Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Schizzi su Jones

Ernest_Jones

Perché non scrive un libro sui sogni?

Dal biografo Brome sappiamo cosa disse Freud a Jones nel corso del loro primo incontro in occasione del Congresso Internazionale di Psicoanalisi a Salzburg nel 1908: Ciò di cui abbiamo più bisogno è un libro sui sogni in inglese, perché non lo scrive Lei? Quel libro l’alter ego di Freud non lo scrisse. In compenso Jones pubblicò, nel 1931, una Psicoanalisi dell’incubo nella quale espone la sua teoria sessuale dell’incubo, trattando di diavolo, vampiri, lupi mannari, streghe, e discute in modo approfondito (circa cento pagine) l’etimologia del termine inglese per incubo, nightmare.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla psicoanalisi?

Secondo Jones il compito della psicoanalisi è quello di mettere in grado gli esseri umani di potersi servire dell’inconscio allo stesso modo in cui ci si serve della coscienza. Ciò segnerà l’avvento di una nuova era. Di tutt’altro tenore la previsione di Jekels.

Nella lettera inviata a Freud il 30 luglio 1912 Jones scrive del suggerimento di Ferenczi di formare un piccolo gruppo analizzato da Freud allo scopo di rappresentare (e difendere) la teoria psicoanalitica in modo puro e non contaminato da complessi personali. A Jones l’idea piace molto. Si tratta qui del preludio alla creazione del Comitato Segreto. Nella sua risposta Freud lascia intendere che un’idea del genere egli stesso l’aveva coltivata al tempo in cui ancora credeva in Jung (Jung avrebbe insomma dovuto raccogliere intorno a sé i difensori della causa psicoanalitica). Nel 1912, però, Jung è fuori dai giochi della psicoanalisi.

Cos’è l’afanisi?

Un interessante contributo di Jones è rappresentato da questo termine derivato dal greco e che significa “sparizione”, “scomparsa”. Jones intende la scomparsa del desiderio sessuale. L’afanisi costituirebbe un timore fondamentale negli uomini e nelle donne, più della stessa castrazione.

Reich su Jones:

Era un inglese molto frustrato e odiava il modo in cui vivevo. Così, a giudicare dagli avvenimenti di Lucerna, molto probabilmente ha sobillato Freud contro di me. Pensava che io fossi uno psicopatico. Gli analisti non distinguono i sani dai malati. Così, per loro, ero psicopatico.

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Funzionalismo: la sua storia

Il primo Funzionalismo
Il Funzionalismo fu una scuola di studi e di pensiero che ebbe radici nell’evoluzionismo, e che si sviluppo’ principalmente nel campo filosofico e pedagogico.
E’ rimasta, invece, per molto tempo inespressa per quanto riguarda il campo psicologico-clinico: sia perche’ i tempi non erano forse abbastanza maturi, sia perche’ la scuola di pensiero americana (all’interno della quale aveva trovato origine) viro’ subito dopo su direzioni strettamente pragmatiste, e cioe’ sul comportamentismo.

Si fa in genere coincidere il Funzionalismo psicologico con la scuola di Chicago (Dewey 1896, Angell 1907) ma nel panorama di questo movimento non si possono trascurare gli apporti di studiosi come James, Hall, Cattel.

James (1890) gia’ al suo tempo sosteneva l’esigenza di un metodo che fosse al contempo fenomenologico e genetico-funzionale, che fosse di matrice darwiniana ma profondamente rivisitata nell’impostazione epistemologica. Per James la realta’ psichica e’ un flusso di coscienza da descriversi nella sua immediatezza (al di la’ di ogni struttura metafisica, positivistica o idealistica che sia), legato concretamente ad un organismo che interagisce con l’ambiente. L’uomo viene visto come prodotto dell’azione e dell’emozione non meno che del pensiero e della ragione. Anche l’attivita’ interiore non puo’ essere considerata indipendente da fattori fisiologici, da esigenze e bisogni.

