Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Wilhelm Reich – Quello che tutti dovrebbero sapere

Willhelm Reich fece un lungo percorso di studi partendo dalla sessualità e i disturbi psichici, arrivando alla scoperta di quella che definì Energia Orgonica, un’energia da cui dipende tutto l’universo e da cui dipende la vita stessa. Con i suoi studi sull’orgone elaborò terapie in grado di curare patologie più o meno gravi, realizzò dispositivi usati ancora oggi in grado di accumulare la sua energia e di scaricarla con effetti benefici sui pazienti, cercò di alleviare gli effetti dannosi dell’energia nucleare ed arrivò a creare una macchina in grado di fare piovere a comando e di riequilibrare l’ambiente al punto tale da riportare la vita nei deserti. Nonostante ciò le sue teorie ed i suoi esperimenti, vennero prima screditate e poi demonizzate relegando Reich ai margini della comunità scientifica e portandolo addirittura in carcere dove morì misteriosamente come aveva predetto. Eppure, grazie ai suoi studi riuscì a formulare una teoria scientifica avvalorata da molte prove.


Schizzi su Sándor Rado

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Rado su Anna Freud: non aveva alcuna idea di che cosa sia la scienza.

Rado su Ferenczi: uno dei pazienti che trattò con la nuova tecnica era Clara Thompson. Qualche anno pià tardi mi disse che se ne andavano vagando per le strade di Budapest in uno stato semidelirante e completamente confusi.

Rado su Rank: il suo libro sul trauma della nascita era, scientificamente, assurdo

Reich su Rado: Fu lui /Rado/ a mettere in giro per primo la voce che io ero schizofrenico. Proprio lui. E Fenichel la raccolse. La voce era che io mi trovassi in una casa di cura per malattie mentali. Non è vero. Non c’ero e non ci sono mai stato. Fenichel ebbe invece un crollo psichico. E’ Fenichel che andò in una casa di cura per tre settimane dopo un esaurimento nervoso. Ebbe un crollo in seguito alla mia separazione dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale.


Schizzi su Jones

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Perché non scrive un libro sui sogni?

Dal biografo Brome sappiamo cosa disse Freud a Jones nel corso del loro primo incontro in occasione del Congresso Internazionale di Psicoanalisi a Salzburg nel 1908: Ciò di cui abbiamo più bisogno è un libro sui sogni in inglese, perché non lo scrive Lei? Quel libro l’alter ego di Freud non lo scrisse. In compenso Jones pubblicò, nel 1931, una Psicoanalisi dell’incubo nella quale espone la sua teoria sessuale dell’incubo, trattando di diavolo, vampiri, lupi mannari, streghe, e discute in modo approfondito (circa cento pagine) l’etimologia del termine inglese per incubo, nightmare.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla psicoanalisi?

Secondo Jones il compito della psicoanalisi è quello di mettere in grado gli esseri umani di potersi servire dell’inconscio allo stesso modo in cui ci si serve della coscienza. Ciò segnerà l’avvento di una nuova era. Di tutt’altro tenore la previsione di Jekels.

Nella lettera inviata a Freud il 30 luglio 1912 Jones scrive del suggerimento di Ferenczi di formare un piccolo gruppo analizzato da Freud allo scopo di rappresentare (e difendere) la teoria psicoanalitica in modo puro e non contaminato da complessi personali. A Jones l’idea piace molto. Si tratta qui del preludio alla creazione del Comitato Segreto. Nella sua risposta Freud lascia intendere che un’idea del genere egli stesso l’aveva coltivata al tempo in cui ancora credeva in Jung (Jung avrebbe insomma dovuto raccogliere intorno a sé i difensori della causa psicoanalitica). Nel 1912, però, Jung è fuori dai giochi della psicoanalisi.

Cos’è l’afanisi?

Un interessante contributo di Jones è rappresentato da questo termine derivato dal greco e che significa “sparizione”, “scomparsa”. Jones intende la scomparsa del desiderio sessuale. L’afanisi costituirebbe un timore fondamentale negli uomini e nelle donne, più della stessa castrazione.

Reich su Jones:

Era un inglese molto frustrato e odiava il modo in cui vivevo. Così, a giudicare dagli avvenimenti di Lucerna, molto probabilmente ha sobillato Freud contro di me. Pensava che io fossi uno psicopatico. Gli analisti non distinguono i sani dai malati. Così, per loro, ero psicopatico.


W. Reich. Potenza orgastica e termine dell’analisi

Quello che all’Io appare il confine definitivo assume, da un altro punto di vista, i connotati di un passaggio stretto, il cui attraversamento ha a che vedere con l’assunzione e, potremmo anche dire, la produzione di liquidi. Non si tratta per l’Io dunque di una morte assoluta, ma della sensazione che per l’Io è mortale, la sensazione assolutamente invivibile cioè, date le premesse, di entrare nel regno del “senza confine”. Anche a questo mi sembra si riferisca Reich quando parla di potenza orgastica come di quella “capacità di abbandonarsi, senza alcuna inibizione, al flusso dell’energia biologica, la capacità di scaricare l’eccitazione sessuale accumulata, attraverso contrazioni piacevoli involontarie del corpo”.

Nessun nevrotico secondo Reich è dotato di potenza orgastica e la stragrande maggioranza degli uomini soffre di nevrosi del carattere. Ergo la stragrande maggioranza degli uomini non sarebbe dotata di potenza orgastica, la potenza dell’abbandono, la potenza, si direbbe in termini eckhartiani (gli stessi riesumati da Heidegger), della Gelassenheit. La stragrande maggioranza degli uomini non sarebbe capace di abbandonarsi senza inibizione e cioè senza accampare pretese anaclitiche che, come s’è visto, sono le pretese dell’Io di appoggiarsi a questo o a quel confine, a questa o quella difesa, corazza, resistenza, immaginaria identificazione.

La potenza orgastica, la capacità di divenire uno con un altro, implica quella che Hegel chiamava capacità di morte. Una prospettiva di termine dell’analisi è la capacità di amare al riparo dall’angoscia. Ogni termine di trattamento analitico potrebbe essere ricondotto a quest’esito. Reich, ad esempio, potrebbe legittimamente ritenere, a partire dalle sue premesse sessuoeconomiche, che il vero, l’unico termine dell’analisi debba coincidere con il conseguimento della, con l’accesso alla potenza orgastica. Accesso che farebbe di un piccolo uomo, roso dalla sua peste emozionale, un uomo. Il termine dell’analisi dovrebbe coincidere con il divenire il paziente, l’analizzante, Mensch, essere umano, capace di abbandono e, dunque, capace di morte.

