenza è quello dell’intuizione mistica per cui conosciamo le cose in Dio e riusciamo a vederle tutte sotto il suo segno di necessità (sub specie aeternitatis) , accettando gioiosamente tutto ciò che accade, appunto perché tutto ciò che accade dipende dalla divina necessità.


Le passioni per Cartesio, Spinoza, Rousseau, S. Tommaso

Cartesio colloca le passioni tra le percezioni perché, a differenza degli atti volontari, sono subite: noi le volizioni possiamo averle volontariamente (la mente è attiva), mentre le percezioni presuppongono una mente passiva. A differenza delle idee non rappresentano oggetti esterni. A differenza di altri modi di sentire (la sete, la fame) non sono riferite al corpo, ma all’anima. Sono percezioni che si riferiscono all’anima, ma che sono mantenute, causate, rafforzate dal movimento degli spiriti animali, dal corpo. L’anima non è quindi padrona delle proprie passioni. Prendiamo per esempio la paura o la gioia: il soggetto è l’anima (mente) e sono causate e mantenute dal modificarsi del corpo. Per esempio mi batte il cuore per la gioia. Queste non le posso eliminare o produrre ad hoc, ma ne posso limitare le conseguenze. Posso cioè opporre alla forza delle passioni una strategia indiretta, suggeritami dalla ragione. Posso respirare a fondo se ho paura, ecc. Non c’è anima, per quanto debole, che non possa, se ben guidata, acquistare un dominio assoluto sulle proprie passioni. Se persino gli animali privi di ragione possono essere addestrati e ammaestrati ad assumere comportamenti contrari al loro istinto, la natura razionale dell’uomo troverà in sé sufficienti motivi per educarsi moralmente.
Cartesio individua sei passioni originarie: ammirazione, amore, odio, desiderio, gioia e tristezza. Cartesio ritiene che le passioni siano sì controllate dalla ragione, ma che siano una risorsa della natura umana e per questo ineliminabili. Nella cultura francese del ‘600 erano tornate le idee stoiche: gli stoici sostenevano che l’uomo che seguiva le passioni, sia buone sia cattive, sbagliava. Il loro ideale di uomo era un uomo apatico, al tempo con il significato (oggi negativo) di colui che non si faceva turbare dalle passioni, ma seguiva solo la ragione. Le passioni andavano quindi estirpate secondo la mentalità stoica. E Cartesio sarà contro gli stoici. Per Cartesio dunque le passioni appartengono all’anima e non al corpo, anche se sono in essa suscitate per effetto del suo legame con il corpo. Azioni (volontà) e passioni appartengono entrambe all’anima come res cogitans, rientrando quindi nell’esercizio della libertà e della razionalità.
Nonostante il fatto che Cartesio sia un dualista, su questo piano antropologico, sullo studio della natura umana, tiene conto delle interazioni tra corpo e anima con cui spiega le passioni ed è perciò realista: nello studiare le passioni mette da parte il dualismo. Ontologicamente e gnoseologicamente rimane un dualista.
Per Spinoza al centro di tutto c’è la razionalità che è il modello assoluto di vita. Niente sfugge alla ragione neanche i sentimenti umani e gli Affetti (o come diceva Cartesio, “le passioni dell’anima”) che trovano la loro regolazione proprio in questa che li eleva e li orienta in positivo, verso l’utile che costituisce il bene dell’uomo. è la ragione dunque che sostiene, sia l’agire e sia il patire dell’uomo cioè l’urto con le passioni che in alcune circostanze non ci permettono di raggiungere il bene.
A differenza delle azioni quindi, le passioni possono essere negative se non guidate dalla ragione umana. Spinoza distingue le passioni in due grandi tipologie: quelle che aumentano la potenza dell’agire dell’uomo e quelle che la diminuiscono: le prime sono buone, le seconde cattive. Positive sono la letizia e la gioia, negative la tristezza.da questi affetti fondamentali, derivano quelli secondari, le passioni in particolare l’amore e l’odio. L’amore è sempre positivo perchè è letizia accompagnata dalla persona amata.L’odio è sempre negativo perchè porta a entimenti oscuri e cattivi come l’ira, la violenza la vendetta. Il riso deve essere positivo perchè discende dalla letizia ma deve essere moderato. La commiserazione è inutile, la stima porta alla superbia, il disprezzo umilia l’altro. cmq gli affetti totalemente negativi sono solo quelli che impediscono alla mente di pensare perchè tutti posono diventare da negativi a positivi se si adopera la ragione. infatti, il saggio non reprime i propri desideri ma sa coordinarli in modo razionale in vista della conservazione e perfezione di sè.
Le passioni da evitare sono la paura che in caso va affrontata con coraggio e la speranza che è la mancanza di un qualcosa che ci rende quindi incompleti.
San Tommaso riprende il concetto di Aristotele. Egli distingue tre significati del ter­mine passio: comune, proprio e traslato. Nel significato comune vuol dire subire, ricevere (receptio);