Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo;è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all'oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all'opera d'arte. MAURICE MERLEAU-PONTY

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Nietzsche VS “Arancia meccanica” di Kubrick

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Probabilmente a causa del suo contesto storico di provenienza, del modo in cui Nietzsche ha trascorso la sua fanciullezza e la sua adolescenza, a causa delle circostanze che si sono venute a creare intorno a lui e delle persone che lo hanno circondato e accompagnato nel suo cammino, nell’anima di Nietzsche convivono due tendenze, fra loro contraddittorie: la prima è stata chiamata dagli studiosi “Imperativo di Verità”, che si manifesta come un insopprimibile impulso alla ricerca di verità fondamentali per la vita umana. La radice di questa tendenza dell’animo di Nietzsche è, in primo luogo, la società tradizionalista e luterana, di cultura ancora feudale, con cui Nietzsche viene a contatto fin dai suoi primi anni di vita. Anche la figura del padre, così severa nei confronti delle emozioni spontanee del bambino, assume un’importanza rilevante relazionata al momento dell’Imperativo di Verità. L’altra tendenza si identifica con il nome di “Vitalismo Individualistico”, ed è un impulso spontaneo verso l’espansione individualistica di sé. Le cause che hanno portato Nietzsche a questa tendenza sono essenzialmente due: la perdita del padre all’età di cinque anni, e il trasferimento, in età ancora giovanile, all’università di Bonn, immersa in un mondo borghese utilitaristico ed edonistico. Queste due tendenze interiori, oltre che essere opposte, si trovano anche in conflitto perpetuo nell’animo di Nietzsche.

Quando, nel 1872, realizza la sua prima opera, “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”, opera di impronta schopenhaueriana, distingue nell’arte greca due momenti, quello apollineo e quello dionisiaco, che possono essere ricondotti ai due momenti coesistenti nel suo stesso animo. Quello apollineo viene descritto come il momento del dare ordine e forma ad una materia informe e caotica, quindi è il principio primo della morale e della religione del mondo occidentale, mentre quello dionisiaco scaturisce dall’inconscio più profondo dell’uomo ed è il momento in cui gli istinti vengono lasciati liberi di esprimersi, in altre parole, è il mondo istintuale dell’inconscio. Inizialmente Nietzsche vede il momento apollineo come una maschera illusoria e pacificatrice del momento dionisiaco, ma in un secondo momento relaziona il momento dionisiaco con una spontanea naturalità umana, e attribuisce all’apollineo il compito di veicolare il dionisiaco verso la coscienza.

Alex, è la rappresentazione del momento dionisiaco in tutte le sue forme più estreme, in quanto segue i propri istinti primordiali e la propria volontà, senza soffermarsi a ragionare. Lo spirito dionisiaco di Alex si esterna in tutte le sue passioni, specialmente le più violente.
Un aspetto molto particolare di questo personaggio è che tutti condannano le sue azioni, ma allo stesso tempo rimangono ammaliati dal carisma di Alex. Questo perché è probabile che ad un livello inconscio tutti noi abbiamo in comune certi aspetti della personalità di Alex.

Le considerazioni inattuali

Nella prima inattuale Nietzsche vuole mostrare che il carattere attivo della scienza è vano, relazionato agli impulsi irrazionali della natura umana che svelano l’inutilità e l’insensatezza della vita dell’uomo. L’uomo è spinto verso la scienza dall’istinto agonale, che spinge continuamente l’uomo ad imporre se stesso su gli altri e sulla natura, che porta alla così chiamata “volontà di potenza”. Ma al termine di questa considerazione, Nietzsche nota il lato positivo della scienza, che distoglie l’uomo dalla sua natura insignificante.

La volontà di potenza di cui abbiamo parlato è un altro tratto saliente della personalità di Alex. La volontà di potenza non è la semplice affermazione sugli altri, ma è la volontà di affermare se stessi e la propria natura, quindi anche la propria prospettiva sul mondo.

La seconda inattuale discute sul ruolo e sull’importanza della cultura storica. Nietzsche propone la sua idea, cioè che l’eccesso di sapere storico distolga dalla realtà e spinga ad identificarsi solo con il passato. Così afferma che “ad ogni azione occorre l’oblio” e suggerisce come soluzioni alla verità storica l’arte e la religione, viste come forze eternizzanti, portatrici dell’eterno fluire della vita.