Tratto da

Giorgio Antonelli, “Godere”, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Roma, Di Renzo Editore, 2004


Chi era il Dott. Wilhelm Reich e perché la storia ha cercato con così tanto sforzo di cancellarlo?

(Articolo copyright 2003 Idaho Observer – traduzione a cura di http://www.orgoneitalia.com col permesso dell’autore).

  

Prima di accantonare ciò che state per leggere, considerate che la FDA (Food and Drug Administration, l’ente federale Americano per il controllo sugli alimenti e le droghe medicinali) ha fatto ogni cosa in suo potere per eliminare le conoscenze sull’energia orgonica dalla faccia della terra perché, come essa stessa affermava, “non esiste”. Orbene, se l’energia orgonica non esiste, allora, non c’è pericolo e perciò non è una minaccia, giusto ? Piuttosto che ignorare questa cosa che “non esiste”, la FDA condannò effettivamente il Dott. Wilhelm Reich a morte e, per almeno una decade, portò avanti una campagna per distruggere tutti i libri e gli appunti di ricerca che riuscì a trovare e che includessero la parola “orgone”. A giudicare dalle azioni di quest’agenzia governativa, l’energia orgonica, in realtà esiste.

Di Jerry Morton 

reich

Il Dr. Wilhelm Reich (1897-1957) è tuttora storicamente famoso per le sue scoperte in psichiatria a psicoanalisi. Tuttavia, i suoi studi in materia biofisica sono stati eliminati da ogni registro storico.
Nella metà degli anni ’30 il Dr. Reich cominciò a notare una connessione energetica che viene condivisa da tutti gli esseri viventi ed ebbe l’apertura mentale necessaria per non scartare questa osservazione come se fosse da poca considerazione. Chiamò questa energia “orgone” e lavorò per anni a dimostrarne le leggi e studiarne le varie manifestazioni. I suoi studi racchiusero 40 anni di lavoro in sei paesi differenti ma purtroppo dovettero subire, verso gli ultimi anni, un indegna censura negli Stati Uniti e tonnellate di suoi libri, oltre ai manoscritti personali, furono bruciati dalla food and Drug Administration a causa di una delibera burocratica. Fu uno sfacciato atto di censura che viene ancora oggi applicato nei testi storici.
In precedenza ai suoi studi orgonomici, il Dr. Reich si guadagnò una grande reputazione internazionale come scienziato di grande integrità. Ma, non appena ebbe dimostrato l’energia orgonica ad Albert Einstein, il famoso fisico esclamò: “questa sarebbe una bomba per la fisica!”.

Il Dr. Reich passò i suoi ultimi giorni in una prigione, falsamente etichettato come ciarlatano e ricattatore dal governo Americano e dal sistema medico.
Wilhelm Reich nacque in Austria nel 1897 come figlio di una famiglia piuttosto benestante di agricoltori e, com’era comune a quel tempo, fu istruito inizialmente in casa dalla madre e successivamente da un certo numero di tutori.
Fu subito evidente il suo eccellere negli studi, merito della viva intelligenza che aveva, e, in parte, per timore della grande severità del padre col suo orribile carattere, un tipo che non avrebbe sopportato qualcosa come una risposta sbagliata riguardo agli studi.
La famiglia di Reich era tragicamente disfunzionale e, all’età di 13 anni, sua madre si avvelenò per fuggire al violento temperamento abusivo di suo padre. Quattro anni dopo, suo padre morì di polmonite, solo e nella povertà. Reich, che aveva 17 anni, diresse la fattoria per breve tempo dopo la morte del padre ma la proprietà venne poi distrutta dalla Prima guerra Mondiale nel 1915.

Dopo aver servito l’esercito Austriaco sul fronte Italiano, Reich iniziò a frequentare l’Università di Vienna e prese la laurea in medicina nel 1922.
Mentre studiava per il suo dottorato, Reich divenne pupillo del Dr. Sigmund Freud e, in breve, dopo aver ottenuto la laurea, assistente clinico nella Clinica Psicoanalitica del Dr. Freud dove, egli stesso divenne un pioniere della psicoanalisi.
Nel suo libro “Analisi del Carattere” (1933) Reich descrisse la base biologica delle nevrosi, ciò gli fornì un passo in avanti verso la scoperta dell’energia cosmica orgonica. Durante gli anni 1936-1939 condusse esperimenti sulle infezioni per via aerea e mostrò che i microrganismi formano se stessi da materiale inorganico e disintegrando sostanze organiche. Dimostrò da dove provenivano i germi, evidenziando così l’assurdità della teoria comune che questi si trasmettevano per via aerea. E’ proprio durante questi esperimenti nel 1939 che il Dr. Reich scoprì per puro caso delle particelle di radiazione che in seguito chiamò orgone.

Un suo assistente prese per errore una provetta sbagliata dallo sterilizzatore e ne riscaldò il contenuto fino ad incandescenza. Essa conteneva comune sabbia di oceano e, quando venne messa in coltura e inoculata in un medium di uovo e alga agar-agar, produsse una crescita giallastra. Vista sotto il microscopio mostrò la presenza di vescicole (che Reich chiamò bioni SAPA) che brillavano di un colore blu intenso e che, col tempo, iniziavano a crescere e a muoversi.
Proseguendo nella sperimentazione con questi “bioni” notò che quando piazzava cellule cancerose vive vicino ad essi le cellule morivano. Nel corso dell’osservazione di questi fenomeni il Dr. Reich venne affetto da un estrema forma di congiuntivite e i suoi occhi divennero estremamente sensibili alla luce. Notò anche che questa influiva maggiormente quando guardava queste vescicole attraverso il suo microscopio.
Nel corso dei suoi studi, nell’inverno del 1939, Reich notò anche di aver sviluppato un abbronzatura sotto i vestiti e si rese conto di essere esposto a qualche forma di radiazione, questo inizialmente lo fece spaventare. Usò un elettroscopio al radio per testare le provette di coltura ma senza rilevare nulla. Ci vollero alcune settimane per fargli rendere conto che questa radiazione di nuovo tipo che aveva scoperto e chiamato orgone era presente ovunque.

