Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

Articoli con tag “passioni

Spinoza: le Passioni

Secondo Spinoza, ogni singolo corpo si sforza continuamente (questo sforzo è chiamato conatus) nel perseverare nel proprio essere. In questa lotta per il mantenimento della sua potenza e stabilità, il corpo si deve scontrare con gli altri corpi che, a loro volta, cercano in tutti i modi di mantenere la propria. Risulta quindi evidente che da tale scontro ogni corpo subirà degli effetti, siano essi positivi o negativi, dovuti al contatto avuto con gli altri.

Quando l’uomo avverte gli effetti provocati su di lui dall’interazione con l’altro, egli entra a contatto con ciò che comunemente definiamo “passioni”. Ma quali sono le principali passioni? Per Spinoza esse sono la gioia e la tristezza. È chiaro che un uomo prova gioia quando incrementa la propria potenza, grazie all’interazione con l’altro, mentre proverà tristezza quando vedrà diminuire la propria potenza, il proprio status. Ma come possiamo definire le passioni? Secondo il filosofo olandese non sono altro che delle idee confuse che il nostro corpo subisce passivamente. Noi uomini, tuttavia, non ci limitiamo solo a subirle irrazionalmente, ma, ogni qualvolta esse si presentano al nostro corpo, ce ne facciamo anche un’idea. Sarebbe impossibile per noi subirne gli effetti senza provare almeno a comprenderne il senso. A questo punto Spinoza sostiene che poiché pensiamo di conoscere le cose basandoci solamente sugli effetti che gli altri corpi sortiscono sul nostro, allora ogni nostra conoscenza che scaturisce da ciò è priva di oggettività. Non è altro che una conoscenza composta da tante immagini confuse, come ad esempio le nostre associazioni mentali, la memoria e l’esperienza vissuta, frutto quindi di idee incomplete che derivano dalla nostra limitata percezione soggettiva. Le passioni quindi scaturiscono da idee inadeguate. Ma attenzione! Con questo Spinoza non asserisce che le passioni sono un male assoluto o un terribile peccato che commette l’uomo; al contrario, egli ritiene che le passioni siano del tutto naturali nell’ambito della nostra esistenza terrena. In amore spesso ci si chiede come possa essere sconfitta una grande passione per una persona: Spinoza risponde che non si può distruggere una passione, se non la si sostituisce con un’altra più potente. L’uomo ragionevole dovrebbe comprendere che le passioni si inseriscono in quel progetto necessario del mondo, il quale prevede che l’uomo sia schiavo di queste forze affascinanti e pericolose. I filosofi che sostengono che le passioni siano dei vizi che commette l’uomo, ignorano che l’essere umano non ha alcun potere su di esse, proprio perché derivano dalla grande legge che detta la natura. Al cospetto di idee inadeguate, la mente umana è costretta solo a subire passivamente gli effetti prodotti dalle cose esterne ad essa. Le passioni rendono impotente l’uomo perché gli impediscono di moderare e reprimere gli affetti. Il saggio , quindi, è proprio colui il quale accetta impavido e sereno le leggi necessarie della natura alle quali non può opporre alcuna resistenza. La potenza umana è molto limitata e infinitamente superata dalla potenza delle cause esterne. Per questo noi non possiamo adattare al nostro uso le cose che sono al di fuori di noi.

Annunci

L’etica di Spinoza: un’analisi geometrica delle passioni

Secondo Spinoza, le passioni hanno origine dalla potenza della Natura, necessaria e geometrica. Le passioni non possono essere quindi detestate e biasimate, ma vanno capite, come tutte le altre realtà della Natura.

In Spinoza parliamo per questo di intellettualismo etico (e non del LIBERO ARBITRIO, suo opposto) : bisogna comprendere le proprie passioni, e una volta spiegate saremo in grado di vivere quelle positive ed evitare quelle negative. Il procedimento etico corrisponde così a quello conoscitivo. Tutte le passioni negative vogliono modificare la realtà che però  non è modificabile perché necessaria. Bisogna quindi abbracciare la realtà nella sua intera necessaria positività attraverso la comprensione delle passioni e la riconversione in positivo di quelle negative, nella loro vera realtà. Bisogna riconoscere la realtà e convertire le passioni negative che vanno contro essa (rifacendosi così allo Stoicismo).

Considerata la concezione delle passioni e l’istinto di autoconservazione, Spinoza conclude che quello che si può correttamente chiamare bene è solo l’utile, e male è il suo contrario. Utile diventa quindi tutto ciò che aumenta la nostra potenza d’agire, permettendo di conservare e perfezionare il nostro essere.

La passione è per Spinoza quindi una idea confusa che cessa di essere passione appena ce ne formiamo “un’idea chiara e distinta”. La vera salvezza è quindi rappresentata dalla conoscenza, che rappresenta la vera potenza liberatrice per l’uomo.

La liberazione dalle passioni negative avviene non liberandosi dalle passioni, ma attraverso le stesse passioni che vengono convertite nella loro vera realtà, positiva (positiva perché riconducibile all’ordine geometrico e necessario perfetto in sé) attraverso l’uso della ragione (una volta quindi che saremo arrivati al secondo livello della conoscenza, quella scientifica, che rende ad ogni cosa il suo posto effettivo nell’insieme generale).

Ultimo stadio della conoscenza è quello dell’intuizione mistica per cui conosciamo le cose in Dio e riusciamo a vederle tutte sotto il suo segno di necessità (sub specie aeternitatis) , accettando gioiosamente tutto ciò che accade, appunto perché tutto ciò che accade dipende dalla divina necessità.