Nella terza inattuale Nietzsche pone il problema di trovare un modello di educatore per i giovani tedeschi. Dall’epoca moderna sono nate tre immagini dell’uomo: l’uomo attivo, identificabile in Rousseau, l’uomo contemplativo, riscontrabile in Goethe, e infine l’uomo eroico, che penetra, vincendo ogni paura, nelle verità fondamentali dell’uomo. L’uomo eroico è, per Nietzsche, Schopenhauer, colui che dovrà essere preso dagli educatori come modello. In questo periodo Nietzsche sta seguendo il suo Imperativo di Verità.

Umano troppo umano

La fervida ammirazione che fino ad adesso Nietzsche aveva sempre provato nei confronti di Schopenhauer, intorno al 1876 va in crisi, e viene meno la sua fiducia nei confronti della metafisica schopenhaueriana. Così, nella sua nuova opera “Umano, troppo umano”, apre una nuova idea della verità e della vita. Adesso Nietzsche sostiene che l’arte non sia più portatrice di verità, e nega qualsiasi valore oggettivo alla metafisica. Seguendo il suo Imperativo di Verità, Nietzsche fa una distinzione fra “scienza della scienza” e “scienza delle cose”, la prima vista come conoscenza applicata al modo in cui cerchiamo di conoscere gli oggetti, quindi intesa come psicologia, la seconda intesa invece come conoscenza utilitaristica e manipolatrice.

Aurora

Nietzsche, seguendo fedelmente il suo imperativo di verità, non riesce a fare a meno, di li a pochi anni, di cadere in depressione. Proprio in questo periodo pubblica la sua opera “Aurora”. L’uomo deve percorrere per intero il cammino della scienza delle cose fino ad arrivare alla psicologia, la scienza della scienze. Con Aurora, intraprende per la prima volta la lotta contro la morale. Per lui la morale toglie la libertà perché obbliga ad adeguarsi a norme esterne rispetto alla propria individualità. Infatti, provando a riflettere sulle motivazioni psicologiche dell’agire dell’uomo, comprende che ogni fine psicologico ha la sua origine nelle tenebre dell’inconscio.

Anche in Arancia Meccanica, la società ci viene presentata come antagonista. Alex identifica la sua società principalmente con la polizia ed il carcere, che cercano di reprimere il suo essere dionisiaco. Anche per Nietzsche la società è una gabbia, che limita gli istinti primordiali dell’uomo, omologandolo, diffondendo una morale comune da seguire. Nietzsche afferma che la società è sostanzialmente errata perché nell’uguaglianza forzata si reprime la vera natura umana e quindi si blocca, con la morale e con la religione, l’avvento dell’”oltreuomo”.

La gaia scienza

Nietzsche riesce ad uscire dal periodo di depressione appena trascorso grazie all’incontro con una giovane ragazza russa, Lou Von Salomé, che gli da un nuovo vigore intellettuale e lo riconduce a seguire il suo vitalismo individualistico. Dopo aver conosciuto questa ragazza, Nietzsche scrive “La gaia scienza”. In questo trattato mostra come le verità che derivano dalla scienza delle cose non possono essere mai considerate definitive, perché si fondano sulla base di una condizione: il “controllo di polizia”. Così le nostre certezze si dimostrano infondate ma a questo punto Nietzsche si chiede se porti veramente alla felicità andare incontro alla verità, quindi uccidere Dio, la società che l’uomo ha creato, con le sue illusioni ed i suoi appigli, necessari per non sprofondare nella depressione a cui porta inevitabilmente la verità ultima dell’uomo.

Così parlò Zarathustra

In questa opera che Nietzsche stende nel 1883, riassume tutto il suo cammino interiore che ha percorso da qui a dieci anni, personificandosi nel protagonista della vicenda: Zarathrusta. Con questa opera si delinea bene il concetto nietzschiano di “oltreuomo”. L’oltreuomo sarà colui che avrà coltivato dentro di se la dote dell’oblio, che si sarà scrollato di dosso tutto il passato e che non si attaccherà più a nessun Dio, ma sarà Dio di se stesso e avrà fede nella propria individualità. Inoltre, l’oltreuomo deve vivere ciò che gli è accaduto come se l’avesse scelto proprio lui. L’unico problema che rimane è che qualsiasi impresa umana è destinata ad esaurirsi nel presente. Quest’ultimo problema Nietzsche lo risolve con la dottrina dell’eterno ritorno, che presenta la natura di un tempo circolare.