Decise di portare i suoi bioni SAPA in un luogo completamente buio nel suo scantinato e aspettare due ore, notò che i suoi capelli e i suoi vestiti emanavano un bagliore blu e che la stanza era piena di un vapore, simile a nebbiolina di color grigio-blu.
Col passare del tempo il Dr. Reich dimostrò che la radiazione orgonica era la stessa energia che il Sole emana e che l’aver portato a incandescenza la provetta di sabbia aveva nuovamente forzato il rilascio di questa energia dallo stato materiale. Venne spinto a questa conclusione esclusivamente dai fatti, ammettendo di aver dovuto superare una grossa riluttanza emotiva, come scienziato.
Successivi esperimenti mostrarono che questa onni-presente energia veniva ripulsa dagli oggetti metallici e assorbita dai materiali organici. Così, costruendo un contenitore costituito da strati alternati di materiale organico (lana) e metallo, Reich scoprì che poteva accumulare un campo più concentrato di orgone. Chiamò questi contenitori “accumulatori di orgone”, successivamente questi ebbero un ruolo primario nei suoi esperimenti.
Quasi 15 anni dopo, il governo Americano si adoperò per cancellare qualsiasi riferimento alla parola “orgone” dai vocabolari Inglesi, bandendo l’accumulatore e distruggendo tutti i libri stampati su carta esistenti, compresi i manoscritti con i lavori di Reich.

Reich fu in grado di osservare l’orgone nelle varie forme che questo era capace di assumere all’interno di un accumulatore. Le forme possibili erano: un grigio-bluastro, simile a nebbia; dei puntini luminosi di un profondo blu-violetto oppure; una forma di raggi in movimento veloce di colore biancastro.
Fu anche capace di dimostrare e misurare l’orgone con un termometro e un elettroscopio e anche con un contatore Geiger.
Ciò che lo sbalordì fu però il fatto che per oltre duemila anni la presenza di questa energia orgonica era stata ignorata ed esclusa dalle discussioni ogni qualvolta uno studente o ricercatore aveva tentato di descrivere ciò che aveva visto e scoperto.
Ciò che il Dr. Reich aveva scoperto non era altro che, in breve, l’energia responsabile della pulsazione biologica vitale, orgiastica, sulla Terra (e probabilmente nell’Universo). Piuttosto che abbracciare le sue scoperte, la comunità scientifica (motivata da scelte politiche) rispose con rabbia e derisione che finì addirittura per confinare in odio; piuttosto che condurre sperimentazioni alternative e valutare l’attendibilità dell’energia orgonica per il miglioramento della vita umana, la comunità scientifica (motivata da scelte politiche) guidò una vera e propria guerra mirata a distruggere ogni documento che menzionasse anche solo la parola “orgone”, e distrusse il Dr. Reich.

Tuttavia, quale ricercatore meticoloso e scienziato prolifico, il Dr. Reich vide se stesso solo come un pioniere nel campo dell’orgonomia (scienza dell’orgone) e paragonò se stesso a Cristoforo Colombo. Nel suo libro “Etere, Dio e il Diavolo” (1950 e 1951) egli disse che, come Colombo non scoprì New York o le risorse nella West Coast Americana (California, n.d.t.), ma piuttosto un lungo tratto di spiaggia che era finora stato sconosciuto agli Europei, così egli aveva scoperto solo l’energia orgonica da pulsazioni orgastiche di plasma. Questo fenomeno, essendo il filo conduttore comune ricorrente in tutte le forme viventi, rappresenta un universo di scoperte di cui il Dr. Reich localizzò solo una piccola spiaggia.
L’oggetto d’opposizione della comunità scientifica (motivata da scelte politiche) sul lavoro del Dr. Reich era il suo “accumulatore di orgone”. Questo, che era un contenitore abbastanza grande da includere una persona seduta al suo interno, costruito con strati alternati di sostanze organiche e inorganiche, era stato usato per trattare con successo i suoi pazienti da diverse patologie. Nel suo libro “La Biopatia del Cancro” (1948), il Dr. Reich documentò accuratamente il suo lavoro riguardante il trattamento di diversi pazienti affetti da cancro terminale giudicati inguaribili dalla medicina ortodossa. Molti dei suoi pazienti furono “curati” ma, essendo un uomo di scienza molto attento, il Dr. Reich non fù così avventato da dichiarare il trattamento con l’orgone come una cura per il cancro.

Dopo una lunga e tormentosa campagna diffamatoria della FDA sull’uso medico dell’orgone, iniziata nella metà degli anni ’40, il Dr. Reich morì in prigione nel 1957.
Tutti i suoi libri e manoscritti furono bruciati, per decreto federale, fino al 1962 e, in scala minore, fino al 1970. Il governo degli Stati Uniti dichiarò che l’orgone non esisteva, e “orgone” era l’unica parola necessaria a qualificare il materiale come degno di essere bandito e distrutto nel caso venisse pubblicato.
Nel corso dei vari esperimenti con l’orgone, il Dr. Reich toccò molti aspetti diversi della scienza. Tra questi, le discipline della medicina, della fisica, della cosmologia e della meteorologia. Scoprì l’orgone atmosferico e notò che, in presenza di inquinanti di vario tipo, comprese emissioni elettromagnetiche, l’orgone diventava stagnante e causava malattia e danni ambientali.
Chiamò questo orgone stagnante, orgone “morto” o “DOR”. Gli effetti del DOR erano spesso quelli che contribuivano alla formazione della siccità dei deserti.
Per contrastare gli effetti del DOR, Reich aggiunse dei lunghi tubi a un accumulatore di orgone e lo puntò verso il cielo per aiutare l’orgone atmosferico a bilanciarsi e creare condizioni favorevoli alla pioggia. Chiamò questo dispositivo “Cloud-buster” (acchiappa nuvole).

In un esperimento iniziato nell’Ottobre del 1954, ebbe successo nel far cadere la pioggia nel deserto intorno Tucson, in Arizona. Prima ancora che la pioggia cadesse, la presenza di nuovo orgone bilanciato aveva causato la crescita di erba di trenta centimetri. Questo spettacolo di verde si estendeva su qualcosa come da 40 a 80 miglia ad est e a nord della città. Fu necessaria una tremenda abilità per usare il cloud-buster perché attirava l’orgone morto nel dispositivo e quindi poteva esporre a problemi molto seri di salute ad entrambi l’operatore e l’atmosfera stessa.

L’abilità di usare in sicurezza il cloud-buster morì insieme al Dr. Reich e rimase sepolta per mezzo secolo. La scienza, buona o cattiva che sia, si libera della sua inerzia prima o poi, quando uno scienziato muore, perchè un altro ripesca il lavoro del precedente e continua da dove questi si era fermato e uscito di scena. Non è stato così per l’orgonomia. Fu solo 50 anni dopo che la comunità scientifica (motivata da interessi politici) aveva condannato praticamente a morte il Dr. Reich e ne aveva cancellato ogni traccia dei suoi lavori dalla storia, che un nuovo e migliorato cloudbuster venne sviluppato.