La teoria di James-Lange (1892) considera gli elementi corporei dell’emozione quasi come la fonte primaria del sentire umano. Un’ottica olistica comincia a sostituirsi a un’ottica dualistica, e la vita psichica viene vista come esperienza globale in continua trasformazione, come processo, come corrente in movimento.
Ancora piu’ chiaramente per Dewey (1896) obiettivo della psicologia e’ lo studio dell’organismo nel suo complesso, nel suo funzionamento in rapporto con l’ambiente. Questo rapporto non e’ pero’ inteso in modo esclusivamente darwiniano, e cioe’ come qualcosa che e’ subita dall’individuo attraverso la specie, ma come adattamento attivo dell’organismo all’ambiente e dell’ambiente all’organismo.
La causalita’ che unisce i fenomeni e’ circolare. Ad esempio, un arco riflesso e’ in realta’ un concatenamento circolare di archi riflessi, per cui non e’ possibile scomporlo in due unita’: stimolo e risposta.
Uno dei testi fondamentali del Funzionalismo e’ il manifesto di Angell: “Compiti e obiettivi della psicologia Funzionale” (1907). In esso si chiarisce che il Funzionalismo vuole scoprire le modalita’ di funzionamento e non analizzare contenuti mentali “in vitro”, per non rischiare piu’ di attribuire (definendoli come strutture) caratteri di assolutezza a elementi fluttuanti ed evanescenti. L’attivita’ mentale e’ parte di un piu’ vasto complesso di forze biologiche e contribuisce al procedere dell’insieme complessivo di tutte le attivita’ organiche. Psicologo e biologo sono strettamente accomunati.
Con Carr (1925) la scuola Funzionalista raggiunge il suo massimo sviluppo, insieme all’idea di dover approdare a un pensiero piu’ complessivo e globale. Per Carr, infatti, le correnti psicologiche sino ad allora esistenti (comportamentismo, gestalt, psicoanalisi) hanno sviluppato teorie che via via riguardavano soltanto settori circoscritti del funzionamento umano.

Il Funzionalismo perse forza con il declino della scuola di Chicago. Uno dei suoi epigoni piu’ promettenti, Watson (1924), se ne allontano’ per dedicarsi allo studio di elementi che fossero i piu’ concreti e visibili possibili del funzionamento umano: i comportamenti. Nello stesso tempo tutta la scuola americana subiva una sterzata pragmatista, in relazione ad evidenti esigenze di espansione economica e sociale di quel tempo.

Ma l’impostazione metodologica di fondo della scuola di Chicago non e’ andata persa con il suo declino: la ritroviamo, variamente rielaborata, in molteplici teorie attuali. La matrice del pensiero Funzionalista possiede ancor oggi nuclei e fermenti di estremo interesse, per molteplici settori oltre a quello filosofico e pedagogico.

La nascita del Funzionalismo moderno
Il Funzionalismo moderno nasce da una strada differente rispetto a quella del primo Funzionalismo; affonda le sue radici soprattutto nella pratica clinica, nelle ricerche cliniche, e negli studi relativi al campo delle complesse relazioni corpo-mente.

Di rapporti corpo-mente si era occupata l’area della Psicoterapia Corporea. Originata dalle prime formulazioni di Wilhelm Reich negli anni ’20 sul concetto-cardine di identita’ Funzionale tra psiche e soma, la Psicoterapia Corporea si e’ diffusa in numerosi e differenti correnti in America e in Europa.
Ma pur affondando alcune delle le sue radici storiche nell’area della Psicoterapia Corporea, il Funzionalismo moderno si sviluppo’ nell’intento di arrivare a costruire cornici teoriche piu’ adeguate che riuscissero a inquadrare meglio e in modo scientificamente nuovo il complesso campo delle relazioni corpo-mente. E lo pote’ fare grazie anche ai risultati delle ricerche che si stavano realizzando negli anni ’90 sui processi di terapia da un lato e sullo sviluppo evolutivo del bambino dall’altra.
I fenomeni intensi che emergevano nella pratica di una Psicoterapia che univa mente e corpo, il recupero di sensazioni interne relative anche a epoche molto precoci della vita dei pazienti, i cambiamenti che non riguardavano solo il cognitivo o le emozioni ma anche sistemi psicofisiologici e neurobiologici, gli effetti riscontrati sui differenti piani di funzionamento delle persone, tutto cio’ ha aiutato ad aprire una strada nuova della scienza verso la sfida alla complessita’. E’ da qui che e’ venuta alla luce una maniera diversa di leggere l’organismo vivente: un’ottica multidimensionale, un modo di pensare la realta’ che si muovesse sul particolare e sul globale al contempo. Da qui si e’ rafforzata la convinzione che si dovessero considerare l’organizzazione dei sistemi e il loro funzionamento come elementi portanti di una visione diversa e moderna dei fenomeni complessi.
Questa e’ stata la strada attraverso la quale si e’ venuto costruendo nella Scuola di Napoli, sin dagli anni ’90, il Funzionalismo moderno.
Si e’ cosi’ approdati ad una nuova epistemologia: un’epistemologia che cercasse il piu’ possibile di non basarsi sui concetti di “struttura” e di “parti”, che non fosse riduzionista e deterministica, che cercasse di leggere in modo complesso non solo gli individui ma ogni “organismo”: una famiglia, un gruppo, un’istituzione, un territorio, una citta’.