Le passioni per Cartesio, Spinoza, Rousseau, S. Tommaso

Cartesio colloca le passioni tra le percezioni perché, a differenza degli atti volontari, sono subite: noi le volizioni possiamo averle volontariamente (la mente è attiva), mentre le percezioni presuppongono una mente passiva. A differenza delle idee non rappresentano oggetti esterni. A differenza di altri modi di sentire (la sete, la fame) non sono riferite al corpo, ma all’anima. Sono percezioni che si riferiscono all’anima, ma che sono mantenute, causate, rafforzate dal movimento degli spiriti animali, dal corpo. L’anima non è quindi padrona delle proprie passioni. Prendiamo per esempio la paura o la gioia: il soggetto è l’anima (mente) e sono causate e mantenute dal modificarsi del corpo. Per esempio mi batte il cuore per la gioia. Queste non le posso eliminare o produrre ad hoc, ma ne posso limitare le conseguenze. Posso cioè opporre alla forza delle passioni una strategia indiretta, suggeritami dalla ragione. Posso respirare a fondo se ho paura, ecc. Non c’è anima, per quanto debole, che non possa, se ben guidata, acquistare un dominio assoluto sulle proprie passioni. Se persino gli animali privi di ragione possono essere addestrati e ammaestrati ad assumere comportamenti contrari al loro istinto, la natura razionale dell’uomo troverà in sé sufficienti motivi per educarsi moralmente.
Cartesio individua sei passioni originarie: ammirazione, amore, odio, desiderio, gioia e tristezza. Cartesio ritiene che le passioni siano sì controllate dalla ragione, ma che siano una risorsa della natura umana e per questo ineliminabili. Nella cultura francese del ‘600 erano tornate le idee stoiche: gli stoici sostenevano che l’uomo che seguiva le passioni, sia buone sia cattive, sbagliava. Il loro ideale di uomo era un uomo apatico, al tempo con il significato (oggi negativo) di colui che non si faceva turbare dalle passioni, ma seguiva solo la ragione. Le passioni andavano quindi estirpate secondo la mentalità stoica. E Cartesio sarà contro gli stoici. Per Cartesio dunque le passioni appartengono all’anima e non al corpo, anche se sono in essa suscitate per effetto del suo legame con il corpo. Azioni (volontà) e passioni appartengono entrambe all’anima come res cogitans, rientrando quindi nell’esercizio della libertà e della razionalità.
Nonostante il fatto che Cartesio sia un dualista, su questo piano antropologico, sullo studio della natura umana, tiene conto delle interazioni tra corpo e anima con cui spiega le passioni ed è perciò realista: nello studiare le passioni mette da parte il dualismo. Ontologicamente e gnoseologicamente rimane un dualista.
Per Spinoza al centro di tutto c’è la razionalità che è il modello assoluto di vita. Niente sfugge alla ragione neanche i sentimenti umani e gli Affetti (o come diceva Cartesio, “le passioni dell’anima”) che trovano la loro regolazione proprio in questa che li eleva e li orienta in positivo, verso l’utile che costituisce il bene dell’uomo. è la ragione dunque che sostiene, sia l’agire e sia il patire dell’uomo cioè l’urto con le passioni che in alcune circostanze non ci permettono di raggiungere il bene.
A differenza delle azioni quindi, le passioni possono essere negative se non guidate dalla ragione umana. Spinoza distingue le passioni in due grandi tipologie: quelle che aumentano la potenza dell’agire dell’uomo e quelle che la diminuiscono: le prime sono buone, le seconde cattive. Positive sono la letizia e la gioia, negative la tristezza.da questi affetti fondamentali, derivano quelli secondari, le passioni in particolare l’amore e l’odio. L’amore è sempre positivo perchè è letizia accompagnata dalla persona amata.L’odio è sempre negativo perchè porta a entimenti oscuri e cattivi come l’ira, la violenza la vendetta. Il riso deve essere positivo perchè discende dalla letizia ma deve essere moderato. La commiserazione è inutile, la stima porta alla superbia, il disprezzo umilia l’altro. cmq gli affetti totalemente negativi sono solo quelli che impediscono alla mente di pensare perchè tutti posono diventare da negativi a positivi se si adopera la ragione. infatti, il saggio non reprime i propri desideri ma sa coordinarli in modo razionale in vista della conservazione e perfezione di sè.
Le passioni da evitare sono la paura che in caso va affrontata con coraggio e la speranza che è la mancanza di un qualcosa che ci rende quindi incompleti.
San Tommaso riprende il concetto di Aristotele. Egli distingue tre significati del ter­mine passio: comune, proprio e traslato. Nel significato comune vuol dire subire, ricevere (receptio);