Un ricercatore bioelettrico autodidatta, Don Croft, ha recentemente sviluppato un moderno cloud-buster che a suo parere è sicuro per entrambi l’operatore e l’ambiente.
Il Dr. Reich toccò molti aspetti dell’energia cosmica orgonica e sapeva che avrebbe richiesto molte persone per sviluppare il vasto potenziale della sua natura. Nel 1948 un suo caro amico di nome A.S. Neill visitò il suo laboratorio, che Reich aveva chiamato Orgonon, nel Maine. La sua attenzione fù attratta da un piccolo motore che stava girando e che era attaccato a un accumulatore di orgone, girandosi verso Reich con aria interrogativa e stupita, Reich, esuberante di gioia, esclamò “l’energia del futuro!”.
Più tardi quando gli chiese se avesse sviluppato ulteriormente questa fonte d’energia Reich pare gli avesse detto che il suo lavoro era stato solo quello di “scoperta” e che egli aveva intenzione di lasciare che altri la perfezionassero.

***

Si comprende la natura controversa dell’energia orgonica. Tuttavia anche se un individuo non può vederla o sentirla coi sensi, strumentazioni sensibili possono misurarla. Quindi è da considerarsi esistente – indifferentemente che la FDA abbia determinato il contrario nel 1954.
Le attuali discussioni intelligenti, di conseguenza, non hanno nulla a che vedere col fatto che l’orgone esista o meno solo perché il governo federale degli Stati Uniti auspicò che così fosse. La discussione, nella moderna ergonomia si basa sulle osservazioni di una crescente cerchia di individui che crede che il lavoro del Dr. Reich abbia fornito le fondamenta per dei cambiamenti positivi nel nostro mondo, così scosso da conflitti.
Verrebbe da chiedersi se coloro che venerano il “DOR” e traggono piacere dalla sua abilità a causare miseria, riconobbero nelle scoperte di Reich una minaccia diretta alle loro intenzioni di dominio globale. E’ forse l’aver riconosciuto ciò, il motore dietro la campagna mossa per rovinare quest’uomo e cancellarne le ricerche dalla storia ?
La risposta diviene evidente quando si osserva dalla giusta prospettiva ciò che il governo Americano fece a Reich. Lo uccisero all’età di 60 anni perché egli continuava, senza l’approvazione della FDA, le sue ricerche di qualcosa che, a loro parere non esisteva; quando egli chiese che venissero fornite le prove attraverso cui erano giunti a tale conclusione o i nomi di coloro che avevano condotto gli esperimenti per verificare l’attendibilità delle sue scoperte, ricevette un secco rifiuto.

Coloro che hanno studiato biologia in una scuola superiore possono capire il metodo scientifico e possono facilmente determinare che il Dr. Reich fu spedito dritto nella bara da un governo che ignorò la scienza e bloccò politicamente chiunque volesse esplorare l’energia orgonica.
La maggior parte di voi che leggete queste righe comprende intimamente il concetto di energia; che l’energia benefica produce cose benefiche (come lo splendere del sole, pensieri positivi, cibo sano e corpi sani), occupa gamme di frequenza e vibrazione più elevate, mentre l’energia bassa produce effetti non gradevoli (decomposizione, malattia, cibo di scarsa qualità e pensieri negativi), poiché occupa gamme di frequenza molto più basse.
Ne consegue, quindi, che un mondo che venisse saturato di frequenze basse produrrebbe un mondo pieno di odio, ostilità, malattia e morte.
E in quale genere di mondo stiamo forse vivendo ora ?
Un successo ! Dato che il governo Americano è riuscito a mantenere basse le frequenze vibrazionali attraverso cui gli Americani vivono e operano, mediante una gran varietà di manovre socio politiche, in quel paese (ma oramai in tutto il pianeta) le persone sono malate, arrabbiate, spaventate e vivono praticamente nel caos – l’ambiente che meglio contribuisce al controllo totalitario.

Il lavoro del Dr. Reich evocò la furia di questo stato totalitario. Lo uccisero e inviarono un chiaro messaggio a tutti quegli scienziati futuri che volessero studiare ulteriormente l’energia orgonica, in parole povere il messaggio era “l’argomento è offlimits, punto”. Ed è proprio in assenza di scienziati che sviluppassero l’argomento e le applicazioni benefiche ad esso associate che questo stato di cose totalitario è divenuto realtà sul nostro pianeta.
Ora sembra proprio che non abbiamo più altro da perdere – il pretesto per la libertà è andato perduto (tutto quello che resta magari è l’illusione di libertà mantenuta viva nella mente di un sempre più ridotto numero di persone).
Man mano che lo stato di polizia totalitario emerge e diviene sempre più evidente nelle nostre vite, aumentano anche le sue emissioni di energia morta, stagnante, proveniente da un numero sempre maggiore di fonti (sia organiche che inorganiche, una di queste fonti come i nostri lettori avranno ormai capito è l’emissioni proveniente dai “finti” ripetitori dei cellulari e delle innumerevoli varianti di enormi antenne sorte negli ultimi anni). Questo sta spingendo, in tutto il mondo, alcuni gruppi di persone di buon senso e sensibilità, che hanno ripescato il lavoro del Dr. Reich a riunirsi e opporsi a tutto questo in maniera diretta, senza delegare ad altri (specialmente i politici, corrotti) ciò che dev’essere fatto per riappropriarsi del proprio potere personale e proteggere l’ambiente in cui vivono e i propri cari.

E’ proprio qui che ci proponiamo di fornire un aiuto informativo a coloro che intendono riacquistare il proprio potere personale e la propria libertà, proponendo materiale, storie e racconti di avventure di coloro che usano l’energia orgonica per rimpiazzare le energie stagnanti da cui siamo circondati, con energie buone e benefiche.
Una piccola candela, se accesa, da sola può vincere l’oscurità mentre la stessa quantità di oscurità non può avere effetto sulla luce. Lo stesso è anche vero quando si parla di energie positive e negative. E’ per questo che le energie negative hanno bisogno di sostegno esterno al governo, da parte dei suoi schiavi e adoratori per prevalere.
Coloro che hanno scelto di espandere le proprie conoscenze basandosi sul lavoro di Reich sono convinti di poter provare a un mondo ancora abbastanza sincero, che i mali attuali possono essere corretti con la giusta applicazione delle tecniche che utilizzano l’energia orgonica. Sono convinti della propria abilità nel provare il modo in cui, energia orgonica propriamente direzionata può neutralizzare le emissioni dannose e negative provenienti dalle antenne dei cellulari, dalle loro numerose varianti, dalle scie chimiche (chemtrails) e anche da persone che possono dirigerci contro la loro rabbia e/o negatività. Alcuni affermano anche di poter riprodurre gli esperimenti del Dr. Reich e portare pioggia nelle zone affette da siccità.