Il superamento della dicotomia corpo-mente
In tanti anni di pratica di Psicoterapia Corporea era risultato chiaro che i concetti di “corpo” e “mente” continuavano a perpetuare una scissione metafisica e idealistica, forse nata con il pensiero platonico, e comunque perpetuatasi in una cultura aristotelica della causalita’ lineare, in una scienza deterministica e riduzionista. Le idee di corpo e mente finivano per rappresentare (e per giunta in modo statico) delle entita’ del tutto astratte, avevano il difetto di rimanere troppo nel vago. Cosa voleva dire alla fin fine corpo? e mente? Praticamente tutto; e questo li rendeva dei concetti molto poco utili sia a livello clinico descrittivo che a livello metodologico operativo.

Quando si diceva che una persona “somatizzava” non si spiegava che cosa in realta’ fosse accaduto nel suo organismo. E non lo si poteva spiegare fermandosi alla semplicistica proposizione che il corpo si ammala in corrispondenza di un conflitto psichico; come se il corpo fosse solo un terreno su cui si proiettassero le vicende del mondo della mente.

Ad un’osservazione piu’ complessiva, invece, psichico e corporeo non apparivano affatto come entita’ separate. In realta’ non e’ mai stato possibile incontrare un sol caso clinico in cui potessero essere rilevati disturbi esclusivamente corporei o esclusivamente psichici.

Anche per quanto riguarda la concezione dei sistemi complessi, sono state fatte osservazioni analoghe a proposito di tale dicotomia. Morin sostiene che nella concezione della complessita’ non si puo’ rimanere intrappolati nella alternativa tra “fisico” e “psichico”.

Alcuni ricercatori della Psicoterapia Corporea si sono spinti a parlare di corpo “emozionale”, corpo “espressivo”, corpo “energetico”, debordando alla fin fine in concezioni che non sono piu’ legate ne’ al concetto di corpo ne’ alla unitarieta’ di mente e corpo. Il corporeo, infatti, finisce per divenire in tal modo un tutto totalizzante che non permette di scendere sui piani reali di funzionamento dell’essere umano, e di cogliere la ricchezza delle loro differenze e specificita’.

Per superare la dicotomia corpo-mente si doveva pensare ad una unitarieta’ di fondo degli organismi umani che non ricadesse negli errori del riduzionismo e del meccanicismo, che non si esprimesse in “parti” separate dal tutto, o in totalita’ troppo generiche e astratte.

La moderna concezione Funzionale del Se’
L’ottica del moderno Funzionalismo nasce, come abbiamo detto, come necessita’ di andare oltre l’impasse della dicotomia corpo-mente, e di soddisfare un’esigenza di multidimensionalita’ fortemente avvertita nell’accostare insieme intervento verbale e non verbale in psicoterapia.