E’ veramente possibile direzionare l’energia orgonica per ottenere questi risultati ? La mia personale esperienza in merito è stata quella di estrema curiosità, mista ad entusiasmo e parecchio scetticismo per molti mesi. Tuttavia, sono accadute alcune cose che hanno fatto vacillare questo scetticismo e le mie speranze sono andate progressivamente aumentando.
Dopotutto, non abbiamo più molto da perdere… Non sarebbe meraviglioso se qualcosa di tanto semplice come lo sconfiggere una qualsiasi energia negativa con una positiva si rivelasse come l’antidoto a tutto il male che affligge e satura il nostro mondo moderno ? E non sarebbe anche come se Dio avesse fatto in modo che le cose fossero così semplici in modo che anche i suoi figli umani avessero potuto farle ?

 

Wilhelm Reich: le parole, le emozioni

Rank mette in dubbio la validità, l’efficacia terapeutica del rendere conscio l’inconscio, operazione che appare essere una sostituzione di razionalizzazioni e che può rischiare di scadere in un duello di volontà tra paziente e analista. Su questo punto anche Reich si era espresso in modo più categorico quando affermava che la dinamica della guarigione non può in alcun caso derivare dalla trasformazione di una rappresentazione dall’inconscio al conscio (il cosiddetto punto di vista topico). Reich riteneva inoltre inadeguato anche il punto di vista dinamico, sostenuto da Rank e Ferenczi in Prospettive di sviluppo della psicoanalisi, perché l’abreazione di affetti collegati a ricordi provocherebbe miglioramenti soltanto provvisori. Nell’ottica abbracciata da Reich rimarrebbe soltanto il punto di vista economico e cioè dell’economia della libido (Reich 1933, 35 sgg).

emozioni

In modi che possono agganciarsi sia a Rank sia a Grof, Reich riteneva che il linguaggio delle parole non fosse in grado di spiegare nulla e disdegnava le terapie verbali, interpretanti. Del setting psicoanalitico conservava la posizione sdraiata del paziente. Nella prospettiva psicoanalitica tale posizione è in grado di indurre quella regressione e, anche, ferenczianamente, quel rilassamento, quella neocatarsi capaci di catalizzare il recupero di ricordi rimossi. Nel pensiero di Reich ciò era dovuto al fatto che la stessa posizione facilitava il flusso, lo scorrere delle emozioni. Negli anni trenta, comunque, il punto di partenza della terapia di Reich era diventato decisamente la respirazione. Al paziente Reich chiedeva di sdraiarsi e di respirare. Ne sa qualcosa Lowen il quale, nel corso della prima seduta con Reich, si sentì apostrofare dal suo terapeuta in questi termini: “Lowen, tu non sai respirare”. Si tratta qui, come si può capire, di un evidente precorrimento delle tecniche olotropiche basate sulla respirazione successivamente sviluppate da Grof in ambito transpersonale.

In un certo senso potremmo rilevare, nella cultura mitteleuropea (Rank e Reich nati in Austria, Ferenczi in Ungheria e Grof nell’allora Cecoslovacchia), i germi europei di quella che sarebbe divenuta, in anni e presso generazioni di terapeuti successivi, la psicologia transpersonale. Occorreva in altri termini che tali germi potessero attecchire nel luogo deputato al loro sviluppo, gli Stati Uniti. Non casualmente, dunque, Rank, Reich e Grof hanno a un certo punto della loro esistenza di ricercatori e terapeuti preso la seminale decisione di trasferirsi in quel paese. Né, per altri versi, è casuale che Ferenczi, a suo modo il più transpersonale dei pionieri della psicoanalisi, non ci sia riuscito.

Adattato da Giorgio Antonelli, Al di là della psicoanalisi. Otto Rank, Lithos, Roma, 2008


Il linguaggio del corpo: Ferenczi e Reich

Nel 1958 Lowen pubblica Il linguaggio del corpo. Il testo consente di ritagliare nell’impossibile, meandrica storia della psicoanalisi un nesso fin qui poco indagato, il nesso “Ferenczi-Reich”. Ferenczi è presentato da Lowen come il più importante tra gli innovatori della psicoanalisi, uno che si trovava spesso in conflitto con Freud, “il quale si opponeva a qualsiasi mutamento del metodo psicoanalitico tradizionale” (una visione alquanto rigida direi quella qui espressa da Lowen). Lowen considera il nesso Ferenczi-Reich nel segno di una continuità e arriva persino a considerare l’uno (Reich) allievo dell’altro (Ferenczi). Il nesso viene preso in considerazione alla luce del significato, direi, “somatico” della tecnica attiva e del concetto freudiano di trasferibilità della libido. Se è vero che la libido è “energia trasferibile”, non c’è analista più attento di Ferenczi ai trasferimenti di libido, alla danza delle sue metonimie e anche alla fulmineità delle sue metafore (si pensi, a tale riguardo, a tutta quella ricca fenomenologia dei sintomi transitori che attraversa l’opus ferencziano, oltre che alla sua pratica del simbolo). Il concetto della trasferibilità della libido pone Ferenczi in particolare sintonia con Reich. Una relazione forte tra Ferenczi e il primo Reich e, comunque, una forte presenza di Ferenczi nell’opus reichiano può essere ravvisata nelle numerose citazioni che quest’ultimo fa dello psicoanalista ungherese.

Cominciamo da Il carattere pulsionale pubblicato nel 1925. Reich ha da ridire circa il primato assegnato da Ferenczi e Rank all’agire (ripetere) piuttosto che al ricordare. Tuttavia non mi sembra interpreti fino in fondo il significato dello scritto dei due psicoanalisti. È d’accordo con loro relativamente alla pars destruens, è avverso cioè all’analisi dei sintomi e dei complessi; è d’accordo anche nel ritenere che risiede nell’analisi delle azioni nevrotiche (ovvero nel ripetere) “il punto d’attacco principale dell’analisi del carattere”. Con ciò Reich ammette che il punto di vista di Ferenczi e Rank è molto vicino a quello proprio, riconosce cioè che una reale guarigione non si ottiene eliminando il sintomo ma “la base nevrotica reattiva”. Secondo Reich, insomma, all’analisi sintomatica deve subentrare l’analisi caratteriale. Egli ritiene comunque che l’agire (il ripetere) senza il ricordare, “cioè senza una ricostruzione analitica delle origini dell’azione” non possa fornire “una comprensione genetico-analitica”. Tale critica non tiene conto del fatto che, nelle intenzioni di Ferenczi e Rank, non si tratta del sostituire il ripetere al ricordare, ma di trasformare il ripetere in ricordo. In ciò Ferenczi e Rank tengono in debita considerazione anche il punto di vista topico, nel senso che assumono il concetto di “inconscio” nella sua letteralità. Se d’inconscio si tratta, ciò significa una impossibilità di ricordare. Tale impossibilità, tuttavia, non toglie la realtà, l’effettività della coazione a ripetere. È dunque attraverso il ripetere e anche l’incoraggiamento del ripetere (mossa questa in linea con la tecnica attiva) che si perviene al ricordo. Reich, comunque, mostra di essere in particolare sintonia con le concezioni di Ferenczi e Rank là dove afferma che sono appunto i pazienti che non agiscono (ad onta del profondo lavoro che con essi si fa sul piano del ricordo) quelli meno influenzabili terapeuticamente. Affermazione che mi sembra perfettamente in linea con il punto di vista espresso da Ferenczi e Rank nel loro scritto, in sintonia con la tecnica attiva e con la necessità di forzare quei punti morti con i quali Ferenczi si era dovuto più di una volta confrontare. Ora, tali punti morti sono traducibili come una virtuale impasse, ovvero una impossibilità di passare al ricordo dovuta alla circolazione bloccata di libido, al momentaneo stallo della sua trasferibilità.

È comunque in Analisi del carattere che Reich precisa le sue critiche al testo congiunto di Ferenczi e Rank. Reich cerca d’individuare i motivi che mettono in impasse la “inesauribile” teoria della libido di Freud e lo fa a partire dai tre punti di vista che governano la teoria e la pratica psicoanalitica: i punti di vista topico, dinamico ed economico. Ora, il punto di vista topico (che considera i “luoghi” della psiche: inconscio, preconscio, conscio, ovvero le istanze Es, Super-Io, Io) è inadeguato. Reich sostiene infatti che ai fini della guarigione non basta che una rappresentazione da inconscia diventi conscia. Migliore, ma ancora non sufficiente, è la soluzione dinamica (col che Reich intende in particolare la “abreazione di un affetto collegato a un ricordo”). La soluzione dinamica, che è quella perseguita da Ferenczi e Rank, è inficiata dalla provvisorietà dei suoi esiti. Rimane il punto di vista economico, che prende in considerazione il fattore quantitativo della vita psichica, ovvero la “quantità di libido che viene ingorgata o scaricata”. Il nevrotico, secondo Reich, soffre di una inadeguata economia della libido.

Sandor Ferenczi (foto)

Sandor Ferenczi (foto)

È a partire dal punto di vista economico, insomma, che Reich, pur riconoscendo a Ferenczi indubbi meriti nell’aver smosso le acque non fluide della terapia psicoanalitica così come era stata fino ad allora praticata, muove le sue critiche maggiori all’indirizzo dello psicoanalista ungherese. Tali critiche appaiono sinteticamente espresse nello scritto del 1942 La funzione dell’orgasmo. Ferenczi fu uno dei pochi (insieme a Rank) a rendersi conto di quella che Reich (mediando da Marx) chiama la “miseria terapeutica”. Molti invece erano naufragati a causa di essa e Reich ne redige un elenco nel quale figurano Stekel, che puntava esclusivamente all’interpretazione dell’inconscio negando il lavoro sulla resistenza, Adler, che era diventato un “filosofo finalista e un moralista sociale” e aveva negato “che si potesse venire a capo del senso di colpa e dell’aggressività con la teoria sessuale”, Jung, che aveva a tal punto generalizzato il concetto di libido da sottrargli il suo significato di “energia sessuale”. Ferenczi aveva capito dove risiedeva la soluzione: nella sfera somatica. La soluzione stava dalla parte del corpo. Non per niente, come s’è visto, Béla Grunberger avrebbe parlato di Ferenczi come del “clinico geniale del corpo”. Se i primi psicoanalisti hanno meritato l’epiteto di “segugi dell’inconscio”, a Ferenczi potrebbe a buon diritto spettare quello, supplementare ma non meno impegnativo, di “segugio del corpo”, ovvero del corpo attraversato dalla libido e segnato dalle sue metafore e dalle sue metonimie. La tecnica attiva va intesa, secondo Reich, appunto in questa direzione: essa concerne “gli stati di tensione somatica”. I punti morti dell’analisi, in altri termini, quelli che s’annunciano nell’assenza di associazione libera, nella parola che non sa più fluire, ovvero in un’associazione sterile (la parola vuota dell’ossessivo ad esempio), coincidono con la tensione muscolare. A tale riguardo Reich ha buon gioco a sostenere che le tensioni muscolari legano la libido e ne impediscono la libera espressione. Analogamente Ferenczi aveva compreso la relazione tra la capacità di rilassare i muscoli e la capacità di libera associazione. La trasferibilità della libido, insomma, quello che con altro vocabolario gli stoici antichi greci chiamavano il “libero fluire della vita” ha la sua radice, la sua analogia o, se si vuole, il suo specchio nella rilassatezza muscolare.

Il testo di Ferenczi nel quale si fa questione del parallelismo tra innervazioni motorie e atti psichici è del 1919 ed è intitolato “Pensiero e innervazione muscolare”. In un articolo apparso su The Psychoanalytic Quarterly nel 1947 Felix Deutsch cita il testo di Ferenczi sintetizzando nella formula “dimostrabile reciprocità quantitativa” il nesso che lo psicoanalista ungherese aveva rinvenuto tra atti motori e funzionamento psichico. Ferenczi, scrive Deutsch, aveva notato la profonda relazione tra stati resistenziali e rigidità delle parti del corpo. Ciò significa che la risoluzione delle tensioni psichiche può anche essere risolta quando si dissolvono le tensioni del corpo. Molto ferenczianamente, direi, Felix conclude sull’importanza degli indizi offerti all’analista dagli atteggiamenti posturali che il paziente assume in analisi. Si tratta, qui, di un modulo analitico fortemente presente nell’attività clinica e teorica di Ferenczi. Il quale avrebbe senz’altro approvato l’affermazione di Deutsch secondo la quale “il progresso di un’analisi può spesse volte essere giudicato dall’apparire di movimenti minori che possono essere analizzati in relazione a quello che il paziente sta dicendo.”. Sappiamo, a questo riguardo, quanto Ferenczi fosse presente ai movimenti minori dei suoi pazienti e a quelli che egli chiamava i “sintomi transitori”.