Nasce anche come esigenza di reperire un paradigma nuovo che permettesse di andare oltre le parzialita’ dei vari approcci psicoterapeutici e dei loro referenti teorici, in uno sguardo complessivo e d’insieme che non trascurasse nessuno degli aspetti messi a fuoco dalle varie teorie cliniche esistenti.
Un Se’ visto soltanto come insieme di rappresentazioni mentali, di vissuti, risulta insoddisfacente e limitato. Ma era possibile andare oltre la concezione semplicemente “esperienziale” del Se’ senza cadere nell’errore di pensare a una struttura, a una “cosa” materiale?
L’unico modo per farlo consisteva in un vero e proprio salto concettuale ed epistemologico, in una concezione che prendesse in considerazione non le parti di un organismo umano, ne’ le sue strutture, e neppure le categorie mente-corpo, ma qualcosa che potesse rappresentare al contempo il tutto e i dettagli, e che cogliesse il funzionamento di fondo che e’ alla base della vita umana.
Questo qualcosa di diverso, questo elemento nuovo capace di un vero e proprio salto epistemologico, era nel concetto di Funzione, di andamento del funzionamento dell’organismo umano sui suoi vari piani.
Il Se’, dunque, puo’ essere visto come organizzazione di tutte le Funzioni dell’organismo umano, su tutti i suoi piani e su tutti i suoi livelli possibili di funzionamento: i ricordi, il simbolico, le fantasie, le immagini, la progettualita’, il tempo, la razionalita’; ma anche le emozioni; ed anche i movimenti, le posture, la forma del corpo; nonche’ le sensazioni, la tensione muscolare, il sistema respiratorio; e ancora il sistema neurologico, il sistema neurovegetativo, il sistema immunitario.
Allora le rappresentazioni di se’ non sono altro che Funzioni; non le sole esistenti ne’ le piu’ importanti, ma Funzioni che fanno parte insieme a tante altre di un sistema piu’ ampio e complesso che non si limita solo al “mentale”.
D’altra parte le Funzioni non sono parti, pezzi dell’organismo; prendendole in considerazione non si corre il rischio di parcellizzare ancora una volta l’unitarieta’ della persona, dal momento che e’ l’intera unita’ e globalita’ del Se’ che si esprime e che si rivela ogni volta in tutte le sue varie Funzioni.

Le Funzioni
Quali sono le Funzioni dell’organismo umano e come sono organizzate?

Se guardiamo alle varie discipline scientifiche che studiano il funzionamento dell’uomo, potremo facilmente individuare le varie Funzioni che i differenti approcci e le varie ottiche hanno messo a fuoco nei loro campi di indagine e di intervento. Ma per individuarle piu’ precisamente dobbiamo ricordare che una Funzione per essere tale deve soddisfare ad alcuni criteri essenziali:

  • deve attenere a un funzionamento di fondo della persona e non a livelli di azione o di comportamento;
  • deve poter essere studiata nel suo andamento nel tempo;
  • deve essere connessa a una “polarita’”;
  • deve poter mostrare chiaramente le sue possibili alterazioni.

Se guardiamo ai vari piani psicocorporei, alle varie Funzioni che li compongono, possiamo pensare di suddividerli in quattro grandi aree: il piano emotivo, quello posturale-muscolare, il fisiologico, il cognitivo-simbolico.

La necessita’ di considerare quattro grandi raggruppamenti deriva da una duplice motivazione: da una parte la chiarezza che si ottiene anche a livello di rappresentazione grafica; dall’altra l’osservazione che i processi Funzionali quando tendono a scindersi (perdendo l’integrazione originaria per disturbi e patologie) lo fanno piu’ facilmente proprio secondo questi quattro raggruppamenti. Ciascuna area del Se’ puo’ essere nel suo insieme alterata. Espressioni del tipo: “E’ un soggetto con il piano emotivo atrofizzato”, “Quella persona ha un livello fisiologico alterato”, “Si tratta di un individuo ipercognitivo”, hanno un loro senso compiuto.
La prima di queste aree Funzionali dell’organismo umano, il piano EMOTIVO, rappresenta la particolare coloritura con cui la persona, sin dall’inizio della vita, percepisce il mondo; che dunque non e’ ne’ neutro ne’ piattamente equivalente. Le emozioni ci fanno scegliere, ci fanno preferire, ci fanno avvicinare o allontanare da persone ma anche da oggetti. Oggetti, eventi, persone, sono associati sempre a particolari stati emotivi.
All’interno della sfera delle emozioni possiamo distinguere:
  • gli stati d’animo positivi, che fanno andare verso a persone o oggetti, che spingono a legarsi affettivamente, che danno un impulso consistente alla vita: amore, tenerezza, gioia, allegria, serenita’, fiducia, speranza, umorismo, la socievolezza e le buone maniere nei confronti degli altri;
  • gli stati d’animo negativi, che permettono di contrapporsi e difendersi dagli attacchi (rabbia, odio), di allontanarsi da cio’ che non piace (oppressione), di sfuggire situazioni pericolose (paura);
  • i sentimenti nei propri confronti, che ci mettono in grado di differenziarsi dagli altri (autonomia), di elaborare con tenerezza verso se stessi la perdita di cose e persone amate (tristezza); che contribuiscono alla relazione con se stessi, al modo in cui ci si percepisce: il senso di se’, l’autostima, la sicurezza o l’insicurezza, la baldanza, lo scoraggiamento;
  • l’umore di base, l’atmosfera generale del proprio mondo affettivo, lo stato profondo piu’ indifferenziato delle emozioni: il benessere o il malessere, il buonumore e il malumore, la tranquillita’, l’agitazione, la positivita’ o la negativita’.