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Ma è soprattutto una nota a pié di pagina al testo del 1925 “Psicoanalisi delle abitudini sessuali” che Lowen pone in, giusto direi, risalto nella sua disamina del rapporto Ferenczi-Reich. Si tratta della frase che suona: “Es scheint eine gewisse Beziehung zwischen der Fähigkeit allgemeiner Entspannung der Muskulatur und der Fähigkeit zum freien Assoziieren zu bestehen” che Lowen traduce: “Sembra esistere una certa relazione tra la capacità generale di rilassare la muscolatura e la libera associazione”. Lowen non cita, però, tutta la nota la quale, invece, merita un certo approfondimento. In effetti, dopo aver stabilito che esiste una relazione tra rilassamento muscolare e associazione libera, è legittimo attenderci che Ferenczi traduca quanto scoperto nei termini della tecnica analitica. Il che egli fa con riferimento tra l’altro al suo scritto “Pensiero e innervazione muscolare”. Scrive dunque Ferenczi che in certe occasioni egli cerca di costringere i pazienti alla distensione. Affermazione interessante anche alla luce della ricostruzione storica dei suoi passaggi tecnici. Mi sembra infatti che, in questa nota a piè di pagina di un testo pubblicato nel 1925, il terreno sia adeguatamente preparato per la metamorfosi neocatartica.

Ferenczi appare nella circostanza veramente vicino a Reich. Lowen cita il caso di un omosessuale trattato da Reich, quando questi si trovava a Copenaghen nel 1933. Il paziente, racconta Reich, resisteva ad associare liberamente sulle sue fantasie omosessuali passive. Ora, tale resistenza trovava il suo corrispettivo corporeo nell’estrema rigidità del collo e della nuca. Ciò significa, in generale, che le armature caratteriali si dimostrano essere identiche da un punto di vista funzionale all’ipertonia muscolare. Tale identità funzionale implica che un’azione condotta sull’ipertonia muscolare ha una diretta rilevanza sulla resistenza “psichica”, l’atteggiamento caratteriale del paziente e viceversa. Nel corso della sua analisi Reich ebbe in effetti modo di rilevare che, quando il paziente aveva ceduto sul proprio atteggiamento difensivo, erano subito emersi certi prepotenti effetti somatici. Ciò era dovuto al fatto che alla continua azione frenante della muscolatura del paziente era corrisposta nel tempo una continua accumulazione di energia biologica. Reich ne dedusse che le continue tensioni muscolari possono legare non soltanto l’energia vitale sessuale ma anche l’ira e l’angoscia. Lowen rileva che Ferenczi aveva fatto osservazioni simili sulla tensione dei muscoli sfinterici, dell’ano, dell’uretra, della glottide. Nello stesso quadro di riferimento sono da includere inoltre gli studi condotti da Ferenczi sullo spostamento di libido relativamente alla questione dei tic (tanto dibattuta dagli psicoanalisti delle prime generazioni). Tuttavia, conclude Lowen, egli non era riuscito a sintetizzare teoricamente le proprie osservazioni. Detto altrimenti non arrivò al concetto, formulato da Reich, di “identità funzionale”.

Riguardo ai rapporti tra Ferenczi e Reich c’è da segnalare l’esistenza di un frammento di lettera che quest’ultimo scrisse ma non spedì allo psicoanalista ungherese. La lettera reca la data dell’11 febbraio 1925 ed è immediatamente precedente alla pubblicazione dello scritto reichiano Il carattere pulsionale. Nel testo della lettera Reich rivendica ad Adler il merito di una scoperta (pulsione d’aggressione), la cui portata era stata tuttavia alquanto esagerata, e denuncia l’ingiustizia da quello a suo tempo subita. Il punto in questione è l’analisi caratteriale e il fatto che Ferenczi citi l’affermazione adleriana secondo la quale non ci si deve più occupare dell’analisi della libido, ma del carattere nervoso. La frase compare nel testo ferencziano Ulteriore estensione della “tecnica attiva” in psicoanalisi del 1921. È intanto interessante osservare che la lettura del testo era stata affrontata da Reich proprio in occasione della stesura del capitolo di un libro sulla tecnica e sulla terapia psicoanalitica che egli afferma di scrivere “con il consenso del Professore” (Freud). Il capitolo riguarda i “procedimenti abbreviati” e, insomma, la “tecnica attiva”. Come dire che, nel contesto psicoanalitico dell’epoca, l’innovazione (relativa) di Ferenczi era considerata in ordine alla possibilità dell’abbreviamento dell’analisi. L’affermazione di Reich secondo cui sarebbe in corso uno sviluppo (e qui viene indirettamente citato il testo di Ferenczi e Rank) “dall’analisi del sintomo alla terapia del fondamento caratteriologico della nevrosi da sintomo” (il che comporta che una guarigione duratura implica non la modificazione del sintomo, ma quella della sua base corrispondente, ovvero il “carattere nevrotico”) sposta il focus dell’attenzione sulla questione delle relazioni Ferenczi-Reich appunto in ordine all’analisi del carattere.

Il discorso potrebbe a questo punto farsi molto lungo, anche in ragione del fatto che a tale questione Ferenczi ha dedicato più di una pagina. Si pensi, soltanto per fare un esempio, allo scritto del 1928 (ma pubblicato postumo) “La terapia analitica del carattere”, derivato da una conferenza madrilena di Ferenczi, ma anche a scritti come, per citarne uno, “Psicoanalisi delle abitudini sessuali”, del 1925, nel quale Ferenczi stabilisce con nettezza la necessità di procedere con la tecnica attiva alle analisi del carattere. “Le cosiddette analisi del carattere” scrive nella circostanza Ferenczi “dovrebbero esigere in modo specifico la suddetta riduzione agli interessi anali, uretrali e orali, e servirsi a tale scopo dell’adozione di misure conformi alla tecnica attiva. In queste analisi, infatti, parrebbe importante risalire alle sorgenti pulsionali per utilizzare in modo diverso l’energia pulsionale che ne deriva.” (1925a, 306). È qui in gioco, come si può comprendere, la teoria anfimissica della genitalità. Ad essa, come era prevedibile, Reich dedica un certo spazio e riserva un commento critico.