Le emozioni possono essere apertamente espresse all’esterno, oppure rimanere compresse e trattenute all’interno. A volte possono prendere tanto spazio nella vita delle persone da divenire pervasive.

Il piano FISIOLOGICO racchiude numerosi sottopiani poiche’ e’ costituito da tutti i sistemi ed apparati interni all’organismo. Si tratta dei sistemi che ne assicurano il funzionamento a tutti i livelli:
  • il sistema respiratorio, che (anche in connessione con la mobilita’ del diaframma) rappresenta uno dei piu’ importanti regolatori dell’organismo e di molti altri suoi sottosistemi fisiologici;
  • il sistema cardiocircolatorio,
  • il sistema digestivo, con le sue problematiche sull’alimentazione;
  • il sistema nervoso centrale e le varie strutture e organizzazioni neurobiologiche di cui e’ composto;
  • il quadro neuroendocrino, con i suoi mediatori chimici e i neurotrasmettitori, fondamentali nelle trasmissioni di informazioni in tutto l’organismo;
  • il neurovegetativo, con le sue possibilita’ di attivazione del vago (sistema della calma e del benessere) e del simpatico (sistema dell’allarme, della vigilanza, dell’azione immediata);
  • l’apparato immunitario, del quale oggi sono sempre piu’ chiare le connessioni con le relazioni affettive, le emozioni e gli stati di stress;
  • il sistema delle percezioni e delle sensazioni, che rappresenta tutto l’importante mondo delle informazioni che giungono sia dall’esterno che dall’interno, compreso il livello delle soglie di dolore, fondamentale campanello d’allarme;
  • il tono muscolare di base, con i suoi stati di ipertensione o ipotensione, i quali dovrebbero normalmente essere collegati agli sforzi da sostenere indipendentemente dall’ampiezza e dal tipo di movimento che si compie;
  • la termoregolazione, spesso completamente incongruente in pazienti psichici di una certa gravita’;
  • i processi di eccitazione, che contribuiscono all’attenzione, alla capacita’ di azione e di movimento, in specie quelle legate al piacere di ogni tipo;
  • i processi di infiammazione, che possono essere di tipo acuto o cronico, e che comprendono stati di dolore e di dolenzia.
Oggi e’ accertata l’interconnessione di tutti questi sistemi tra di loro e con il mondo delle relazioni esterne; quest’ultima direzionata sia dall’ambiente verso l’individuo, sia dall’individuo verso l’ambiente circostante attraverso il suo modo di porsi e di agire. Recenti ricerche hanno coinvolto anche i sistemi neuroendocrini e neurobiologici in questa interconnessione.
Carenze nel rapporto con la madre hanno effetti neuroendocrini significativi che si manifestano anche a distanza, anche quando si e’ adulti; ad esempio, nelle reazioni ad eventi stressanti (Weiss 1993).
I circuiti cerebrali si sviluppano con modalita’ che dipendono dal fatto se sono altamente attivati o meno. Le esperienze possono consolidare connessioni neuronali esistenti, indurre nuove sinapsi, evitare che sinapsi e neuroni non utilizzati vengano eliminati e “potati”; possono influenzare persino la guaina dei neuroni aumentando la velocita’ di conduzione dei segnali elettrici (Siegel 1999).

Il piano POSTURALE-MUSCOLARE e’ un’area piu’ tradizionalmente studiata, specialmente nell’ambito della Comunicazione Non Verbale, e dalla psicoterapia a mediazione Corporea: e’ in genere conosciuta come sede del linguaggio del corpo, con i suoi vari sottopiani:

  • le posture, che assumono una importanza centrale nella comunicazione con se stessi e con gli altri;
  • i movimenti e i gesti, che possono essere voluti e direzionati, oppure inconsapevoli e incontrollati; e che possono inoltre assumere modalita’ caratteristiche per ciascun individuo: grossi o sottili, lenti o veloci, forti o deboli, ampi o limitati, esplosivi o trattenuti;
  • la forza, come capacita’ di intervenire direttamente sul mondo circostante attraverso la capacita’ muscolare: una forza espressa o trattenuta, una forza a muovere o a resistere;
  • la struttura e la forma che il corpo e’ andato man mano acquisendo nel tempo, con equilibri o squilibri tra alto e basso, tra destra e sinistra, tra grasso e magro.

Il piano COGNITIVO-SIMBOLICO comprende una serie di processi Funzionali piu’ conosciuti nell’ambito dei modelli teorici tradizionali, psicologici, psichiatrici, neurobiologici; processi che comunque non devono essere considerati “psichici” o “mentali”, ma come sempre unitariamente psicocorporei visto che coinvolgono sempre tutta la persona anche a livello corporeo, e da guardare quindi in relazione alle loro finalita’ specifiche piu’ che alla presunta presenza o assenza di “materialita’”.
Distinguiamo:

  • i ricordi, che possono riguardare il passato vicino o lontano, con coloriture prevalentemente negative o positive;
  • la consapevolezza, il grado in cui la persona conosce se stessa e i suoi funzionamenti
  • la razionalita’, cioe’ la capacita’ di valutare con logica gli elementi di un problema e della realta’, soppesarli, confrontarli;
  • il controllo, che rappresenta la capacita’ di seguire cio’ che accade intorno e dentro di se’;
  • le fantasie, cioe’ i pensieri che irrompono all’interno della coscienza senza essere volutamente richiamati dal soggetto, il piu’ delle volte con connotazioni negative e disturbanti;
  • i processi immaginativi, che l’individuo puo’ organizzare e indirizzare verso un progetto (per prevedere l’esito delle sue azioni e delle sue parole, aggiustandole e modificandole sino a trovare quelle piu’ adatte allo scopo che ci si e’ prefissi);
  • la struttura del tempo, che ci pone vicino o lontano esperienze del passato e mete del futuro;
  • il simbolico, inteso come insieme di valori profondi e di attributi che ciascuno assegna agli eventi umani e sociali piu’ significativi, quali la nascita, la vita, il maschile e il femminile, l’infanzia, la maturita’, la vecchiaia, il lavoro, il gioco, la sessualita’, e cosi’ via.

Questo insieme di valori si esprime non solo nei sogni ma continuamente, impregnando le maniere di sentire della persona, rappresentato simbolicamente da determinati oggetti o condizioni di vita.
Il quadro complessivo delle Funzioni fino ad oggi individuate e’ riportato in figura 1

Figura 1

Quadro generale delle Funzioni
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L’integrazione originaria
La concezione Funzionale del Se’ e’ l’insieme di tutti i piani e processi Funzionali, e delle leggi che ne regolano i funzionamenti e le interazioni, anche nel periodo neonatale. Ma allora questo Se’ cosi’ concepito per poter sopravvivere non puo’ che essere integrato sin dall’origine.