Intanto Reich approva, da un punto di vista metodologico, che l’interpretazione psicologico-individuale del coito, come la chiama, sia sostituita da quella bioanalitica. Contesta tuttavia l’equivalenza stabilita tra eiaculazione e castrazione. Tale equivalenza vige soltanto per quegli uomini che non sanno amare, come anche avrebbe detto Balint, liberi dall’angoscia. Solo nel caso dei nevrotici, sostiene Reich, l’orgasmo vale il pericolo della castrazione. Ma la concezione ferencziana con cui Reich si trova maggiormente in disaccordo è quella dell’anfimissi. Tale disaccordo è esplicitamente dichiarato in opere distanti nel tempo e diverse come Genitalità e La funzione dell’orgasmo. Secondo Reich, Ferenczi avrebbe cercato di dimostrare che i processi della frizione e dell’eiaculazione sono il risultato di un’anfimissi, ovvero di una mescolanza di pulsioni orali, anali e uretrali. Anale sarebbe, ad esempio, il prolungamento della frizione, ovvero il trattenimento del seme. La tendenza uretrale spiegherebbe l’eiaculazione precoce, mentre quella anale spiegherebbe l’impotenza a eiaculare. Tirate le debite somme, dunque, la potenza eiaculativa è data dalla somma, dall’anfimissi appunto, delle tendenze pregenitali. Reich ritiene però che la funzione genitale sia specifica, non suscettibile di essere spiegata come risultante o somma. L’oralità, l’analità e l’uretralità, ovvero le tendenze non genitali, non si sommano per comporre la genitalità, semmai disturbano la genitalità. La tesi di Reich, ribadita ne La funzione dell’orgasmo, è che, se eccitazioni pregenitali si aggiungono nell’atto sessuale o nella masturbazione, esse possono indebolire la potenza orgastica. In altri termini il pregenitale contribuisce all’aumento di tensione vegetativa, mentre soltanto l’apparato genitale può scaricare del tutto l’energia biologica procurando l’orgasmo. In sintesi Ferenczi, secondo Reich, non avrebbe riconosciuto che proprio nella funzione dell’orgasmo esiste una “fondamentale differenza qualitativa” tra pregenitalità e genitalità. Si tratta qui di una lezione, quella di una specificità genitale, che comunque Ferenczi avrebbe recuperato in seguito, presumibilmente influenzato dallo stesso Reich. Come infatti scriverà nel Diario, la genitalità “si costituisce loco proprio come una tendenza specifica, già pronta, degli organi a funzionare”. Non sono più l’uretralità e l’’analità a condurre alla genitalità, ma è “la scissione della genitalità in uretralità e analità che costituisce il vero processo”.

A fronte di tali e tante critiche va osservato che Reich si trova invece d’accordo con Ferenczi su questioni fondanti di tecnica, come s’è già visto in parte. C’è un passo, sempre ne “La funzione dell’orgasmo”, che mi sembra molto esplicito a riguardo. In esso Reich stila una sorta di lista di concordanze tecniche con Ferenczi. In primo luogo la questione dell’analista. “Era proibito” osserva Reich “considerare l’analista come un essere sessuale”. Ciò significa ad esempio che era interdetto al paziente di muovere all’analista delle critiche. Tuttavia i pazienti ne sapevano (e ne sanno) comunque molto sul conto del loro analista, anche se “con questo tipo di tecnica” (Reich intende la tecnica tradizionale, quella che in gergo freudiano chiameremmo della “Indifferenz”) si esprimevano con sincerità soltanto raramente. “Con me” spiega Reich “impararono prima di tutto a superare il timore di fare delle critiche nei miei confronti”. Tematica, questa delle critiche nei confronti dell’analista, abbondantemente affrontata da Ferenczi.

Una seconda questione è quella concernente cosa debba fare il paziente. Conformemente alla prassi riconosciuta il paziente non doveva fare, ma solo ricordare. “Ero d’accordo con Ferenczi “spiega espressamente Reich “nel rifiutare questo metodo”. È chiaro a Reich (come era chiaro a Ferenczi al tempo della sperimentazione della tecnica attiva) che il paziente debba fare qualcosa. Segue a questo punto un passo molto interessante nel quale Reich associa alla propria pratica analitica la giocoanalisi di Ferenczi. “Ferenczi” scrive Reich “ebbe delle difficoltà con l’Associazione psicoanalitica perché egli, seguendo una giusta intuizione, lasciava giocare i pazienti come bambini. Da parte mia tentavo in tutti i modi di liberare i malati dalla loro rigidezza caratteriale.” Come si vede nella breve disamina di Reich sono presenti almeno due delle metamorfosi ferencziane, la tecnica attiva e la neocatarsi (con la variante giocoanalitica). Manca all’appello l’analisi reciproca, ma su questo punto non esiste forse analista che si possa comparare a Ferenczi.

Diversamente da quello che faranno gli psicoanalisti posteriori, diversamente da Winnicott, Reich cita, quando è il caso, il proprio debito nei confronti di Ferenczi e mostra una certa lungimiranza a collocarlo nel contesto storico-concettuale della psicoanalisi. In ambito psicoanalitico ciò costituisce inizialmente, e non solo inizialmente, più l’eccezione che la regola. Non penso che il motivo sia dovuto al fatto che per Reich, essendo un contemporaneo di Ferenczi, procedere in tal modo fosse più facile. Si prenda ad esempio il saggio reichiano del 1925 Il tic come equivalente della masturbazione. In esso Reich afferma che “Ferenczi per primo ha riconosciuto nel tic un equivalente della masturbazione”. In un altro lavoro pubblicata nello stesso anno, Una psicosi isterica in statu nascendi, Reich riconduce a Ferenczi e Rank (più al secondo in verità) l’aver sottolineato con forza “la necessità di analizzare costantemente la situazione trasferenziale” “anche quando non è diventata una resistenza” (come accadeva in quella che Reich, al modo di Ferenczi, chiama “l’analisi passiva classica”). In un articolo del 1922 Sulla specificità delle forme onanistiche Reich riconduce il proprio concetto di “forma onanistica” (il fatto che certi moti pulsionali inconsci trovino espressione e scarica “in un dettaglio apparentemente secondario nel modo di masturbarsi”) al saggio ferencziano che inaugura la tecnica attiva “Difficoltà tecniche nell’analisi di un caso d’isteria”, pubblicato nel 1919. Si tratta allora non di consigliare al paziente di reprimere la masturbazione, bensì “questo o quel dettaglio della sua esecuzione”. Né è da poco conto il fatto di aver riconosciuto come anche ferencziana la cosiddetta “psicologia dell’Io”. Nel citato Il carattere pulsionale Reich parla infatti della “psicologia dell’Io inaugurata da Freud e Ferenczi” e fa riferimento, per quanto riguarda quest’ultimo, all’importante scritto “Fasi evolutive del senso di realtà”. E, infine, con riferimento allo scritto ferencziano “Psicoanalisi delle abitudini sessuali” Reich è pronto a riconoscere che lo psicoanalista ungherese è stato il primo a trattare i pericoli della consuetudine sessuale nel matrimonio.

Così come accade per i manuali di psicoterapia breve, anche quando si tratta di scritti di analisi bioenergetica il nome di Ferenczi figura nella ristretta cerchia dei precursori. Significativa appare in tale contesto la relazione tra tecnica attiva e disturbi caratteriali, il nesso tra rilassamento e libera associazione, l’attenzione al linguaggio corporeo dell’inconscio. Le intriganti fila della relazione Ferenczi-Reich sono per la prima volta riprese da Lowen nel suo testo del 1958 con piena legittimità storico-concettuale.

Adattato da:

Giorgio Antonelli, Il mare di Ferenczi. La storia, il pensiero, la vita di un maestro della psicoanalisi, Roma, Di Renzo Editore, 1996