Anche nel quadro delle acquisizioni scientifiche che si sono sviluppate negli ultimi anni acquista sempre piu’ credito il concetto di un Se’ Integrato, rispetto all’idea di un Io costituito solo da Funzioni razionali e simboliche.
Lo studio delle capacita’ del neonato conferma questo tipo di ipotesi. Valga per tutti l’esperimento di Meltzoff e Borton (1979) ripreso per la sua significativita’ da Stern (1985). A bambini di tre settimane di vita, bendati, venivano dati da succhiare un succhiotto liscio oppure un altro con delle protuberanze. Dopo di che gli venivano tolte le bende e fatti vedere tutti e due, uno accanto all’altro. I bambini, dopo un breve confronto visivo, guardavano piu’ a lungo e con maggiore emotivita’ quello che avevano succhiato, mostrando cosi’ di riconoscerlo e di saper gia’ associare direttamente l’immagine con la sensazione tattile, senza passare prima per la costruzione di uno schema tattile, la costruzione di uno schema visivo, l’instaurare una relazione tra i due schemi, ed arrivare ad uno schema tattile-visivo coordinato, come sosteneva Piaget (1952).

Il neonato organizza la propria relazione con l’ambiente attraverso l’utilizzazione di tutte le Funzioni del Se’. Egli si costruisce un “modello” del mondo attraverso il quale poter intervenire. Impara a riconoscere quegli elementi che nelle varie esperienze si mantengono costanti, quelli che Stern (1985) definisce i primi “involucri di esperienze”, che possono riguardare l’allattamento, le modalita’ caratteristiche con cui la madre lo cambia o gli fa il bagnetto, le variazioni di atteggiamenti che preludono ad una variazione di umore o ad una tempesta di rabbia. Il neonato riesce a cogliere le parti invariabili dell’esperienza, anche laddove l’invariante e’ il “cambiamento” (ad esempio il disciogliersi della tensione muscolare di allarme quando egli viene preso e “tenuto” bene in braccio).

Questi primi “insiemi” che uniscono parti di varie esperienze in un tutt’uno amalgamato, divengono piu’ in la’ “involucri narrativi”: cioe’ vicende che hanno un senso di sviluppo e di continuita’, delle quali il bambino arriva a percepirsi come l’elemento invariante, il protagonista che le puo’ comunicare e raccontare. A questa fase dello sviluppo corrisponde la nascita della coscienza piena della continuita’, laddove prima c’era solo l’organizzazione del Se’ ad avere questa completa continuita’.

Ma cosa c’e’ all’interno di questi involucri di esperienza? Di cosa sono costituiti? Qual e’ il modo attraverso cui si arriva all’apprendimento delle invarianze e alla loro costruzione?

Queste domande ci conducono nuovamente alla teoria delle Funzioni del Se’. L’apprendimento sarebbe impossibile se non ci fosse un’integrazione iniziale tra diversi livelli Funzionali, i quali, interagendo insieme, determinano quelle che sono le costanti, emotive-posturali-fisiologiche-ideative, di una determinata esperienza. In altre parole gli involucri di esperienza sono al loro interno costituiti nient’altro che da processi Funzionali (ricordi, immagini, percezioni, sensazioni, movimenti degli apparati interni) legati intimamente in una determinata associazione, e con quelle caratteristiche che il neonato e’ riuscito ad “astrarre” dalla estrema variabilita’ degli eventi.

L’unita’ molare di funzionamento (cioe’ la piu’ piccola e primaria) sembra essere dunque costituita da un’intersezione di tutte le Funzioni (per quanto semplici e non ancora complessificate) che si possono distinguere nel Se’, le quali si aggregano intorno ad una particolare sequenza di eventi, prendendo una particolare forma.

Queste forme, questi modi in cui le Funzioni si collegano, non sono altro che le prime fondamentali esperienze che ogni essere umano attraversa nella sua vita, e che per la loro importanza ho definito Esperienze di Base.
Il bambino, in effetti, attraversando piu’ e piu’ volte queste Esperienze di Base in differenti contesti e situazioni, le consolida sempre di piu’, e apprende ad interagire sempre meglio con l’ambiente, riesce ad ottenere che i cambiamenti vadano nella direzione desiderata, completando il suo sviluppo evolutivo.
Qui gia’ possiamo intravedere l’esistenza di gamme di funzionamento, cioe’ la presenza di tante sfumature che vanno da una polarita’ all’altra: dalla fame alla sazieta’; dalla tenerezza alla durezza; dalla tensione all’allentamento; dal movimento veloce al movimento lento; dal piacere al dolore, e cosi’ via. Finche’ permangono condizioni di mobilita’ e di integrazione, il neonato e’ in grado di spaziare (con le sue risposte e i suoi comportamenti) in tutte le sfumature delle varie gamme, utilizzando quelle piu’ adatte alle differenti situazioni. Ora, una certa costellazione di sfumature, di polarita’, caratterizza una determinata Esperienza di Base. La Vitalita’ e lo Slancio sono costituiti da un movimento accelerato, da un respiro piu’ intenso, da un tono muscolare guizzante, da una intensa attivazione fisiologica, da immagini vivide, da emozioni gioiose.
Ogni Esperienza di Base e’ dunque un insieme di Funzioni ognuna delle quali assume una determinata posizione nella propria gamma, tra una polarita’ e l’altra. Passare da una Esperienza di Base ad un’altra e’, in ultima analisi, la capacita’ di cambiare le Funzioni nelle loro varie gamme adeguando il modo di essere della persona ai diversi contesti ambientali.

Organizzazione delle Funzioni
Tutte le Funzioni sono presenti sin dall’inizio della vita. Lo sviluppo procede non per aggiunta di nuove Funzioni ma per continue complessificazioni e per continue ibridazioni. Le Funzioni esistenti vanno assumendo nuove sfumature quando il bambino interagisce con realta’ differenti e ha occasione di toccare nuove esperienze. Per “ibridazione” possiamo intendere, dunque, la nascita di una nuova “sfumatura” per l’incontro di un’emozione primaria (o di qualunque altra Funzione del Se’) con una situazione esperienziale nuova. La “gioia di vivere”, ad esempio, puo’ differenziarsi in allegria, in entusiasmo, in contentezza, in passione. L’emozione basilare di “rifiuto” puo’ divenire odio, disprezzo, distacco, insofferenza, disistima, ostilita’, rancore.

Ma pur complessificandosi nel corso dell’esistenza, le Funzioni non possono mai operare indipendentemente l’una dall’altra: e’ nel loro insieme che rappresentano il funzionamento complessivo dell’organismo.
Una concezione Funzionale del Se’ di tale tipo ci permette di abbracciare l’intero campo vitale del soggetto, prendendo in considerazione sia Funzioni psichiche che Funzioni corporee; o meglio soltanto Funzioni di una medesima e inscindibile unita’ psicocorporea.
Il Se’, allora, sarebbe un “insieme di Funzioni”; un insieme organico e organizzato di Funzioni che determinano l’identita’ e la complessita’ della persona.
Il Se’ inteso come insieme di Funzioni ci permette di comprendere piu’ chiaramente come possa svilupparsi il senso di continuita’ nel tempo. E’ proprio l’organizzazione che fornisce una continuita’ al mare delle esperienze, all’eterogeneita’ degli accadimenti; e’ l’organizzazione a essere essa stessa continuita’: continuita’ nel tempo e continuita’ da un piano all’altro del Se’ (Rispoli 1993, p. 17)
Una visione Funzionale del Se’ prende in considerazione un funzionamento di tipo complessivo, nel quale tutte le Funzioni concorrono allo stesso livello, hanno la medesima importanza; in una concezione che non e’ piu’ piramidale (con un mentale che controlla tutto gerarchicamente dall’alto) ma piuttosto circolare, o ancor meglio sferica. Tutti i piani Funzionali contribuiscono pariteticamente all’organizzazione del Se’.
All’idea che esiste un solo piano Funzionale al vertice di tutto, si sostituisce – per dirlo con le parole di Morin – un “macroconcetto” <in cui le interrelazioni fra i termini costitutivi sono circolari> (Morin, 1982, p. 139).
L’esempio che stiamo seguendo e’ relativo all’organismo-individuo; ma l’utilita’ e l’innovativita’ dell’ottica Funzionale risiedono nella possibilita’ di applicarla, con risultati di estremo interesse, anche ad altre organizzazioni: coppie, famiglie, gruppi, equipes, istituzioni, aziende, territori, quartieri, citta’.

BIBLIOGRAFIA

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  • Bertalanffy L. von (1968), General System Theory, Braziller, New York. Teoria generale dei sistemi, Mondadori, Milano, 1993.
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